domenica 8 gennaio 2017

Carli Looyd - versione italiana


“La felicità é reale solo quando é condivisa”. Queste poche parole, dette da Jon Krakamer in “Into the Wild” potrebbero bastare per descrivere come Carli Lloyd ha vissuto il trionfo con la sua squadra; una felicità, quella per la vittoria del primo titolo continentale, che l'alzatrice statunitense ha voluto condividere in particolare con due compagne di squadra: Francesca Piccinini e Lauren Gybbemeyer.

Quello con Francesca è un legame che, seppur nato da appena una stagione, è diventato molto forte, tanto che alla fine del match di semifinale contro la Dinamo Kazan, Carli e Francesca si sono cercate per un lungo e sentito abbraccio: “sono andata ad abbracciarla perché ero davvero molto contenta per lei” - mi spiega Carli - “So quanto voleva questa vittoria e se la meritava davvero. Francy è una giocatrice fenomenale e mi piace davvero entrare in campo con lei e lottare partita dopo partita al suo fianco. Mi ha aiutata a crescere come giocatrice in questa stagione e anche io l'ho vista crescere. Sono contenta per lei, sia come giocatrice che come persona”.

Con Lauren invece la felicità del condividere un momento così importante va al di là del semplice concetto di amicizia: “giocare con lei è un dono così prezioso. Il tipo di energia che mi trasmette quando sono in campo è davvero speciale. Un conto è avere al fianco compagne di squadre con cui ami giocare...un altro è entrare in campo con una persona che consideri una di famiglia. E Lauren è semplicemente parte della mia famiglia. Condividiamo una connessione speciale” - tanto che in molti si riferiscono a loro come “the American Bound” (una sorta di “accoppiata americana”) - “Mentre ci trovavamo sul podio, alcuni istanti dopo aver ricevuto le medaglie, sentivo che in quel momento dovevo essere vicino a lei. Così mi sono avvicinata e le ho detto “vincere è una cosa, ma farlo insieme a te è qualcosa di così raro e allo stesso tempo incredibile”; un momento che mi poterò per sempre nel cuore”.

Lo stesso può essere detto per il suo premio come “miglior alzatrice” che, nonostante possa essere definito un “premio individuale”, Carli dedica a tutte le sue compagne di squadra: “Essere stata nominata come “miglior alzatrice” di questa competizione è davvero un onore e sono veramente grata per questo riconoscimento. Vincerlo è stato come un'esperienza ultra corporea: quasi non ci credevo. Abbiamo lavorato davvero duro quest'anno e lottato contro avversari molto forti. Il fatto che io abbia vinto questo premio individuale è solo un esempio di tutto il nostro grande impegno in questi ultimi giorni”.

Una squadra nella quale la giocatrice californiana sembra aver ritrovato la sua condizione e il suo equilibrio, dopo il secondo difficile anno in maglia Unendo Yamamay e una stagione a Conegliano avara di risultati: “quell'anno a Busto è stato davvero molto difficile. Ho giocato la Final Four dopo essere stata lontano dal campo di gioco per più di in mese e quella competizione non dovevo neppure giocarla, tanto che sono entrata solo dopo due set in semifinale. Nonostante tutto, quella prima esperienza in finale è stata incredibile. Abbiamo vinto una meritatissima medaglia di bronzo e abbiamo messo in campo una buonissima pallavolo. Tuttavia, ogni esperienza è differente e, naturalmente, anche questa lo è stata. Sono in salute e ho potuto giocare con le mie compagne di squadra senza interruzioni, una condizione che non si è potuta creare tre anni fa. Devo ammettere che questa esperienza sarà quella che porterò per sempre con me!”.

Già! Per Carli si tratta della quarta stagione nel nostro Paese. E pensare che la prima volta che l'avevo intervistata nel 2011era appena arrivata a Busto Arsizio e litigava ancora con il nostro sistema di guida e con la nostra lingua. Ora invece, non solo si destreggia con l'italiano, ma ha iniziato anche a conoscere meglio l'Italia e le sue tradizioni: “Sì! Parlo italiano! Forse non alla perfezione ma lo parlo ogni giorno e faccio del mio meglio per migliorarmi: mi piacerebbe diventare davvero fluente ma... devo ammettere che i passati e i futuri con le mille eccezioni sono davvero difficili! Amo l'Italia per il suo paesaggio, le sue tradizioni e naturalmente il cibo. Quest'anno ho avuto anche la possibilità di visitarla un po' e vedere alcuni luoghi fantastici: Venezia, Firenze, Siena, Padova, le Dolomiti e altri piccoli borghi vicino Casalmaggiore. E per finire, sto anche imparando a cucinare alcune ricette come il risotto, tanti tipi di pasta differenti e pure qualche dolce”. E se Carli ama l'Italia … il sentimento è reciproco. Basta leggere tutti i messaggi che i fans italiani lasciano sul suo profilo Istagram o l'affetto che incontra in tutti i palazzetti. Per non parlare poi di un gruppo di tifosi che l'ha sempre seguita e che continua a darle il proprio supporto: “I Carli's Angels sono un gruppo fantastico di persone. Vengono a vedere quante più partite possono e mi danno un grande supporto quando sono fuori dal campo di gioco. La nostra relazione va al di là della semplice pallavolo: sono degli amici!”



L'Italia, il Paese che l'ha vista crescere, maturare e migliorare stagione dopo stagione fino ad arrivare ad alzare il riconoscimento personale e per Club più alto a livello europeo. Ed è la stessa Carli a spiegarmi il suo percorso come atleta: “penso di essere cresciuta molto come giocatrice in questi ultimi tre anni anche grazie ad allenatori che mi hanno spinta e incoraggiata a migliorare il gioco in difesa e il controllo della palla. Per questo ho lavorato molto su questi aspetti e oggigiorno sono cosciente di essere più brava anche a leggere il gioco. Penso che tutto questo sia il risultato non solo dell'esperienza, ma anche e soprattutto di una maggiore attenzione verso i dettagli. Ma il mio gioco è migliorato anche in fase offensiva. Tecnicamente ho apportato alcuni piccoli cambi sul mio “gioco di piedi” e la parte finale del movimento dell'alzata. Alcuni di questi accorgimenti li ho messi in atto da sola; altri invece mi sono stati suggeriti da alcuni dei coach che ho avuto. Naturalmente, anche tutte le esperienze fatte in questi anni hanno contribuito alla mia crescita soprattutto a livello mentale: sono ancora un'atleta molto vivace, ma ho imparato a controllare meglio le mie emozioni e sto imparando a essere più bilanciata mentalmente”.

Ed è stato proprio in queste Final Four di Cev Cup che la giocatrice statunitense ha messo in campo e mostrato al meglio le sue qualità, gestendo un elevato numero di palle rigiocate e trovando sempre la miglior soluzione per il suo attacco. Ma cosa passa in testa ad un'alzatrice quando ha a che fare con una pressione così grande e deve decide in pochi secondi l'opzione di attacco migliore in quel determinato frangente? “Agli occhi del pubblico, naturalmente, le semifinali e le finali di Champion appaiono molto diverse da una partita normale. Ma il mio lavoro è sempre lo stesso. Sono in campo per dare ai miei attaccanti le migliori opzioni per realizzare il punto”.

Nel dettaglio, nelle partite contro Dinamo Kazan e Vakifbank Istanbul, Carli mi spiega quali sono stati gli accorgimenti principali: “mi sono concentrata molto sul controllo della palla e sul tempo, in modo da poter alzare ad ogni compagna la palla che riesce ad attaccare meglio. Ho cercato inoltre di essere il più bilanciata possibile in modo da nascondere le mie traiettorie al centrale avversario e di collocare le mie alzate al meglio. Massimo poi (Barbolini ndr.) mi ha informata di alcune cose specifiche durante la partita, come per esempio i momenti migliori per servire le mie centrali o quelli in cui era meglio mandare l'attaccante uno contro uno. Mentalmente ho cercato di essere presente ad ogni singola azione e in maniera continuativa. Sapevo che sarebbe stata una battaglia contro entrambe le squadre, così sono stata “sul pezzo” al 100%, pronta a cogliere ogni indicazione che mi davano le mie compagne o avversarie. Per esempio, quando vedevo che il centrale avversario si muoveva con un istante di anticipo, servivo subito la mia compagna nella direzione opposta, dandole così l'opportunità di avere un muro a uno – che era senza alcun dubbio la soluzione migliore, visto le grandi capacità in questo fondamentale delle avversarie. E tutto questo unito dalla grande fiducia che le mie compagne mi hanno dato in entrambe le partite: ci siamo supportate a vicenda e abbiamo comunicato molto tra di noi prima e durante il gioco. Questo è fondamentale per me come alzatrice: sentire i propri attaccanti chiamare il pallone e vederle pronte ad attaccare. E loro hanno fatto un lavoro favoloso sotto questo aspetto”.

Un meccanismo che ha funzionato alla perfezione e che dovrà continuarlo a fare anche nei prossimi giorni quando, la Pomì Casalmaggiore sarà impegnata nei quarti di finale contro la Foppapedretti Bergamo, proprio la formazione che ha estromesso dalla finale della Coppa Italia Carli e compagne al termine di una partita rocambolesca che ha visto Bergamo recuperare dal 2 a 0 mettendo a nudo i limiti della corazzata di Barbolini. “Dopo un risultato così importante, si tratta di un cambio brusco. Ma saremo pronte per questo appuntamento. Sappiamo cosa significa perdere match importanti ma anche cosa vuol dire vincerne. Per questo faremo tutto per poter rivivere quelle emozioni positive. Bergamo è un'avversaria forte, ma le conosciamo e siamo affamate di vittoria”.

Ma quest'anno, oltre alla Cev e allo Scudetto, potrebbe esserci un altro appuntamento importante per Carli: le Olimpiadi di Rio. “Al momento i miei pensieri sono rivolti solo alla mia squadra qui in Italia. Farò di tutto quello che potrò per questo gruppo di ragazze, le due nostre città (Casalmaggiore e Cremona) e il Club che ci ha dato l'opportunità di giocare qui. Il mio cuore e la mia anima sono qui con loro ora”.

In fondo, la felicità non sta tanto nei sogni lontani, ma in una più vicina realtà condivisa.



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