venerdì 6 ottobre 2017

Zak Irvin: il mio anno incredibile a Michigan...e il mordi fuggi a Pesaro


Avevo già incontrato Zak Irvin nel 2014, quando il 22 agosto, con la maglia di Michigan, era stato ospite del College Basketball Tour ed era stato premiato come miglior giocatore della rassegna vicentina. Non immaginavo, re-incontrandolo a Pesaro tre anni dopo, che mi sarei imbattuta mio malgrado nel personaggio del momento. Eh sì, una delle notizie del giorno nel basket italiano è che Irvin all’improvviso (e apparentemente senza spiegazioni) ha deciso di lasciare la squadra di Pesaro, scusandosi per il disagio che causava. Nel nostro incontro di pochi giorni fa, invece, aveva mostrato entusiasmo e voglia di chiacchierare e aveva risposto alle domande a suon di risate e di imitazioni. Vi proponiamo comunque la sua intervista, senza editarla, e quindi con qualche risposta che alla luce della sua scelta oggi appare bizzarra. Ma a noi interessava soprattutto il suo racconto dell’ultima, straordinaria stagione di Michigan. E in questo siamo stati fortunati.



L'articolo integrale è pubblicato su:
http://basketballncaa.com/zak-irvin-mio-anno-incredibile-michigan/


Eric Mika: tra basket e fede

Due anni passati in missione religiosa in Italia, una stagione con BYU da incorniciare nel 2016-17, la chiamata dei Miami Heat alla Summer League e infine la decisione di indossare la maglia della VL Pesaro nel nostro campionato. Un percorso alquanto insolito che fa di Eric Mika un personaggio tutto da conoscere. Ecco qui la sua storia, tra religione, basket e una missione speciale per questa stagione.


Articolo integrale al link:
http://basketballncaa.com/secondo-viaggio-italia-eric-mika/


venerdì 15 settembre 2017

Il Viaggio di una Vita: Uconn al CBT



Il viaggio di una vita! Con queste parole, UConn ha presentato il tour di 10 giorni nel nostro Paese sul proprio sito. E dai resoconti pubblicati in rete con l'hashtag ufficiale #HuskItaly (votato in rete dai migliaia di fan delle Huskies) lo deve essere stato davvero.

Dal loro arrivo nella prima mattinata di domenica 13 agosto, Geno Auriemma e le sue ragazze hanno avuto modo infatti di visitare non solo le bellezze della Capitale, ma anche di essere ospitate dalle Guardie Svizzere nel loro quartier generale, di avvistare Clint Eastwood sulla scalinata di Piazza di Spagna, di prendere parte al Palio di Siena – ospiti di Andrea “Aceto” Degortes, il fantino più famoso del Palio con 14 vittorie all'attivo – e infine di girare per i canali veneziani a bordo di una gondola.

Senza contare il premio “ASI Italiani nel Mondo” rilasciato a Coach Auriemma: nella bellissima cornice di Palazzo Vecchio, l'allenatore italio-americano ha ricevuto il premio che ogni anno viene consegnato agli immigrati italiani che hanno ottenuto degli importanti successi sportivi in giro per il mondo. Non poteva esserci migliore scelta che Geno visto il suo palmares che vanta – tra i tanti e più svariati premi - 11 titoli NCAA, 22 Conference Tournament Champion (18 nella Big East, 4 nell' AAC), tre ori olimpici alla guida della nazionale statunitense (nel 2000a Sydney, nel 2012 a Londra e nel 2016 a Rio de Janeiro) più due trionfi al FIBA World Championship (nel 2010 in Repubblica Ceca e nel 2014 in Turchia). Niente male per un ragazzino nato a Montella e che all'età di sette anni si è trasferito con la famiglia a Norristown, in Pennsylvania e che ancora ricorda il dialetto della sua zona (irresistibile la sua intervista in italiano al College Basketball Tour in occasione del match di Vicenza).

Ma il Tour non è stato solo un modo per conoscere il nostro Paese. Coach Auriemma ha spiegato in varie occasioni che il motivo principale che ha lo ha spinto a portare le sue ragazze in viaggio ha tutto a che vedere con la pallacanestro e la prossima stagione. Con nuove sei giocatrici in squadra (Walker, Gordon, Espinoza-Hunter, Coombs, Stevens e Camara) il Tour italiano ha permesso alle sue atlete di diventare un gruppo più coeso e soprattutto di giocare insieme prima di iniziare la vera e propria preseason – in agenda a partire da ottobre. Le quattro amichevoli in programma a Roma, Vicenza e Trieste all'interno del College Basketball Tour, infatti, sono state un modo per permettere alle nuove arrivate di vedere e toccare con mano cosa le attenderà nella prossima stagione, quando le Huskies saranno chiamate a redimere la cocente sconfitta nelle semifinali della scorsa stagione contro Mississippi State.

Certo è che di lavoro ce n'è ancora tanto da fare. Innanzitutto a livello mentale: la sconfitta inaspettata dopo 11 anni di dominio assoluto, ha sicuramente inferto un duro colpo alla fiducia delle sue giocatrici; inoltre, coach Auriemma ammette onestamente che al momento esistono “due UConn” e che quando c'è in campo la prima squadra, tutto funziona al meglio, ma quando c'è la seconda non sembrano più una squadra pronta a reclamare il 12 titolo.

L'assenza di Kia Nurse, per esempio, ha pesato e non poco sulle dinamiche del gruppo nella prima partita contro la nazionale olandese del 14 agosto. Senza la canadese, impegnata con la sua nazionale in Argentina per il FIBA Americas Championship, le Huskies hanno faticato non poco a trovare il proprio ritmo. Nonostante la solida prova di Collier, infatti, all'intervallo lungo le americane erano a sole tre lunghezze di vantaggio sulle olandesi (31-28); la scossa è arrivata solo nel terzo periodo quando trascinate da Williams e Stevens hanno messo insieme un parziale di 22 a 9 che ha messo al sicuro il risultato (68-52). Con il ritorno di Nurse per la seconda partita, invece le cose in casa Huskies hanno funzionato dal primo momento: all'intervallo lungo il tabellone recitava già 50-26, e grazie ai 18 punti della canadese – a cui bisogna aggiungere i 23 di una incontenibile Samuelson e i 15 di Williams – la vittoria non è mai stata in dubbio. (85 a 66).

Samuelson in particolare è stata l'assoluta protagonista della terza amichevole in programma a Vicenza contro una squadra All Stars che alla guida aveva niente e poco di meno che Coach Aldo Corno, un vero e proprio monumento del basket femminile con 12 Campionati Italiani, sei Coppe Italia, sei Euroleghe e quattro supercoppe vinte in una lunghissima e brillante carriera. Una sfida in panchina che ha reso il match ancora più accattivante per il nutrito pubblico!
Lou ha messo a referto 27 punti trascinando letteralmente le sue compagne nella marcia trionfale che ha visto le Huskies imporsi per 103 a 45. Al termine del match, Auriemma si è detto soddisfatto delle sue ragazze che sono riuscite comunque a non subire troppo gli effetti negativi dell'uscita dal campo di Collier dopo un lieve infortunio alla caviglia. Ma il risultato è passato in secondo piano, in quanto la partita di Vicenza è stata l'occasione per UConn di sposare la raccolta fondi a favore di LILT, a Lega Italiana contro i Tumori. Le ragazze e tutto lo staff hanno manifestato il loro impegno verso questo charity indossando magliette, calzini e fasce di color rosa. Inoltre ogni tripla messa a segno valeva un contributo di 50 euro: alla fine della partita, il totale si aggirava intorno ai 7.000 euro.

I limiti di UConn e delle “due squadre” di cui parlava Auriemma si sono però concretizzati nell'ultimo match in programma contro il Celje, squadra slovena di serie A e vincitrice del suo campionato nella scorsa stagione. Questa volta i 17 punti di Lou e i 12 di Williams non sono bastati a mantenere il controllo del match che inizialmente si era messo bene per le statunitensi (22-17 nel primo quarto); con fuori le sue stelle, però le Huskies si sono fatte rimontare e all'intervallo il gap tra le due formazioni si era era ristretto ad una sola lunghezza (37-36). Al rientro in campo, le slovene hanno però preso il largo piazzando un parziale di 25 a 10 a cui le americane non hanno saputo porre rimedio anche a causa delle troppe palle perse (a fine match saranno 16).

Per UConn questo è il quinto viaggio nel nostro Paese dal 1995: quell'anno la stagione regolare terminò con un record di 35 vittorie e zero sconfitte più un titolo nazionale. Chissà se nell'organizzare il viaggio in Italia questo dato abbia avuto un suo peso! Sicuramente, se coach Auriemma riuscirà ad amalgamare le “due UConn” e Samuelson, Williams e Collier a essere delle vere leader per le loro compagne, il 12 titolo potrebbe essere davvero alla loro portata.

L'articolo originale è pubblicato sul numero di settembre 2017 della rivista online NCAA Time. 

sabato 12 agosto 2017

College Basketball Tour 2017: UConn e Kansas attesissime in Italia

Con la squadra maschile di Kansas e quella femminile di Connecticut la sesta edizione delCollege Basketball Tour grazie al ruolo e al lavoro del tour operator Dream Team Sports Tours promette di essere una di quelle da ricordare: le due università, assieme ad altre squadre di Division I, saranno infatti nel nostro Paese per tutto il mese di agosto per disputare una serie di amichevoli e visite guidate alle più belle città italiane. Insomma, chi pensava che con l’edizione del 2015 (che aveva visto arrivare in Italia Michigan, Marquette, USC eStanford tutte insieme) il CBT avesse toccato il suo apice, si dovrà ricredere guardando l’elenco dei partecipanti all’edizione 2017. A partire proprio da Kansas.

Una overview sull'edizione 2k17 del College Basketball Tour. In attesa di intervistare Auriemma :)
http://basketballncaa.com/kansas-uconn-scendono-campo/ 


A tutta Bamba

Sarà il giocatore con la più grande apertura di braccia della storia della NBA. Tutti vogliono assistere alla sua ascesa e nessuno vuole perdersene un secondo. Ed è anche per questo che si è parlato molto della sua “indecisione” al momento di scegliere il college.

Articolo su una dei freshman più attesi dalla NCAA http://basketballncaa.com/mohamed-bamba-wingspan-altro/ 


domenica 8 gennaio 2017

Carli Looyd - versione italiana


“La felicità é reale solo quando é condivisa”. Queste poche parole, dette da Jon Krakamer in “Into the Wild” potrebbero bastare per descrivere come Carli Lloyd ha vissuto il trionfo con la sua squadra; una felicità, quella per la vittoria del primo titolo continentale, che l'alzatrice statunitense ha voluto condividere in particolare con due compagne di squadra: Francesca Piccinini e Lauren Gybbemeyer.

Quello con Francesca è un legame che, seppur nato da appena una stagione, è diventato molto forte, tanto che alla fine del match di semifinale contro la Dinamo Kazan, Carli e Francesca si sono cercate per un lungo e sentito abbraccio: “sono andata ad abbracciarla perché ero davvero molto contenta per lei” - mi spiega Carli - “So quanto voleva questa vittoria e se la meritava davvero. Francy è una giocatrice fenomenale e mi piace davvero entrare in campo con lei e lottare partita dopo partita al suo fianco. Mi ha aiutata a crescere come giocatrice in questa stagione e anche io l'ho vista crescere. Sono contenta per lei, sia come giocatrice che come persona”.

Con Lauren invece la felicità del condividere un momento così importante va al di là del semplice concetto di amicizia: “giocare con lei è un dono così prezioso. Il tipo di energia che mi trasmette quando sono in campo è davvero speciale. Un conto è avere al fianco compagne di squadre con cui ami giocare...un altro è entrare in campo con una persona che consideri una di famiglia. E Lauren è semplicemente parte della mia famiglia. Condividiamo una connessione speciale” - tanto che in molti si riferiscono a loro come “the American Bound” (una sorta di “accoppiata americana”) - “Mentre ci trovavamo sul podio, alcuni istanti dopo aver ricevuto le medaglie, sentivo che in quel momento dovevo essere vicino a lei. Così mi sono avvicinata e le ho detto “vincere è una cosa, ma farlo insieme a te è qualcosa di così raro e allo stesso tempo incredibile”; un momento che mi poterò per sempre nel cuore”.

Lo stesso può essere detto per il suo premio come “miglior alzatrice” che, nonostante possa essere definito un “premio individuale”, Carli dedica a tutte le sue compagne di squadra: “Essere stata nominata come “miglior alzatrice” di questa competizione è davvero un onore e sono veramente grata per questo riconoscimento. Vincerlo è stato come un'esperienza ultra corporea: quasi non ci credevo. Abbiamo lavorato davvero duro quest'anno e lottato contro avversari molto forti. Il fatto che io abbia vinto questo premio individuale è solo un esempio di tutto il nostro grande impegno in questi ultimi giorni”.

Una squadra nella quale la giocatrice californiana sembra aver ritrovato la sua condizione e il suo equilibrio, dopo il secondo difficile anno in maglia Unendo Yamamay e una stagione a Conegliano avara di risultati: “quell'anno a Busto è stato davvero molto difficile. Ho giocato la Final Four dopo essere stata lontano dal campo di gioco per più di in mese e quella competizione non dovevo neppure giocarla, tanto che sono entrata solo dopo due set in semifinale. Nonostante tutto, quella prima esperienza in finale è stata incredibile. Abbiamo vinto una meritatissima medaglia di bronzo e abbiamo messo in campo una buonissima pallavolo. Tuttavia, ogni esperienza è differente e, naturalmente, anche questa lo è stata. Sono in salute e ho potuto giocare con le mie compagne di squadra senza interruzioni, una condizione che non si è potuta creare tre anni fa. Devo ammettere che questa esperienza sarà quella che porterò per sempre con me!”.

Già! Per Carli si tratta della quarta stagione nel nostro Paese. E pensare che la prima volta che l'avevo intervistata nel 2011era appena arrivata a Busto Arsizio e litigava ancora con il nostro sistema di guida e con la nostra lingua. Ora invece, non solo si destreggia con l'italiano, ma ha iniziato anche a conoscere meglio l'Italia e le sue tradizioni: “Sì! Parlo italiano! Forse non alla perfezione ma lo parlo ogni giorno e faccio del mio meglio per migliorarmi: mi piacerebbe diventare davvero fluente ma... devo ammettere che i passati e i futuri con le mille eccezioni sono davvero difficili! Amo l'Italia per il suo paesaggio, le sue tradizioni e naturalmente il cibo. Quest'anno ho avuto anche la possibilità di visitarla un po' e vedere alcuni luoghi fantastici: Venezia, Firenze, Siena, Padova, le Dolomiti e altri piccoli borghi vicino Casalmaggiore. E per finire, sto anche imparando a cucinare alcune ricette come il risotto, tanti tipi di pasta differenti e pure qualche dolce”. E se Carli ama l'Italia … il sentimento è reciproco. Basta leggere tutti i messaggi che i fans italiani lasciano sul suo profilo Istagram o l'affetto che incontra in tutti i palazzetti. Per non parlare poi di un gruppo di tifosi che l'ha sempre seguita e che continua a darle il proprio supporto: “I Carli's Angels sono un gruppo fantastico di persone. Vengono a vedere quante più partite possono e mi danno un grande supporto quando sono fuori dal campo di gioco. La nostra relazione va al di là della semplice pallavolo: sono degli amici!”



L'Italia, il Paese che l'ha vista crescere, maturare e migliorare stagione dopo stagione fino ad arrivare ad alzare il riconoscimento personale e per Club più alto a livello europeo. Ed è la stessa Carli a spiegarmi il suo percorso come atleta: “penso di essere cresciuta molto come giocatrice in questi ultimi tre anni anche grazie ad allenatori che mi hanno spinta e incoraggiata a migliorare il gioco in difesa e il controllo della palla. Per questo ho lavorato molto su questi aspetti e oggigiorno sono cosciente di essere più brava anche a leggere il gioco. Penso che tutto questo sia il risultato non solo dell'esperienza, ma anche e soprattutto di una maggiore attenzione verso i dettagli. Ma il mio gioco è migliorato anche in fase offensiva. Tecnicamente ho apportato alcuni piccoli cambi sul mio “gioco di piedi” e la parte finale del movimento dell'alzata. Alcuni di questi accorgimenti li ho messi in atto da sola; altri invece mi sono stati suggeriti da alcuni dei coach che ho avuto. Naturalmente, anche tutte le esperienze fatte in questi anni hanno contribuito alla mia crescita soprattutto a livello mentale: sono ancora un'atleta molto vivace, ma ho imparato a controllare meglio le mie emozioni e sto imparando a essere più bilanciata mentalmente”.

Ed è stato proprio in queste Final Four di Cev Cup che la giocatrice statunitense ha messo in campo e mostrato al meglio le sue qualità, gestendo un elevato numero di palle rigiocate e trovando sempre la miglior soluzione per il suo attacco. Ma cosa passa in testa ad un'alzatrice quando ha a che fare con una pressione così grande e deve decide in pochi secondi l'opzione di attacco migliore in quel determinato frangente? “Agli occhi del pubblico, naturalmente, le semifinali e le finali di Champion appaiono molto diverse da una partita normale. Ma il mio lavoro è sempre lo stesso. Sono in campo per dare ai miei attaccanti le migliori opzioni per realizzare il punto”.

Nel dettaglio, nelle partite contro Dinamo Kazan e Vakifbank Istanbul, Carli mi spiega quali sono stati gli accorgimenti principali: “mi sono concentrata molto sul controllo della palla e sul tempo, in modo da poter alzare ad ogni compagna la palla che riesce ad attaccare meglio. Ho cercato inoltre di essere il più bilanciata possibile in modo da nascondere le mie traiettorie al centrale avversario e di collocare le mie alzate al meglio. Massimo poi (Barbolini ndr.) mi ha informata di alcune cose specifiche durante la partita, come per esempio i momenti migliori per servire le mie centrali o quelli in cui era meglio mandare l'attaccante uno contro uno. Mentalmente ho cercato di essere presente ad ogni singola azione e in maniera continuativa. Sapevo che sarebbe stata una battaglia contro entrambe le squadre, così sono stata “sul pezzo” al 100%, pronta a cogliere ogni indicazione che mi davano le mie compagne o avversarie. Per esempio, quando vedevo che il centrale avversario si muoveva con un istante di anticipo, servivo subito la mia compagna nella direzione opposta, dandole così l'opportunità di avere un muro a uno – che era senza alcun dubbio la soluzione migliore, visto le grandi capacità in questo fondamentale delle avversarie. E tutto questo unito dalla grande fiducia che le mie compagne mi hanno dato in entrambe le partite: ci siamo supportate a vicenda e abbiamo comunicato molto tra di noi prima e durante il gioco. Questo è fondamentale per me come alzatrice: sentire i propri attaccanti chiamare il pallone e vederle pronte ad attaccare. E loro hanno fatto un lavoro favoloso sotto questo aspetto”.

Un meccanismo che ha funzionato alla perfezione e che dovrà continuarlo a fare anche nei prossimi giorni quando, la Pomì Casalmaggiore sarà impegnata nei quarti di finale contro la Foppapedretti Bergamo, proprio la formazione che ha estromesso dalla finale della Coppa Italia Carli e compagne al termine di una partita rocambolesca che ha visto Bergamo recuperare dal 2 a 0 mettendo a nudo i limiti della corazzata di Barbolini. “Dopo un risultato così importante, si tratta di un cambio brusco. Ma saremo pronte per questo appuntamento. Sappiamo cosa significa perdere match importanti ma anche cosa vuol dire vincerne. Per questo faremo tutto per poter rivivere quelle emozioni positive. Bergamo è un'avversaria forte, ma le conosciamo e siamo affamate di vittoria”.

Ma quest'anno, oltre alla Cev e allo Scudetto, potrebbe esserci un altro appuntamento importante per Carli: le Olimpiadi di Rio. “Al momento i miei pensieri sono rivolti solo alla mia squadra qui in Italia. Farò di tutto quello che potrò per questo gruppo di ragazze, le due nostre città (Casalmaggiore e Cremona) e il Club che ci ha dato l'opportunità di giocare qui. Il mio cuore e la mia anima sono qui con loro ora”.

In fondo, la felicità non sta tanto nei sogni lontani, ma in una più vicina realtà condivisa.



La Spagna alla RECONQUISTA DELLA NCAA

In attesa del prossimo pezzo ... ecco una collaborazione in esclusiva con un magazine spagnolo specializzato in basket NCAA. Gracias por la oportunidad.
Articolo originali pubblicato su basketballncaa.com

http://basketballncaa.com/la-spagna-alla-reconquista-dellncaa/