sabato 17 settembre 2016

Stand Up Paddle: due senigalliesi protagonisti della Sup 11 City Tour in Olanda



Marco Bracci e Simone Veschi tra i fratelli Hasulyo (Ungheria)I senigalliesi Marco Bracci e Simone Veschi protagonisti della Sup 11 City Tour, la competizione più importante, più lunga e più estrema di SUP. In 5 giorni hanno percorso 220 km e sttraversato 11 città. Tanti i momenti difficili ma anche tanti bellissimi ricordi; come superare un certo De Zwart.

5 giorni, 220 km,11 città: questa è la formula della Sup 11 City Tour (http://sup11citytour.com/) , la prima e la più famosa ultra maratona di SUP (Stand Up Paddle, conosciuto anche come “Surf con la Pagaia”) che si è svolta dal 7 all' 11 tra Leewarden, Slotum, Workum, Franeker e Dokkum (Olanda). Voluta e realizzata da tre amanti del SUP locali, si tratta dell'evoluzione di una gara che si svolgeva sui canali ghiacciati olandesi con ai piedi i pattini; ora, a distanza di otto anni, è considerata tra le competizioni più importanti di questa specialità, la più lunga e la più estrema . Il nome deriva dal percorso che si percorre: il Leeuwarden- Sloten percorrendo (circa 44 km);Sloten - Workum (46 km); Workum -Franeker(42 km); Franeker -Dokkum (44 km) e infine lo sprint finale di 28 km che separano Dokkum da Leeuwarden, effettuando cosi' un giro completo lungo i bellissimi canali olandesi e toccando 11 diverse località.

Tra le centinaia di partecipanti provenienti da tutto il mondo – tra i quali figuravano anche nomi importanti come quelli dei fratelli Hasulyo (Ungheria), Steeve Teihotaata (Bora Bora), Bart De Zwart (Olanda) ed il nostro Martino Rogai - c'erano anche i due senigalliesi Marco Bracci e Simone Veschi della Jan Surf Sup Team. A rendere ancora più importante la loro presenza, è il fatto alla SUP 11 l'ultima presenza italiana risaliva a ben quattro anni fa ed era ferma a soli due partecipanti.

Ma cosa ha portato Marco, 38 anni veterinario, e Simone, 43 anni poliziotto, a prendere parte a questo evento? “L'idea è nata per gioco guardando i filmati delle precedenti edizioni e per quella strana voglia di mettersi sempre alla prova: per chi fa questo sport la Sup 11 City Tour è forse una delle gare più estreme perché per prepararla ci vogliono mesi e ti impegna molto sia a livello fisico che mentale. Considera che si consumano una media di 6000 calorie al giorno!” mi racconta Marco.

Una gara decisamente impegnativa che ha quindi richiesto un allenamento specifico e che i due senigalliesi hanno messo a punto con il loro preparatore atletico Luca Bernacchia della Wellness Hunter e con il Dott. Andrea del Seppiache si è occupato della loro dieta: “per prepararci ci son voluti circa 10 mesi passati tra palestra e allenamenti in acqua, dove alternavamo lunghe distanze (30-40-50 km) a sessioni più brevi ma più intense sul fiume Misa" - mi raccontano. “Una volta partendo da Marina Vecchia sono arrivato fino alla raffineria di Falconara” aggiunge divertito Marco.

E qual è il bilancio di questa priva esperienza alla Sup11 City Tour? “L'obbiettivo principale che c' eravamo posti era quello di riuscire a portare a termine tutti i cinque percorsi - confessa Simone - Quando ho passato il traguardo dell'ultima tappa immediatamente sono sparite tutte le fatiche e le sofferenze patite sia nei cinque giorni di gara che negli allenamenti dell'intero anno”. “All'inizio c'era tanta paura di non finirla ….poi invece tutto e' migliorato da solo – conferma Marco - Oltre ai paesaggi splendidi e l' organizzazione al top - dormivamo su una sleeping boat che ci seguiva durante le varie tappe- abbiamo avuto modo di conoscere avversari fantastici sia per valore che per umanità. C'è del sano agonismo ma anche tanta solidarietà tra tutti i partecipanti, gente da tutte le parti del mondo: Israele, Taiwan, Brasile, Sud Africa, Giappone...

Soddisfati quindi entrambi del risultato ottenuto: Simone si è piazzato al 12° posto assoluto, “ben oltre alle mie più rosee aspettative su circa un centinaio di partecipanti” mi dice sorridendo. Marco invece è arrivato 16° tra gli elite competitor e “spero di aver fatto bene i conti 22esimo in totale”. Senza contare i momenti da ricordare di questa cinque giorni di gare: “Durante la gare mi è capitato in certi momenti di passare avanti al pluricampione di questa specialità, icona dell' evento, l' olandese Bart De Zwart che è stato presente ha tutte le otto edizioni vincendone tre e classificandosi al 9° posto di quest'ultima” ricorda soddisfatto Simone.

E superando anche i momenti più difficili: “Di momenti brutti purtroppo ne ho avuti a due: il primo puramente fisico tra il 4 ed il 5 giorno quando un problema gastroenterico mi ha messo ko, ma fortunatamente ho recuperato in tempo; il secondo purtroppo è coinciso con la notizia della scomparsa di Davide Fabri un caro amico del Cesano”.

giovedì 8 settembre 2016

Tennis Team Senigallia - Mezzanotte e De Filippi autrice di un vero miracolo


Il Tennis Team Senigallia si aggiudica la fase di Macroarea del Campionato Italiano Under 16 a Albinea superando, oltre alle padrone di casa, il C.T. Gubbio e il C.T. Prato. Ottima la prova di Elisa MezzanotteAurora De Filippi che con grande determinazione e spirito di squadra hanno superato avversarie anche di classifica superiore. Prossima tappa a Roma il 25 settembre per giocarsi il titolo nazionale con le migliori giocatrici italiane.
Che il risultato sia una graditissima sorpresa è innegabile. Alla vigilia, infatti, puntare sulla vittoria del Tennis Team Senigallia sarebbe stato un grande azzardo: “Prato sulla carta aveva due giocatrici fortissime che non hanno potuto partecipare per altri impegni internazionali – ci spiega Danilo Quaranta, maestro che ha seguito le atlete in questo importantissimo evento –E poi sapevamo che anche le altre squadre valevano molto; con questi presupposti quindi possiamo dire che è stata una vittoria veramente inaspettata”.
Ed invece le due atlete senigalliesi Elisa Mezzanotte (2.8) e Aurora De Filippi (3.4) hanno ribaltato tutti i pronostici e si sono aggiudicate il torneo qualificandosi così per la seconda volta alla fase finale che si svolgerà a Roma il 25 settembre.
A regale la vittoria più bella è stata sicuramente la finale contro il C.T Gubbio, e non solo per il risultato, ci racconta Elisa“la partita che ho vissuto con più intensità, con più tenacia ed emozione è stata sicuramente il doppio decisivo dell’ultima giornata contro la squadra di Gubbio, che aveva due buone giocatrici; quella partita decideva tutto e la tensione si è fatta sentire: ma forse è stata proprio questa che ci ha fatto trovare la giusta grinta per arrivare alla vittoria. La gioia è stata grandissima: eravamo felicissime e orgogliose di questo risultato”.
Un doppio che è stato in molti casi l’ago della bilancia per il club senigalliese: “ Ci conosciamo molto e ci alleniamo sempre insieme: sappiamo i nostri punti deboli e quelli forti; per questo è stato facile creare sintonia tra di noi e un buon spirito di squadra – ci dice Aurora – Ci siamo aiutate molto reciprocamente durante ogni tipo di difficoltà per cercare di riacquistare fiducia e rendere al massimo. Abbiamo cercato da subito di essere più determinate possibili avendo entrambe l’obbiettivo di portare a casa la vittoria”.
Obiettivo centrato, non c’è che dire. Merito anche del maestro Danilo Quaranta che ha saputo gestire al meglio le due atlete: “In realtà ho dato loro dei consigli molto pratici: sul piano tattico mi sono adeguato al loro tipo di gioco ma ho lavorato soprattutto dal punto di vista motivazionale, cercando di dare loro massima tranquillità fuori e dentro il campo”.
“Prima di questa competizione, entrambe non stavamo passando un periodo bellissimo, avevamo perso autostima e fiducia nei nostri mezzi, c’era confusione – ci confessa Elisa, classe 2000 – Ma partita dopo partita, punto dopo punto, e grazie al nostro maestro Danilo, abbiamo ritrovato la voglia di stare in campo a lottare per ogni pallina. la fiducia è cresciuta dopo la prima giornata terminata con il miglior doppio che abbiamo giocato insieme” ci conferma.
Ma questo splendido primo posto non è che il trampolino per un’altra sfida, ancora più importante: le finali di Roma del 25 settembre al circolo tennis Due Ponti. Un traguardo che, comunque vada, piazzerà le due atlete del Tennis Team Senigallia tra le migliori del panorama tennistico italiano U16. Sia per Elisa che per Aurora, l’emozione è alle stelle e la voglia di fare bene è tanta: “purtroppo – ci dice Aurora – questo sarà l’ultimo anno che giocheremo insieme questo campionato. Per questo ce la metteremo tutta e cercheremo di impegnarci al massimo; comunque vada saremo lo stesso orgogliose del nostro risultato”.
E come si prepareranno per questo importantissimo appuntamento? Parola al MaestroQuaranta che ci anticipa alcuni dettagli: “continueremo come abbiamo fatto fino adesso motivando al massimo le giocatrici e mostrandole che con un gioco semplice ma efficace si possono ottenere grandi risultati”.
Un programma semplice ma che si è rivelato molto efficace. “Siamo partiti con molti dubbi ma siamo arrivati in fondo con delle grandi certezze” – conclude il Maestro Giuseppe Bevilacqua– “La prima quella di avere delle ragazze stupende, brave, educate, umili, ma allo stesso tempo con un temperamento dentro da leonesse. Solo con queste doti si possono raggiungere certi traguardi! La Seconda quella di essere stati capaci in questi anni di appassionarle, senza però mai illuderle, verso questo sport bellissimo ma difficilissimo e per pochi! Questo merito ce lo prendiamo noi Maestri (Claudia Oliva , Danilo Quaranta, Marco Corinaldesi Andrea Ramundo ed il sottoscritto) ed il preparatore atletico Alessandro Frezzache giorno dopo giorno abbiamo lavorato in questi campi dove loro sono cresciute. La Terza quella di aver, con questo risultato, consolidato sempre più un gruppo aperto e in evoluzione di giocatori e insegnanti che crede in quello che fa e con estrema semplicità ma concretamente porta avanti i suoi progetti senza mai esaltarsi troppo o deprimersi fuori luogo. Un grazie dunque a chi ci segue e ci stima”.

sabato 6 agosto 2016

College Basketball Tour 2016 - Tappa di Senigallia



Cedarville, UMKC, Drake University, Athletes in Action e Elon University: ecco i cinque college americani che daranno vita al College Basketball Tour (CBT) edizione 2016 nelle Marche.

Dopo aver ospitato i Trojans della Southern California, quest'anno il PalaPanzini sarà teatro di ben due match maschili e tre femminili. Primo appuntamento in programma quello del 9 agosto che vedrà impegnate gli Adriatic Sea Tritons contro Cedarville University. I Yellow Jacket dell'Ohio militano nella Division II della NCAA e nell'ultima stagione hanno vissuto molti alti e bassi. Sarà forse per ritrovare la giusta pace che hanno scelto di instaurarsi a Chieti in una casa parrocchiale gestita dai genitori dell'italianissimo Gabriele Portillo?

L'11 sarà invece la volta di UMCK (Division I), le kangaroo che dal Missouri se la vedranno con le Adriatic Sea Sirens, la selezione delle migliori giocatrici della nostra regione tra cui Terenzi Chiara, Filippetti Licia, Dell'Olio Sofia e Pazzaglia Katerina, a cui si aggiungerà anche Florencia Palacios assieme a coach D'Albero.

Sempre le Sirene – che per l'occasione potranno contare anche su Reggiani Erika e Perini Veronica – saranno protagoniste della sfida
contro Drake University il 13 agosto. Le Bulldogs dell' Iowa sono a digiuno di risultati importanti dal 2007 quando vinsero la loro conference (la Missouri Valley) e raggiunsero la NCAA. Ma con l'arrivo in panchina di Baranczyk sembra tirare aria nuova in squadra e i risultati sono stati un crescendo continuo. La filosofia di coach Jennie? Comunicazione, rimbalzi, mentalità offensiva.

L'ultima fatica per le Sirens prende il nome di Elon University, formazione della CAA (la Colonial Athletic Association), match in programma il 20 agosto. Match che concluderà il programma di Senigallia per questa edizione del CBT.

Riflettori invece puntati sul match del 14 agosto che vedrà in campo numerosi giocatori della Pallacanestro Senigallia contro gli Athletes in Action. Per i colori nostrani scenderanno in campo Giampieri, Bertoni, Pierantoni, Barantani, Diotallevi, Savelli Luca, Cicconi Massi, Caverni, Maggiotto e Perini. Contro di loro, gli atleti della AIA,una selezione di giocatori NCAA. Tra gli americani, da tenere d'occhio soprattutto Terry Maston e Tory Miller, giocatori che hanno calcato parquet importanti con Baylor e Colorado.

Tanta carne sul fuoco quindi per l'edizione 2016 del CBT, l'evento che da ormai cinque anni porta i migliori college americani in Italia per una serie di amichevoli contro selezioni locali e squadre del campionato di serie A italiano. Un appuntamento che ormai é diventato imperdibile per gli appassionati di basket e che dai 3000 spettatori del 2012 é passato a registrarne 12000 lo scorso anno grazie soprattutto alla partecipazione di alcune squadre di serie A e all'aggiunta di nuove location come Roma e Varese. Ad arricchire questa edizione ci saranno anche alcune squadre straniere come la Nazionale del Kosovo nel torneo maschile e il TK Hannover nel femminile insieme a due formazioni lituane. Tra i college americani occhi puntati su Princeton University, Santa Clara, Kansas State University e University of Missouri.

Tutte le partite avranno inizio alle ore 20.30; per le gare maschili é previsto un biglietto di 5 euro. Per i match alla femminile l'ingresso sarà invece gratuito.


SHARING: A SETTER AT THE CORE - Carli Lloyd




Happiness is only real when shared”. These few words by Jon Krakamer in “Into the Wild” may alone explain how Carli Lloyd lived the success in Cev Cup with her team; an happiness that the American setter wanted to share in particular with two of her teammates: Francesca Piccinini and Lauren Gybbemeyer.

The bond with Francesca, despite being born only during this season, has grown up so fast and intensely that after the match versus Dinamo Kazan, Carli and Francesca looked for each other and melted in a long and affectionate embrace: “I went to hug her because I felt so much happiness for her as an individual” - Carli recalls - “I know how badly she wanted this win and she deserved to get it. Francy is a phenomenal player and I truly enjoy walking out on the court with her and battling with her. She has helped me grow as a player this season and I think I have seen her grow as well”.


With Lauren, instead, the happiness of sharing such an important moment goes beyond the simple concept of friendship: “Playing with Lauren is such a gift. The kind of energy I feel from her when I'm on the court is really special. It's one thing to have teammates that you love playing with, but it's another thing to step on the court with family. Lauren is a part of my family. We share a special
connection” - such special and strong that some speaker refer to them as the “American bound” - “We were on the podium after we received our medals and there was an overwhelming moment when I just needed to be next to her. I went to her and I said just that, winning is one thing, but experiencing this with you is something really rare and so incredible”.

Similarly, it does not matter whether the “best setter” prize in an individual on; Carli simply dedicates it to her teammates: “Being named “best setter” is such an honor: I am truly grateful for the acknowledgment. It felt kind of like an out of body experience though. We have worked hard this season and have faced many great opponents: me winning this individual award is just an example of our teamwork over those two days”.

A team where the Californian setter seems to have regained her best condition and equilibrium after the second difficult year with the Unendo Yamamay and a stingy season in terms of important victories in Conegliano: “That year in Busto was really difficult. I played in that Final Four after being out of matches for over a month. We didn't plan to have me play, I went in after 2 sets in the semi finals. The experience was still an incredible one though. We won a deserving bronze medal and we played really great volleyball. Every experience is different though and of course this one was very different. I am healthy and have been playing all season with my teammates this year so I was in a different position than I was three years ago. I do have to admit that this experience is one that will be closer to my heart”.

Indeed! This is already Carli's fourth season in our country. Fact that is hard to believe when I think that my first interview to her dates back to 2011 when she had just arrived in Busto and hardly spoke a single word of Italian and had many difficulties to adapt to the way Italian people drive. Now, not only can she speak Italian, but she also started discovering the “Bel Paese” and its traditions: “I definitely have learned to speak Italian. I may not be perfect but I speak the language every day and I do my best to learn as much as I can. I would love to be fluent one day but I have to admit that speaking in past tense and future tense with all of the Italian verb forms is really difficult. I love Italy. I think it is a beautiful country with an amazing tradition of family and of food. The food here is incredible. I have been lucky this season to be able to travel quite a bit and see beautiful parts of this country. I have visited Venice, e Florence, Siena, Padua, Verona, Dolomites, and some other smaller cities around Casalmaggiore. I am learning to make different Italian foods like risotto and different pastas and some desserts as well”. And if Carli loves Italy...well, no doubt Italy loves her back: just watch all the messages her Italian fans live daily on her Istagram account or the affection they show her during every single match. Not to mention her own fan club: “The “Carli's Angels” is an amazing group of people. They come to as many matches as they can and I feel their love and support when I'm out on the court. Our relationship is more than just volleyball now, they are my friends as well”.

Italy, the country that has seen this player growing up, maturing and improving season after season until being awarded with the personal higher recognition at European level. And it's Carli herself who explains me her path as an athlete: “I think I have grown a lot as a player in the last three years. I have spent a lot time focused on my defensive game and I know that I have learned to read the game of volleyball better. I believe that comes with experience and also with attention to detail. I have played for coaches that have pushed and encouraged me to expand my defensive range and have better ball control. I also think that my offensive game has improved. Technically I have made some changes with my footwork and my finish when setting the ball. Some of this I have found on my own and other aspects have been encouraged by a few coaches that I've had. I also believe that the experiences I've had have helped me grow a lot mentally as well: I am still an energetic player but I think I have controlled my emotions a bit more and am learning how to stay balanced mentally”.

And it has been precisely in these Finals where the American setter has shown her qualities at best during the long rallies. But, what goes on inside a setter's mind while dealing with this great pressure and have to decide in a few seconds the best solution to set the attack twice or more times in a single rally? “Of course to the public these matches seem way different than the
average match because it is the finals of such a prestigious event. But my job is always the same. I am on the court to give my attackers the best opportunities to score”.

Getting into the details of the matter, Carli explains me the main winning tricks she used in the two matches versus Dinamo Kazan and Vakifbank Istanbul: “I focused a lot on ball control and tempo to give each of my attackers the ball that they attack the best. I tried to be as balanced as possible so that the opposing middle blocker wouldn't be able to read me easily and then I did my best to locate the ball to my teammate. Massimo (Barbolini ndr.) informed me about specific things to help us have the most success possible. He would tell me when the best moments were to set the middles, or when it was better to try to get one of my pin attackers 1 on 1. Mentally I worked to be present each and every action. I knew that it would be a hard battle to beat teams like Dinamo and Vakif so I stayed in the moment to be 100% available for my teammates and for any information our opponent would give me. There were times that I could see the opposing middle move early and when that happens it gives me a better opportunity to get our attackers with only one block up,( which is obviously ideal against such strong blocking opponents). I felt a lot of trust amongst my teammates as well this weekend and I think we did a great job supporting each other and communicating before and during play. This is also extremely important for me as a setter, to hear my attackers calling the ball and ready to attack. They did such an awesome job at this”.

But this year there could be another important moment for Carli: the Olympic Games in Rio: “Right now my thoughts are only on my team here in Italy. I will do all that I can for this group of girls, our two cities Casalmaggiore and Cremona and the club that has given us the opportunity to play here. My heart and soul are with this team right now”.

At heart, in fact, happiness does not stay in distant dreams, but in a shared closer reality.

martedì 2 febbraio 2016

Jenna Hagglund: i mestieri del volley


L'articolo corredato con foto e nella doppia versione italiano-inglese è visibile su Pallavoliamo.it nel numero di gennaio a questo link:
http://www.pallavoliamo.it/rivista-on-line/i-mestieri-del-volley/ 



Cinque anni in Europa, cinque squadre diverse in altrettanti Paesi differenti e fino a questo momento, quello in Italia é stato l'adattamento più facile. Sarà la forza dell'abitudine, ma anche perché la cultura italiana é bellissima ed immergermi in essa é davvero divertente: le persone sono accoglienti, piene di vita e di passione. Senza contare che poi l'appartamento che mi hanno assegnato é un amore e questo sicuramente ha reso ogni cosa più semplice dato che mi sono sentita da subito come a casa. L'unica cosa che continuo a non capire é: quando devo fare benzina da sola e quando invece c'è qualcuno che lo fa per te? Rimane ancora un mistero! Ma spero di risolvere presto questo problema: sto prendendo delle lezioni d'italiano e anche se non sono proprio un asso, inizio a capire qualcosa.

Sono una persona molto curiosa e quindi mi piace imparare sempre qualche aspetto dalle differenti culture che la pallavolo mi ha dato modo di conoscere. Certo, di differenze ce ne sono tante, ma ci sono anche tante somiglianze. Proprio come nella pallavolo. Amo poter osservare la libertà negli stili, nella tecnica e nella struttura di gioco: non c'è un solo modo di giocare ed intendere la pallavolo e neppure una sola maniera di vincere. L'ho potuto vedere in ogni squadra per cui ho giocato, incluso Busto.

Che dire del mio nuovo club? L'organizzazione qui é davvero professionale e le persone che vi lavorano si dedicano completamente alla loro professione e si prendono cura di noi giocatrici. Mi ritengo davvero fortunata a farne parte. Ho sempre seguito le sorti della Unendo Yamamay e sapevo che era un posto speciale nel quale giocare. Essere qui conferma la mia grande stima verso questo club. Al momento siamo all'ottavo posto della classifica: penso che siamo un buon gruppo che lavora sodo e che vuole fare bene, due caratteristiche fondamentali per arrivare in alto. Certo, ci sono ancora aspetti che possiamo migliorare ma é bello sapere di avere dei margini di miglioramento e vedere poi le differenze.

E sono consapevole che questo miglioramento dovrà passare anche attraverso le mie mani. L'alzatrice, di fatti, é una pedina fondamentale in una squadra in quanto il suo ruolo lo rende un fattore unificante: connette la difesa con l'attacco, il primo e il terzo tocco, e, infine, anche tutte le compagne in quanto ha in mano il gioco e lo controlla. Per questo, secondo me, l'alzatrice deve essere innanzitutto affidabile: io personalmente voglio infondere fiducia e fare crescere la sicurezza delle mie compagne. So che le mie scelte di gioco e la mia palla influenzeranno tutte le giocatrici intorno a me; il che significa che se sono costante durante tutte le fasi della partita – sia nei momenti positivi che in quelli negativi – la mia squadra avrà più fiducia nei momenti di difficoltà. L'alzatrice deve infatti guidare la propria squadra con ogni mezzo – vocale, diretto o qualsiasi esso sia; deve essere la persona che lavora di più in palestra: io, per esempio, voglio essere sempre la prima ad arrivare e l'ultima ad uscire e dedico molto impegno a definire i dettagli per far sì che ogni minima azione sia importante. Infine, un'alzatrice deve essere “tosta”: deve saper accettare tanto feedback - buono o cattivo che sia – e usarlo al meglio. Io personalmente penso di avere tutte queste qualità, ma ogni giorno lavoro per migliorarle sempre di più.

Penso che questo ruolo mi si addica anche se devo ammetterlo, ho così tanta energia che a volte penso di essere un' opposto mancata! Infatti, in realtà, all'inizio giocavo in banda e e per vari anni anche da opposta. Come sono finita ad alzare? E' stato davvero un caso! Ero al primo anno di scuola superiore e durante la pre-season la nostra alzatrice titolare si è rotta il legamento crociato anteriore; così di punto in bianco, il mio allenatore Tracey Kornau si è girato verso di me e mi ha detto: “farai l'alzatrice”. Ero letteralmente pietrificata. Così ho ricoperto questo ruolo per tutta la stagione della high school e ho fatto persino un buon lavoro. La lezione che ho imparato quel fatidico giorno è stata: agisci come se sapessi esattamente ciò che stai facendo e ci riuscirai. Mi sono divertita ad essere il “cervello” della squadra e a toccare il pallone ad ogni singola azione, ma nel profondo del mio cuore, mi considero ancora una schiacciatrice. Infatti, quando mi è capitato di farlo, ho sempre giocato al meglio; così dopo aver ricoperto il ruolo per una stagione perché non c'era un'altra opzione, i miei allenatori mi fecero sedere e mi dissero guardandomi dritto negli occhi “Jenna, pensiamo che tu debba essere un'alzatrice. Sei atletica, intelligente, una buona leader e hai un tocco naturale” e, francamente, non avevo neppure l'altezza giusta per giocare in banda. Ci ho messo un po' ad elaborare le cosa, ma alla fine ho deciso di accettare questa ruolo e … il tempo ha confermato che è stata un'ottima idea!

La pallavolo ha sempre fatto parte della mia vita. Ho iniziato quando ero alle scuole elementari nel doposcuola, ma quando ero ancora più piccola seguivo sempre mio padre che giocava a pallavolo con una squadra amatoriale. Durante le pause cercavo sempre di giocare con lui mentre durante le partite palleggiavo sempre a muro: è stato probabilmente questo il primo assaggio di pallavolo e, cosa più importante, per me era un grande divertimento. Il passo successivo? La squadra della parrocchia del mio quartiere che poi mi ha permesso di entrare nella formazione della scuola superiore (a dodici anni circa) dove tutto è iniziato a farsi più serio ed importante per me. Ricordo che mi piaceva imparare sempre nuove cose e cercare di essere atletica. Inoltre, sono stata sempre molto competitiva: così nel momento in cui iniziai ad acquisire sempre maggiori capacità e a mettere in pratica le indicazioni dei miei allenatori e dalle mie compagne di squadra, tutto ha iniziato ad essere sempre più eccitante. Senza contare il fatto che grazie alla pallavolo ero riuscita a farmi tanti nuovi amici: la pallavolo è uno sport che si basa su dinamiche di gruppo davvero speciali, e io adoravo tutte quelle urla di incitamento che caratterizzavano le nostre partite. Sono diventata una giocatrice a 14 anni....ma solo perché non avevano una squadra di calcio che era il mio sport preferito.

Colpa di mio fratello minore, Nick. Gioca come professionista per una squadra di calcio canadese (il Toronto FC). L'ho visto crescere e la maniera in cui si è affermato come professionista e come uomo è davvero incredibile: lo ammiro molto. Quando è in campo gioca sempre con grande passione e con un senso di libertà che prendo come esempio. Assieme a Karch Kiraly, l'allenatore della squadra nazionale statunitense, sono delle vere superstar per me, non solo perché sono dei “grandi” dello sport, ma soprattutto perché sono delle persone straordinarie.

Durante la mia carriera ci sono state tante persone che mi hanno aiutato nella mia formazione sportiva ma, e soprattutto, nella mia crescita umana: si sono prese cura di me al di là delle semplici statistiche di gioco o delle mie abilità e ho quindi assorbito delle qualità da ciascuno di loro che ogni giorno cerco di emulare. Parlo per esempio di mio padre, che è stato uno dei miei primi allenatori; anche ora che probabilmente ho superato le sue conoscenze, mi ha innescato la passione per questo gioco e continua ad insegnarmi a essere un buon leader, una buona compagna di squadra e una motivatrice. Poi, ci sono stati Ron Mahlerwen e Lisa Schaad a cui devo tutta la mia forza mentale e tecnica: è grazie a loro che ho imparato a essere così competitiva in campo. Durante la scuola superiore, sotto la guida di Tracey Kornau ho imparato ad adattarmi ad ogni situazione in campo; il mio allenatore del college, Jim McLaughlin, mi ha invece insegnato ad essere un'alzatrice: in quattro anni ho imparato tantissimo grazie a lui. E naturalmente, essere allenata da coach Karch è stato speciale, non solo per lui ma anche per tutto lo staff che segue la nazionale statunitense a partire da Tom Black che segue noi alzatrici.
 
È grazie a ciascuno di loro se sono la giocatrice che sono e se sono riuscita ad adattarmi al meglio alle richieste della nazionale. Di fatti, negli Stati Uniti, c'è molta competizione in allenamento e molta più specificità nella maniera di affrontarli, come per quel che riguarda la comunicazione tra noi giocatrici e nel costruire la squadra. Essere parte di questo gruppo è stato da sempre un mio obiettivo, come quello di giocare le Olimpiadi. Lo so, può suonare molto americano, ma sono orgogliosa della mia nazione e mi ritengo fortunata di avere le libertà e le opportunità che ho avuto. Così quando lotto per il mio Paese, anche se su un campo da gioco, e per tutte quelle giocatrici che si possono ispirare a me, mi sento viva, motivata e fortunata. Sarebbe quindi un onore poter giocare alle Olimpiadi di Rio quest'estate e ho intenzione di fare del mio meglio non solo per arrivare lì …. ma per vincere una medaglia d'oro.

Tennis: Camila Giorgi convocata per la sfida di Fed Cup contro la Francia

immagineLa maceratese Camila Giorgi è stata convocata da capitan Barazzutti per la sfida di Fed Cup contro la Francia che si terrà a Marsiglia il 6 e il 7 febbraio. Assieme a lei Errani, Schiavone e Caregaro.

Tempo di nazionale e di Fed Cup per le azzurre del tennis! Così, in attesa della sfida tra Italia e Svizzera in campo maschile a Pesaro (dal 4 al 6 marzo), Capitan Barazzutti rende note le ragazze che difenderanno i colori azzurri a Marsiglia per il primo round del World Group contro la Francia.

Tra le cinque convocate ci sarà anche Camila Giorgi che nonostante la prematura uscita dagli Australian Open ha dimostrato di potersela giocare con le più forti. Assieme a lei ci saranno anche le due veterane Schiavone ed Errani assieme alla new entry Caregaro (256 del ranking).

Rimane fuori rosa - per sua scelta - Roberta Vinci che comunica di volersi concentrare sul torneo singolare, in quella, che probabilmente potrebbe essere la sua ultima stagione (almeno da quanto è emerso da alcune interviste e dal tweet scritto dall'Australia qualche giorno fa).

La Francia, che lo scorso anno si era imposta per 3 a 2 sulla terra del 105 Stadium, Genoa -  si presenta con Mladenovic, Garcia, Parmentier e Dodin. Sorpresa per l'assenza di Cornet che già lo scorso anno aveva però manifestato qualche malcontento con la gestione del gruppo in occasione proprio della sfida contro l'Italia. Le transalpine al momento conducono per 7 a 3 e proprio sulla terra hanno ottenuto ben 5 vittorie.

Tennis: WTA Hobart, esordio vincente per la maceratese Camila Giorgi

HOBART (AUSTRALIA) - Esordio con vittoria per la maceratese Camila Giorgi, numero due del tabellone, che supera per 6-4, 1-6 6-1 la kazaka Zarina Diyas. Prossima avversaria dell'azzurra sarà la vincente del match tra la francese Pauline Parmentier e la giapponese Nao Hibino.
Dopo essere uscita al terzo turno del torneo di Brisbane per mano della teutonica Angelique Kerber , Camilia Giorgi ha iniziato in maniera positiva il torneo di Hobart al quale partecipa come testa di serie numero 2. 

La maceratese ha infatti superato in tre set (6-4,1-6,6-1) la kazaka Zarina Dyas in quello che sarà l'ultimo torneo dell'azzurra prima dell'Australian Open, primo slam stagionale in programma a Melbourne dal 18 al 31 gennaio.

Il debutto sui campi di Hobart ha messo in evidenza nuovamente i lati più positivi del gioco di Camila ma anche quelli più negativi che hanno fatto prolungare il match fino a quasi due ore di gioco. Nel primo set, infatti, Camila perde e recupera il servizio per ben due volte per poi sbloccarsi nel quinto gioco quando riesce finalmente a tenere il suo turno e portarsi sul 3 a 2. L'azzurra è poi brava a difendere altre due palle break e chiudere al primo set point (6-4). 

Neppure il tempo di realizzare di essere avanti di un set che Camila si ritrova sotto di 5 a 0 nella seconda frazione. Come le è capitato anche a Brisbane, l'azzurra si lascia infatti sorprendere dall'avversaria e, sotto pressione, inanella un errore dietro l'altro regalano letteramente il secondo set alla kazaka (1-6). 

Il terzo set vede un atteggiammento diverso della giovane maceratese che ritorna in campo più motivata e più sicura del suo gioco. Così, dopo essersi subito aggiudicata un break, Camila è brava a non lasciarsi destabilizzare dal controbreak di Dyas e a contiunuare con solidità dal fondo conquistando i successivi tre game. L'azzurra chiude così per 6 a 1 la terza frazione e passa il turno.

Prossima avversaria sarà la vincente del match tra la francese Pauline Parmentier (120) e la giapponese Nao Hibino (66). 

Ma in questi giorni, Camila è su tutte le cronache, più che per il tennis, per la sua storia d'amore con un altro tennista, anche lui maceratese, che risponde al nome di Giacomo Miccini. Dopo le foto dei due insieme per Capodanno, le cronache rosa hanno infatti ribattezzato i due la nuova coppia del tennis italiano.

L'articolo originale è pubblicato su Vivere Marche del 11/01/2016

Tennis: Camila Giorgi subito out a Brisbane

dot Tennis: Camila Giorgi subito out a Brisbane

immagineBRISBANE (AUSTRALIA) - Inizio di stagione dolceamaro per Camila Giorgi che, dopo aver giocato un set e mezzo quasi perfetto, si lascia rimontare da Angelique Kerber perdendo così per 7-5, 3-6, 0-6. Fatale per la marchigiana l'interruzione per pioggia nel secondo set, dopo la quale non riesce più ad ottenere nemmeno un game.


Per la numero 35 del mondo, la marchigiana Camila Giorgi, questo esordio stagionale lascia sicuramente un po' di amaro in bocca. Contro la tedesca Angelique Kerber infatti, Camila ha giocato un set e mezzo al limite della perfezione, con un gioco solido da fondo campo e un ritmo veloce che ha messo spesso in difficoltà l'avversaria (numero 10 del ranking).

Sin dall'avvio il ritmo della partita è subito molto elevato e le due giocatrici si scambiano break e contro break procedendo così in perfetto equilibrio fino al 5 pari. Proprio nel rush finale a decidere è un clamoroso errore della tedesca che manda fuori un diritto a campo aperto. Camila ne approfitta e porta a casa la prima frazione di gioco per 7-5.

Il secono set sembra aprirsi sulla falsa riga del primo: è la giovane marchigiana ad avere la prima palla break che potrebbe lanciarla in questa frazione, ma la tedesca in qualche modo si salva. Camila accusa il colpo e l'avversaria piazza subito il break nel 4 gioco. Nel momento meno opportuno per Angelique, quando l'equilibrio sembra infatti essersi portato dalla sua parte, arriva la pioggia che costringe il giudice di sedia a sospendere la partita. Al rientro la maceratese infatti ha subito tre palle del controbreak, ma tra demeriti propri (tanti) e meriti della sua avversaria, non riesce a riequilibrare la situazione.

Kerber è brava ad approfittarne e chiude per 6 a 3 la seconda frazione. Nel parziale decisivo la Giorgi perde completamente l'appiglio sulla partita e comincia a sbagliare ogni palla permettendo alla Kerber si chiudere con un perentorio 6-0

Tra le altre italiane in campo, bene solo Roberta Vinci che si impone suJelena Jancovic per 3-6 6-2 6-4 dopo una rimonta ben orchestrata. Al secondo turno ci sarà Dominika Cibulkova. Niente da fare invece per Sara Errani che nulla può contro una delle favorite del torneo, la giovane Belinda Bencic che si impone per 6-1, 6-2 in appena 56 minuti di gioco.

L'articolo originale è pubblicato su Vivere Marche e Vivere Macerata del 05/01/2016

Senigallia: i Babbi Natale arrivano dal mare...in sup

immagineRitorna per il quarto anno l'iniziativa più colorata del Natale senigalliese: come da tradizione un centinaio di babbi natale ha sfilato lungo il Fiume Misa a bordo dei loro SUP portando un carico speciale per tutti i bambini.


Se il successo di un'iniziativa si misura a suon di “like” e “retweet” sui principali social media, la tradizionale sfilata dei “Babbi Natale su Sup” é stato un successo annunciato. “Sulla pagina dell'evento” - mi spiega Giovanni Agostini, l'organizzatore - “hanno messo “parteciperò” più di 700 persone e altre mille hanno cliccato su “mi piace”.

Non saremo così tanti, ma sono sicuro che arriveremo al centinaio”. E così é stato. Verso le 10, infatti, un centinaio di Babbi Natale hanno affollato il tratto di spiaggia davanti alla Rotonda a Mare pronti a salpare alla volta del centro storico sfilando lungo il Fiume Misa.

A guidare la sfilata, sulla sua “batana” di ordinanza, l'Assessore Campanile, ospite ormai fisso di questa iniziativa. Sui loro SUP – alcuni addobbati con Minions e Pupazzi di Neve – i novelli “aiutanti” hanno portato anche un sacco pieno di regali che hanno poi portato alla casetta dell'unico e vero “Babbo” in cima al Corso II Giugno.

Organizzata con il Patrocinio del Comune di Senigallia e inserita nel calendario degli eventi natalizi di “Un Mare di Natale”, l'iniziativa si é svolta come di consueto la domenica prima della Viglia di Natale e ha attirato in città tantissimi curiosi.

Tante erano le persone – grandi e piccini - che hanno infatti applaudito e fotografato questa insolita e coloratissima sfilata che é ormai diventata un appuntamento imperdibile del Natale senigalliese.

L'articolo originale è pubblicato su Vivere Senigallia e Vivere Marche del 21/12/2015