lunedì 29 ottobre 2012

Tennis: Sara Errani esce a testa alta dai WTA Championship

ISTANBUL - WTA Championships amari per Sara Errani che dopo aver sfiorato le semifinali nel singolare, viene sconfitta anche nel doppio in coppia con Roberta Vinci. L'azzurra esce però a testa alta dal torneo dopo aver dato battaglia a Radwanska per più di 3 ore di gioco.

Dopo aver perso malamente con Maria Sharapova e aver battuto la Stosur, Sara Errani si è dovuta piegare in tre set (7-6, 5-7, 4-6) alla polacca Agnieszka Radwanska. Ma Sara ha lottato come un vero leone: la polacca ha infatti impiegato 3 ore e 29 minuti per avere la meglio sull'azzurra. Sara, numero 7 al mondo, ha davvero sfiorato il sogno di conquistare una storica semifinale quando nel secondo set ha subito strappato un break alla numero 4 del ranking. Ma non è bastato.

Messa alle corde la Radwanska ha infilato 3 giochi consecutivi. Sul 5-5 l'azzurra sembra non averne più e, con 8 punti di seguito la polacca conquista il secondo set. Nel terzo e decisivo set, la Radwanska si porta subito avanti su 3 giochi a 0 ma la Errani non molla e riesce a portarsi sul 5-4. La tennista polacca, però, non perde l'occasione del servizio e vince il gioco decisivo.

Nella giornata di sabato, la tennista bolognese è scesa nuovamente in campo per il doppio in coppia con Roberta Vinci. Il duo azzurro, che si presentava come numero 1 del ranking, è stato sconfitto per 1-6, 6-3, 10-4 dalle russe Maria Kirilenko e Nadia Petrova dopo un'ora e 22 minuti di gioco. Nonostante la buona partenza, (il primo set si conclude 6-1 per le azzurre), Vinci ed Errani cedono subito il servizio alle russe che si aggiudicano il set per 6-3. Il super tie-break è a senso unico per le russe che chiudono agevolmente per 10-4.

Nel singolare si aggiudica il WTA Championship Serena Williams che liquida in due set Maria Sharapova con il punteggio di 6-4, 6-3. E' però Victoria Azarenka, nonostante la sconfitta in semifinale, a chiudere come numero uno del mondo la stagione 2012. 

Foto WTA.com

L'articolo originale è pubblicato su Vivere Italia del 29/10/2012

domenica 28 ottobre 2012

Debutto casalingo amaro per la KGS Robur Pesaro

Debutto casalingo negativo per le Colibrì che vengono superate in 3 set dalla Rebecchi Nordmeccanica Piacenza: un primo set con percentuali troppo basse in attacco, i troppi errori a muro e un carattere poco grintoso hanno permesso alle ospiti di aggiudicarsi il match in poco più di un'ora.

A tenere banco nel pre-partita è sicuramente il ritorno al Palacampanara di Francesca Ferretti, salutata ad inizio gara dal sindaco di Pesaro Luca Sciriscioli e dal presidente Sorbini. La palleggiatrice è stata infatti per cinque anni la registra della squadra pesarese, con la quale ha vinto tre scudetti, una Coppa Italia, tre Supercoppe italiane e una Coppa Cev. Altra ex è Manuela Secolo, protagonista nel 2002/03 della promozione in A1 della Robursport. Piacenza si presenta al Palacampanara dopo il successo contro Icos Crema e la sconfitta in Cev contro le ucraine del Kontynium Volyn Lutsk.

Dovendo fare a meno anche di Meijners – infortunata al tendine - Mazzanti schiera: Leggeri, Nicolini al centro, Turlea, Secolo e Bosetti in banda, Radenkovic in regia con Turlea opposto; Sansonna libero. Pistola risponde con la formazione che ha ben figurato a Modena con Chirichella e Gibbemeyer al centro, Tirozzi e Muresan in banda, Moreno Pino opposta a Signorile de De Gennaro come libero.

Piacenza parte forte con Secolo sugli scudi che mette in mostra tutto il repertorio dalla pallonetto al gioco sulle mani out (3-8). Il muro di Piacenza riesce a leggere bene il gioco pesarese e permette Redenkovic di ricostruire il gioco e fare punto. Con una Moreno poco incisiva e un attacco fermo al 24%, Pesaro si ritrova indietro anche alla seconda sospensione tecnica (7-16). Chirichella fa buona guardia a rete ma Piacenza a muro e in attacco continua a dominare e vola via fino al 13-25.

Le percentuali piacentine calano, ma i troppi errori in battuta pesaresi permettono alla Rebecchi di arrivare al primo riposo tecnico avanti (5-8). La KGS ritrova i punti di Tirozzi e di Gibbemeyer e raggiunge le avversarie a quota 11. L'ace di Muresan dà alle biancorosse il primo vantaggio (14-13) e Pesaro sembra ritrovare il giusto spirito agonistico. Bosetti smorza gli animi prima con una palla piazzata e poi giocando bene sul muro della Moreno (15-16). Piacenza allunga ancora con Leggeri e Turlea ancora granitiche a muro le bianco-rosse tornano a soffrire: Tirozzi cercata continuamente in ricezione - su 22 palloni 14 sono indirizzari a lei - è tagliata a fuori dall'attacco e la Rebecchi si aggiudica così anche il secondo parziale per 21-25.

Il terzo set segue il trend dei primi due, con Pesaro costretta ad inseguire (6-8): Moreno Pino continua ad avere difficoltà in attacco e la battuta è ancora troppo fallosa. Piacenza dal canto suo continua a tenere alto il numero di muri e di palle toccate. Pistola gioca la carta Lestini al posto di Signorile e quando il set sembra nuovamente a favore delle piacentine, Moreno e Chrichella suonano la carica a Pesaro si trova avanti 12-11; la fuga tuttavia non riesce e le bianco-blu ricuciono subito il gap e si rifanno avanti (13-16). Con Tirozzi in battuta, Gibbemeyer e Muresan, le bianco-rosse risorgono e obbligano Mazzanti al time-out tecnico (18-18). La partita si accende con lo scontro Chirichella – Leggeri che si sfidano al centro della rete (21-22). Il muro su Tirozzi dà il primo match point alle ospiti: chiude l'errore in battuta di Chirichella. (23-25).

Così ha commentato coach Pistola alla fine della partita: "di cose buone ce ne sono state poche. Abbiamo difeso bene ma se non metti la palla a terra conta poco. Abbiamo sofferto troppo in attacco e abbiamo commesso troppi errori in battuta. C'è ancora molto da lavorare, soprattutto a livello di carattere. Ci sta ad avere una giornata no ma non mi è piaciuto il carattere messo in campo oggi. Non possiamo entrare sempre così titubanti e aspettare che le avversarie ci facciano dei regali".

Contenta della performance della sua squadra invece Lucia Bosetti: "un match così ci voleva per cancellare l'amaro della CEV cup. Quella era una partita che dovevamo vincere e oggi abbiamo fatto una buona partita. Siamo riuscite bene a contenere le bande avversarie e noi ci siamo fatte valere a muro e in attacco. Davvero una buona prova!".

L'articolo originale è pubblicato su Vivere Pesaro del 28/10/2012

sabato 27 ottobre 2012

Getting international

Dopo il "terremoto" a livello nazionale...il mio pezzo in inglese su Pallavoliamo.it è stato ripreso anche da tanti blog e giornali stranieri! Il più apprezzato...quello da parte di Volleywood che su Twitter mi ha anche lasciato un bellissimo messaggio! Thank you guys! I really appreciated it!



mercoledì 24 ottobre 2012

Da Pallavoliamo.it alla .... Gazzetta dello Sport

Sulla Gazzetta dello Sport del 24/10/2012 è stato pubblicato un articolo ispirato, come scritto nei credits e nello stesso, al mio pezzo su Stacy Sycora. Grazie a Camilla Cataldo per l'opportunità e alla Gazzetta dello Sport per la visibilità.

Una nota però ci tengo a farla: la notizia per me non sta nel "coming out" di Stacy ma nella forza di volontà e nella gioia di vivere di questa atleta. Io nel mio articolo ho volutamente dato più spazio a questa parte, e la sua dichiarazione di omosessualità  è solo un piccolo aspetto di questa rinascita.

Per questo spero che questa giocatrice non sia ricordata in questa stagione solo per questo coming out ma come esempio di una grande atleta e di una donna piena di vita (come espresso anche nel blog di Gianluca Pasini dal 15 al 25 ).



lunedì 22 ottobre 2012

Esordio vincente per la Robur Pesaro contro Modena


Volley: buona la prima per Pesaro; vittoria al tie-break contro Modena

immagineDopo aver perso i primi due set per 25 a 20, la Robursport ritrova se stessa e con una vera e propria rimonta strappa a Modena il tie-break decisivo. Grande prova di carattere di tutto il gruppo: Muresan e Gibbemeyer in grande forma e una Kenny Moreno già ben inserita le chiavi della partita.Finalmente si riparte così dopo un'estate travagliata, costellata di problemi di sponsor e di formazione; si riparte dopo una stagione un po' in sordina rispetto agli anni passati quando la Robursport conquistava scudetti, Supercoppe italiane, Coppe Cev, Coppa Italia e difendeva i colori italiani alle Final Four di Champions League. Quest'anno le Colibrì saranno impegnate solo su un fronte, quello del campionato e nella prima giornata di campionato, la Robursport neo-abbinata KGS affronta al PalaPanini di Modena le padrone di casa dell’Assicuratrice Milanese, formazione tra le più quotate nella lotta per lo scudetto, 2012/2013.

Il primo set si apre con un certo equilibrio. Le due squadre arrivano infatti al primo time out tecnico distanziate di soli due punti. Ma subito dopo la sosta tecnica, Modena fa valere la sua potenza a rete e allunga fino al 10-6. Pesaro cerca di reagire, ma gli attacchi delle padrone di casa sono più incisivi (16-11). Ultimo sussulto quando le Colibrì si riportano a -3. Ma è troppo tardi. Le modenesi chiudono il primo set sul punteggio di 25 a 20.

La seconda frazione di gara si svolge sulla falsariga della prima, ma questa volta le ragazze di coach Cuello riescono subito a prendere il largo portandosi subito sul 12 a 6. Il distacco rimane immutato e Modena non fa altro che amministrarlo fino a chiudere sul 25 a 20.

Pesaro reagisce subito e il terzo set si apre a suo vantaggio (7 a 9), distacco che si incrementa al secondo time out tecnico con le Colibrì avanti per 13 a 16. Modena prova a rialzarsi ma le pesaresi questa volta sono molto attente sia a muro che in copertura. La Robur fa sua questa terza frazione (21-25) e accorcia le distanze.

Conquistando il terzo set, Pesaro sembra aver ritrovato fiducia e gioco e cos' si porta subito sul 6 a 8. Modena sembra aver subito invece il contraccolpo. Il suo gioco non è più fluido come nelle prime due frazioni e punta troppo su Aguero (che concluderà con 26 punti) rendendo così il loro gioco assai prevedibile e facile da leggere per le ragazze di coach Pistola (11-16). La partita è ufficialmente riaperta quando le pesaresi mettono giù il pallone del 19- 25.

Che si tratti di un campionato estremamente calibrato lo dimostra il fatto che 3 partite su sei si siano decise al tie-break. In questo rush finale, le statistiche sono tutte appannaggio di Pesaro, ma Modena non ci sta a uscire dal suo campo sconfitta e ribatte colpo su colpo (6-6). Sono le bianco-rosse però a rompere per prime l'equilibrio e al cambio campo il tabellone recita 6-8. Il mini-break dà nuova linfa alla squadra di coach Pistola che allunga ancora e chiude in volata sul 11- 15
Per Pesaro si tratta di una vittoria corale che ha messo in risalto tutte le giocatrici ben servite da Signorile che ha saputo trovare una buona intesa anche con Chirichella (10 punti per lei). Per rivedere il match, appuntamento a martedì 23 ottobre alle 21 su Tvrs (canale 111 digitale terrestre). Quanto all’esordio casalingo delle Colibrì con la Rebecchi Nordmeccanica Piacenza, in programma domenica prossima, 28 ottobre, l’orario di inizio è stato anticipato alle 16.

L'articolo originale è pubblicato su ViverePesaro.it del 22/10/2012

giovedì 18 ottobre 2012

Lightness: Christa Harmotto


If it weren't that Chris does not believe in the horoscope, the fact that we chose the town of Campogalliano for this photo shooting would be a real sign of destiny. In fact, the small town next to Modena is better known to be the city of the the scales and balances and the protagonist of this week, Christa Harmotto, the middle blocker of the Universal Volley Modena, was precisely born under the sign of libra. But as said before, Christa does not participate in those things and, after our chat, I realize that she shares little with the characteristics of this sign. In fact, first of all Christa someone who does not always “weight” things before acting. On the contrary, on the court she sometimes plays reactive instead of proactive: “inside of me I have such a great energy that sometimes I cannot control. I find it difficult to sit down without doing anything. Sure I can, but I'd rather go outside and be active. This happens to me both on and off court but during a match this feeling is even more intense. Sometimes this attitude brings me to be too impulsive: often I need to take a step back in order to have an overall picture of the situation as I often jump to the action. It is a a part on me and I am working on harnessing my energy. Lets say that it s a work in progress”. Watching her playing, this description fits her perfectly: Christa, in fact, is one of those players who on court likes talking, joking and smiling: “I am a very talkative person: I believe that communicating with your own teammates is essential to build a strong group and at the same time it helps me to relax. I like joking and in particular smiling as I think that it helps in creating a good attitude in the team. Sure, concentration is important but you should never forget that ultimately this is a game and you also need to have fun and enjoy what you are doing”. An attitude that belongs to Chris not only on court but especially on her daily life: “there are many similarities between my being on and off court. Volleyball is a sort of mirror-glass of myself and that is the reason why it is the the sport that suits me the best: when I am on court I am myself and so I can give the best of me”.

And last season, the American middle blocker clearly demonstrated that she finds herself at ease on court: in 20 matches she scored 274 points with 83 blocks, ranking 2
nd among the best middle blockers of the Italian league: “I cannot deny it, I like hitting and blocking” she says amused. The career of this Pennsylvania born girl started when she was 13 years old through an unexpected “recruitment”. With a father who was a former basketball player, Christa has started playing basketball but on 7th grade her physical education teacher shifted her ground: “everything started at school. My physical education teacher was also the college coach for women and so she initiated us to volleyball. During one of her classes, she once told me that I was good enough to start playing in a team. She kinda recruited me there at a school although I was already playing basketball. So I started with another 5 friends from my basketball team and immediately fell in love with this sport and although I kept playing basket for another two years, I eventually decided to play volleyball in college. The event that influence my choice the most was a game I played in front of the whole school at Junior High: playing in front of so may people gave me a lot of energy and made me enjoy the sport even more”. The rest is history. After that unusual school recruitment, Chris' career simply took off at the Hopewell High School in Aliquippa – when she set the record of 183 blocks in a season – and then literally exploded at Penn State University when Christa led her team to win two NCAA championships - in 2007 and 2008 – and won herself several prizes as the best player of the league.

Soon after she was selected to the national team, but the path that eventually would have lead her to fulfill her Olympics dream had to pass firstly though China: “
It was a great opportunity for me that helped me to grow. According to the NCAA rules, when you are a college player you can't play professionally and earn money. So after college years, players have to move away from US and find their way in the professional world abroad. At the beginning it s difficult though, as nobody knows you excepts in the States: that is the reason why I accepted the offer from China together with Nicole Davids. Her presence was fundamental for me as it was my first year abroad and China is very different from US. During this year I learned a lot as Chinese play a very fast-paced volleyball and so, as a middle blocker, I had to move quicker and be more reactive to block. Moreover Jenny Lang Ping is a wonderful coach: I was young in my professional career and it was important to have a good coach that followed me as she did. This experience was crucial for my comeback to the national team later that season as playing against many national Chinese players allowed me to prepare at best for joying the national team later that season and than play against Asian teams”.

Since her debut in 2009 , Chris finally took part to the Olympic games in London this year: “
although I had won two NCAA titles and many prices before, the Olympic Games are so far my sweetest memory. Taking part to such an important event and wearing the uniform of your country is a blessing. When I was selected for the Olympic team I realized that when you are wearing that uniform you are representing something bigger than yourself, not only your country, but also your family, your friend and all those who guided you along the path that brought you there and this cannot be described in other terms than a true blessing. I have never felt it as a burden or a weigh to wear, but as something light and shiny. Furthermore, my favorite sportive memory relates precisely to the Olympics games. Serving has always created me a lot of problems and worries. So you can imagine what I was feeling when on the first game of the fist match against Korea I went to serve. As I walked toward the line and turned to watch over the net, I felt that I was in the place I was supposed and deserved to be and I was very calm and relaxed. It was a phenomenal experience to go through and I am still trying to completely assimilate it”.
With this new consciousness and confidence Christa says she is ready and willing to start this new season in Italy, her third in Modena: “this year we have a team who can win something; obviously we have to see, but in the squad there are both young talents and very experienced players who walked on important stages and this puts us in the position to do well. Furthermore, the Italian league is extremely unpredictable: in the last four years there has not been the predominance of only one or two teams, but each team can lose to anyone and so players have to give their best every Sunday. I thinks this is fundamental as, a player, you are given a lot of motivation. I believe that this is why a lot of American players are coming to Italy or decide to stay for more than one season here. Moreover, the fact that some athletes decided to stay in Italy and play in this league for 6 or 7 seasons is a proof that the Italian championship is still a good one. If during my college years someone would ask me where I wanted to play professionally, my answer would have been “Italy”. I had heard so many good things about the Italian league by Berg, Sykora, Wilson, all players who had played in Italy for several years and stayed well; so I have always though that I wouldn't never find a better place to stay than here! Sure, you can go to other place where contracts are higher like Russia or China, but I think there is no other place better to live in rather than Italy”.
And while the championship is about to start, Christa will pass the Fall and celebrate her birthday in our country for the first time: “in the last two seasons I had never had the chance to pass the Autumn here. Without any doubt it is my favorite season. One reason, of course, it is because in October I celebrate my birthday; but also because I love the colors of the leaves: everything is so beautiful! In Pennsylvania during the Fall, the woods become red, yellow and orange and I enjoy watching the leaves changing color and the summer moving into Autumn”. So, how is our protagonist going to celebrate her first Italian birthday? “I believe that some of my teammates are organizing something. The only thing I wish I had as a present is a ice-cream cake like the one I used to eat in the US. I don't know if you have it here in Italy as well. I have great memories of my past birthdays, especially of those I had when I was still a kid. I used to go with my family to a place called Chuck E. Cheese, an indoor playground for children. But my favorite remembrance is when in 4th grade I had a birthday party close to Halloween and so my parents decorated the garage with Halloween decorations and all my friends came dressed with costumes. I had a lot of fun!”. Although there are still three days until her birthday, Christa already knows what wish she will make while blowing the candles on her cake: “for my team I will ask to reach the Champion League by winning either the Coppa Italia or the championship. As far for myself instead....eventually to find the right man!”. At heart, those who are born under the sign of libra are chronicle romantics, and at least in this element, Christa perfectly fits in this sign. 

The original article with more pictures is published on October 2012 issue of Pallavoliamo.it

Stacy Sykora: I'm coming clean


Often, life has in store unexpected moments and events that change you forever, that deeply hit you and influence your decisions; events either big or small that can mark your soul and your life indelibly. This is, at least, what happened to Stacy Sykora. When that terrible accident happened, Stacy was on a bus with her teammates of the Vôlei Futuro heading to the first match of the Brazilian championship semifinals. There were only 500 meters left to the sport palace, when suddenly the driver lost the control of the vehicle and the bus leaned on a side and left Stacy severely injured. That day her life turned around: “ I don't remember much about, but after the accident everything has changed. At the beginning I was confident that I could be back physically and mentally very soon, but time was passing instead and I was not recovering: I became anxious and I was eager to recuperate and so I was even more worried and blocked. Eventually, little by little, I found a way to calm down, to think about my life and eventually I changed my mentality: now, I want to live my life to the maximum every single day! Once I was worried about silly things as eating or drinking before a training, or about being too tired to give it all on the court. Not anymore now. Volleyball has always been a constant in my life and thus I want to give my best during each training; but off the courts I cannot forget to live: I don't want to waste my time because life has already showed me that everything can happen”.
The accident took place in 2011 and since that day Stacy has totally embraced this philosophy: her enthusiasm in welcoming us, in taking the pictures and her will to tell us everything about herself is a clear demonstration of this attitude: “I don't hide anymore; I finished wearing a mask only because I am a strong player who took part to the Olympic Games. I have both good sides and weakness and as I do not hide myself on court, I don't hide myself in love anymore either: I have a girlfriend and I'm happy with her now; I am sorry if someone has a problem with it and doesn't accept my homosexuality, but I'm happy and this is the most important thing. Before the accident I had other girlfriends, but in the past I tended to hide it: this is the first time I say it openly. I have a girlfriend but that does not prevent me from being a good player or a good person”. And living this new relationship so openly is part of the new life of Stacy: “I have been living far from home since 1998 : I was often alone and I would not call my parents at all. Now finally I have someone to share my life with and every evening I am eager to go back home to stay with her. Now that Shivonn is here with me, I also started calling my parents everyday: simply, I am living my life at full so that if I died today, at least I would have been doing what I like and what makes me happy. I always think that when I die I will be alone and so now I want to take advance from every single moment with the people I love” . An attitude that we could sum with the carpe diem philosophy that is living the present without worrying too much for the future: “I am more focused on the present than in the future now. Sure, I'd love to be back in the national team, but I don't know if that dream may come true again. Now I am here in Urbino and I am happy: we'll see what happens. The only thing I am sure is that I love volleyball. Volley is my life: when I was nearly dead in Brazil, the only thing I could think about was volleyball. It is a constant in my life now and I am sure it will be in my future too! Even though I had to be a ball girl!”
Volleyball is the only element that seems to have survived that terrible accident; a sport that entered in Stacy's life almost by accident on a sunny beach in Texas: “my two elder sisters used to play volleyball: they used to attack and I would defend but they didn't want me to play with them. I remember that once I was on the beach and naturally they didn't let me touch the ball. I was about to serve when a man approached me and taught me to serve the ball underhand! I wish I knew who this man was to tell him thank you: he was him who introduced me into this sport!” That stranger had unwittingly started the career of a player who would be considered the best libero in the world and a model player to be inspired by! But Stacy is grounded and far form being the “star” of the national team: “many of my teammates own a picture with me or my autograph. But I don't want to be considered the best. My greatest quality is precisely staying grounded. I love helping my teammates, but only when and if they are happy to receive my suggestions. For instance, the second libero of the US national team, Tamari, sees me as a model and I am happy to help her as you can see from her eyes that she is eager to learn, not only the technique but also the attitude on court. She esteems me and I am honored as I know that she can give a great contribution to team US”.
Although she does't want to be considered the best libero, Stacy sure was one of the first liberos in the volleyball history when this role was created in 1998. Before, Stacy was a spiker who loved digging and with excellent results: “my coach at that time was Laurie Corbelli, who in 1984 had won a silver medal with the national selection. Once she told me: “Stacy, you are a great spiker and undoubtedly you are going to be in the national team, but I doubt you are going to be an active protagonist of it or that you are going to play the Olympic Games. But there is a new role that could fit you”. I had left track&field and basketball competitions precisely to fulfill my Olympic dream and so I didn't back down. I remember I was starting everything from anew, that there were no clear indications on this role and that I had to learn everything. In those moments I didn't miss hitting much as I had too much to learn to become a libero and to become a good one. I had to thank Laurie if I succeed mastering this role and only thanks to her advice I could eventually wear the uniform of the national selection and be a protagonist in this team. The number 5 I have been wearing is a homage to Laurie as this number used to be hers”. But the Olympic Games for Stacy represent only another trophy to win by trying her hardest: “for me every tournament is important! Actually, the Olympics only take place every four years and last only 14 days: this is a very short lapse of time within one person's life. Personally, I see the Olympics as a path and then, what you do during those four years is what really counts. In those two weeks you have to give your best, but foremost enjoying yourself and absorbing as much as possible from that experience is what really counts. Losing or winning, does it really matter at the end? I hardly remember where I put my Olympic medal, maybe somewhere in some bag. When in 1998 I had the medal in my hands I told myself: “so, have you done all these sacrifices for this?” Now I believe that the path and the moments you live during the Olympics count the most!”
Instead of the medal, wearing the uniform of the national selection is more meaningful: “wearing this uniform is very important to me; I am proud of being American and playing for the USA has a concrete meaning for me: entering the court means playing for my family, for my nephew and when I sing my national anthem I feel like a soldier going to war and ready for anything! I always think” gosh.... I representing all the Americans and I am playing for each of them” . In that moment, on the notes of “Star-Spangled Banner” I think about the people who have died for for the freedom of our country and I always play for them: I feel that all those people are watching me and are next to me. The national team, without any doubt, marks my sense of belonging to this country”. Far away from Texas and United States, Urbino libero seems to have find a second house here in Italy: “I started my career in Italy: I arrived here when I was 20 years only and I have been raised here becoming who I am now. At heart I feel a bit Italian: each season I played in a foreigner country, I would always come back here also for a couple of weeks”.
After the season in Jesi in 2004-2005 and after leaving her mark in Spain, Russia and Brazil, the Teaxas born libero came back to Marche, this time to play in the Montefeltro for the Chateau D'Ax Urbino: “When I was offered an opportunity to play in Marche region I simply had to catch it as I would have met again the staff I had already had in Altamura in 2008, like for instance Laterza, a person I trust and with whom I am sure things gonna be alright. I want to live this season at the height each day without thinking too much about the future: I want to give my best each day in every match and every training. As everyone else, when I play I want to win and this team has all the characteristics to reach great results together with a great sense of unity: none of us play for herself but for the group and this is our best weapon”. Only the championship will tell if the Robur Urbino has got what it takes to climb the ranking this season. But one thing will be always true: the new Stacy Sykora, with her vitality, her will to live intensely and wholly, without masks nor half measures will be able to lead her team in such an important season for the club. At heart, like the same Stacy teaches us, the journey to reach that goal is what really counts in life; and in her company this path will be undoubtedly full of energy!

The originale article with more photos is published on October 2012 issue of Pallavoliamo.it

Cuore di mamma: Giulia Pisani


Cara Giulia,
o dovrei chiamarti “principessa”? Eh, sì, perché tu sei questo per me e non potrei chiamarti in altra maniera. Tra pochi giorni tornerai in campo per questo nuovo campionato e per la seconda volta indosserai la maglia di Busto Arsizio. Sembra ieri quando hai sollevato lo scudetto che ha incoronato la scorsa stagione. Io e tuo padre ti abbiamo seguito al palazzetto con il cuore in gola e non puoi immaginare che gioia abbiamo provato quando è caduto l'ultimo pallone. Quello che mi ha più colpito di quella stagione è stata la grande voglia di crederci e di vincere da parte di tutti e in particolare il lavoro fatto da coach Parisi e da Mariella che hanno saputo guidarvi non solamente da un punto di vista tecnico ma soprattutto da un punto di vista umano e affettivo: siete lontane da casa e a volte basta una parola affettuosa per farvi stare meglio; e coach Parisi e Mariella l’avevano sempre! Quando per esempio entravi dalla panchina e mettevi a terra un punto, non mancavano mai parole di incoraggiamento e di lode e questo ti ha aiutato a crescere e a credere di più nei tuoi mezzi.

A Busto hai trovato una seconda famiglia anche se devo ammettere che all'inizio mi è un po' dispiaciuto perché sapevo che i tempi da passare insieme si sarebbero ridotti tantissimo come poi è effettivamente accaduto: anche le nostre chiacchierate, di solito chilometriche, erano diventate sempre meno frequenti e sempre più “striminzite”. Ma sento che sei cresciuta molto dallo scorso anno e il nostro rapporto si è rafforzato tantissimo: l’anno scorso forse pagavi il fatto di essere in un ambiente nuovo e di uscire con ragazze molto più grandi di te, ma quest'anno ti sento molto più vicino e quindi ci sentiamo molto di più. Poi tu ami chiacchierare al telefono e con me ti apri come un libro: ti ringrazio per darmi tutta questa fiducia e per permettermi di entrare nella tua vita e conoscerti sempre di più: per una mamma è bello capire cosa prova la propria figlia solo sentendo la sua voce, e io riesco sempre a capire come stai da una semplice telefonata. Soprattutto ora che stai per affrontare una stagione fondamentale per la tua crescita: sono sicura che sfrutterai al massimo la possibilità di imparare da due mostri sacri come Arrighetti e Bauer e che potrai migliorare ancora.

In fondo sei una perfezionista e vuoi sempre dare il massimo, non solo nella pallavolo ma anche nella vita. Penso infatti che non ci siano molte atlete che arrivino in palestra prima di tutte le altre solo per prendere delle ripetizioni! Ma in fondo tu l'hai sempre fatto sin dai tempi della scuola. Eh, sì, lo studio è una costante nella tua vita ed è davvero importante per te. Ricordi quando lo “zio” Franco ti portò a Ravenna per uno stage con Bonitta? Tu eri una bimba timida e molto riservata e quindi non sapevamo davvero cosa aspettarci una volta che saremmo arrivati e ti avremmo lasciata per una settimana intera. Gli esami di terza media si stavano avvicinando e quindi ti eri portata dietro i libri per studiare: ricordo che li hai portati addirittura in spiaggia e che la tua maggiore preoccupazione in quei giorni era proprio riuscire a studiare.... il tutto conciliandolo con la tua passione per la pallavolo. È solo grazie alla tua grande forza di volontà e alla tua grande adrenalina se sei riuscita a fare entrambe le cose. Sei una “capatosta” e quando decidi di fare qualcosa dai anima e corpo pur di riuscirci. Quando sei andata al Club Italia finivi gli allenamenti alle 9 e tu fino alle 4 del mattino studiavi pur di essere preparata per la lezione del giorno dopo. Non mi ha sorpreso il fatto che tu sia riuscita a diplomarti con il massimo dei voti. Ricordi come abbiamo festeggiato ? Al Mc Donald della Stazione Termini con tuo padre e tu con in mano il biglietto per Napoli da dove saresti partita con Mencarelli per andare a vincere il mondiale pre juniores!

E tutto questo nonostante le mie “terribili” parole prima della tua partenza per il Club Italia: quando mi hai detto che volevi provare ad unirti alla squadra mi spiegasti che volevi “aprire una nuova porta”; ancora oggi mi dispiace di averti risposto di stare attenta e “che per aprirti una porta non ti si chiudesse invece il portone”. Ho sbagliato, ma tu hai pienamente dimostrato che la tua volontà è talmente forte da poterti guidare in questa tua scelta. Il momento più emozionante è stato sicuramente quando ti hanno premiata come “miglior muro” ai campionati europei Under-16: mi ricordo che in quel momento non capivo più nulla: mi sono messa a piangere e non riuscivo né a fermarmi né a capire il perché…forse l’emozione di vederti con la bandiera in mano al centro del campo, forse... non so, non saprei dire, ma nonostante il terzo posto quel premio è sicuramente il mio ricordo più bello! Certo ci sono stati dei momenti difficili: quando per esempio hai dovuto affrontare la maturità hai avuto bisogno di tutto il mio appoggio: ti trovavi a fare le selezioni per i mondiali e allo stesso tempo stavi studiando per l'esame del liceo. Io e tuo padre ti avevamo iscritta ad una delle migliori scuole di Roma – se non fosse andata nella pallavolo avresti avuto almeno una buona istruzione - ma questa sfortunatamente non aveva delle particolari attenzioni per gli atleti. Non è stato facile per te districarti tra scuola e pallavolo anche perché tu sei molto autocritica e quindi hai sempre qualcosa a cui pensare o da recriminarti.

Per questo ho cercato di starti il più vicino possibile, assieme a tuo padre e tuo nonno. Eh sì, nonno Romano ha sempre avuto un ruolo fondamentale nella tua vita e nella tua carriera. È stato grazie a lui infatti che tu ti sei avvicinata alla pallavolo. In famiglia siamo tutti sportivi ed è per questo che sei cresciuta a “pane e sport”, anche se prima di te nessuno di noi si era dedicato al volley. Figurati che io ho scoperto che ruolo fosse il “libero” solo quando ho assistito ad una partita di pallavolo ai “giochi della gioventù” e ho visto che c'era una giocatrice con la maglia diversa! Ancora mi prendi in giro per questo, am io ero più interessata al nuoto e allo sci; forse è per questo che hai iniziato ad andare in piscina sin da molto piccola. Hi pure provato la ginnastica artistica per un certo periodo, ma quando tuo nonno ti ha portato in un campo da pallavolo, per te è stato amore a prima vista! Un giorno ti ha detto di andare a vedere una palestra dove dei suoi amici giocavano e da lì ti sei tuffata in questo sport. Per questo tra te e il nonno si è creata un' unione speciale: lui era quello che ti portava da un allenamento e l'altro quando giocavi qui in Toscana ed tu lo hai aiutato a riprendersi dalla malattia che lo aveva allontanato dallo sport. Neanche lui si perde mai una partita e pensa.... pur di seguire dal vivo la finale scudetto era in collegamento con noi tramite il cellulare!

Il tuo legame con la tua famiglia e i tuoi cari è sempre stato molto stretto e in alcuni piccoli dettagli si vede che gli affetti che non hai lasciato psicologicamente alle fine non li ha lasciati nemmeno materialmente! Per questo quando ti sei allontanata da casa per la prima volta per me è stata davvero dura: sei partita da qui in terza liceo e inizialmente questa separazione l’ho vissuta male; a casa tutto parlava di te e mi mancava terribilmente quel trambusto che la tua presenza creava con quei cellulari che suonavano costantemente o il tuo disordine...e se devo dirla tutta, guardare anche adesso queste stanze ordinate senza di te mi riempie di tristezza. Ma la consapevolezza di saperti serena mi dà tanto sollievo e per una mamma sapere che la propria figlia è felice è la cosa più importante anche se fosse in capo al mondo. E poi so che a Busto c'è una persona che ti ha accolto come una figlia e che io non potrò mai ringraziare abbastanza! Che dire infine? Non sono una di quelle mamme tifose o troppo critiche: sono una mamma. Punto. Ma voglio che tu sappia che comunque vada, qualunque scelta tu faccia, io non ti chiuderò mai un porta.... ma anzi, te ne aprirò almeno cento!

Ti voglio bene principessa,
con affetto la tua mamma,

Cristina

L'articolo originale è pubblicato sul mese di ottobre di Pallavoliamo.it
Foto di testata di Luigi di Fiore per Pallavoliamo.it


Christa Harmotto: le sfumature dell'autunno


Se non fosse che Chris non crede nell'oroscopo, il fatto che la location scelta da Pallavoliamo per lo shooting fotografico sia Campogalliano sarebbe un vero e proprio segno del destino. Infatti, la piccola cittadina alle porte di Modena è famosa per essere la città della bilancia e la protagonista di questo mese, Christa Harmotto, centrale della Universal Volley Modena, è nata proprio sotto questo segno zodiacale. Ma come anticipato, la giocatrice americana non crede in queste cose e dopo la nostra chiacchierata, mi accorgo come di questo segno abbia davvero poco. In primis, Chris non è tra quelle persone che “pesa” le cose prima di agire. Tutto il contrario: è una ragazza talmente piena di vitalità che qualche volta si trova ad agire d'impeto : “dentro di me ho un'energia che a volte diventa incontrollabile. Non riesco a starmene con le mani in mano e ho bisogno sempre di fare qualcosa. È un atteggiamento che ho sia fuori che dentro il campo, ma durante una partita mi esalto anche di più; qualche volta mi porta persino ad essere davvero molto impulsiva se non irrazionale. Di fronte ad un problema, per esempio, tendo ad agire piuttosto che riflettere e pensare: per questo ho bisogno di fare un passo indietro e valutare bene la situazione. Ma è un aspetto su cui sto lavorando … diciamo che è un po' “work in progress”!”. Vedendola in campo questa descrizione le calza davvero a pennello: Christa è infatti una di quelle giocatrici che in campo si fa sentire, che ama parlare, fare battute, incitare: “durante un match credo che la conversazione con le proprie compagne sia fondamentale per creare unione, e allo stesso tempo mi aiuta a rilassarmi. A me piace fare delle battute, scherzare e soprattutto sorridere: credo che aiuti a creare un'attitudine positiva nel gruppo. Certo, la concentrazione è importante e durante la partita è indispensabile focalizzarsi sui propri compiti, ma non bisogna mai dimenticare che si tratta di un gioco e che è importante anche divertirsi in quello che si fa”. Un atteggiamento che accompagna Chris non solo in campo ma anche e soprattutto nella vita di ogni giorno: “ci sono molte analogie nella maniera in cui sono fuori e dentro il campo. La pallavolo è come uno specchio del mio essere ed è per questo che è lo sport che più mi si addice: quando sono in campo sono me stessa e quindi posso dare il meglio di me”.

E che la centrale americana si trovi davvero bene a rete lo ha dimostrato appieno la scorsa stagione quando in 20 partite giocate ha messo a segno 274 punti con 83 muri: “
non lo nascondo, mi piace schiacciare e soprattutto attaccare”. La carriera pallavolistica di questa ragazza della Pennsylvania è iniziata a 13 anni in una maniera alquanto inaspettata. Con un padre cestista infatti, anche Christa si era avvicinata inizialmente a questo sport ma una professoressa di ginnastica ha cambiato le carte in tavola: “tutto è iniziato l'ultimo anno di scuole medie. La mia insegnante di educazione fisica era anche l'allenatrice della squadra di pallavolo del college della mia città e quindi spesso durante la sua ora giocavamo a volley. Il mio sport allora era la pallacanestro, ma la prof insistette così tanto che alla fine convinse me e altre quattro compagne – anche loro cestiste – ad unirsi alla squadra di pallavolo. È stato amore a priva vista e anche se per un certo periodo mi sono riavvicinata alla pallacanestro, alla fine ho scelto la pallavolo per la mia carriera universitaria. C'è stata una partita in particolare che ha sancito il mio legame con questo sport ed è stata quella che ho giocato davanti a tutta l'intera scuola alle superiori: essere in campo davanti a così tante persone mi ha dato un'energia grandissima e mi ha fatto innamorare ancora di più del volley”. Da quel “reclutamento” scolastico la carriera di Christa è semplicemente decollata prima alla Hopewell High School di Aliquippa - con la cui maglia ha messo a segno ben 183 muri in una sola stagione – per poi letteralmente esplodere alla Penn State University con la quale nel 2007 e 2008 ha vinto il torneo NCAA e che le è valso svariati premi come miglior giocatrice. La convocazione nella nazionale seniores non ha tardato ad arrivare ma il percorso che l'avrebbe poi portata ad incoronare il sogno olimpico ha portato la centrale della Penn State ad affrontare un lungo viaggio fino in Cina: “ è stata una grande opportunità che mi ha permesso di crescere tantissimo. La NCAA – l'ente che controlla lo sport collegiale americano – non permette ai propri atleti di essere professionisti. Una volta finito il college, inoltre, si è costretti ad allontanarsi dagli Stati Uniti dato che non esiste una lega pro. Il problema maggiore è che all'estero ti conoscono in pochi e quindi ti devi fare strada da sola: per questo ho accettato di passare una stagione in Cina assieme alla mia compagna di nazionale Nicole Davis. La sua presenza è stata davvero importante per me in quanto si trattava del mio primo anno lontano da casa e la Cina è davvero molto diversa dagli Stati Uniti. Ma è stato un anno davvero importante per la mia carriera. La pallavolo è molto più veloce rispetto agli standard americani ed europei e quindi come centrale ho dovuto imparare ad essere rapida per coprire a muro. Inoltre, Jenny Lang Ping è una allenatrice formidabile dalla quale ho imparato davvero tanto: io ero davvero agli inizi della mia carriera e quindi aver avuto a fianco una persona che sapesse darmi i giusti consigli è stato fondamentale per la mia crescita. L'anno in Cina mi ha preparato per ritornare in nazionale ed essere ancora più forte. Infatti, l'aver giocato nel campionato asiatico mi ha permesso di affrontare al meglio le partite contro queste squadre”.
Dal suo debutto nel 2009 Chris arriva a partecipare alle Olimpiadi di Londra nel 2012: “anche se ho vinto due titola NCAA e tanti premi il ricordo più bello è sicuramente legato ai Giochi Olimpici. Il partecipare ad un evento di questa portata indossando la maglia della propria nazione è una benedizione. Non l'ho mai vissuto come un peso o un motivo di pressione; anzi, l'ho sempre vissuto come qualcosa di leggero ed esaltante. In fondo, stai rappresentando qualcosa più grande di te, non solo la tua nazione ma anche tutte le persone che ti sono state vicine in questo percorso, come la tua famiglia e i tuoi amici. Alle Olimpiadi è inoltre legato il ricordo più bello che ho della mia carriera. La battuta è stata sempre un po' il mio tallone d'Achille; quando è stato il mio turno nel primo game della partita di debutto contro la Korea avevo paura di non riuscirci. Ricordo di essermi avviata verso la linea di fondo-campo con questo timore, ma nel momento in cui mi sono voltata e ho guardato al di là della rete ho capito di meritarmi di essere lì in quel momento e di indossare quella maglia. All'improvviso la paura è scomparsa. Una sensazione indescrivibile che ancora oggi sto cercando di assimilare in pieno”.
Nonostante il sogno dell'oro olimpico si sia infranto proprio in finale contro il Brasile, l'atleta statunitense si dice più motivata che mai nell'iniziare questa nuova stagione in Italia, la terza per lei a Modena: “quest'anno la nostra squadra ha tutte le carte in regola per vincere. Naturalmente sarà poi il campo a parlare ma il nostro mix di nuovi talenti e giocatrici esperte che hanno già calcato scenari importanti ci dà tutti i presupposti per fare bene. E poi il campionato italiano è davvero imprevedibile. Da quattro anni a questa parte non ci sono squadre imbattibili e questo costringe a noi atlete a dare il massimo ogni domenica: si può perdere da qualsiasi squadra e questo rende il tutto molto più entusiasmante e fonte di motivazione. Questo è anche uno dei motivi principali per i quali molte giocatrici americane scelgono di giocare in squadre italiane e spesso di rimanerci anche per più stagioni a dimostrazione del fatto che il campionato italiano è ancora di grande qualità. Se al college qualcuno mi chiedeva dove avrei voluto giocare una volta finito i miei studi, non avevo alcun dubbio nel rispondere “in Italia”. Senza contare che qui nel vostro paese si sta davvero bene e che sia uno dei luoghi più belli al mondo”.
E mentre il campionato sta per iniziare, Christa si avvia a passare il primo autunno qui a Modena e a festeggiare il suo primo compleanno nel nostro paese: “nelle due stagioni passate non mi era capitato di essere qui in Italia per l'autunno. Senza alcun dubbio è la mia stagione preferita. Innanzi tutto perché in ottobre festeggio il mio compleanno; inoltre amo i colori delle foglie sui rami: in Pennsylvania, in questo periodo dell'anno i boschi si dipingono di giallo, rosso e arancione e mi piace ammirare questo passaggio dall'estate all'autunno”. Come festeggerà allora il suo primo compleanno italiano la protagonista del nostro calendario? “Penso che le mie compagne di squadra stiano organizzando qualcosa. L'unica cosa che vorrei è la torta gelato che io amo tanto. Non so se qui in Italia la troverò! Ho dei ricordi molto belli dei miei compleanni passati, soprattutto di quando ero piccola. Solitamente festeggiavo con amici e parenti in un posto chiamato Chuck E. Cheese, un centro di divertimenti per bambini molto famoso negli States fino a qualche anno fa. Ma il mio ricordo più bello è quello di un compleanno che ho festeggiato a 9 anni proprio a ridosso di Halloween: i miei genitori avevano decorato il garage e avevo invitato molti amici. Ognuno di noi era mascherato da qualcosa ed è stato uno dei compleanni più divertenti!”. Mancano ancora 3 giorni al 12 ottobre, ma Christa sembra già sicura di cosa esprimere quando spegnerà le candeline: “per la mia squadra vorrei vincere il campionato o la Coppa Italia per poterci qualificare alla Champion League. Per quanto riguarda me invece...vorrei che finalmente arrivasse l'uomo dei miei sogni!” In fondo in fondo, i nati sotto il segno della bilancia sono dei romanticoni, e in questo Christa si rispecchia davvero!  

L'articolo originale è pubblicato sul numero di ottobre 2012 di Pallavoliamo.it

Stacy Sykora: Apertamente


Nella vita di ciascuno ci sono dei momenti, degli eventi che ci cambiano per sempre, che ci colpiscono nel profondo e che influiscono sulle nostre decisioni; eventi piccoli o grandi, poco importa, ma che segnano in maniera indelebile il nostro animo e la maniera di affrontare la vita. E così è stato per Stacy Sykora. In un pomeriggio di aprile, l'atleta stava raggiungendo Osasco in autobus con la sua squadra – la Vôlei Futuro – quando a soli 500 metri dalla destinazione, il mezzo si è rovesciato su un lato lasciando Stacy quasi in fin di vita. Da quel giorno la vita di Stacy Sykora ha preso un percorso del tutto nuovo: “non mi ricordo molto, ma dopo l'incidente tutto è cambiato. All'inizio pensavo che sarei tornata in forma subito dopo ma invece il tempo passava e io non riuscivo a ritrovare il mio stato fisico e mentale: ero ansiosa, avevo fretta di rimettermi in sesto e questo mi rendeva ancora più agitata e bloccata. Con il passare del tempo, finalmente però ho trovato il modo di calmarmi, di pensare alla mia vita e ho cambiato mentalità: adesso voglio vivere il 100% ogni giorno! Prima mi preoccupavo di cose come il non avere mangiato o bevuto prima dell'allenamento, di essere troppo stanca per andare in palestra... ora non più. La pallavolo è rimasta sempre il fulcro della mia giornata e della mia vita e quindi voglio dare il 100% durante l'allenamento ma fuori dal campo non posso dimenticarmi di vivere: non voglio pendere tempo perché la vita mi ha dimostrato che non si sa mai quello che ti può accadere”.

Correva l'anno 2011 e dal quel giorno Stacy sembra aver abbracciato questa filosofia di vita appieno: lo dimostra l'entusiasmo con cui ci accoglie il giorno dell'intervista e con il quale commenta le foto appena scattate, la sua voglia di raccontarsi e di aprirsi davanti al nostro microfono: “
Ora non mi nascondo più; ho finito di indossare maschere solo perché sono una giocatrice forte che ha giocato le Olimpiadi. Ho i miei pregi e le mie debolezze e così come non mi nascondo più in campo non lo faccio più nemmeno nell'amore: ho una ragazza, e con lei sto davvero bene; mi dispiace se qualcuno può storcere il naso e non accettare la mia omosessualità, ma io sto bene con lei ed è questo l'importante. Prima dell'incidente era già successo di avere delle fidanzate, ma un tempo tendevo a nasconderlo: questa è la prima volta che lo ammetto così apertamente. Ho una fidanzata, ma ciò non vuol dire che non posso essere anche una giocatrice forte e una buona persona!” . E anche il vivere questo nuovo amore fa parte della nuova vita di Stacy: “dal '98 sono stata lontana da casa sempre da sola e senza mai condividere la mia vita con nessuno. Non chiamavo mai nemmeno i miei genitori se non una volta all'anno. Ora per la prima volta ho una persona accanto nella mia quotidianità e tutte le sere non vedo l'ora di tornare a casa dagli allenamenti per stare con lei. Adesso che ho qui con me Shivonn, sto chiamando persino i miei ogni giorno: sto semplicemente vivendo la vita perché se morissi domani almeno ora sto facendo ciò che mi rende felice. Penso sempre che quando morirò sarò sola e allora voglio sfruttare al massimo ogni momento della mia vita con le persone che mi stanno più a cuore e facendo le cose che mi piacciono di più”. Un carpe diem che fa sì che il nuovo libero di Urbino viva al massimo il presente senza guardare troppo il futuro: “non penso molto al futuro adesso, ma sono molto concentrata sul mio presente. Certo, mi piacerebbe tornare a giocare in nazionale, ma non so se riuscirò a farcela. Ora sto giocando qui ad Urbino e sono contenta: vediamo cosa riusciremo a fare. L'unica cosa di cui sono sicura è che amo la pallavolo. È la mia vita: quando ero quasi morta in Brasile, l'unica cosa a cui riuscivo a pensare era che volevo giocare a pallavolo. È una costante nella mia vita e quindi penso che ne farà parte anche nel futuro! A costo di dover fare il raccattapalle!”.

La pallavolo. L'unica costante che sembra no essere stata stravolta da quel terribile incidente. Uno sport a cui Stacy si è avvicinata quasi per caso, un pomeriggio su una spiaggia assolata del Texas: “le mie due sorelle maggiori giocavano già: loro attaccavano e io difendevo ma non mi volevano mai far giocare con loro. Mi ricordo che un giorno ero in spiaggia e naturalmente le mie sorelle non mi lasciavano fare niente. Ero in battuta e loro mi dicevano di andare via; allora un signore mi si avvicinò e mi insegnò a battere la palla da sotto! Ancora adesso vorrei sapere chi è per ringraziarlo: è stato lui ad iniziarmi a questo gioco!” L'ignaro signore ha così dato inizio alla carriera di una giocatrice che è considerata da molti come il prototipo del libero, un modello a cui ispirarsi non solo per quel ruolo ma come giocatrice in assoluto! Ma Stacy è bel lontano dall'essere la “stella” della nazionale: “tante delle mie compagne di squadra hanno una mia foto autografata o uno scatto che ritrae loro da piccole con me. Ma non voglio che nessuno pensi che io mi credo la più brava. Il mio più grande pregio penso che sia proprio l'umiltà. Mi piace aiutare le mie compagne ma solo se loro vogliono e sono contente di ricevere il mio insegnamento. Per esempio, Tamari, il secondo libero della nazionale mi guarda come un modello e io sono contenta di aiutarla perché si vede che vuole imparare; e non parlo solo della tecnica ma anche del modo in cui stare in campo. Lei mi stima e io ne sono onorata anche perché so che lei può davvero fare bene e aiutare la squadra”.

In fondo è stata lei una delle prime atlete a ricoprire questo ruolo introdotto solo nel 1998. Stacy era una schiacciatrice a cui piaceva però molto ricevere e con ottimi risultati: “La mia allenatrice all'epoca era Laurie Corbelli, argento nell'84 con la nazionale americana. Un giorno mi disse: “Stacy, come posto 4 arriverai di sicuro in nazionale ma dubito che troverai il giusto spazio o che arriverai a giocarti un'olimpiade. Però c'è un nuovo ruolo penso che tu possa provare” Io, che avevo preferito la pallavolo all'atletica e alla pallacanestro proprio per raggiungere il sogno olimpico, non mi sono tirata indietro. Mi ricordo che partivo proprio dal nulla, che non c'erano delle indicazioni vere e proprie su questo ruolo e che dovevo imparare tutto. In quei momenti però non avevo nostalgia dell'attacco perché c'era tropo da imparare e io volevo essere il libero più forte del mondo. È stato grazie a Laurie quindi che è iniziata la mia carriera ed è grazie al suo consiglio che ho potuto indossare la maglia della nazionale e, da protagonista, giocare le Olimpiadi. Per ringraziarla, ho voluto indossare il numero 5 proprio perché lei da giocatrice aveva quel numero di maglia”. Ma le Olimpiadi, seppure siano l'evento più atteso da ogni atleta, per Stacy rappresentano solo un altro torneo da vincere e nel quale dare il meglio: “ per me ogni competizione è importante! Le Olimpiadi in fondo sono solo 14 giorni ogni quattro anni, un tempo minimo nella vita di una persona. Per me sono un viaggio, un percorso e quindi per me conta di più quello che uno fa ogni giorno per quattro anni per arrivare a quell'appuntamento. In quelle due settimane devi dare il tutto per tutto, ma soprattutto devi divertirti e assorbire tutto il possibile da quell'esperienza. Se vinci o perdi, cosa importa? La mia medaglia non so nemmeno dove sia, in una borsa da qualche parte....quando nel '98 l'ho avuta tra le mani mi sono detta: “e io ho fatto tutti questi sacrifici per questa?” Adesso credo che sia molto più importante ciò che si vive in quei giorni e tutto il percorso che si è fatto per arrivarci”.

Molto più importante e significativo è indossare la maglia della nazionale: “
è chiaro che è molto importante per me vestire questa maglia; sono orgogliosa di essere americana pur rispettando tutti i Paesi. Ma giocare per gli USA ha un significato molto concreto per me: scendere in campo per il mio paese significa giocare per la mia famiglia, per mia nipote, e quando canto l'inno davanti alla mia bandiera mi sento come i soldati che vanno in guerra... pronta a tutto! Penso sempre “mamma mia.... io sto giocando per tutti gli americani”. In quel momento, sulle note di “Star-Spangled Banner” penso alle persone che non ci sono più, alle persone che hanno perso la vita per il nostro Paese, per la sua libertà, e io gioco sempre per loro: penso che tutte queste persone siano vicine a me mentre sono in campo e che mi stiano guardando. La nazionale, senza alcun dubbio, accentua questo spirito di appartenenza”. Lontano dal Texas e dagli Stati Uniti, il libero di Urbino sembra però aver trovato nell'Italia una seconda casa: “ho iniziato la mia carriera qui: in fondo sono arrivata in Italia a soli 20 anni e sono cresciuta come Stacy Sykora proprio qui nel vostro paese. Posso dire do sentirmi un po' italiana: in passato, ogni anno che giocavo fuori, non importava dove, tornavo sempre qui almeno per una settimana”. 

Dopo l'esperienza a Jesi nella stagione 2004-2005 e dopo aver lasciato il segno in Spagna, Russia e Brasile, il libero texano è tornato nelle Marche, questa volta in terra feltresca. “Quando mi si è aperta la possibilità di tornare nelle Marche, dove avevo già giocato, l'ho colta al volo. La scelta di Urbino è stata dettata soprattutto dal fatto che conoscevo già parte dello staff che mi aveva accolto ad Altamura nel 2008, come Laterza, una persona di cui mi fido e con la quale sono sicura che le cose andranno bene. Questa stagione la voglio vivere al massimo ogni giorno senza guardare troppo al futuro: cerco di dare ogni giorno il 100% , ad ogni allenamento e ad ogni partita. Come tutti, quando gioco voglio vincere e questa squadra ha tutte le carte in regola e la giusta compattezza per raggiungere grandi risultati: nessuna di noi gioca per se stessa ma per la squadra e questa è la nostra arma migliore”. Se la Chateau D'Ax avrà le carte in regola per scalare la classifica e lasciare il segno in questa stagione, sarà il campo a dirlo. Ma su una cosa siamo sicuri: la nuova Stacy Sykora con la sua voglia di vivere, e di farlo intensamente, senza mezze misure e senza maschere, saprà guidare le sue compagne in questa stagione così cruciale. In fondo, come insegna Stacy. non è il risultato quello che conta, ma il viaggio fatto per arrivarci; e in sua compagnia, questo viaggio sarà sicuramente pieno di energia!

L'articolo originale è pubblicato sul numero di ottobre 2012 di Pallavoliamo.it



lunedì 15 ottobre 2012

Volley: la Unendo Yamamay cala il poker e si aggiudica la Supercoppa



immagineMONTICHIARI: Con il punteggio di 3 a 2 la Unendo Yamamay Busto Arsizio si aggiudica la Supercoppa italiana contro la Asystel Mc-Carnaghi Villa Cortese: MVP Caterina Bosetti che da sola però non basta a fermare la potenza bustocca.La Yamamay Busto Arsizio riprende da dove aveva lasciato la scorsa stagione, ovvero vincendo un altro trofeo: un vero e proprio poker dopo il triplete della scorsa stagione (scudetto, Coppa Italia e Cev). Cambiano lo sponsor (quest'anno Unendo e Yamamay si condividono le maglie rosse) e alcune delle protagoniste (Havelkova e Havickova hanno lasciato posto a Kozuch and Faucette) ma il risultato è lo stesso.

Busto Arsizio si aggiudica anche questo match e nuovamente contro la rivale dell'epica finale scudetto della scorsa stagione, una Villa Cortese molto rinnovata e che per alcuni ampi tratti di partita sembra riuscire a dominare le farfalle. Neppure la fusione con la Asystel Novara e l'inserimento di giocatrici di grande calibro come Bauer e Veljkovic riesce però nell'impresa.

Pesanti assenze dall'una e dall'altra parte con Lloyd e Cardullo ancora ferme per infortunio. Al loro posto, rispettivamente Caracuta in regia per Busto Arsizio e Viagnò che si sacrifica in difesa.

Le due sqaudre partono a ritmo serrato e rispondono colpo su colpo da un lato e l'altro della rete: l'equilibrio si rompe proprio dopo il primo time out tecnico, con Busto che perde lucidità in prima linea e lascia scappare Villa (13-16). Le cortesine dettano il ritmo a muro e tracciano il solco decisivo che permette loro di chiudere il primo parziale per 20 a 25.

E' allora Bauer a prendersi la sua squadra sulle spalle ed aprire il secondo parziale tutto a favore delle campionesse d'Italia (8-3). Villa Cortese cerca la reazione con i primi tempi di Garzaro , Veljkovic (9-6) e con Bosetti (15-11), ma il gioco bianco-rosso ha trovato finalmente il suo equilibrio e le farfalle tengono facilemente l'avversario a distanza. Chiude  Brinker siglando il 25-21.

La mossa di Caprara di inserire Garzaro e Rondon per Folie e Mojica si rivela giusta e le cortesine si fanno avanti (4-8). Ma le farfalle non si danno per vinta e riagganciano le avversarie a quota 16 con un ace di Marcon. Il muro di Villa Cortese continua ad essere decisivo: Bosetti chiude la strada a Kozuch per il 20-24 e un errore bustocco al servizio consegna il terzo set a Villa Cortese (21-25).

Caprara cambia ancora in avvio di set inserendo Malagurski per una spenta Barun. Villa prende subito un break di vantaggio ma Brinker riavvicina Busto (10-11).  Marcon firma il sorpasso con un pallonetto millimetrico e dopo il secondo time out tecnico Busto mantiene saldo il vantaggio e guadagna il tie-break (25-21). Busto va subito in fuga trascinata soprattutto da Arrighetti (1-5). Si cambia campo sull' 8-2. L'ingresso di Folie scuote le biancoblù (10-5) e Villa si riporta pericolosamente vicino (12-10). Per le farfalle ci pensa Kozuch a dare la spinta finale; chiude poi Arrighetti (15-12) che regala la Supercoppa alla Yamamay Busto Arsizio.

L'articolo originale è pubblicato su Vivere Italia del 15/10/2012