martedì 20 marzo 2012

Il poeta biancorosso: la poesia del volley

SULLE ALI DELLA POESIA

Ognuno ha la sua maniera di manifestare la sua passione verso lo sport che ama: c'è chi canta a squarciagola i cori per la squadra del cuore, chi crea una pagina dedicata alla sua giocatrice preferita, chi organizza un gruppo di “boys” pronto a tutto pur di seguire la sua eroina...e chi, infine, decide di esprimere questo amore attraverso la poesia. È questo il caso di Matteo Bontà, ventitreenne di Pesaro, meglio conosciuto tra i Balusch come il “Poeta Biancorosso” e che ormai da quattro anni compone versi per le giocatrici di casa: “in realtà ho iniziato a scrivere nel 2003 seguendo la Scavolini, ma all'epoca le poesie le scrivevo solo per me. Poi, ispirato anche dalle bellissime vittorie degli anni successivi, ho deciso di fare un passo in avanti e ho iniziato a consegnare le mie composizioni alle giocatrici: ho visto che piacevano e quindi con la spinta di mio padre ho continuato”.

Una passione, quella della pallavolo, nata un po' per caso quando un suo professore l'ha letteralmente obbligato ad assistere ad una partita di volley: “In realtà non volevo saperne della pallavolo femminile: io ero tutto basket e calcio. Diciamo che mi ci ha portato di peso a vedere una partita della Scavolini, ma dal momento in cui ho messo piede nel palazzetto di Montecchio, la mia passione verso questo sport è diventata ogni giorno più forte. Grazie alla pallavolo ho provato tante emozioni e ho conosciuto tante persone appassionate come. Mi ha dato tanto da questo punto di vista”. La prima poesia, Matteo l'ha scritta per il suo idolo: Francesca Ferretti. “Da tempo di scrivere una poesia al mio idolo avevo pensato e, finalmente, il mio sogno si è realizzato/ Per tutta la Scavo mi piace tifare, ma per Francy Ferretti in particolare”, recitano i primi versi della composizione che il Poeta ha consegnato nelle mani della palleggiatrice di Pesaro: “la sua reazione iniziale è stata di stupore perché non se l'aspettava neppure lei, ma poi ho capito che il mio gesto le era piaciuto e da lì non mi sono più fermato”.

Ma dove trova ispirazione per le sue composizioni? “Traggo spunto dalla partite o cerco delle informazioni su internet. Certamente le grandi vittorie di Pesaro nelle ultime stagioni mi sono state di grande aspirazione: diciamo che quest'anno la crisi in casa biancorossa ha asciugato un po' la mia vena creativa...ma si stanno rifacendo! Se devo scrivere di una giocatrice in particolare, in partita studio anche come gioca e partendo da ciò riesco a comporre queste rime: non so di preciso come ci riesca...i versi mi nascono spontanei”. Tra le tante “battaglie” di gioco che hanno ispirato il Poeta ce n'è una che ha “infiammato” il suo cuore: la serie delle finali scudetto del 2010 che hanno visto la Scavolini Pesaro trionfare su Villa Cortese: “quelle finali sono state una vera e propria battaglia; dopo aver visto le prime gare finte tutte 3 a 2 e con tutti i set molto tirati, non mi aspettavo potesse finire così rapidamente con un 3 a 0. Ed è proprio questo che mi ha dato l'idea per questa poesia: “Cinque set sono serviti, ma alla fine a battere Villa per la prima volta siamo riusciti/ E’ stato un incontro spettacolare, che tante emozioni ci ha saputo riservare/ Un tira e molla da batticuore, finito dopo più di due ore/ Alla fine, però, il campo ha emesso il proprio verdetto: è nostro il primo punto scudetto/ […] La “battaglia”, però era solo all’inizio: molto lontano, infatti pareva il “ giorno del giudizio” / Milano, anche in gara 2 filo da torcere ci ha dato ma, fortunatamente, il risultato sempre lo stesso è stato [...] In effetti, anche al pala Lido l’incitamento dei tifosi biancorossi non è mai mancato, e le colibrì ci hanno ringraziato, regalandoci un 3-0 davvero inaspettato/ Ed ora gli scudetti sono tre: chissà se, come recita un famoso proverbio, il quarto verrà da sé?”.

Il quarto scudetto non è poi arrivato anche a causa di un “abbandono” che i Balusch difficilmente dimenticheranno “avevo scritto qualcosa alla Hooker ma...è andata via” - racconta ridendo Matteo - “ quella era una poesia a suo favore...anche se adesso non so se gliela darei”. Ma se la questione D.D. Hooker è ancora un tasto dolente da ricordare, per il Poeta, come per i Balusch, c'è una giocatrice che occuperà sempre un posto importante nei cuori biancorossi: Carolina Costagrande: “Quando Pesaro ha lasciato, anche un pezzo del nostro cuore con lei se n’è andato/ Eh sì dobbiamo dire, che ci manca da morire/ Su Facebook un gruppo avevamo fondato, che “Carolina Pesaro è pazza di te” era denominato/ Ma purtroppo, per convincerla a rimanere, non è bastato/ Ciò che dunque possiamo fare, è ricordare, col sorriso, i bellissimi momenti che, insieme, abbiamo condiviso: / scudetti, supercoppe, coppa nazionale, arrivati al termine di una cavalcata eccezionale / Nei momenti difficili la squadra sulle spalle si caricava e tanti palloni a terra buttava/ Tutti vedevano in lei un punto di riferimento che ti indicava la giusta via, grazie alla sua allegria”.

Ma le poesie non sono solo per le ragazze di Pesaro; Matteo infatti ha dedicato le sue rime anche a giocatrici di altre squadre, in particolare a Marta Bechis: “La poesia più importante è quella che ho scritto a Marta. Era nel 2009 e lei giocava ad Urbino: l'avevo conosciuta e mi aveva subito colpito e quindi ho deciso che le dovevo dedicare una poesia. Ho cominciato ma non sapevo assolutamente quale sarebbe stata la sua reazione ed avevo un po' paura. Quando ho capito che le miei poesie le piacevano, poi sono andato più di getto. Ogni volta che viene qui nelle Marche io le scrivo qualcosa: sono arrivato a quota cinque ma spero di continuare ancora per tanto tempo”. Ed ecco in rima baciata quello che Matteo prova nel vedere giocare l'alzatrice dell' Asystel Novara: “Quando ha lasciato Urbino, mi è dispiaciuto un pochino/ L’andavo infatti a vedere molto spesso, cosa che non posso più fare adesso/ Ha fatto una stagione eccezionale con la squadra ducale. […] La verità vi devo dire? Quando gioca mi fa impazzire/ Le avversarie vanno in costante difficoltà perché non si sa da dove la schiacciata arriverà/ Ha un gioco imprevedibile che sviluppa con una sicurezza incredibile”.

Simpatia che ha creato qualche “problema” di tifo a Matteo: “rimango comunque un Balusch e quindi quando la Scavolini gioca contro l'Asystel non so più per chi tifare! I Balusch mi prendono un po' in giro per questa mia passione per Marta: scherzano sempre, ma ormai mi ci sono abituato”. E non poteva certamente mancare una poesia per l'ex capitano biancorosso, Martina Guiggi, che il giorno del suo ritorno a Pesaro con la maglia di Villa Cortese si è vista recapitare una poesia a lei dedicata: “E’ impossibile non ricordare tutto ciò che, insieme, siamo riusciti a conquistare/ Scudetti, supercoppe e coppa nazionale, trionfi che, nel nostro cuore, avranno sempre un posto speciale/ Così come Marty Guiggi capitano straordinario che a Pesaro, per la prima volta, si presenterà da avversario/ In biancorosso ha trascorso ben sette stagioni, nelle quali sono arrivate tante soddisfazioni/ Ricordo quando nel 2010, proprio contro Villa, giocasti una finale a dir poco eccezionale/ Non va neppure dimenticato che avevi un ginocchio infortunato. […] Il capitano di mille battaglie sempre nei nostri cuori resterà, da qui all’eternità”. E infine, c'è Ramona Puerari, giocatrice di Villa Cortese a cui Matteo vorrebbe tanto dedicare una poesia...e prima o poi lo farà, promette!

Ma che dicono le giocatrici di questa “romantica” passione? Che i versi del Poeta siano apprezzati dalle dirette interessate lo dimostrano i numerosi messaggi che Matteo riceve sulla sua bacheca di Facebook: “le giocatrici mi rispondono tramite Facebook e mi lasciano messaggi di ringraziamento in bacheca. Difficile dire quale sia stato il più significativo: tutti hanno una loro importanza!”. E non potrebbe essere altrimenti! I versi del Poeta nella loro originalità e unicità esprimono i pensieri e le passioni di tanti altri tifosi e dà loro voce attraverso le sue rime. In fin dei conti, a che serve la poesia se non ad esprimere le proprie emozioni?

L'articolo originale è pubblicato sul numero di marzo di Pallavoliamo. Un ringraziamento speciale a Matteo Bontà per le poesie e le foto.

Stefania Corna, stellina di papà

QUESTIONE DI AFFETTO E DI CHILOMETRI


Cara Stefy,
lo so che questa lettera ti sorprenderà un po'. Qui in famiglia sei tu quella più impulsiva, carattere che hai preso più da tua madre che da me. Io infatti sono più calmo e tranquillo e lo si vede anche nella mia maniera di guardare le tue partite. Non sono infatti uno di quei padri che fa un tifo sfrenato, che urla o che si alza ad ogni tuo punto! No; diciamo che sono uno di quei padri che quando vede giocare male la propria figlia, lo dice! Certo, senza esagerare, ma glielo fa notare. Questo non significa però che io non sia un tuo grande tifoso. Ti dirò la verità: penso infatti di essere il tuo tifoso numero uno! Tanto per iniziare, conoscono per filo e per segno tutte le date e i trionfi della tua carriera: potrei elencarli davvero tutti! Ma quello che conta sono i bellissimi ricordi a cui questi sono associati, come per esempio la tua prima volta in palestra quando facevi ancora le scuole elementari e quel provino a Bergamo che ti ha lanciata in questo bellissimo sport. Ricordi come è iniziato tutto? Una domenica eravamo andati a vedere una partita della Foppapedretti e in segreteria c'era un fogliettino che pubblicizzava un provino con un numero telefonico. Abbiamo chiamato e da lì è iniziata la tua avventura nella pallavolo italiana.

Quando ti sei presentata il selezionatore di Bergamo, a causa della tua altezza, non credeva che potessi avere solo undici anni: pensava che fossi molto più grande perché eri già alta un metro e 78 all'epoca. Ed è anche per questo che come primo ruolo ti hanno dato quello di schiacciatrice. Quando giocavi nei vari tornei di under 13 eri davvero una “spanna” sopra le altre, tanto che quando hanno deciso di cambiarti di ruolo tu non l'avevi presa neppure tanto bene. É stato il signor Borzaga, allenatore di Massa che seguiva anche la serie D di Bergamo, a suggerire questo cambio e diciamo che il tuo debutto in regia non è stato dei più promettenti. Ricordo infatti che alla prima partita hai commesso 8 doppie: io ti vedevo lì in campo, a soli 12 anni, abbattuta per quegli errori...ma in fondo sapevo che non ti saresti arresa. E difatti, i miglioramenti non hanno tardato ad arrivare e con essi i risultati. Certo, di sacrifici in quei primi anni ne hai dovuti fare davvero tanti. Prima di tutto, la decisione di lasciare casa a 14 anni per poter prendere parte al Club Italia. Per te si trattava della prima volta lontano dai tuoi e quella separazione non è stata facile nemmeno per me: io e te abbiamo avuto sempre un ottimo rapporto e siamo stati sempre molto uniti.

Tu, infatti, ti confidi molto con me, con tua madre e tuo fratello Attilio e ci chiedi spesso anche dei consigli - anche se a dirla tutta, poi alla fine fai sempre un po' di testa tua. Quindi, quei primi tempi, mi mancavano molto la tua presenza e le nostre chiacchierate; e poi, si sa, i 14 anni sono un periodo difficile per tutte le ragazze. I problemi c'erano e per telefono non sempre si potevano risolvere. Quindi qualche volta, lo ammetto, ero anche preoccupato e cercavo di venire tutte le settimane al centro di Ravenna dove vi allenavate. Questo è accaduto soprattutto il secondo anno quando sapevo che stavi attraversando un periodo un po' difficile sia per dei problemi fisici che non ti permettevano di giocare al meglio sia per il tuo allenatore che non ti lasciava spazio in squadra. Eri sul punto di mollare tutto e tua madre, tuo fratello ed io abbiamo fatto di tutto per starti vicino e incoraggiarti; quante volte al giorno ci siamo sentiti per telefono! E quanti chilometri abbiamo percorso per stare al tuo fianco!

Eh sì, i chilometri: per l'esattezza 250.000 secondo la macchina che mi ha accompagnato in questi cinque anni. Se il mio legame e affetto si potessero quantificare, quei chilometri potrebbero essere un buon indice dato che li ho percorsi tutti per poterti accompagnare agli allenamenti o seguirti nelle tue partite in giro per l'Italia. Sono persino arrivato a Montreaux in Francia; senza parlare di quei viaggi andata e ritorno da Milano a Bergamo quando giocavi in serie A2 per la Eupea92 Original Marines. Era il 2009, e dopo l' europeo Prejuniores Bergamo ti aveva chiesto di rimanere per poter giocare in B2: ma tu volevi di più e hai trovato questa squadra di Milano che ha segnato il tuo debutto nella serie A; il problema era che frequentavi il quinto anno delle superiori e dopo aver già cambiato due volte, non volevi dover iniziare nuovamente tutto in una nuova scuola. Quindi, insieme, abbiamo deciso che saresti rimasta a Bergamo e che io ti avrei accompagnato agli allenamenti e alle partite. Se devo dirla tutta è stato un sacrificio, ma lo è stato anche per te: frequentavi l'ultimo anno e quindi per recuperare il tempo di studio che non facevi a casa, studiava in macchina durante il tragitto di un ora che ci separava da Milano.

É stato un anno duro, vissuto su dei ritmi davvero alti; ma quando sei uscita con 100 centesimi è stata una grande soddisfazione! A scuola sei stata sempre molto brava ed è forse per questo che il mio unico rammarico è che tu abbia dovuto lasciare i tuoi studi. Ma come tutta la tua famiglia, ho sempre appoggiato la tua scelta e sono orgoglioso della tua carriera. Anche nella stagione della retrocessione a Pavia tu hai dimostrato tutto il tuo valore giocando davvero bene. Nella classifica della Lega infatti ti sei piazzata al terzo posto come miglior alzatrice: davvero niente male per una ex schiacciatrice! Quella dello scorso anno, nel bene e nel male, è stata una stagione che ti ha permesso di metterti in luce e di poter arrivare a vestire la maglia della nazionale seniores al torneo di Montreaux e alle Universiadi in Cina. Non puoi immaginare che emozione sia stata per me! Quando la propria figlia va in nazionale, si è contenti e sapendo i tanti sacrifici che hai dovuto fare, questa convocazione è stato un sogno diventato realtà. Anche se in realtà per te non si trattava della prima volta con il gruppo azzurro. Infatti, avevi già partecipato a diversi tornei con i gruppi Juniores e Prejuniores e avevi persino vinto alcuni tornei da grande protagonista.

Ed è proprio ad una partita con la maglia della nazionale che è legato il mio ricordo più bello: era il 2008 e quell'anno gli Europei si giocavano a Foligno. Vederti vincere il trofeo da titolare proprio qui in Italia è stata un'emozione che porterò sempre con me. Se potessi esprimere un sogno per te sarebbe proprio quello di giocare titolare per la nostra nazionale maggiore e disputare un torneo davvero importante! E sono sicuro che un giorno tu ci riuscirai: basta che tu creda sempre in te stessa e nei tuo mezzi; perché io già ci credo!

Con affetto, il tuo papà

L'articolo originale è pubblicato sul numero di marzo 2012 di Pallavoliamo.

Milena Stacchiotti: la forza di un sorriso

LA FORZA DI UN SORRISO


“Sorrido sempre - non che sia una stupida, certo - ma penso che il sorriso sia il modo attraverso il quale una persona trasmette sia agli altri che a se stessa; ed è anche un modo per uscire dai momenti difficili. Il mio motto è “sorridere alla vita” e il fatto che io ci riesca è per me un grande pregio. Inoltre non sono una persona che molla: mi piace “tener botta” e superare le difficoltà per arrivare fino in fondo alle cose”. Ecco come si presenta Milena Stacchiotti a chi, come me, la incontra per la prima volta: una solarità che emerge nonostante le stia parlando su Skype, la grinta di una “veterana” delle mille battaglie e la schiettezza di chi ha le idee chiare anche su argomenti un po' “scomodi” come quello a riguardo della situazione del volley italiano: “in dodici anni di carriera tra A1 e A2 ho avuto sfortune e fortune alterne. Ho avuto la fortuna di allenarmi in club davvero molto seri nei quali non ho avuto problemi, ma purtroppo ho dovuto anche affrontare delle stagioni difficili con alcuni club che per vari motivi mi devono ancora degli stipendi. Sfortunatamente queste situazioni non fanno vivere serenamente la stagione a noi giocatrici e certamente non danno una bella immagine della pallavolo agli occhi dei tifosi. La cosa più preoccupante è che questa situazione invece di migliorare sta peggiorando: ci dobbiamo convivere ma personalmente sono dell'avviso che se una società, di qualsiasi sport, si rende conto di non avere i soldi per poter mantenere una squadra in un campionato di serie A, dovrebbe fare un passo indietro e ammettere di non avere la possibilità di sostenere queste spese. Non è ammissibile prendere in giro le giocatrici e i loro procuratori, perché per noi, la pallavolo è sì una passione, un divertimento, un gioco, ma è anche il nostro lavoro. Per noi è deludente e difficile convivere con questi problemi ogni anno: non è possibile dover decidere di giocare in un club piuttosto che un altro in base al fatto che una società possa pagare o no. In qualsiasi sport un giocatore dovrebbe essere libero di fare le sue scelte puntando su altri fattori, come lo staff e le proprie compagne di squadra. Non ci sono scuse: nella pallavolo serve più stabilità!”.

Parole dure ma sentite; parole che dimostrano la passione verso lo sport che Milena ha scelto quando ancora piccola, frequentava la palestra del suo quartiere: “la prima palestra che ho frequentato era piccola e quindi era un ambiente molto caldo. Mi ricordo che quel luogo mi regalava sempre delle emozioni incredibili perché ogni giorno che passavo lì dentro vedevo dei miglioramenti: ero talmente carica che volevo fare anche gli allenamenti con le ragazze più grandi e quindi spesso mi fermavo fino a sera: se fosse stato per me mi sarei allenata tutto il tempo”. Uno sport a cui il futuro centrale di Busnago si è avvicinata dopo aver deciso che né il nuoto - “fare su e giù per una vasca da sola per tre o quattro ore al giorno non faceva proprio per me” - né la ginnastica - “ero troppo alta e durante i saggi ero la “pecora nera” del gruppo” - sarebbero stati il suo futuro e che, nonostante i problemi societari, le ha regalato delle bellissime emozioni: “di ricordi belli ne ho davvero tanti, come ad esempio la seconda stagione a Nocera Umbra in A2. È stato un anno molto impegnativo: non mi sono fermata mai perché siamo arrivate a giocarci la finale di Coppa Italia e anche la finale Play Off contro Villa Cortese. Purtroppo ci siamo fermati ad un passo dai due traguardi solo assaporando la vittoria ma senza raggiungerla”.

Un altro momento che l'atleta romana porta nel cuore è l'esperienza in azzurro con la maglia della nazionale Juniores: “per le selezioni nazionali soprattutto le giovanili, si parte da un gruppo immenso che si deve ridurre poi a 12 giocatrici. Si passa da una selezione all'altra cambiando sempre di posto e alla fine la convocazione è un'emozione incredibile. Quando l'allenatore dell'epoca delle giovanili mi è venuto a dire “sei pronta? Perché avrai un estate impegnativa... ti hanno presa per le Juniores!” oltre a tanta felicità ho provato anche stupore e anche un po' di paura. Ma quando mi sono ritrovata a Zagabria a cantare l'inno con le mie compagne, mi sono resa conto che per la mia età avevo tagliato un traguardo importante contando solo sulle mie forze”. E la determinazione non manca di certo a questa atleta, nella pallavolo come nella vita di tutti i giorni: “ in campo la mia grinta, la mia tenacia, la mia voglia di non mollare e di farmi valere emergono molto. Ciò non significa che nella mia vita privata questi spariscano: come tutti quelli nati sotto il segno del capricorno, sono ostinata e quando mi punto su una cosa la voglio in tutti i modi e i mezzi”.

Ne è una chiara dimostrazione l'impegno e la dedizione con cui Milena ha affrontato il campionato di beach-volley 2x2 in coppia con la sua amica Gloria Cicola: “sono due anni che gioco a beach. Il tutto è iniziato tramite Gloria e un allenatore di Roma che mi aveva visto in tv e in me aveva riconosciuto delle potenzialità. Inizialmente ero un po' timorosa e perplessa perché non volevo buttarmi in un campionato serio tipo quello invernale, ma il fatto di essere con una mia cara amica mi ha dato quella tranquillità di dire “vediamo come va”. Poi, iniziando a giocare e ad allenarmi – e ti confesso che è molto duro anche se sei in spiaggia – mi sono appassionata talmente tanto a questo sport che la scorsa estate ho voluto riprendere l'impegno. Nel beach-volley c'è una bella atmosfera: le amicizie che si fanno, il vivere il post partita insieme magari prendendosi un aperitivo in spiaggia; è comunque un contesto più piacevole che ti fa digerire le sconfitte e alleggerire la stanchezza. Il ricordo più bello legato a queste due stagioni è stato il quinto posto che abbiamo raggiunto il primo anno, un traguardo importante e non facile da ottenere da un esordiente; un risultato che oltre a dare tanta soddisfazione, ti dà la voglia di fare meglio”.

È possibile allora che nel futuro di questa giocatrice ci sia una carriera nel beach-volley? “la pallavolo indoor rimane la mia passione e il mio sport. Inoltre, con il passare degli anni cambiano anche le priorità personali. Quando si è giovani si ha tanta voglia di fare, di provare nuove esperienze e quindi impegnare la propria estate non crea troppi problemi o risentimenti nella propria vita privata o a livello di stress. Poi, con l'avanzare degli anni, si inizia a desiderare di più il calore della propria famiglia, gli affetti dei propri amici; si vuole dare più spazio alla propria relazione e si inizia ad avere il desiderio di poter gestire i propri spazi e i propri tempi come si vuole. Io, a 27 anni, inizio a provare queste sensazioni e anche se non mollerò il beach, nei prossimi mesi estivi prenderò la cosa con più leggerezza”. Anche perché nei prossimi mesi, il suo ragazzo Michal Lasko, sarà impegnato a strappare l'ultimo pass disponibile per i giochi Olimpici di Londra 2012 “non mi piace molto parlare della mia vita privata e quindi mando un messaggio a Lasko sotto forma di un in bocca al lupo generale; senza dire troppo perché altrimenti porta sfortuna, vorrei fare il mio miglior augurio a tutta la squadra azzurra. Questa nazionale è stata una bella sorpresa e voglio fare i miei complimenti al CT Berruto perché ha dimostrato di essere un grandissimo allenatore: il suo azzardo di aver fatto una nazionale giovane ha dato ragione a lui alla fine”.

Ed è parlando proprio di affetti che emerge un lato di Milena che neanche io, inizialmente, sospettavo esistesse: “qualche volta non vengo capita: in campo la gente vede l'aspetto un po' più duro del mio carattere, ma alla fine, emergo sempre per quella che sono: una ragazza che nella vita di tutti i giorni unisce la tenacia alla dolcezza e a un pizzico di romanticismo. Non solo verso il mio ragazzo ma anche verso la mia famiglia e ai miei amici. Non che abbia mai fatto qualcosa di plateale...non è da me. Preferisco infatti le piccole cose, magari fatte più spesso piuttosto che alla singola occorrenza; qualcosa di particolare come preparare un dolce a sorpresa o una cena,fare un regalino mirato, arrivare a casa a notte fonda senza aver avvisato nessuno dopo tante ore di macchina come ho fatto poco tempo fa. Giocando a Monza non vedo spesso la mia famiglia e non riesco a tornare a Roma molto spesso: così, di punto in bianco, una sera ho deciso di comprare un biglietto aereo e di tornare a casa. Ho avvisato solo mia sorella che mi è venuta a prendere e sono spuntata a casa nel mezzo della notte quando i miei già dormivano: ho suonato il campanello e ho quasi fatto prendere un infarto a mia madre! Penso che vedere la propria figlia dopo tanto tempo sia una bella sorpresa! Ecco...io mi riempo di queste piccole emozioni”. Emozioni, tenacia e determinazione; il tutto illuminato da un grande sorriso: è da questo connubio che nasce la forza di Milena, una forza contagiosa che fa di lei una grande protagonista della pallavolo italiana.

L'articolo originale è pubblicato sul numero di marzo 2012 di Pallavoliamo. La foto di testata è di Max Ciuba per Pallavoliamo.

Ginnastica Artistica: la forza del singolo


MAKE IT OR BREAK IT: LA FORZA e LA VOLONTÀ' DEL SINGOLO

Per uno strano caso del destino, ho conosciuto la ginnastica artistica attraverso la pallavolo. Nella palestra in cui giocavo, infatti, prima di noi si allenavano le ragazze della scuola di ginnastica della mia città. Ricordo ancora la prima volta che ho visto eseguire quei volteggi e quei salti che sembravano sfidare la forza di gravità e che mi affascinavano per la loro eleganza, forza e precisione. Davvero una strana coincidenza se si pensa che il mondo della pallavolo e quello della ginnastica artistica sono due mondi completamente diversi. Già a partire dalla struttura fisica delle atlete: mentre nella pallavolo l'altezza è un fattore indispensabile, nell'artistica risulta superfluo o addirittura svantaggioso. Me ne rendo conto appena incontro le tre atlete che ci porteranno alla scoperta di questa disciplina: Elisabetta, Carlotta e Francesca non arrivano al metro e sessanta e mi spiegano che una ginnasta deve essere piccola e leggera perché la potenza è uno degli elementi fondamentali. E le differenze non finiscono qui.

La ginnastica è infatti una disciplina molto individuale, dove la forza non è quella del gruppo ma quella del singolo; dove sugli attrezzi ci si sale da sole e da sole si superano le difficoltà concentrandosi su ogni singolo movimento del proprio corpo. Completamente agli antipodi del volley dove “l'unione fa la forza”. E ce lo confermano anche le tre giovani atlete che abbiamo incontrato al Centro Tecnico Federale di Milano: Elisabetta Preziosa, Carlotta Ferlito e Francesca Deagostini: “a me piace molto l'aspetto individuale della ginnastica artistica perché mi ha aiutato a conoscere me stessa, a capire quali sono i miei punti di forza e le mie debolezze. In gara mi concentro da sola e preferisco che il mio allenatore non mi dica di fare questo o quello: se sento troppo la pressione addosso “vado in palla” e rischio di rovinare tutto l’esercizio” afferma Carlotta, 17 anni; le fa coro la piccola Francy (15 anni) che dice di preferire proprio le gare individuali a quelle di squadra: “quando sono sugli attrezzi penso solo a quello che devo fare, a ogni singolo movimento e tutto quello che c'è intorno scompare; in quell'istante ci siamo solo io, l'attrezzo e il mio esercizio. Inoltre, preferisco fare le gare individuali perché in quelle di squadra il tuo errore pesa anche sulle altre compagne e quindi ti senti in colpa. Da sola, in fin dei conti, se sbagli sono solo affari tuoi”.

Ma il supporto delle proprie compagne e dei propri allenatori possono essere fondamentali: “sull’attrezzo non ci si può salire in due e quindi non c’è nessuno che ti può aiutare. L'unico sostegno è quello che ci possiamo dare l’una con l’altra: magari quando una è sull’attrezzo la si incita o le si ricorda un piccolo particolare che la porta a fare la cosa giusta. Anche se per la classifica individuale si compete anche con le proprie compagne di squadra, questa rivalità si vive in maniera molto sportiva: personalmente, in gara cerco di fare il meglio che posso; se poi arrivo prima o dopo una delle mie compagne, l'importante è che abbia dato il massimo. In uno sport così individuale questa mentalità si allena stando sempre insieme: noi del Centro Tecnico Federale, per esempio, viviamo nello stesso residence e quindi tra di noi si è creato un feeling particolare che ci permette di stare sempre unite. Siamo come una grande famiglia” mi spiega Betta, che con i suoi i suoi 4 ori consecutivi ai Campionati Assoluti e i suoi 19 anni è un po' la “veterana” del gruppo. E sì, perché la carriera di una ginnasta ha il suo auge proprio in questa età. Il motivo? “Con l’andare del tempo la ginnastica ti lascia qualche “dolorino” fisico di troppo” afferma l'atleta dell'Esercito Italiano.

Anche perché, in dose assai più massiccia che negli altri sport, gli infortuni fanno parte del pacchetto. Basti pensare che alla sua età Francy si sia già rotta entrambe le mani e che Betta abbia riportato un serio infortunio alle ginocchia; “Il primo infortunio è stato piccolo e quindi sono stata fuori solo un mese, mentre il secondo è stato un po' più “rognoso” e mi sono dovuta fermare per più tempo rischiando di saltare anche gli europei ad aprile. Quando si deve riprendere, la parte più difficile è quella mentale in quanto ci si abbatte un po' e si continua a pensare di non farcela più”. E la stessa sensazione l'ha provata anche Elisabetta: “dopo un infortunio come il mio si arriva anche a pensare di mollare tutto, a fare basta. Nei momenti brutti, tutti pensano a queste cose: è capitato anche a me, però bisogna trovare la convinzione dentro di se' e pensare che in fin dei conti tutto il lavoro che si è svolto ti ha portato fino a qua e quindi sarebbe stupido mollare in quel momento dopo tutta la strada che si è fatta e il sudore che si è versato”.

Non vi è dubbio: la ginnastica artistica è uno sport duro non solo a livello mentale ma anche a livello fisico: uno sport che ti spinge a cadere e ricadere; che ti porta ad affrontare le tue paure e tuoi timori, proprio come accade a Francesca: “tra tutti gli attrezzi la trave è quella che mi viene meglio e quindi quella che mi piace di più; le parallele invece le vivo come una sfida personale: è stato per un esercizio alle parallele che mi sono fratturata una mano. Da quel giorno in me è rimasta un po' di paura e anche se mi piace ho sempre un certo timore nel salire su questo attrezzo: eseguire i volteggi alle parallele è come combattere le mie paure. Ma io non sono mai stata una che si tira indietro e quindi mi butto e cerco di eseguire al meglio il mio esercizio. Quando ero piccola, per esempio, alla mia prima gara ufficiale mi sono bloccata davanti alla trave: avevo paura e mi sono messa a piangere. Ma non mi sono arresa: ho eseguito tutti gli esercizi e sono arrivata terza” .

Ma proprio per questo la ginnastica artistica può essere una grande palestra di vita. Ne è sicura Betta: “la ginnastica ti insegna a vivere. Molti ti dicono che passando tutto il giorno o quasi in palestra, noi ginnaste viviamo in un mondo tutto nostro e che quindi non cresciamo; in realtà si cresce molto di più di quello che pensano gli altri che stanno al di fuori o che comunque non hanno frequentato un ambiente di uno sport così impegnativo. Si cresce molto mentalmente e secondo me per noi ginnaste sarà molto più facile affrontare la vita perché siamo abituate alla fatica”. Inoltre, la ginnastica è una disciplina che insegna a cadere e rialzarsi ogni volta: “se ti piace cadere, la ginnastica è lo sport che fa per te” recitava la protagonista di “Stick It”, commedia del 2006 sulla ginnastica artistica. Ed è proprio così: “di sicuro si cade soprattutto quando devi imparare i nuovi movimenti o i nuovi esercizi. Una delle prime cose che gli allenatori ti insegnano è proprio cadere nella giusta maniera per non farti male: in questo sport non è infatti possibile fare sempre le cose perfette e quindi bisogna imparare a cadere. Però, logico, in gara cerco di evitarlo” - scherza Carlotta - “la mia prima gara in assoluto me la ricordo bene proprio perché non avevo fatto fatto nessuna caduta e quando questo accade è un vero piacere!”.

E l'unico modo per non cadere, è concentrarsi su ogni singolo movimento e su ogni singolo passo. Carlotta - ginnasta della GAL di Lissone e vice-campionessa europea alla trave - ha un modo tutto suo per trovare il giusto equilibrio prima di eseguire il suo esercizio: “è una cosa che faccio da sempre: guardo alla fine della trave e mentalmente rivedo i movimenti che devo fare. Il segreto per non cadere è concentrarsi su ogni singolo particolare e su quello che si deve fare per eseguirlo il meglio possibile, senza pensare a quello che devi fare dopo. Io spesso ripenso a quello che mi ha detto la mia allenatrice Claudia in allenamento, a metter bene il piede in quel punto o la mano in quell’altro, e quando c’è qualcosa che non va, mi concentro sulle sue parole”. Questo di trovare la giusta concentrazione è un momento cruciale per le ginnaste: infatti, a differenza del volley nel quale si hanno vari set e punti per “entrare in partita”, nella ginnastica tutto si riassume in pochi secondi di esercizio. Non c'è margine d'errore; o lo fai bene subito o non hai un'altra possibilità: “la cosa più difficile è mantenere la calma prima di salire e durante l’esercizio per riprodurlo il meglio possibile. Si può averlo fatto migliaia di volte in allenamento in maniera perfetta, ma se poi in gara ci si lascia prendere dal panico, non conta niente averlo fatto bene in allenamento. Quando alzi il braccio e ti presenti alla giuria, il resto non conta più niente: è quello il momento del “tutto o niente” mi conferma Betta.

Ma come ci si allena ad affrontare questa pressione? Carlotta ci svela la tecnica messa a punto dalla nostra nazionale: “ci si allena a preparare sia gli esercizi che ad affrontare le possibili “difficoltà”. La squadra nazionale italiana è molto preparata in questo e nei collegiali facciamo tante prove gara con tanto di giudici che ci danno i voti ai quattro attrezzi in modo da ricreare un po’ l’atmosfera e la pressione. In questo modo ci si allena anche a gestire le emozioni”. Non basta infatti eseguire il proprio esercizio senza cadere: a rendere questa disciplina ancora più “dura” e in qualche modo “spietata” è il fatto che ci sia una giuria a dare un punteggio alle varie componenti: un po' come se nella pallavolo si assegnassero dei punti a come si esegue una schiacciata o un muro. Dentro di me penso che sia una vera e propria “ingiustizia” ma Betta mi fa vedere il tutto da un'altra prospettiva: “il voto dei giudici è costruttivo per noi atlete: se hanno dato un certo punteggio vuol dire che c’era qualcosa che non andava e quindi bisogna controllare le penalità e lavorare su quegli aspetti per capire dove migliorare”.

Una risposta che mi fa capire ancora di più quanto questo sport possa formare una giovane atleta e quanto sia inappropriato definirlo uno “sport minore”. Il reality di MTV “Ginnaste Vite Parallele” ha comunque aiutato a dare maggiore visibilità a questa disciplina: “dopo che hanno mandato in onda le puntate della prima stagione, tantissime giovani si sono iscritte alle scuole di ginnastica artistica e molte persone che avevano smesso hanno deciso di ricominciare”, mi dice con entusiasmo Carlotta che grazie al suo carattere forte è emersa dal programma come un punto di riferimento per molte giovani. Ma la ginnastica artistica non è uno sport per tutti. Ci vuole una struttura fisica adeguata, tanta testa, e, soprattutto, tanta tanta passione: come è vero per tutti gli e tante altre cose della vita, senza l'amore per quello che si fa non si va lontano: “ti devi impegnare e ti deve piacere quello che fai; è uno che ti occupa tutta la giornata e quindi se non ti piace e non hai la passione per stare tutto il giorno in palestra ad allenarti non avrai mai risultati. Nella ginnastica artistica ci vuole tanta costanza perché gli esercizi e i movimenti devono essere ripetuti all’infinito” sottolinea Carlotta.

E questa passione la si può vedere chiaramente negli occhi di tutte e tre le atlete: per quanto diverse possano essere – Carlotta estroversa, un vero “vulcano” di energia, Betta più calma, pacata e riflessiva, Francy con la sua grande grinta e la passione per i vestiti di Abercrombie– nel parlare della loro disciplina, del loro attrezzo preferito o del loro ultimo esercizio, i loro occhi si illuminano in egual maniera e si capisce facilmente quanto per loro la ginnastica artistica sia una vera passione: “è l'unico sport che ho fatto e non ho mai pensato di cambiare. Ho iniziato perché mia sorella maggiore faceva ginnastica e io“rompevo” perché anche io volevo farla: non ho smesso fino a quando i miei non hanno ceduto e mi hanno portato in palestra” mette subito in chiaro Francesca proprio all'inizio della sua intervista. L'atleta della La Costanza Andrea Massucchi ha le idee ben chiare anche per il suo futuro: “ci siamo già qualificate alle Olimpiadi di Londra e sicuramente questo è stato un grandissimo risultato; ma il mio sogno più grande è vincere una medaglia olimpica, magari sfidando la mia ginnasta preferita, la campionessa mondiale russa Aliya Mustafina”.

Lo stesso sogno lo accarezza anche Carlotta, che ha già ottenuto l'oro alla trave al test di qualificazione olimpico: “a 12 anni mi sono allontanata da Catania, dove vivevo con la mia famiglia, per venire a Milano: un distacco difficile per me e i miei cari. Vivere lontano da casa e allenarsi tutta la settimana non è una vita facile, ma se hai la passione e ogni mattina entri in palestra con la convinzione di dover raggiungere il tuo obiettivo, come faccio io, alla fine i risultati e le soddisfazioni arrivano. Io ho avuto la fortuna di arrivare qui dove sono arrivata avendo ben chiaro da sempre il mio obiettivo: sin da quando ero piccola e dal momento in cui sono entrata in palestra per la prima volta, il mio sogno era arrivare alle Olimpiadi. Era il mio chiodo fisso allora e lo è anche adesso ed è per questo che ogni giorno mi alleno”. E anche se il ricordo della prima gara “con il primo trucco, la lacca per sistemarsi i capelli da sola e il primo body da gara è davvero indelebile” - come dice Betta - ora tutti i pensieri e i sogni delle tre atlete sono rivolta a Londra 2012. Quindi: “gamba raghe”, l'Italia intera fa il tifo per voi!

Si ringraziano la Federazione Italiana Ginnastica Artistica, il Comitato Regionale Lombar
dia; gli allenatori: Paolo Bucci, Claudia Ferré, Tiziana di Pilato, Paolo Pedrotti, e Rodica Demetrescu; le atlete: Sara Ricciardi, Emily Armi e Serena Licchetta; i due “piccoli assistenti” Matteo e Federico.

L'articolo originale è pubblicato sul numero di marzo 2012 di Pallavoliamo. La foto di testata è di Daniele Mora, anch'essa per Pallavoliamo.

martedì 6 marzo 2012

Urbino-Busto: la Chateau D'ax ferma l'imbattibile armada


La Chateau D'Ax Urbino e la Yamamay Busto Arsizio scendono oggi in campo per la prima delle tre sfide che le vedranno impegnate tra campionato e Coppa Cev. Busto ha già saldamente in mano la vetta della classifica e quindi Parisi dà un po' riposo precauzionale a Havelkova; dovendo fare a meno anche di Meijners - colpita ad un occhio da una pallonata in settimana e costretta a qualche giorno di stop – il coach bustocco opta per il sestetto formato da Lotti, Marcon, Bauer, Dall'Ora, Lloyd, Havlickova e la ex di turno Leonardi. Per Urbino è invece importante vincere per consolidare la terza posizione e per iniziare nel migliore dei modi lo scontro contro Busto Arsizio. Coach Salvagni decide di non rischiare Djerisilo, appena tornata ad allenarsi a pieno regime, e schiera così Garzaro e Crisanti al centro, Blagojevic e Tirozzi in banda, Skorupa in diagonale con Van Hecke e Sirressi come libero.

La prima frazione si apre all'insegna delle centrali: Lloyd e Skorupa impostano infatti il loro gioco principalmente su Crisanti e Bauer. Grazie ad un ace di Marcon e ad un errore di Van Hecke in pipe, la Yamamay prova un primo allungo (4-7), rallentato dalla fast di Crisanti e del muro di Skorupa su Lotti, un po' in difficoltà in questo avvio di gara. Il pareggio e il sorpasso feltreschi arrivano subito dopo il time out tecnico grazie a Garzaro che prima mette a terra un buon primo tempo, poi sporca tre attacchi ad Havlickova e chiude infine la strada a Dall'Ora con il muro che vale il 9-8. L'incomprensione tra Lloyd e l'opposto ceco e l'ennesimo punto di Garzaro dal centro, costringono Parisi a chiamare il time out. Le azioni sono molto lunghe e giocate con grande intensità da entrambe le formazioni: Urbino è più ordinata, mentre nelle fila di Busto l' assenza di Havelkova si fa sentire sia in attacco che in seconda linea. La Chateau D'Ax ne approfitta e con un incontenibile attacco di Van Hecke taglia il traguardo del secondo time out tecnico in vantaggio di tre lunghezze. Ma Busto è una squadra di carattere e con la diagonale di Lotti e due pallonetti insidiosi di Havlickova ritrova la parità a quota 18. Il set si riapre. Le ragazze di Salvagni sembrano aver accusato il colpo e l'errore in battuta di Tirozzi e la doppia di Skorupa permettono alla Yamamay di portarsi avanti dopo aver inseguito per lunghi tratti. È nuovamente capitan Garzaro a prendersi le sue compagne sulle spalle e a riportare le due formazioni in parità. Il finale di set è in volata: le due squadre si sfidano a volto aperto; l'entrata di Faucette per Blagojevic cambia gli equilibri: la giovane statunitense esordisce con un attacco potente che sorprende il muro bustocco e poi blocca la fast di Bauer. Marcon stecca la difesa; Bauer può solo appoggiare e Crisanti con un pallonetto punisce l'errore delle Farfalle siglando il punto del 25-21.

Busto è chiamata a reagire e lo fa immediatamente in avvio di secondo set, mettendo a segno un parziale di quattro punti a uno che costringono Salvagni ad un time out anticipato. Le ragazze di coach Parisi non si scompongono e allungano ancora dopo un grande recupero di Leonardi sul muro subito da Havlickova e un block-in di Lloyd (2-6). Lotti subisce il muro di Crisanti, ma è poi brava a riscattarsi con una parallela che spolvera la linea laterale e suscita qualche protesta da parte delle feltresche. (5-8). La riscossa della padrone di casa è siglata Van Hecke che prima beffa mezza difesa bustocca con un pallonetto preciso dietro il muro e poi punisce l'errore in ricezione di Leonardi con un attacco potente che colpisce in pieno Lloyd (9-10). Tre errori in battuta vanificano però le ottime giocate di Skorupa che permettono alle sue schiacciatrici di giocare con muro a uno (13-16). L'alzatrice bustocca cerca di sorprendere la difesa urbinate, ma Sirressi è attenta e copre bene il tocco di prima intenzione dell'americana: Urbino si rifà sotto e l'errore in attacco di Lotti riporta le due formazioni in parità (16-16). Questa volta sono le ragazze della Yamamay a subire il contraccolpo: Parisi prova a cambiare le carte in tavola e inserisce Bisconti, il secondo libero, al posto di Lotti. Ma c'è confusione nella metà campo di Busto: Lloyd si fa fischiare una doppia, Havlickova spara forte ma i suoi attacchi non sono precisi e i suoi pallonetti vengono ben letti da Urbino. Pisani, subentrata a Dall'Ora, non si intende con la sua alzatrice e regala ad Urbino il punto del 21-17. Bisconti gioca bene sulle mani out di Garzaro e mette fine al dilagare feltresco. C'è spazio per un ultimo sussulto con Marcon che mette a segno un buon attacco e un muro su Blagojevic (23-21). Bauer spreca però un grande recupero firmato Bisconti-Lloyd e dà il set point alla Chateau D'Ax. Salvagni manda nella mischia Faucette e Djerisilo: è proprio l'opposto serbo a mettere la parola fine anche a questo secondo parziale con uno dei suoi soliti attacchi devastanti (25-21).

Parisi conferma i cambi effettuati nella seconda frazione e lascia in campo Bisonti e Pisani per Lotti e Dall'Ora. Salvagni prova invece la carta Djerisilo al posto di Van Hecke: dopo il lungo stop, è importante che l'opposto serbo ritrovi il ritmo gara. Come nel secondo set, Busto parte forte e sigla subito un mini-break di quattro a zero, prima che Salvagni fermi il gioco. Garzaro sigla il primo punto per la Chateau D'Ax con un primo tempo lento e preciso, ma il capitano feltresco sbaglia poi la battuta (1-5). Blagojevic è in evidente difficoltà: i suoi attacchi non passano più e un'invasione su free ball sono gli evidenti segnali di un blackout out per la giocatrice serba. Nella metà campo bustocca, Bauer trova invece un nuovo ritmo a suon di fast e di muri: il suo MU-RO-NE su Crisanti vale alle farfalle il 2-9. Il numero 14 di Urbino inizia a vacillare quando subisce il secondo block-in consecutivo, questa volta dalle mani di Marcon. Skorupa si affida a Djerisilo che non spreca i suoi due attacchi (4-11); Lloyd si affida al suo opposto: Havlickova risponde presente e Busto grazie a due muri di Bauer vola al +10 alla seconda sospensione tecnica. Garzaro prova la rimonta, ma ormai i giochi sembrano fatti: Djerisilo subisce il muro di Lloyd e poi Blagojevic quello di Bisconti (7-19). Busto dilaga arrivando sul' 8 a 23. Con un moto d'orgoglio, Urbino prova ad opporsi ma prima Havlickova e poi Pisani mettono fine ad un set da dimenticare per Urbino (11-25).

“Squadra che vince, non si cambia”, e così Parisi lascia invariato il sestetto, mentre per Urbino rimane in campo Djerisilo. Questa volta è la Chateau D'Ax a partire con prepotenza e ad allungare subito sul 4 a 0. Ma Busto reagisce subito con Havlickova, Bauer e Marcon che sigla il sorpasso a quota 7. Dopo il primo time out tecnico, il set si infiamma: l'arbitro fischia un errore di rotazione ad Urbino, Lloyd copre il pallonetto di Tirozzi, e Leonardi quello di Djerisilo; chiude lo scambio interminabile Havlickova che poi si fa carico di altri due attacchi vincenti e porta la sua squadra sul' 8 a 12. Bisconti, nonostante il suo ruolo, dimostra di saper giocare a rete quando mura Blagojevic dopo una fase di gioco concitata. Havlickova continua a non conoscere sosta ed è ancora lei a spingere Busto ad un nuovo allungo (13-21). Salvagni prova a rigiocare la carta Faucette e l'americana ripaga bene la fiducia del suo coach mettendo a segno due attacchi che rallentano la corsa di Busto. Ma è troppo tardi. Marcon trova una diagonale strettissima e brucia il tempo al muro nella fast successiva. La pipe di Van Hecke non passa e poi Havlickova trova la parallela che porta la partita al rie-break (16-25).

Il tifo al Palamidone si fa assordante: Van Hecke torna in campo al posto di Djerisilo e Faucette prende il posto della spenta Blagojevic. Bisconti continua a fare bene nella veste di schiacciatrice e il suo punto apre questo decisivo set. L'attacco di Tirozzi e il muro di Skorupa su Marcon portano Urbino al +2. Lo scambio prima del cambio campo è lunghissimo: Pisani non si intende con Lloyd, ma Tirozzi non è brava ad approfittarne; Havlickova non passa; Leonardi recupera un pallonetto imprendibile e Marcon, senza rincorsa, chiude fuori un'alzata non facile di Lloyd (8-5). Due errori di Tirozzi, uno in battuta e uno in ricezione, rimettono in gara la Yamamay. Si gioca ora punto a punto, con Van Hecke e Havlickova a sfidarsi in una lotta tra opposti. Anche Faucette si mette in evidenza siglando il 12-11 e obbligando Parisi al time-out. Il finale è in volata: Van Hecke gioca sulle mani out di Marcon, la quale risponde subito nell'azione successiva annullando il primo match point alla Chateau D'Ax (14-14); l'errore di Lloyd in battuta dà una seconda possibilità alle ragazze di Salvagni, possibilità che viene però subito negata da Havlickova che sfonda il muro di Van Hecke. Il nuovo errore di Marcon in battuta dà il terzo match point alle padrone di casa e il muro di Garzaro sull'opposto bustocco mette la parola fine a questa prima sfida tra le due formazioni.

Un “colpaccio” per Urbino riesce a infliggere alla Yamamay -seppur super rimaneggiata - la prima sconfitta stagionale nel campionato italiano dopo 17 successi consecutivi. Vittoria che vale la terza piazza alle feltresche e che è di buon auspicio per le altre due gare di Ce Up in programma il 13 e 19 marzo. Ma attenzione, come hanno insegnato Villa Cortese e Bergamo, campionato e coppa sono due competizioni molto diverse e nella pallavolo … non è mai detta l'ultima parola.

L'articolo originale è pubblicato in data 6/03/2012 sulla sezione REPORT di Pallavoliamo. La foto di testasta è di Bruno Gulini, pubblicata nel report.

lunedì 5 marzo 2012

Scavolini si riscatta contro Bergamo nell'anticipo della nona giornata di ritorno

Dopo la brutta sconfitta contro Pavia, la Scavolini Pesaro riesce a strappare un'importante vittoria al tie-break contro la Foppapedretti Bergamo rimontando dal 2 a 0. Nell'anticipo del sabato sera, le ragazze di Pedullà conquistano così i play off con due giornate d'anticipo.
Con Francesca Piccinini colpita da un attacco influenzale, Mazzanti è costretto a schierare Di Iulio in banda assieme Vasileva, Valentina Serena in cabina di regia in diagonale con Quaranta, le centrali Arrighetti, per l'occasione con i gradi di capitano, e Nucu e il libero Merlo. Formazione che di fatto lascia coach Mazzanti con un cambio in meno da poter sfruttare durante il match. Un dato non da poco se si pensa che la Foppapedretti è reduce dalla lunghissima maratona di mercoledì contro Villa Cortese. Per Pedullà invece, sestetto regolare chimato oggi a riscattare la brutta prova di domenica contro Pavia: Ferretti, le centrali Okuniewska e Manzano, le schiacciatrici Klineman, Ortolani e Brinker e il libero De Gennaro.

Avvio di gara molto nervoso per le Colibrì ancora una volta in difficoltà in ricezione: Ferretti è costretta a muoversi su e giù per il campo e ad alzare palloni troppo scontati facili preda del muro orobico. Dall'altra parte della rete, invece, Serena riesce a gestire alla meglio il suo attacco e a sfruttare al meglio anche le sue centrali. Bergamo si ritrova così facilmente sul 2 a 0.

La svolta arriva nel terzo set. Le ragazze di Mazzanti iniziano ad accusare la stanchezza accumulata: Vasileva non trova più la via del punto; Quaranta fatica a mettere a terra il pallone e Serena perde lucidità nella gestione dl gioco. Pesaro invece sale in tutti i fondamentali e così, dopo aver dovuto inseguire per due set, per le Colibrì attacco, muro e difesa iniziano a funzionare a meraviglia. Serena si affida a Vasileva che torna a colpire forte in diagonale e riporta sotto le orobiche. Ma la Scavolini ha ormai il controllo della situazione: la ex di turno Ortolani domina la parte finale del quarto set e assieme a Klineman agguanta il sospirato 2 a 2.

Il finale di gara è tiratissimo: Scavolini avanti 9-5 nel tie-break ma viene subito raggiunta; gli ultimi punti si giocano testa a testa sino a quota 12. L' errore di Quaranta rompe gli equilibri a favore delle bianco-rosse che chiudono l’ennesimo muro.

Grande merito alla Scavolini che ha avuto la forza di reagire conquistando due punti d’oro in ottica play off. Le ragazze di Pedullà conquistano momentaneamente il quinto posto in attesa dei verdetti di domenica di Piacenza e Novara.

L'articolo originale è pubblicato su Vivere Pesaro del 05/03/2012