martedì 17 gennaio 2012

Carli LLoyd: Affari di Famiglia


For the English version please click here.

Quando il 22 ottobre l' “Invincibile Armata” bustocca affondò le ex campionesse d'Italia della Scavolini Pesaro grazie ad un netto 3 a 0, Carli stava per raggiungere il suo nuovo club italiano per iniziare la sua avventura come professionista proprio nella squadra di coach Parisi. Ho dovuto attendere due mesi prima di poter ammirare dal vivo questa palleggiatrice americana, e...chi si sarebbe mai immaginato che nel giro di così poco tempo la ragazza nativa della California si sarebbe inserita perfettamente nei meccanismi di gioco delle Farlalle? Certo è che la vittoria di Busto nel derby contro Villa Cortese è arrivato proprio grazie alla puntuale e precisa gestione delle proprie attaccanti da parte di Carli. Il mio primo pensiero di fronte a quella performance è stato: ma come c'è riuscita? Senza contare che non parla nemmeno in italiano ancora? Quale il segreto? Tanto lavoro, e...qualche lezione d'italiano presa da una compagna: “Ero un po' preoccupata del fatto che sarei arrivata in Italia a campionato già iniziato. In realtà, ad inizio settembre ero passata a Busto per una decina di giorni prima che iniziassero le partite. Da quello che ho potuto vedere in quell'occasione il livello era molto alto e la mia squadra era davvero forte. Lì ho capito che avevo bisogno di iniziare subito con loro ma non mi era possibile: per questo, quando sono tornata negli USA, ero preoccupata di rimanere indietro rispetto alle altre ed ero consapevole che mi sarebbe aspettato un duro lavoro per portarmi alla pari...ma alla fine tutto è andato nel migliore di modi. La mia squadra è semplicemente fantastica; tra di noi si è creata una vera e propria alchimia e ci diamo il giusto supporto le une con le altre. Stiamo lavorando davvero sodo. Sinceramente, quando sono arrivata in squadra all'inizio è stata davvero dura soprattutto a causa delle barriere linguistiche. Fortunatamente Helena Havelkova parla benissimo l'inglese e mi ha aiutato tantissimo; e lo stesso vale per Aneta, Flortje e Christina: questo è stato un fatto davvero importante perché loro sono le mie schiacciatrici ed è indispensabile poterci comunicare bene. Ma sto migliorando molto in italiano: Helena mi sta dando delle lezioni e poi sto seguendo un corso in una scuola che frequento di tanto in tanto: studio i verbi e le frasi ma non riesco a farlo tutti i giorni perché spesso sono davvero molto stanca. Poi ho spesso qui i miei familiari e quando loro sono qui con me...proprio non ci riesco ad aprire il libro! Le prime frasi che ho imparato naturalmente sono quelle che sento maggiormente e sono quindi legate al mondo della pallavolo. Quali sono? “Vai raga” e “andiamo”! Le adoro! Sono arrivata qui in Italia aperta e consapevole che non sarebbe stato facile ma se volevo far parte di questa squadra dovevo dare il 100 per cento. Così sono sempre stata molto attiva durante gli allenamenti facendo molte domande, rispondendo a quelle delle mie compagne e cercando di fare tutto quello che mi veniva richiesto....ho fatto tutto per rendere la transizione il più facile possibile ed ha funzionato. Come ho detto prima, la cosa che più amo del mio gruppo è l'alchimia che si è creata tra di noi. Credo che tra tutte noi ci sia una grande stima reciproca e siamo sempre pronte ad aiutarci. La Yamamay per me è come una famiglia e mi diverto davvero tanto con loro: penso che questo sia un fattore importante perché quando si tratta di sport a livello professionistico non è sempre facile divertirsi in quanto entrano in gioco i soldi e tanta pressione. Noi stiamo comunque facendo un ottimo lavoro nel bilanciare lo stress, il divertimento e la concentrazione partita dopo partita”.

La perfetta alchimia con le proprie compagne di squadra è stato sicuramente un fattore centrale nel perfetto girone d'andata della Yamamay che senza mai perdere una partita ha dimostrato sempre la giusta fiducia e freddezza anche in match alquanto delicati. É il caso del derby contro Villa Cortese lo scorso dicembre quando Busto si è imposta per 3 a 1 e Carli ha messo in campo una delle sue migliori performance...al meno fino a questo momento: “Mi sono chiesta spesso quale sia la chiave che rende il nostro gruppo così vincente e sono arrivata alla conclusione che non esiste un singolo fattore: penso che sia il frutto di un grande lavoro da parte nostra e del fatto che giochiamo ogni partita come se fosse la più importante. Per quel che riguarda il derby quindi, non ho sentito molta più pressione rispetto alle altre partite in questo senso. Ma nel momento in cui siamo entrate nel palazzetto e ho visto le mie avversarie al di là della rete e i loro tifosi che occupavano tre quarti dell'impianto ...certo il tutto mi ha reso un po' nervosa. Si respirava un'atmosfera magica e io amo giocare in questi frangenti così competitivi e pieni di storia. Un po' di pressione l'ho sentita, ma non ho lasciato che questa potesse influenzarmi a livello emotivo perché alla fine la partita contro Villa Cortese era semplicemente un altro match che dovevamo vincere”.

Mentre per molti giovani italiani il sogno è quello di poter visitare la California, magari percorrendola in sella ad una moto o a una decapottabile, per la giovane californiana il desiderio più grande era quello di poter vestire la maglia di un club del nostro Paese. Infatti, secondo Carli, giocare in una lega altamente competitiva come quella italiana le avrebbe permesso di migliorare come giocatrice e raggiungere il sogno della sua vita: prendere parte ai Giochi Olimpici: “ad essere sincera non conoscevo molto bene il campionato italiano. L'unica ragione per la quale sapevo della Yamamay Busto Arsizio era perché lo scorso anno ad aprile avevo assistito alle Final Four di Coppa Italia a Catania, ma non conoscevo ne' le giocatrici ne' lo staff. Mi trovavo lì perché volevo giocare in Italia e il mio agente mi aveva suggerito di andare a vedere le finali. Non conoscendo altre atlete all'epoca, è stato lui la mia fonte principale di informazioni: è italiano e quindi conosce bene le dinamiche di questo campionato e soprattutto le società. Nella scelta finale mi sono quindi affidata ai suoi consigli. Quello che ho fatto è stato chiedergli quale tra le varie società era la più competitiva, quella che si prendeva maggiormente cura delle proprie atlete e quale staff era il migliore... avevo ricevuto altre offerte, ma la Yamamay Busto Arsizio rispondeva esattamente a tutto quello che volevo. Quando ho ricevuto la loro chiamata quindi sono stata davvero felice. Sin dai tempi del college il mio sogno più grande era quello di giocare in questo campionato, ma non pensavo che questa opportunità mi sarebbe arrivata così presto: per me è stato un sogno diventato realtà. Qui il livello di gioco è molto più alto e veloce rispetto a quello della pallavolo dei college americani: c'è molta più difesa da entrambe le parti della rete, molta più copertura e ci sono giocatrici più forti. A livello di college negli Stati Uniti ci sono meno atlete capaci di saltare così in alto e di colpire i palloni così forte; mi sto rendendo contro, invece, che qui in Italia ce ne sono davvero tante in grado di farlo e quindi anche le azioni sono molto più rapide. Credo che passare dai college americani al campionato italiano è un po' come passare dalle scuole superiori all'università: salire ad un livello superiore. Per tutti questi motivi, mi sento onorata di questa occasione”.

Certo, andare a giocare in una delle migliori formazioni di questa stagione era un'opportunità elettrizzante per Carli, ma spostarsi dalla assolata Golden Coast californiana alla nebbiosa e “fredda” Busto Arsizio nel nord Italia, aveva anche dei lati più “nuvolosi: “Berkeley è molto diversa da Busto: qui si gela! Mi manca molto poter andare fuori a passeggiare al sole senza dovermi avvolgere in strati e strati di maglie per non morire dal freddo. Qui, ogni volta che voglio uscire devo coprirmi. E certamente mi manca l'oceano. Per il resto, mi piace molto stare qui: il cibo, neanche a dirlo, è meraviglioso e mi sono adattata molto da questo punto di vista; inoltre, posso trovare molte cose che avevo anche negli Stati Uniti. Mi piace la città e il Palayamamay è bellissimo. Diciamo che ho avuto solo uno shock culturale e riguarda...la guida: qui vanno in macchina come i pazzi! Il sistema stradale e i segnali sono molto diversi da quelli californiani: qui spesso non ci sono le linee e quindi non so mai dove posso guidare e dove sì. La polizia mi ha già fermato innumerevoli volte e mi hanno dato un biglietto per guidare che non ho capito ancora a cosa serva. Un vero e proprio shock!” - dice Carli divertita nel raccontarmi questo piccolo aneddoto - “Ma la cosa più difficile nel venire qui è stato dover lasciare la mia famiglia e non averla più vicina: non che avessi i miei familiari accanto neanche al college, ma il pensiero di averli a così tante miglia di distanza, a 15 ore di volo, mi fa impazzire”.

La famiglia è infatti un valore molto importante nella vita di questa atleta e un fattore chiave nella sua carriera pallavolistica: sua madre Cindy era un'assistente allenatrice alla Fallbrook High School, la stessa scuola che anche Carli ha frequentato sotto la supervisione di suo zio, Galen Tomlinson. Ed è proprio lo zio ad aver avuto un ruolo centrale nella vita della giovane alzatrice e nel suo curriculum sportivo: “la mia famiglia è la cosa più importante nella mia vita: ci sentiamo tramite Skype tutti i giorni ora che sono fuori. Non è che dipenda da loro: mi piace essere qui e non mi pesa essere sola; solo che voglio stare in contatto con la mia famiglia il più possibile. Posso affermare che sono....una ragazza orientata verso la famiglia e che tiene molto alle persone che ama. Inoltre, per me famiglia e sport formano da sempre un connubio molto stretto. Mio zio, per esempio, ha avuto un ruolo molto importante nella mia carriera. Ha fatto parte della nostra famiglia da quando io avevo quattro anni e mi ha praticamente tirato su insieme a mia madre. É stato il mio allenatore quando praticavo basketball, atletica leggera e poi pallavolo: in poche parole è stato il mio mentore in tutti gli sport che ho fatto e posso affermare che non sarei qui dove mi trovo ora se non fosse stato per lui. Mi ha iniziata a questo sport dato che è stato il mio allenatore da quando avevo 11 anni alle scuole medie fino a che non sono partita per l'Italia. Non si è mai perso una partita; mi ha insegnato tutto quello che so su questo gioco e ora, quando mi accorgo di fare qualcosa nella maniera sbagliata, lui è la prima persona che mi viene in mente: sento la sua voce che mi suggerisce cosa fare per correggere il mio errore. Ha sempre creduto in me quando tentennavo e mi ha spinto sempre a dare il meglio che potevo; credo che sia stato il miglior coach che avessi potuto avere. Quando ripenso ai miei primi passi nella pallavolo, penso a lui: la prima volta che ho preso in mano un pallone da volley è stato nella stradina davanti casa con mio zio. Passava delle ore a tirarmi la palla ed ad insegnarmi a passare e a palleggiare ogni singolo giorno. É così che ho imparato a giocare. Sono entrata in squadra ad 11 anni: mia madre e mio zio allenavano entrambi nella scuola media che frequentavo assieme a mia sorella, mio fratello e mio cugino. Io volevo imitarli e quindi ho provato anche io a giocare a pallavolo ed è stato amore a prima vista. In realtà, avevo già fatto altri sport come la pallacanestro e l'atletica leggera prima di scegliere definitivamente la mia strada. Per molto tempo ho anche praticato pallavolo e atletica insieme, ma poi ho dovuto scegliere tra le due per motivi di tempo: la mia scelta è ricaduta sulla pallavolo perché mi piaceva il fatto che fosse uno sport di squadra e mi piaceva molto giocare con delle compagne al fianco piuttosto che gareggiare da sola come avviene, per esempio, nell'atletica”.

Per gli Lloyd la pallavolo è davvero una questione di famiglia! Dalla stradina davanti casa in Bonsall la palleggiatrice californiana è arrivata ad indossare la maglia della nazionale a stelle e strisce nel 2011, direttamente dal college e senza vittorie nella NCAA se non il premio come miglior giocatrice dell'anno che l'atleta ha ricevuto dalla AVCA, l'associazione americana degli allenatori di pallavolo. “Non ho sempre giocato come alzatrice. Dagli 11 ai 16 anni infatti ho ricoperto quasi tutti i ruoli in campo giocando anche come opposto. Poi la mia allenatrice di club mi ha detto che se volevo essere una giocatrice competitiva a livello di college avrei dovuto concentrarmi solo nel palleggio e nella regia senza più perdere tempo con l'attacco. E così ho fatto. Durante il periodo delle scuole superiori ho preso parte per tre anni di fila anche alle Junior Olympics - una competizione annuale a livello nazionale per giovani atleti di tutte le discipline - ma non ho mai vinto il titolo: è stato duro da accettare perché avevamo una squadra decisamente forte ed eravamo sicure di poter vincere in tutte e tre le occasioni. Al tempo giocavo con la mia migliore amica, Julienne Faucette che quest'anno indossa la maglia della Chateau D'Ax Urbino. Nella mia carriera statunitense non ho ottenuto vittorie davvero importanti: non sono riuscita infatti ad aggiudicarmi il titolo ne' alle scuole superiori ne' al college. Ho frequentato la University of Berkeley nella California del Nord e sono stati quattro anni davvero belli per me: con la mia squadra, conosciuta come The Bears (gli Orsi) ho preso parte a due Final Four e nel mio ultimo anno ho giocato anche una finale nazionale. La partita più entusiasmante risale al mio anno da matricola, quando abbiamo battuto la squadra del Nebraska che era la detentrice del titolo NCAA. L'ultimo anno invece il match che porterò sempre nei miei ricordi è stato quello contro la USC (University of Southern California) che ci aveva sempre battuto fino a quel momento. Ma in semifinale siamo stati noi a portare a casa la vittoria! Nell'estate ho poi raggiunto la nazionale: fare parte di questo gruppo è stato davvero un passo importante nella mia carriera perché mi ha permesso di portare il mio gioco ad un livello superiore. Gli allenamenti sono molto duri e sei in campo con giocatrici che hanno già partecipato – e che presto lo rifaranno – ai Giochi Olimpici. La pressione alla quale si è sottoposti è sempre molto alta, dato che per rimanere in quel gruppo devi sempre giocare bene. Il semplice stare con loro, ascoltare i suggerimenti degli allenatori e le tecniche con cui poter migliorare, è comunque stato fondamentale per me. Dato che il mio obiettivo più grande è quello di poter partecipare prima o poi alle Olimpiadi, essere nel gruppo nazionale subito dopo il college è stato importante per poter acquisire un'esperienza davvero significativa per la mia crescita. Inoltre, è stato un momento di transizione indispensabile per poter passare alla pallavolo professionista in Italia: credo che se fossi passata alla Yamamay direttamente dal college sarebbe stato alquanto diverso se non più difficile. Per questo sono davvero felice di aver passato un po' di tempo con il gruppo della nazionale. Anche se non ho disputato delle partite con loro, mi allenavo con giocatrici di grande livello; in particolare ho avuto la possibilità di stare a fianco di due atlete che io ammiro moltissimo come Logan Tom e Stacy Sycora. Sono delle giocatrici bravissime e molto rispettate: è stato un onore giocare con loro”.

Grazie a questa esperienza, Carli era davvero pronta per prendere in mano le redini della sua nuova squadra. Ma l'esperienza da sola non basta se non è supportata da una grande motivazione e dalla voglia di migliorarsi lavorando sodo. E questa ragazza aveva il giusto atteggiamento e devozione per riuscirci: “Io voglio sempre migliorarmi: sinceramente, sono venuta qui in Italia perché volevo diventare più forte e giocare in una lega dove avrei potuto imparare. Sento già di aver fatto dei passi in avanti per quel che riguarda la gestione del gioco e in difesa. Voglio vincere la CEV e soprattutto il campionato italiano: sento che possiamo davvero farcela. Questi obiettivi sono anche quelli della mia squadra ma facendo parte del gruppo me li sono prefissi come i più importanti: quando voglio fare qualcosa, mi ci dedico al 100 per 100. In campo sono molto competitiva e ho grandi aspettative nei miei confronti e in quelli delle mie compagne. Penso che sia indispensabile, sia nella vita che in campo, essere capace di prendere delle buone decisioni, e quindi, in veste di palleggiatrice, cerco sempre di fare la cosa migliore per le mie compagne. Nei loro confronti sono sempre molto solidale: quando faccio una critica è sempre costruttiva, specialmente con quelle persone che sento più vicine. Parlo molto con le mie compagne di squadra e sono abituata ad essere una leader che si fa sentire in campo: è un compito difficile, ma non sento troppo la pressione di questo ruolo. Sono più determinata a migliorare: in un certo senso, la mia è più una pressione personale piuttosto che quella che mi proviene dall'esterno durante una partita. Infatti, io sono sempre molto dura con me stessa e penso sempre di poter fare di più e di volere di più. Qualche volta questo lato del mio carattere può anche essere negativo perché mi sembra sempre di non aver fatto abbastanza; ma allo stesso tempo ciò mi spinge a lavorare sempre di più. Non è certo una cosa terribile, ma forse dovrei migliorare un po' sotto questo aspetto”.

Grande lavoratrice, concentrata ad ogni partita, devota alla sua squadra e a questo sport: una combinazione perfetta che fa di Carli Lloyd una delle palleggiatrici più ammirate ed interessanti di questa stagione del nostro campionato. Ma cosa avrebbe fatto questa atleta se non la pallavolista? “Questa è una domanda difficile. Ho sempre voluto fare l'insegnante e lavorare con i più piccoli: amo i bambini e stare con loro. In futuro, vorrei tanto avere dei bambini e fare la mamma a tempo pieno. Potrei tornare a studiare e prendere la laurea per insegnare o, visto anche che i miei studi universitari, diventare una psicologa familiare o matrimoniale per aiutare le famiglie in modo che i bambini possano vivere in un contesto migliore e crescere in una casa dove abbiano il giusto amore e supporto da parte dei propri genitori. Penso che sia infatti questo l'aspetto più importante nella crescita dei bambini”. Ma questo futuro è ancora lontano. La stagione pallavolistica italiana sta entrando nella parte più difficile ed entusiasmante con i play off di Coppa Italia e la corsa scudetto. Come comandante dell' “Invincibile Armata” bustocca, è dovere di Carli dirigere al meglio la sua flotta per portare Busto al vertice di questo campionato.

L'articolo originale è pubblicato sul numero di gennaio 2012 di Pallavoliamo. La foto di testata è di Max Ciuba per Pallavoliamo.

Nessun commento:

Posta un commento