lunedì 30 gennaio 2012

Coppa Italia 2012: Urbino eliminata da Piacenza in semifinale

MODENA - Un Urbino spenta e senza la giusta motivazione, cede per 3 set a 0 alla Rebecchi Piacenza, vera rivelazione di questa Coppa Italia. La Chateau D'Ax di deve accontentare del terzo posto vinto al tie break nella finalina contro Modena.


Per la compagine feltresca questo è un appuntamento storico, arrivato dopo la vittoria al tie-break contro Bergamo. Al di là della rete la squadra di coach Marchesi che ha fatto il colpaccio sconfiggendo Villa, detentrice del titolo. La vincente sfiderà la Yamamay Busto Arsizio vincitrice in 5 set sulla padroni di casa della Liu Jo Modena.

Salvagni schiera Garzaro e Crisanti al centro, Van Hecke opposto a Skorupa, Blagojevic e Tirozzi in banda, Sirressi libero. Marchesi risponde con Pachale e Leggeri laterali, Turlea opposto, Dall'Igna in regia, Nicolini e Lettonnen al centro, Davis libero.

Urbino dà inizio alle danze con Van Heche a muro. Sono Turlea e Pachale a dare il maggior contributo in campo e Piacenza vola avanti al primo time out tecnico (6-8). La Rebecchi non cede nonostante i tentativi a rete di Tirozzi e compagne, e Salvagni è costretto al time out tecnico (8-13). Garzaro prova a suonare la carica, ma Leggeri non perdona e Piacenza chiude in vantaggio anche alla seconda sospensione obbligatoria (11-16). Urbino sembra in balia delle avversarie che allungano fino al 12-19: l'errore in battuta di Crisanti e l'attacco out di Tirozzi portano Piacenza al massimo vantaggio (+8). con Garzaro alla battuta, le ducali provano a risalire la china, ma l'attacco di Pachale smorza le esultanze dando il primo set point alla Rebecchi. Ma Urbino vuol venere cara la pelle e annulla due palle consecutive difendendo tutto il possibile (21-24). Chiude Pachale con un diagonale imprendibile. Un dato che fa riflettere è la voce 0 sulle ricezioni perfette di Urbino.

Apertura di secondo set all'insegna dell'equilibrio tra le due formazioni: in evidenza Nicolini da un lato e Tirozzi dall'altro. Rompe gli schemi un attacco di Turlea seguita a ruota da Pachale: come nel primo set, è Piacenza a tagliare per prima il traguardo del primo time out tecnico (5-8). Salvagni è costretto a chiamare il time out: le sue ragazze non riescono ad essere efficaci in attacco ed è necessario parlarci su. Ma Leggeri non si lascia distrarre dalla pausa e piazza subito un buon muro su Blagogevic. Salvagni tenta la carta Djerisilio, ancora non al top dopo l'infortunio alla spalla. Nuovamente la Chateau D'Ax sembra aver perso concentrazione: l'ace di Lehtonen spacca in due la difesa e sigla anche il secondo time out tecnico per Piacenza (10-16). Una serie di errori in battuta rallenta il gioco, ma è nuovamente Piacenza a destarsi con una palla piazzata di Pachale che trova impreparata la difesa feltresca. Che le ragazze di Marchesi abbiano una marcia in più in questo momento lo dimostra il punto dopo una serie lunghissima di scambi e di recuperi (13-19). Urbino prova a rifarsi sotto ancora una volta sul servizio di Garzaro che mette in difficoltà la linea di difesa lombarda. Ma è troppo tardi: Piacenza vola veloce alla conquista del secondo set con un attacco di primo tempo di Nicolini.

Il terzo set inizia male per Urbino con l'errore di Blagogevic al servizio; netta difficoltà nell'attacco delle feltresche che non riescono a passare con continuità nel dal centro ne' sulle bande. Piacenza è invece molto attenta in tutti i fondamentali e pronta a punire tutti gli errori delle avversarie (3-7). Urbino non molla, e nuovamente sul turno di battuta di Garzaro si rifà sotto approfittando anche di qualche errore in fase di ricostruzione delle ragazze delle Rebecchi (8-11). Nicolini e Turlea tornano a picchiare forte e Piacenza si porta a +5 al secondo time out tecnico (11-16). Ma il match non è ancora finito: con Blagocevic in battuta e Skorupa a rete, Urbino trova il -2 che spaventa Marchesi: il tecnico chiama tempestivamente il time out discrezionale e Turlea risponde con un attacco dalla seconda linea potente e preciso. (15-18). Pachale in attacco è inarrestabile alternando attacchi potenti e palloni piazzati; il muro di Turlea è granitico e Piacenza vola sul 18-23. Garzaro torna in battuta ma Turlea mette subito fine al turno di battuta del capitano feltresco regalando 4 match point alla Rebecchi. Chiude al secondo tentativo Lehtonen (25.21).

La finale sarà Busto Arsizio- Piacenza. Per Urbino l'amara consolazione di una finalina contro Modena per il terzo posto. François Salvagni ha così commentato la dura sconfitta: “Abbiamo sbagliato partita e me ne assumo tutte le responsabilità. Non sono riuscito a trasmettere alla squadra la giusta mentalità per vincere gare ed appuntamenti importanti come questi. Al di là del risultato, la squadra sta facendo molto bene e sta raggiungendo risultati eccellenti. Già essere arrivati alle Finali di Coppa Italia è per noi motivo di orgoglio. Piacenza ha meritato la vittoria. Complimenti a loro”.

L'articolo originale è pubblicato su Vivere Marche del 30/01/2012

Kostener regina dei ghiacci europei

SHEFFIELD (REGNO UNITO) - Sulle musiche di Mozart, Carolina Kostner centra il suo quarto successo agli Europei di pattinaggio artistico. 183.55 punti che permettono all'altotesina di chiudere al primo posto davanti alla filandese Korpii e alla giovanissima georgiana Gedevanishvili.
Dopo il primo posto nel corto di venerdì e i quattro punti di vantaggio sulla sua diretta rivale Kopi, la Kostner si è imposta anche nel programma libero con il punteggio di 183.55 punti. Per l'azzurra si tratta del quarto titolo continentale dopo quelli del 2007, 2008 e 2010. Sul ghiaccio di Sheffield l'altoatesina ha sfoderato una doppia prova di grande classe e sicurezza, priva di sbavature. Molto buona anche la sua interpretazione sulle note del concerto numero 23 per pianoforte di Mozart che le ha garantito il miglior voto da parte dei giudici e il primo posto assoluto con 183.55 punti totali.

Davanti a un pubblico davvero molto numeroso, l'azzurra è scesa in pista avvolta del suo body tempestato da luccicanti Swarowski e dai lei stesso ideato. Con la sua classe e determinazione Carolina ha preceduto la finlandese Kiira Korpi (166,94) e la giovanissima georgiana Elene Gedevanishvili (165,93) al suo debutto tra i grandi del pattinaggio.

Al termine della gara la nuova regina dei ghiacci ha assicurato come nonostante sia la quarta vittoria, l'emozione di salire sul gradino più alto del podio è sempre grande, soprattutto quando la vittoria arriva dopo una giornata stressante che ha visto Carolina arrivare letteralmente di corsa all'impianto dopo aver perso l'autobus. Piccoli aneddoti che rendono questa vittoria anche più bella.

L'articolo originale è pubblicato su Vivere Italia del 30/01/2012

sabato 21 gennaio 2012

Carli LLoyd: Family Matters


When on October 22nd the “Invincible Busto Army” sank the former Italian champion Scavolini Pesaro with a resounding 3-0, Carli was about to join the Italian club coached by Carlo Parisi and to start her brand new adventure as a professional volleyball player. Two months passed before I personally had the chance to see her in action, and...who could imagine that despite the very short lapse of time, the American setter would be able to fit-in so perfectly with the patterns of the Butterflies? Indeed, Busto's victory over their arch-enemy Villa Cortese was thanks to Carli Lloyd's great management of her attackers. But how did she succeed in doing that without even speaking Italian? What is her secret? Hard work and a little help in Italian: “I was a bit worried about the fact that when I arrived in Busto the championship had already started. Actually, I had come for 10 days at the beginning of September before the games began, and I could tell at once that the standard was very high here and that my team was really good. I understood that I needed to be there to do my job at best but I couldn't: so, when I was in the US I was worried to stay behind and that I would need a hard work to catch up to everyone...but eventually, everything turned out well. My team is simply great; we have a good chemistry and we support each other very much. We are doing some great hard work. Honestly, coming to the team, in the beginning, it was tough, especially because of the language barrier, but Helena Havelkova speaks excellent English and so she helped me a lot. Moreover, Aneta, Floortje and Christina all speak very good English - they are my attackers so it is important that we understand each other. But I am getting a little better in Italian. Helena is giving me lessons and I'm doing a course at an Italian school: I'm learning my verbs, but not every day, as I am mentally tired from trainings and stuff. Moreover, my family is often here and when they're around ...I don't study much. The first sentences I've learnt are the ones I hear most often during my day and as a consequence they are linked to the volley world. These are “Vai raga” or “andiamo”! I love them! I came here with a very opened mind and I knew that it was going to be hard, but to play with them I have to give 100 percent. Thus, I have been very active during the training sessions: I have asked several questions, I responded to the girls and tried to do everything I was asked...I did everything to make the transition easier and it worked. Like I said before, the thing I love the most about this group is the chemistry we have on court together. I really feel we trust and support each other. Yamamay is like a family and I have a lot of fun with them: I think this is very important aspect as when you play professionally having fun is not always easy, 'cause it is your job, you are getting payed and there is always a lot of pressure on you and your game. We are doing a very good job in balancing the stress, the fun and the concentration match after match”.

The perfect chemistry with her team-mates is indeed the key to the perfect first round by Busto who won all matches by showing great confidence and cool even in particularly crucial instances. This is the case of the derby against Villa Cortese in December where Busto won for 3 sets to 1 and Carli put on court one of her best performances so far: “I've thought often about what is the key, the secret of such a winning group and I've come to the conclusion that there is not a single element: I think that we work very hard and play every match as if it was the most important and we work to get our minds always ready for each game. So, in the derby, I didn't feel much more pressure than in the other matches: it didn't make any difference in this sense. But being in the gym and seeing our opponents on the other side of the net and having three quarter of the seats full with their supporters... well, sure it made me a bit nervous. It was a unique and magical atmosphere though and I love playing in such surroundings 'cause it's competitive and there's history behind it. Sure I felt the pressure of the moment but I didn't let it to affect me emotionally because it was simply another game we got to win”.

While the biggest dream of many Italian young people would be to ride a motorbike or a convertible along the Californian valleys, for the young Californian player the highest desire was playing in an Italian club. In fact, according to Carli, playing in a very competitive league would allow her to improve as a player and to reach her lifetime goal: playing at the Olympic Games: “Frankly, I didn't know the Italian league very well. The only reason I knew about Busto volley team was because last April I went to Catania to watch the Final Four of Coppa Italia and I watched them playing, but I didn't know much about the team or the players there. I was there 'cause I wanted to play in Italy and my agent suggested that I go there and watch the finals. I had other offers but for the final choice, I trusted my agent the most as he is from Italy and he knows the league very well: he was my main source as I didn't know any athletes at the time. What I did it was asking him about the staff of the teams and if they were caring about their athletes and whether they were being competitive in this season...Busto was matching all my requirements. Thus, I was really excited when I got the call from them. Moreover, when I was in college my biggest dream was to play in Italy but I didn't think this opportunity would come so soon: it was a dream come true for me. Here the level of the game is higher and faster than in US college league: there is much more defense on the two sides of the net, much more coverage involved and stronger players. In college volleyball there are very few athletes who can jump so high and hit so strong: in the Italian league I see that there are more players who can do that and there is much more fast-paced volleyball going on. I think that moving from the US college league to the Italian one is like going from high school to college: stepping to an upper level. For all these reasons, I felt honored to be offered such an opportunity”.

Sure, going to Italy to play in one of the best teams of this season was an exciting chance for Carli; but moving from the sunny California Golden Coast to the foggy and “freezing” Busto Arsizio in the Northern Italy had some “cloudy” sides too: “Berkeley is very different from Busto: here it's freezing! I miss being able to go outside in the sun walking around and being warm without being bundled up in covers and being in the sun. Here I feel that anytime I want to stay in the sun I have to be covered. And I miss the ocean. Other than that, I love being here: the food is great and I have adjusted very well and I can easily find things that we have also in the US. There aren't may things I miss. I love the city, my apartment and the Palayamamy is beautiful. What really shocked me, though, was the Italian-style-driving: here it's dreadful! I hate it. The streets and the street signs are very different from California: sometimes there are no lines on the road and I never know where I can or can't drive. I have been pulled-over by the police very often and they gave me a ticket for driving in the city that doesn't make sense to me. This is a real cultural shock!” - said Carli amused telling me this little anecdote - “The hardest part of coming here was leaving my family, not having them close to me: not that I was close to them in college either, but the thought of having my family so many miles away, at a 15-hour-flying distance, drives me crazy.”.

Family is in fact a very important value in the life of this athlete and a key factor in her career as a professional player: her mother Cindy used to be an assistant volleyball coach at Fallbrook High School the very same that Carli attended under the supervision of her uncle, Galen Tomlinson who had a central role in Carli's life and sport curriculum: “ my family is the most important thing for me: I phone and see my family everyday now that I am abroad through Skype. It's not that I depend on them: I like being here and I can deal with being alone; I just want to stay in contact with my family as much as possible. So, I guess I can say that I'm a family oriented person, extremely caring of the people I love. Moreover, family and sport have a string connection in my life. My uncle, for instance, had an important role in my career. He's been part of our family since I was four and he basically raised me with my mom. He was my coach while I was doing basketball, track and field and volleyball: he has basically been my coach and mentor in all the sports I did and I can say that I wouldn't be here if it wasn't for him. He got me started in this sport as he was my coach since I was 11 years old in middle school until I left for Italy. He never missed a match; he taught me everything I know and now when I see that I am doing something in the wrong way, he's the first person who comes to my mind: I hear his voice telling me what I should do to correct it. He believed in me whenever I struggled and he pushed me to be the best I could be; I think he is the best coach I could ever have had. When I think about my first steps in volleyball I think about him: the very first time I touched the ball was in my driveway with my uncle. He would stand with me on my driveway for hours just tossing me the ball and teaching me how to pass and how to set the ball every single day. That is how I learnt to play. I started playing in a team in 6th grade when I was 11 years old: my mum and my uncle both taught in the school where I started and they also taught my sister, my brother and my cousin who all attended the same school. I wanted to be like my siblings and I wanted to try the same sport and I liked it. I had already played basketball and did track and field for many years before choosing volleyball. For the majority of my childhood I did volley and track and feel at the same time, but at a certain point I had to chose one or the other because of time constraints: so, I chose volley as I liked the team aspect of it and enjoyed playing it with my team-mates instead of competing on my own”.

We could say that for the Lloyds, volleyball was a family matter. From the home driveway in Bonsall the career of the Californian setter developed until joining the national selection in 2011 directly from college and without any huge winning in the NCAA volleyball league but with the AVCA (American Volleyball Coaches Association) award as “best player of the year” in 2010. “In my career I haven't played always as a setter. From 11 to 16 years old, in fact, I was both setter and opposite: so I used to hit too. I actually covered nearly every role before my club coach told me that if I wanted to play in college as a great setter I had to focus only on setting without no more hitting... and so I did. In high school we went to the Junior Olympics for 3 years in a row although we never won: it was hard for me 'cause we always thought that we would. We were a very good team and I was playing with one of my best friend, Julienne Faucette who plays in Urbino now. I never won the championship in high school or college either: I was never a big time winner athlete in the US! I went to college in Berkeley in Norther California and I really enjoyed my time there: with my team, the Bears, I played two Final Four and, in my senior year, one championship final. I remember my freshman year we played Nebraska, who were the running champions and we beat them to reach the Final Four. It was the most incredible match I have ever played. In senior year we played twice USC and lost to them both the matches. But when we played them again in the semifinals to reach the final championship, we beat them and that was a great victory. In the summer I also joined the national selection: being part of the national team has been an important step in my career 'cause it meant taking the next step. It's very hard training every day and you are on court with players who played and are going to play soon in the Olympic Games. The amount of pressure you are under is constantly high as you have to play well in order to be in the gym every day. It was important for me to be there just to hear the feedback the coaches give to the players, to hear the ultimate techniques I had to work on to improve. As my ultimate goal is to play in the Olympic Games one day, so it was important for me to be there soon after my college years so that I had already experience with the national team. Moreover, it was an important transition before entering my first professional team in Italy: I feel that if I had gone directly from college to a professional team, it would have been different and maybe more difficult. So, I am very glad I spent time with the national selection. Although I never played a match with these players, I was on the court practicing with them, especially with the two players I admire the most: Logan Tom and Stacy Sycora. They are high profile players and highly respected ones: it was an honor to play with them”.

Thanks to this experience, Carli was then ready to take over the reins of her new team. But experience alone means nothing without a great motivation and hard work. And this girl had the right attitude and devotion to make it. “I always want to get better: honestly, I've come to Italy 'cause I want to improve and be in a good volleyball league where I could learn. I feel that I have already taken some steps towards bettering my defense and in running my attack and setting. Also, I want to win the Italian and the CEV championship and I firmly believe that my team can do it. These are my team's goals but I set them for myself as a part of this team: if I want to do something I am 100 percent dedicated to it. On the court I'm very competitive and I have high expectations about the people who are around me and about myself. I believe that it is important to make good decisions in life as on court, and so, as a setter, I try to make the best decisions for my team. I feel I'm a very supportive team-mate: when I do criticize, it is always in a constructive way, especially to the people I care the most about. I am used to speaking with the others members of my team and being a vocal leader: it's hard but I don't feel the pressure of this role. I'm eager and anxious to get better and improve: in a sense, it's a more personal kind of pressure rather than the one that surrounds you during a match. In fact, I 'm also very hard on myself and I always feel I can do more and I always want more. That could be a bad aspect of my character 'cause I feel that I have never done enough; but, at the same time this attitude allows me to work harder and harder. It's not a terrible thing but I think that I could be better on that”.

A hard worker, focused on each match, devoted to her team and sport: the perfect combination that makes Carli Lloyd one of the most admired and interesting setters of this season. But what would this Californian athlete be if not a professional volleyball player? “This is an difficult question. I always wanted to be a teacher for young children: I love kids and I love working with them. You know, I want to have children and to be a mum very badly. I could go back to school to earn a bachelor degree in education; or, with my degree in welfare, I'm really considering to be a family or marriage psychologist . I would like to help families so that children can live in a better context and be raised in a family where they can have the right love and support 'cause I believe that this is the most important aspect for a child”. But this future is still far away in Carli's life. The season is still long and about to enter its most challenging and competitive part. As the master of her “invincible army”, it is Carli's duty to manage her fleet at best to bring Busto at the top of the Italian volley league.

The original article together with the picture are published on the Jan 2012 number of Pallavoliamo. Picture by Max Ciuba for Pallavoliamo.it

martedì 17 gennaio 2012

Questione di spirito: editoriale gennaio 2012

QUESTIONE DI SPIRITO…

Finalmente è arrivato il 2012! E in barba a tutte le catastrofiche profezie Maya, ogni sportivo deve essere davvero entusiasta di questo nuovo anno! Il motivo? Le Olimpiadi!

Prima di essere giornalisti, fotografi, eccetera, siamo innanzitutto gente di sport nel senso più lato: amiamo tutte le discipline e ancora di più, amiamo lo spirito sportivo in tutte le sue sfumature. L'agonismo, il duro lavoro, la gioia della vittoria e le lacrime della sconfitta, il senso di squadra e la forza del singolo: sono questi tutti quegli aspetti che apprezziamo maggiormente nello sport , e di cui ci piace parlare.

I Giochi Olimpici, inoltre, mettono in risalto la Passione – quella verace - verso lo sport in generale!
Nell'anno di Londra 2012, speriamo quindi che questo spirito fatto di "passione" - e che già, tra l'altro tanto appartiene a Pallavoliamo.it – possa contagiare il movimento della pallavolo femminile italiana, che come ben sapete, ogni giorno subisce dei colpi sempre più pesanti. É proprio in questi frangenti, che lo spirito "olimpico" deve farsi sentire maggiormente dentro ognuno di noi!

E' quasi impossibile, in questo periodo, parlare di pallavolo senza provare un senso di “amaro in bocca”; la vicenda Conegliano ha lasciato tutti stupefatti, non tanto perché è un’altra società che sparisce, non tanto perché le giocatrici non erano pagate: questi sono scenari a cui purtroppo il volley italiano ci ha abituato negli ultimi anni. Non si tratta di questo, ma è il modo in cui è successo che ci ha lasciati sbalorditi: la scomparsa di una squadra a metà campionato è una cosa che ancora ci mancava!!! E che dire delle conseguenze che questo ha portato: giocatrici senza contratto nel bel mezzo della stagione, squadre che un attimo prima erano qualificate per la Coppa Italia un attimo dopo non lo erano più…tutto questo lascia davvero sconcertati. Aggiungiamo le vicende di Novara e Forlì a inizio anno, il fatto che quello che stiamo vedendo è senza dubbio il campionato con il livello qualitativo più basso da diversi anni a questa parte, e il quadro per comprendere a pieno le nostre sensazioni è completo.

Quando poi, nonostante tutto questo, c’è qualcuno, come noi e come altri che gratuitamente prova a raccontare, a far conoscere a quanta più gente possibile, la bellezza di questo sport meraviglioso e di chi ne ha fatto la sua vita, e si trova invece osteggiato nel proprio tentativo da diverse parti…lo sconcerto diventa sconforto, l’amaro diventa fiele, e per un attimo la voglia di mollare tutto prende il sopravvento…


Ma per fortuna è solo un attimo...

L’amore per quello che facciamo, per lo sport che amiamo è infatti più forte delle amarezze e delle difficoltà.

Così apriamo questo nuovo anno con un numero della nostra rivista “scoppiettante”, frutto del lavoro anche spasmodico della nostra Redazione, fatta da ragazze e ragazzi tutti pronti a far "innamorare dello sport che amiamo" tante nuove persone.

E allora…Non ci resta quindi che augurare un buon anno a tutti....e che lo Spirito Olimpico sia con tutti noi!

Pubblicato sul numero di gennaio 2012 di Pallavoliamo come editoriale

Lettera a Valentina Arrighetti


Cara Vale,

ti scrivo questa lettera per dirti una volta di più quanto il nostro rapporto sia importante per me. Voglio essere sincera. In passato sono stata un po' assente per te: il lavoro, infatti, non mi permetteva mai di esserti vicino nelle partite e per quel che riguardava lo sport, c'era sempre tuo padre a seguirti. Poi nell'adolescenza, come spesso accade, il rapporto madre-figlia si fa sempre più difficile e quindi spesso, quando tu forse ne avevi più bisogno, io non ho potuto starti accanto come avrei voluto. Tu hai imparato quindi a cavartela anche un po' da sola e a diventare sempre più indipendente. Poi con il tempo, tu ti sei allontanata da casa per giocare in club sempre più importanti, sei cresciuta e finalmente ci siamo avvicinate tantissimo recuperando tutto ciò che fino a quel momento mi sembrava di aver perso con te. Non siamo delle grandi chiaccherone tra di noi, ma quando ci sono cose importanti, se ha bisogno di un consiglio di qualsiasi tipo o hai bisogno di sfogarsi per esempio, parliamo sempre apertamente e ti confidi molto con me su qualsiasi cosa. Ma come tu cerchi me nei momenti difficili, io cerco te. Siamo molto simili noi due, e più cresci, più mi assomigli. Certo, tu sei molto più tenace di me e riesci ad arrivare dove vuoi; per non parlare poi del fatto che io non sono per niente sportiva... ma come me sei molto impulsiva e come dici spesso anche tu, riusciamo a capirci anche senza parlarci: a me basta solo uno sguardo per scoprire i tuoi stati d'animo e questa è una cosa che indica la nostra vicinanza.

Il mio rapporto con te si gioca più sul lato umano; per tutto quello che è legato allo sport, invece, è tuo padre a seguirti. Diciamo che dal punto di vista sportivo non sono molto “ferrata” e quindi non sono la persona più adatta in questo ambito. E forse per te è stato un bene! Se fosse stato per me infatti alla prima difficoltà ti avrei portata via e non saresti mai arrivata dove sei ora. Vederti in lacrime anche una sola volta mi avrebbe messo in crisi, mentre tuo padre ti ha aiutata a superare i momenti di difficoltà che hai dovuto affrontare nella tua carriera. Certo, io cerco di seguirti il più possibile, ma per esempio la telefonata pre partita la fai con lui: è il vostro mondo, ma quando si è trattato di decidere della tua carriera, hai chiesto consiglio anche a me. Anche se normalmente alla fine hai fatto sempre quello che ti sei sentita di fare, hai sempre parlato con tutti noi delle tue scelte e abbiamo sempre cercato di consigliarti nel migliore dei modi. Siamo comunque stati sempre tutti d'accordo sulle squadre sin dalla prima quando hai firmato per Padova in A2. All'epoca avevi avuto anche delle buone offerte in A1: l'unica cosa che ti abbiamo detto è stata quella di partire dal basso e gradatamente così per avere la possibilità di giocare senza bruciarti subito. Avevamo visto infatti molte atlete del Club Italia andare subito in squadre importanti ed essere costrette in panchina per tutto il campionato: ho sempre pensato che fosse meglio essere in una squadra minore che ti avrebbe fatta crescere piuttosto che andare subito in un club importante e non giocare mai. Ma era quello che alla fine volevi anche tu: sei sempre stata una ragazza che ha avuto tanta voglia di lavorare ed è stato proprio grazie a questo atteggiamento che sei arrivata a questi livelli.

E pensare che quando eri piccola volevi giocare a calcio. Diciamo che io ti ho un po' spinta a cambiare sport: ti ricordi cosa ti ripetevo? “ti vengono le gambe troppo grandi!” E come potresti non ricordarlo! Ancora oggi, scherzando, me lo rinfacci e mi fai notare che pur giocando a pallavolo le gambe ti sono diventate muscolose lo stesso! Ma almeno, dico io, sono un po' più aggraziate! Comunque a calcio te la cavavi davvero bene e hai partecipato anche a vari tornei liguri, tra i quali il prestigioso torneo Ravano. Sei sempre stata molto portata per lo sport sin da piccola e tutto quello che facevi a livello sportivo ti riusciva sempre bene. Di conseguenza, quando hai scelto la pallavolo come tua professione, sono stata contenta e ti ho appoggiata perché ti vedevo a tuo agio sul campo da volley. Sinceramente l'unica cosa che mi interessava era che tu fossi felice e quindi che facessi quello che ti piaceva fare. E tu, da quel lontano giorno in cui sei andata a giocare a minivolley nella palestra vicino casa, hai deciso che quella sarebbe stata la tua strada. E che strada!

Vederti giocare per me è sempre una grande emozione: mi sembra sempre impossibile che tu sia arrivata a giocare a livelli così alti! Non perché non ne avessi le capacità, certo! Sei veramente brava nel tuo sport! Ma perché sembra davvero un sogno sapere che sei tra le atlete più forti della pallavolo italiana! La prima volta che sei andata via a quindici anni è stato quando ti hanno selezionata per il Club Italia: è stata una sensazione strana, perché anche se ero contenta per la grande occasione che ti si presentava, allo stesso tempo l'idea che mi stavano togliendo la mia bambina mi ha faceva soffrire molto. L'anno di Padova è stato uno dei momenti più difficili per te: per motivi di cartellino sei stata ferma per alcuni mesi. L'idea di non poter giocare e non stare in campo era una vera tortura per te e ti vedevo davvero molto agitata. Io ho cercato di starti il più vicina possibile, di tenerti calma dicendoti di avere pazienza che poi sarebbe arrivato tutto. Ma a parte queste difficoltà che ogni atleta deve affrontare, le gioie che mi hai regalato sono state davvero tante. La partita a cui sono più legata è quella della vittoria scudetto della scorsa stagione: già quando sei arrivata alla Foppapedretti è stata per me una grande soddisfazione, ma la vittoria dello scudetto è stato un momento davvero memorabile perché vedevo che tu ci tenevi davvero tanto a conquistarlo e quindi ho vissuto quella vittoria come se fosse il traguardo più importante. E poi, vincerlo dopo tante partite sofferte... credimi, anche io ero agitata in quella interminabile gara 5.

So infatti quanto il tuo spirito sia agonistico e so che quando perdi...sono guai! Meglio lasciarti sbollire un po' dopo una sconfitta ti! Ma allo stesso tempo, hai molti pregi perché sei determinata, dolce e tanto, forse troppo, sensibile! Fuori e dentro il campo sei molto diversa: in partita, la tua determinazione e il tuo agonismo ti fanno apparire un'altra persona agli occhi di chi non ti conosce bene. Il tuo difetto è che ti scaldi subito e che non conti mai fino a dieci prima di parlare o di agire! Questo sì! La tua grande sensibilità però l'hai dimostrata appieno con l'asta benefica che hai organizzato per raccogliere i fondi per le zone colpite dall'alluvione. Sono molto orgogliosa di te e la trovo un'iniziativa bellissima. In Liguria la pallavolo è uno sport poco sentito, ma farti portavoce di un gesto così bello, oltre ad aiutare le persone colpite da questa tragedia, potrebbe servire a promuovere questo sport anche qui, tant'è che la tua proposta di portare l'All Star Game a Genova è già a buon punto.

Il tuo attaccamento alla tua terra è davvero grande. Come grande è il sentimento che ti lega alla nazionale azzurra. Questo è un valore che ti hanno tramandato i tuoi nonni, anch'essi molto sportivi. A noi figli avevano insegnato che la maglia della nazionale è una questione seria ed importante come è giusto che sia. Quindi vedertela indossare la prima volta è stata un'emozione fortissima e in quell'occasione mi sono davvero commossa. Ogni volta che ti vedo in mezzo alla selezione azzurra e sento l'inno nazionale provo una grandissima emozione. Puoi capire quindi il mio stato d'animo dopo la vittoria all'ultima World Cup! Questa stagione forse non è iniziata nei migliori dei modi per te e la tua squadra, ma sono certa che grazie alla tua forza di volontà, alla tua determinazione e alla tua voglia di lavorare, raccoglierai presto tante altre belle soddisfazioni. Ne sono sicura, perché tu Vale, sei una persona speciale e speciale saranno i tuoi risultati.
Con tanto affetto,

la tua mamma Gianna.

Il pezzo e la foto originali sono pubblicati sul numero di gennaio 2012 di Pallavoliamo.

Carli LLoyd: Affari di Famiglia


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Quando il 22 ottobre l' “Invincibile Armata” bustocca affondò le ex campionesse d'Italia della Scavolini Pesaro grazie ad un netto 3 a 0, Carli stava per raggiungere il suo nuovo club italiano per iniziare la sua avventura come professionista proprio nella squadra di coach Parisi. Ho dovuto attendere due mesi prima di poter ammirare dal vivo questa palleggiatrice americana, e...chi si sarebbe mai immaginato che nel giro di così poco tempo la ragazza nativa della California si sarebbe inserita perfettamente nei meccanismi di gioco delle Farlalle? Certo è che la vittoria di Busto nel derby contro Villa Cortese è arrivato proprio grazie alla puntuale e precisa gestione delle proprie attaccanti da parte di Carli. Il mio primo pensiero di fronte a quella performance è stato: ma come c'è riuscita? Senza contare che non parla nemmeno in italiano ancora? Quale il segreto? Tanto lavoro, e...qualche lezione d'italiano presa da una compagna: “Ero un po' preoccupata del fatto che sarei arrivata in Italia a campionato già iniziato. In realtà, ad inizio settembre ero passata a Busto per una decina di giorni prima che iniziassero le partite. Da quello che ho potuto vedere in quell'occasione il livello era molto alto e la mia squadra era davvero forte. Lì ho capito che avevo bisogno di iniziare subito con loro ma non mi era possibile: per questo, quando sono tornata negli USA, ero preoccupata di rimanere indietro rispetto alle altre ed ero consapevole che mi sarebbe aspettato un duro lavoro per portarmi alla pari...ma alla fine tutto è andato nel migliore di modi. La mia squadra è semplicemente fantastica; tra di noi si è creata una vera e propria alchimia e ci diamo il giusto supporto le une con le altre. Stiamo lavorando davvero sodo. Sinceramente, quando sono arrivata in squadra all'inizio è stata davvero dura soprattutto a causa delle barriere linguistiche. Fortunatamente Helena Havelkova parla benissimo l'inglese e mi ha aiutato tantissimo; e lo stesso vale per Aneta, Flortje e Christina: questo è stato un fatto davvero importante perché loro sono le mie schiacciatrici ed è indispensabile poterci comunicare bene. Ma sto migliorando molto in italiano: Helena mi sta dando delle lezioni e poi sto seguendo un corso in una scuola che frequento di tanto in tanto: studio i verbi e le frasi ma non riesco a farlo tutti i giorni perché spesso sono davvero molto stanca. Poi ho spesso qui i miei familiari e quando loro sono qui con me...proprio non ci riesco ad aprire il libro! Le prime frasi che ho imparato naturalmente sono quelle che sento maggiormente e sono quindi legate al mondo della pallavolo. Quali sono? “Vai raga” e “andiamo”! Le adoro! Sono arrivata qui in Italia aperta e consapevole che non sarebbe stato facile ma se volevo far parte di questa squadra dovevo dare il 100 per cento. Così sono sempre stata molto attiva durante gli allenamenti facendo molte domande, rispondendo a quelle delle mie compagne e cercando di fare tutto quello che mi veniva richiesto....ho fatto tutto per rendere la transizione il più facile possibile ed ha funzionato. Come ho detto prima, la cosa che più amo del mio gruppo è l'alchimia che si è creata tra di noi. Credo che tra tutte noi ci sia una grande stima reciproca e siamo sempre pronte ad aiutarci. La Yamamay per me è come una famiglia e mi diverto davvero tanto con loro: penso che questo sia un fattore importante perché quando si tratta di sport a livello professionistico non è sempre facile divertirsi in quanto entrano in gioco i soldi e tanta pressione. Noi stiamo comunque facendo un ottimo lavoro nel bilanciare lo stress, il divertimento e la concentrazione partita dopo partita”.

La perfetta alchimia con le proprie compagne di squadra è stato sicuramente un fattore centrale nel perfetto girone d'andata della Yamamay che senza mai perdere una partita ha dimostrato sempre la giusta fiducia e freddezza anche in match alquanto delicati. É il caso del derby contro Villa Cortese lo scorso dicembre quando Busto si è imposta per 3 a 1 e Carli ha messo in campo una delle sue migliori performance...al meno fino a questo momento: “Mi sono chiesta spesso quale sia la chiave che rende il nostro gruppo così vincente e sono arrivata alla conclusione che non esiste un singolo fattore: penso che sia il frutto di un grande lavoro da parte nostra e del fatto che giochiamo ogni partita come se fosse la più importante. Per quel che riguarda il derby quindi, non ho sentito molta più pressione rispetto alle altre partite in questo senso. Ma nel momento in cui siamo entrate nel palazzetto e ho visto le mie avversarie al di là della rete e i loro tifosi che occupavano tre quarti dell'impianto ...certo il tutto mi ha reso un po' nervosa. Si respirava un'atmosfera magica e io amo giocare in questi frangenti così competitivi e pieni di storia. Un po' di pressione l'ho sentita, ma non ho lasciato che questa potesse influenzarmi a livello emotivo perché alla fine la partita contro Villa Cortese era semplicemente un altro match che dovevamo vincere”.

Mentre per molti giovani italiani il sogno è quello di poter visitare la California, magari percorrendola in sella ad una moto o a una decapottabile, per la giovane californiana il desiderio più grande era quello di poter vestire la maglia di un club del nostro Paese. Infatti, secondo Carli, giocare in una lega altamente competitiva come quella italiana le avrebbe permesso di migliorare come giocatrice e raggiungere il sogno della sua vita: prendere parte ai Giochi Olimpici: “ad essere sincera non conoscevo molto bene il campionato italiano. L'unica ragione per la quale sapevo della Yamamay Busto Arsizio era perché lo scorso anno ad aprile avevo assistito alle Final Four di Coppa Italia a Catania, ma non conoscevo ne' le giocatrici ne' lo staff. Mi trovavo lì perché volevo giocare in Italia e il mio agente mi aveva suggerito di andare a vedere le finali. Non conoscendo altre atlete all'epoca, è stato lui la mia fonte principale di informazioni: è italiano e quindi conosce bene le dinamiche di questo campionato e soprattutto le società. Nella scelta finale mi sono quindi affidata ai suoi consigli. Quello che ho fatto è stato chiedergli quale tra le varie società era la più competitiva, quella che si prendeva maggiormente cura delle proprie atlete e quale staff era il migliore... avevo ricevuto altre offerte, ma la Yamamay Busto Arsizio rispondeva esattamente a tutto quello che volevo. Quando ho ricevuto la loro chiamata quindi sono stata davvero felice. Sin dai tempi del college il mio sogno più grande era quello di giocare in questo campionato, ma non pensavo che questa opportunità mi sarebbe arrivata così presto: per me è stato un sogno diventato realtà. Qui il livello di gioco è molto più alto e veloce rispetto a quello della pallavolo dei college americani: c'è molta più difesa da entrambe le parti della rete, molta più copertura e ci sono giocatrici più forti. A livello di college negli Stati Uniti ci sono meno atlete capaci di saltare così in alto e di colpire i palloni così forte; mi sto rendendo contro, invece, che qui in Italia ce ne sono davvero tante in grado di farlo e quindi anche le azioni sono molto più rapide. Credo che passare dai college americani al campionato italiano è un po' come passare dalle scuole superiori all'università: salire ad un livello superiore. Per tutti questi motivi, mi sento onorata di questa occasione”.

Certo, andare a giocare in una delle migliori formazioni di questa stagione era un'opportunità elettrizzante per Carli, ma spostarsi dalla assolata Golden Coast californiana alla nebbiosa e “fredda” Busto Arsizio nel nord Italia, aveva anche dei lati più “nuvolosi: “Berkeley è molto diversa da Busto: qui si gela! Mi manca molto poter andare fuori a passeggiare al sole senza dovermi avvolgere in strati e strati di maglie per non morire dal freddo. Qui, ogni volta che voglio uscire devo coprirmi. E certamente mi manca l'oceano. Per il resto, mi piace molto stare qui: il cibo, neanche a dirlo, è meraviglioso e mi sono adattata molto da questo punto di vista; inoltre, posso trovare molte cose che avevo anche negli Stati Uniti. Mi piace la città e il Palayamamay è bellissimo. Diciamo che ho avuto solo uno shock culturale e riguarda...la guida: qui vanno in macchina come i pazzi! Il sistema stradale e i segnali sono molto diversi da quelli californiani: qui spesso non ci sono le linee e quindi non so mai dove posso guidare e dove sì. La polizia mi ha già fermato innumerevoli volte e mi hanno dato un biglietto per guidare che non ho capito ancora a cosa serva. Un vero e proprio shock!” - dice Carli divertita nel raccontarmi questo piccolo aneddoto - “Ma la cosa più difficile nel venire qui è stato dover lasciare la mia famiglia e non averla più vicina: non che avessi i miei familiari accanto neanche al college, ma il pensiero di averli a così tante miglia di distanza, a 15 ore di volo, mi fa impazzire”.

La famiglia è infatti un valore molto importante nella vita di questa atleta e un fattore chiave nella sua carriera pallavolistica: sua madre Cindy era un'assistente allenatrice alla Fallbrook High School, la stessa scuola che anche Carli ha frequentato sotto la supervisione di suo zio, Galen Tomlinson. Ed è proprio lo zio ad aver avuto un ruolo centrale nella vita della giovane alzatrice e nel suo curriculum sportivo: “la mia famiglia è la cosa più importante nella mia vita: ci sentiamo tramite Skype tutti i giorni ora che sono fuori. Non è che dipenda da loro: mi piace essere qui e non mi pesa essere sola; solo che voglio stare in contatto con la mia famiglia il più possibile. Posso affermare che sono....una ragazza orientata verso la famiglia e che tiene molto alle persone che ama. Inoltre, per me famiglia e sport formano da sempre un connubio molto stretto. Mio zio, per esempio, ha avuto un ruolo molto importante nella mia carriera. Ha fatto parte della nostra famiglia da quando io avevo quattro anni e mi ha praticamente tirato su insieme a mia madre. É stato il mio allenatore quando praticavo basketball, atletica leggera e poi pallavolo: in poche parole è stato il mio mentore in tutti gli sport che ho fatto e posso affermare che non sarei qui dove mi trovo ora se non fosse stato per lui. Mi ha iniziata a questo sport dato che è stato il mio allenatore da quando avevo 11 anni alle scuole medie fino a che non sono partita per l'Italia. Non si è mai perso una partita; mi ha insegnato tutto quello che so su questo gioco e ora, quando mi accorgo di fare qualcosa nella maniera sbagliata, lui è la prima persona che mi viene in mente: sento la sua voce che mi suggerisce cosa fare per correggere il mio errore. Ha sempre creduto in me quando tentennavo e mi ha spinto sempre a dare il meglio che potevo; credo che sia stato il miglior coach che avessi potuto avere. Quando ripenso ai miei primi passi nella pallavolo, penso a lui: la prima volta che ho preso in mano un pallone da volley è stato nella stradina davanti casa con mio zio. Passava delle ore a tirarmi la palla ed ad insegnarmi a passare e a palleggiare ogni singolo giorno. É così che ho imparato a giocare. Sono entrata in squadra ad 11 anni: mia madre e mio zio allenavano entrambi nella scuola media che frequentavo assieme a mia sorella, mio fratello e mio cugino. Io volevo imitarli e quindi ho provato anche io a giocare a pallavolo ed è stato amore a prima vista. In realtà, avevo già fatto altri sport come la pallacanestro e l'atletica leggera prima di scegliere definitivamente la mia strada. Per molto tempo ho anche praticato pallavolo e atletica insieme, ma poi ho dovuto scegliere tra le due per motivi di tempo: la mia scelta è ricaduta sulla pallavolo perché mi piaceva il fatto che fosse uno sport di squadra e mi piaceva molto giocare con delle compagne al fianco piuttosto che gareggiare da sola come avviene, per esempio, nell'atletica”.

Per gli Lloyd la pallavolo è davvero una questione di famiglia! Dalla stradina davanti casa in Bonsall la palleggiatrice californiana è arrivata ad indossare la maglia della nazionale a stelle e strisce nel 2011, direttamente dal college e senza vittorie nella NCAA se non il premio come miglior giocatrice dell'anno che l'atleta ha ricevuto dalla AVCA, l'associazione americana degli allenatori di pallavolo. “Non ho sempre giocato come alzatrice. Dagli 11 ai 16 anni infatti ho ricoperto quasi tutti i ruoli in campo giocando anche come opposto. Poi la mia allenatrice di club mi ha detto che se volevo essere una giocatrice competitiva a livello di college avrei dovuto concentrarmi solo nel palleggio e nella regia senza più perdere tempo con l'attacco. E così ho fatto. Durante il periodo delle scuole superiori ho preso parte per tre anni di fila anche alle Junior Olympics - una competizione annuale a livello nazionale per giovani atleti di tutte le discipline - ma non ho mai vinto il titolo: è stato duro da accettare perché avevamo una squadra decisamente forte ed eravamo sicure di poter vincere in tutte e tre le occasioni. Al tempo giocavo con la mia migliore amica, Julienne Faucette che quest'anno indossa la maglia della Chateau D'Ax Urbino. Nella mia carriera statunitense non ho ottenuto vittorie davvero importanti: non sono riuscita infatti ad aggiudicarmi il titolo ne' alle scuole superiori ne' al college. Ho frequentato la University of Berkeley nella California del Nord e sono stati quattro anni davvero belli per me: con la mia squadra, conosciuta come The Bears (gli Orsi) ho preso parte a due Final Four e nel mio ultimo anno ho giocato anche una finale nazionale. La partita più entusiasmante risale al mio anno da matricola, quando abbiamo battuto la squadra del Nebraska che era la detentrice del titolo NCAA. L'ultimo anno invece il match che porterò sempre nei miei ricordi è stato quello contro la USC (University of Southern California) che ci aveva sempre battuto fino a quel momento. Ma in semifinale siamo stati noi a portare a casa la vittoria! Nell'estate ho poi raggiunto la nazionale: fare parte di questo gruppo è stato davvero un passo importante nella mia carriera perché mi ha permesso di portare il mio gioco ad un livello superiore. Gli allenamenti sono molto duri e sei in campo con giocatrici che hanno già partecipato – e che presto lo rifaranno – ai Giochi Olimpici. La pressione alla quale si è sottoposti è sempre molto alta, dato che per rimanere in quel gruppo devi sempre giocare bene. Il semplice stare con loro, ascoltare i suggerimenti degli allenatori e le tecniche con cui poter migliorare, è comunque stato fondamentale per me. Dato che il mio obiettivo più grande è quello di poter partecipare prima o poi alle Olimpiadi, essere nel gruppo nazionale subito dopo il college è stato importante per poter acquisire un'esperienza davvero significativa per la mia crescita. Inoltre, è stato un momento di transizione indispensabile per poter passare alla pallavolo professionista in Italia: credo che se fossi passata alla Yamamay direttamente dal college sarebbe stato alquanto diverso se non più difficile. Per questo sono davvero felice di aver passato un po' di tempo con il gruppo della nazionale. Anche se non ho disputato delle partite con loro, mi allenavo con giocatrici di grande livello; in particolare ho avuto la possibilità di stare a fianco di due atlete che io ammiro moltissimo come Logan Tom e Stacy Sycora. Sono delle giocatrici bravissime e molto rispettate: è stato un onore giocare con loro”.

Grazie a questa esperienza, Carli era davvero pronta per prendere in mano le redini della sua nuova squadra. Ma l'esperienza da sola non basta se non è supportata da una grande motivazione e dalla voglia di migliorarsi lavorando sodo. E questa ragazza aveva il giusto atteggiamento e devozione per riuscirci: “Io voglio sempre migliorarmi: sinceramente, sono venuta qui in Italia perché volevo diventare più forte e giocare in una lega dove avrei potuto imparare. Sento già di aver fatto dei passi in avanti per quel che riguarda la gestione del gioco e in difesa. Voglio vincere la CEV e soprattutto il campionato italiano: sento che possiamo davvero farcela. Questi obiettivi sono anche quelli della mia squadra ma facendo parte del gruppo me li sono prefissi come i più importanti: quando voglio fare qualcosa, mi ci dedico al 100 per 100. In campo sono molto competitiva e ho grandi aspettative nei miei confronti e in quelli delle mie compagne. Penso che sia indispensabile, sia nella vita che in campo, essere capace di prendere delle buone decisioni, e quindi, in veste di palleggiatrice, cerco sempre di fare la cosa migliore per le mie compagne. Nei loro confronti sono sempre molto solidale: quando faccio una critica è sempre costruttiva, specialmente con quelle persone che sento più vicine. Parlo molto con le mie compagne di squadra e sono abituata ad essere una leader che si fa sentire in campo: è un compito difficile, ma non sento troppo la pressione di questo ruolo. Sono più determinata a migliorare: in un certo senso, la mia è più una pressione personale piuttosto che quella che mi proviene dall'esterno durante una partita. Infatti, io sono sempre molto dura con me stessa e penso sempre di poter fare di più e di volere di più. Qualche volta questo lato del mio carattere può anche essere negativo perché mi sembra sempre di non aver fatto abbastanza; ma allo stesso tempo ciò mi spinge a lavorare sempre di più. Non è certo una cosa terribile, ma forse dovrei migliorare un po' sotto questo aspetto”.

Grande lavoratrice, concentrata ad ogni partita, devota alla sua squadra e a questo sport: una combinazione perfetta che fa di Carli Lloyd una delle palleggiatrici più ammirate ed interessanti di questa stagione del nostro campionato. Ma cosa avrebbe fatto questa atleta se non la pallavolista? “Questa è una domanda difficile. Ho sempre voluto fare l'insegnante e lavorare con i più piccoli: amo i bambini e stare con loro. In futuro, vorrei tanto avere dei bambini e fare la mamma a tempo pieno. Potrei tornare a studiare e prendere la laurea per insegnare o, visto anche che i miei studi universitari, diventare una psicologa familiare o matrimoniale per aiutare le famiglie in modo che i bambini possano vivere in un contesto migliore e crescere in una casa dove abbiano il giusto amore e supporto da parte dei propri genitori. Penso che sia infatti questo l'aspetto più importante nella crescita dei bambini”. Ma questo futuro è ancora lontano. La stagione pallavolistica italiana sta entrando nella parte più difficile ed entusiasmante con i play off di Coppa Italia e la corsa scudetto. Come comandante dell' “Invincibile Armata” bustocca, è dovere di Carli dirigere al meglio la sua flotta per portare Busto al vertice di questo campionato.

L'articolo originale è pubblicato sul numero di gennaio 2012 di Pallavoliamo. La foto di testata è di Max Ciuba per Pallavoliamo.

venerdì 13 gennaio 2012

Vittoria e primato per la Scavolini in Champions League contro la Stella Rossa Belgrado

In poco più di un'ora e mezza la Scavolini si impone sulla Stella Rossa di Belgrado. Nonostante le grandi difficoltà in ricezione, la Scavolini si aggiudica il match per 3 a 0 consolidando così il primato in classifica.

La partita di oggi mette in campo Scavolini e Stella Rossa Belgrado, respettivamente prima ed ultima in classifica nella Pool E.

La squadra serba è molto giovane ma entra in campo desiderosa di fare bene. Il primo time out tecnico si chiude infatti a vantaggio delle ospiti (8-7). Le Colibrì commettono troppi errori in attacco, in particolare Klileman che sbaglia alcuni colpi di parecchi metri. Lo svantaggio bianco-rosso continua ma Ortolani inizia a trovare il giusto ritmo in attacco e le pesaresi, senza troppi sforzi, si ritrovano a condurre sul 20-17. Quando il set sembra ormai terminato, la ricezione della schiacciatrice americana vacilla e permette alle ospiti di rifarsi sotto. Le serbe chiudono bene anche a muro, ma ormai è troppo tardi: la parallela out di Rakic dà il primo set alla Scavolini (25-23).

Il secondo parziale si apre con numerosi errori da una parte e l'altra della rete. Ma è Pesaro a portarsi avanti grazie soprattutto a Brinker che mette a segno punti importanti in attacco. Al secondo time out tecnico il tabellone segna 16-10 per le ragazze di Pedullà. Il tecnico prova a far girare le sue giocatrici e manda in campo Saccomani al posto di Klineman. Il set scivola via senza azioni di rilievo e senza che le serbe possano contrastare gli attacchi delle Colibrì: 25 a 17 e cambio campo.

Al rientro in campo, grave calo di concentrazione per le pesaresi che permettono alle ospiti di allungare fino al 3-7. Manzano trova un buon muro e grazie a qualche errore nella metà campo della Stella Rossa, la Scavolini trova prima il pari e poi il sorpasso. Ortolani torna a far sentire la sua presenza in attacco, e nonostante alcuni errori in ricezione, anche questo set va nella mani delle pesaresi con il punteggio di 25-22.

La Scavolini bissa così il 3-0 dell’andata contro la Crvena Zvezda Belgrado e torna in testa alla Pool E della Cev Champions League, guadagnando matematicamente il secondo posto (sono diventati quattro i punti di distacco sul Muszyna) e potendo giocarsi il prossimo martedì il primo posto a Mosca contro la Dinamo partendo da due punti di vantaggio (12 contro 10). Le colibrì dovranno conquistare due set per mettere al sicuro la vetta della classifica: un compito non facile ma le colibrì ci proveranno.

giovedì 12 gennaio 2012

La Federazione Italiana di Ginnastica Atletica domina a Londra: qualificazione sia nel maschile che nel femminile


LONDRA - En plein italiano al Test Event di Londra, valido per la qualificazione olimpica. Nazionale femminile sul gradino più alto del podio; in campo maschile, vera e propria impresa per i ragazzi di Maurizio Allievi e Andrea Sacchi che, contro ogni pronostico, strappano l'ultimo biglietto disponibile per Londra 2012.

Il sogno olimpico è finalmente diventato realtà per le sezioni maschile e femminile della ginnastica artistica. Il Test Event di Londra che si sta svolgendo alla O2 Arena ha infatti sorriso ai nostri colori permettendo ai nostri atleti di strappare gli ultimi pass olimpici disponibili.

Se per le ragazze si trattava di un successo quasi annunciato - l'Italia aveva mancato di un soffio le qualificazioni dirette ai Mondiali di Tokyo e all'appuntamento londinese mancavano le nazioni più temibili - quella di martedì per i ragazzi si è trattata di una vera e propria impresa, arrivata contro ogni pronostico. Con il punteggio totale di 346.334 gli azzurri si sono classificati al quarto posto, occupando proprio l'ultima posizione favorevole per le qualificazioni olimpiche. Sul podio, Gran Bretagna (358.227), Francia (350.659) e Spagna (347.292). Buoni anche i punteggi individuali nelle singole specialità, che vedono Morandi pizzarsi al secondo posto agli anelli, Angioletti al terzo al cavallo. I due atleti saranno quindi nuovamente in pista nel fine settimana nelle finali di specialità.

Mercoledì è stata invece la volta della nazionale femminile e per le ragazze seguite da Paolo Pedrotti e Paolo Bucci è stato un vero e proprio trionfo. La nazionale femminile è infatti salita sul gradino più alto del podio con il punteggio di 224.621: secondo il Canada (221.913) con un distacco di quasi tre punti (un abisso in questo sport); chiude la Francia con 220.744. Le atlete azzurre hanno inoltre dominato nelle varie classifiche generali e di specialità: Ferrari, Fasana e Ferlito si sono piazzate rispettivamente prima, seconda e terza nella classifica All-Around e si sono qualificate per le finali nelle varie specialità (Ferrari nel corpo libero e nelle parallele asimmetriche, Fasana al volteggio e Ferlito al corpo libero e alla trave). Risultato ancora più significativo se si pensa che Fasana è al suo esordio e che Ferlito è la prima dei giovani partecipanti azzurri ai Giochi Olimpici Giovanili di Singapore a conquistare il pass per la rassegna maggiore.

Dopo la qualifica delle Farfalle della ginnastica ritmica, la Federazione Italiana di Ginnastica mette in bacheca un altro risultato importantissimo con questa doppia qualificazione. Ma non c'è tempo per rilassarsi: dopo le finali di specialità inizierà la vera e propria strada che porterà a Londra 2012, dove ad aspettare i nostri atleti ci saranno le nazioni più forti in questo sport!


L'articolo originale è pubblicato su Vivere Italia del 12/01/2012. La foto di testata è di Filippo Tommasi. La foto di chiusura è di Grace Chu. Entrambe sono state prese dalla pagina facebook relativo a Carlotta Ferlito.

lunedì 9 gennaio 2012

Tie Break vincente per la Scavolini contro Modena


La Scavolini si impone con il punteggio di 3 a 2 sulla Lui Jo Volley Modena nella seconda giornata di ritorno. Klineman presa di mira dal servizio modenese si riscatta in attacco siglando 28 punti e trascinando le compagne nel tie break decisivo. Grande prova in ricezione per Paola Croce autrice di recuperi al limite del possibile.



La gara di andata era andata alle ragazze di coach con il punteggio di 3 a 0 ma oggi al di là della rete le modenesi trovano la nuova Scavolini targata Pedullà. Prma del fischio d'inizio i tifosi pesaresi si stringono intorno a Valter Scavolini vittima di un incidente in bicicletta nella serata di sabato. Premiata infine Francesca Mari per il suo impegno e dedizione alla causa dell'Avis: con il suo esempio Francesca ha ispirato molte persone, tra cui molti Balusch.

Starting six d'ordinanza per entrambe le formazioni. Cuccarini schiera Barazza, Aguero, Harmotto, Barboza, Rinieri, Mari, Croce (L). Pedullà risponde con Ortolani, Brinker, Klinaman, Manzano, Ferretti, Okuniewska, De Gennaro (L).

É Modena a partire con più determinazione in attacco e dopo un parziale di 4 a 0 su turno a servizio di Barboza, Pedullà è costretto a chiamare il time out (3-7). Al ritorno in campo le Colibrì tentano la rimonta con i buoni muri di Brinker e Okuniewska su Harmotto poi l'attacco di Klineman (7-8). L'errore di Aguero permette alla Scavolini di trovare la parità. Sono però ancora i pallonetti e le battute corte a creare problemi alle padroni di casa e a permettere alla Lui Jo di riportarsi avanti di tre lunghezze (13-16) con Aguero e Barboza sugli scudi. La Scavolini fa e disfa alternando buone giocate con Klineman a errori soprattutto in copertura a rete. Modena difende su tutti i palloni, mentre Ortolani non è brava a chiudere su muro a uno e Pesaro spreca così la palla del pareggio (20-22). Il muro di Harmotto su Ortolani dà il primo set alle ospiti: (21-15).

Le Colibrì tornano in campo con maggior grinta e allungano subito sul 6-2: Cuccarini chiama subito il time out. L'ace di Ortolani porta le pesaresi a sei lunghezze di vantaggio al primo time out tecnico (8-2). Modena cerca di reagire e Barboza chiude uno scambio prolungato fatto di muri, pallonetti e recuperi da entrambi i lati della rete. Ma è ancora Pesaro a passare meglio in attacco e ad allungare ancora prima di costringere al tecnico modenese a chiamare un ulteriore time out (13-5). Sul punteggio di 20 a 9 però la Scavolini perde la concentrazione e permette alla Lui Jo di recuperare qualche punto (20-12). Ormai il destino di questo secondo parziale è segnato: Manzano con un muro su Barboza dà il set point; chiude Brinker su una free ball. (25-14).

Il terzo set si apre con più equilibrio e con azioni più prolungate grazie ad una copertura più attenta dei pallonetti nel campo pesarese e la grande prova di Croce in difesa per le modenesi (6-8). In campo il gioco si fa più nervoso e Modena permette alle Colibrì di portarsi sotto e poi di trovare il vantaggio quando Aguero cade a terra e intralcia la corsa di Mari (9-8). Le Colibrì colpo su colpo riesco a crearsi un piccolo vantaggio e costringono Cuccarini a due time out ravvicinati (11-8). La sospensione dà i suoi frutti e tre attacchi di Rinieri e l'errore di Ortolani lungo linea portano la Lui Jo nuovamente avanti (12-13). La ricezione bianco-rossa inizia a vacillare, e le modenesi ne approfittano per allungare di tre lunghezze (15-18). Pedullà tenta la carta Ampudia al posto di Okuniewska, ma Klinema continua a litigare con la ricezione e ne' Ortolani ne' Klineman riescono più a chiudere i loro attacchi (15-21). Le Colibrì sembrano in confusione e il terzo parziale se lo aggiudica la Liu Jo con il punteggio di 18-25 dopo l'errore di Ampudia in battuta. Troppi gli errori della Scavolini che regala ben 10 punti alle avversarie.

Come nel secondo set la Scavolini parte nuovamente forte (5-2) con i muri di Manzano e gli attacchi di Brinker. Aguero dimostra tutta la sua tecnica piazzando un lungo linea di tutto polso nell'ultimo pezzo di campo disponibile e poi Rinieri accorcia per il -1 (7-4). Dal 8-5 del primo time out tecnico Rinieri e compagne recuperano sfruttando le troppe disattenzioni in difesa delle bianco-rosse (8-8). E' poi Ampudia, schierata ancora al posto della centrale polacca, a frenare le modenesi con due attacchi vincenti (10-8). Cuccarini decide di parlare alle sue ragazze che al ritorno in campo mettono subito pressione alla avversarie con grandi azioni di difesa e buona copertura al proprio muro. Klineman viene presa di mira dal servizio di Mari e la Liu Jo si rifà pericolosamente sotto (14-13). Una decisione arbitrare cambiata da un guarda linee, dà il via libera alle padroni di casa che siglano un parziale di 5 a 0 sfruttando anche i numerosi errori in attacco delle modenesi (19-13). Klineman si riscatta con due buoni attacchi, ma le ragazze di Cuccarini tentano il tutto e per tutto per recuperare questo set: con Aguero in battuta le modenesi trovano un buon parziale di 3 punti (23-19) e allungano di qualche scambio il parziale. Ci pensa Ferretti con il muro a dare alla sua squadra il set point trasformato da Brinker con un preciso lungo linea che trova Aguero impreparata (25-21).

La partita si decide quindi al tie-break che si apre con il punto di Brinker arrivato dopo un'azione prolungata dove nuovamente Modena mette in mostra le doti difensive delle sue giocatrici. Mini break delle Colibrì (3-0) che costringono a Cuccarini al time out. Il trend non cambia e Klineman mette a segno un muro pesante su Aguero (5-1). E' nuovamente la schiacciatrice americana a buttare a terra il punto del 7 a 3. Si cambia campo sull'errore di Barboza che si riscatta immediatamente (8-4). E' nuovamente Klineman a trovare il punto dopo una azione molto lunga (11-6). Aguero manda il suo attacco fuori, Paggi pasticcia a muro e la Scavolini si porta a meno due punti dal match. L'errore di Rinieri in battuta e l'invasione fischiata a muro alle modenesi permettono alle padrone di casa di aggiudicarsi l'incontro (15-7).

L'articolo originale è pubblicato su Vivere Pesaro del 9/01/2012. La foto di testata è di Danilo Billi per il sito ufficiale della Robur Scavolini Volley.