giovedì 20 dicembre 2012

Super tifosi: SuperCarol e Carolina Costagrande


Di foto insieme ne abbiamo fatte davvero tante, ma quella che meglio esprime il mio legame con Carolina Costagrande è quella che mi ha fatto una mia amica di sorpresa quando in mezzo ad una folla immensa, nel vecchio palazzetto di Montecchio, io e Carolina ci abbracciamo forte forte. Solo io e lei in mezzo a tanti, proprio a sottolineare un legame che a me piace pensare essere un po' unico. E, in fondo, un po' lo è. A partire da come è nato.

Innanzitutto, Carolina è stata la giocatrice che mi ha fatto riavvicinare e riscoprire la pallavolo: da piccola infatti ero una pallavolista, ma mi ero un po' allontanata da questo sport e sinceramente preferivo il volley maschile con Papi e Zorzi su tutti. Un giorno per caso, io e mio marito abbiamo deciso di assistere ad una partita della ex Scavolini a Montecchio, anche perché il palazzetto è davvero vicino a casa. Siamo andati e ho visto questa ragazza fenomenale: una giocatrice pazzesca che oltre a fare tanti punti incitava ed aiutava costantemente le sue compagne in campo. Vedendola giocare è rinata in me una grande passione per questo sport, talmente grande che ancora adesso tutti i giovedì mi vedo con un gruppo di amiche per giocare. Da lì ho iniziato a seguire le partite e sono diventata una Balusch – una tifosa di Pesaro – che seguiva la sua squadra ovunque, anche quando le previsioni meteo davano tormente di neve – vedi nella trasferta a Perugia - o nonostante il sesto mese di gravidanza rendesse gli spostamenti un po' più complicati – come nella gara a Bergamo. Io ci sono sempre stata: avrei fatto di tutto pur di vedere le magie della mia Carolina! E cosa vi aspettereste da una persona che ha scelto come nickname SuperCarol? Nel momento in cui avevo deciso di diventare una Balusch, infatti, mi sono segnata anche al forum dei tifosi e quando ho dovuto scegliere un nome per il forum, ho subito pensato a lei. Perché SuperCarol? Bè, ovviamente perché più super di lei non c'è davvero nessuno!

Anche il nostro primo “contatto” penso che sia più unico che raro, o almeno è molto particolare. Subito dopo la prima partita che ho visto, ho cercato Carolina su Facebook e le ho chiesto l'amicizia. Il caso ha voluto che il giorno dopo l'incontrassi in un supermercato a Montecchio. Io naturalmente mi vergognavo tantissimo e mi ero persino nascosta dietro gli scaffali. Potete immaginare il mio stupore quando lei mi è venuta a cercare e mi ha detto: “io e te ci conosciamo, vero?”. Io con un filo di voce le ho risposto che ci eravamo conosciuti su Facebook e da quel momento abbiamo allacciato un'amicizia sul social network che è via via cresciuta. Quando per esempio alla fine di una partita le giocatrici venivano a “dare il cinque” a noi tifosi, tra di noi c'era sempre una parola, una battuta, una stretta di mano in più. Un vero onore per una tifosa come me!

Il primo autografo, il primo che mi sono fatta fare – e che ho avuto il coraggio di chiederle - è stato dopo la vittoria del secondo scudetto a Novara! Quello più bello, però, è quello che Carolina ha fatto sul mio regalo di compleanno: la maglia numero 12 che mio marito mi aveva comprato e che le ha fatto firmare; lei oltre a rendersi disponibile ad incontrarlo dopo gli allenamenti mi ha persino lasciato la maglia d'allenamento con una bellissima dedica. Il fatto di aver voluto dare a mia figlia Carolina come secondo nome è proprio un omaggio ad una giocatrice che a Pesaro ha lasciato un segno indelebile sia come atleta che come persona! Quando le ho detto di questa mia idea, lei mi ha inviato un messaggio bellissimo dicendo che era commossa da questo gesto. Pensate che quando è tornata a Pesaro dopo il campionato russo, ha persino voluto fare una foto con la piccola.

Potete quindi immaginare il mio stato d'animo quando nel 2010 Carolina ha annunciato il suo addio da Pesaro! Era un pezzo di storia che andava via e prima che se ne partisse le ho regalato un ciondolino d'oro a forma di 12 come a volerle dire che lei rimarrà legata alla nostra città e alla nostra squadra per sempre. Ricordo ancora con tantissima emozione gara 3 della finale scudetto contro Villa Cortese, quella che sarebbe stata la sua ultima partita in maglia bianco-rossa: la sua schiacciata da fuori banda che ha risolto un punto importante e il suo giro di campo con la bandiera della Scavolini sono ancora immagini vivissime nella mia mente! Anche se eravamo un po' tutti preparati a questo fatidico momento, per me è stato davvero triste, anche perché in quel periodo ero incinta e sognavo un giorno di poter portare mia figlia a vedere Carolina giocare a Pesaro.

Quello che posso quindi sperare è che lei un giorno possa ritornare ed ispirare ancora tanti i giovani, come ha fatto con me quel giorno. Per questo Carol ti dico: torna presto, ci manchi.

La tua supertifosa SuperCarol.

L'articolo originale è pubblicato sul numero di dicembre 2012 di Pallavoliamo.it

Mi fido di te: Giulia Leonardi e Mousse


Si scrive RAGDOLL e si legge “ gatto coccoloso, affettuoso, casalingo, comodone e che
disdegna qualsiasi attività inutile”. Descrizione che mi cade a pennello, anche perché Giulia cercava precisamente un gatto “peluche”! Come cosa è un gatto peluche? Ve lo spiego con un esempio pratico. Avete in mente le palline dell'albero di Natale? Quale gatto non amerebbe staccarne qualcuna e giocarci a più non posso? Bè, io no. Pensate che in casa c'è un presepe a due piani e io non l'ho ancora degnato di uno sguardo! È per questo che le compagne di squadra della mia “mamma” insistono che io non sia un gatto ma un peluche! Sarà anche per il mio pelo: ne ho tantissimo e ne lascio un po' dappertutto, persino sugli abiti da gioco della mia padroncina! Ehm.... forse è perché invece di dormire nella mia bellissima e super accessoriata cuccia preferisco dormire dentro il catino dove Giulia mette i panni puliti, o perché adoro essere spazzolata tutte le mattine! Ma come dice “mamma”, è solo un piccolo inconveniente che nulla toglie al tanto amore e affetto che riesco a regalarle.

Da quando sono entrata nella sua vita, Giulia dice di sentirsi meno sola e più felice. Eh sì … quando quattro mesi fa ha deciso di prender un gatto l'ha fatto soprattutto per colmare quel senso di solitudine che a volte può prendere alle persone quando sono lontane da casa. Ma lei non voleva un gatto normale: voleva precisamente un gatto coccoloso come lei e soprattutto che potesse resistere in un piccolo appartamento.
Così, un giorno ha iniziato a fare delle ricerche su internet e dopo aver scovato la razza più adatta alle sue necessità - i Ragdoll – ha trovato un allevamento proprio qui a Milano. Non so bene come si sia decisa; l'unica cosa che so per certo è che appena mi ha visto è stato subito amore! Ero in mezzo a trenta altri cuccioli – una concorrenza spietata! Quello che l'ha colpita di più è stata però la mia coda mozza e tutta storta e i miei occhi azzurri... davvero irresistibili. E io che mi preoccupavo della mi codina rotta! È successo un giorno dentro la cuccia: uno dei miei “fratellini” un po' irrequieto mi ci è salito sopra e me l'ha rotta e così non è cresciuta! Diciamo che non sono proprio una dea greca, ed è per questo che ho un po' scombussolato le idee alla mamma che prima di conoscermi voleva darmi il nome di una divinità! Appena mi ha visto, però, ha trovato subito il nome adatto al suo nuovo peluche: Mousse! Come perché? Guardatemi: bianca e soffice come una mousse al cioccolato bianco! Pensate che se fossi stato un maschio mi avrebbe chiamato Raffaello come il cioccolatino!

Sono talmente coccolosa e affettuosa che passo tantissimo tempo appiccicata alla mamma: sul divano, sul letto – ma solo di pomeriggio – a farmi accarezzare o a darle tanti bacini. Ma come ho detto prima, i Ragdoll odiano ogni attività fisica. Lo so che non si addice molto ad un gatto la cui padrona è una campionessa di pallavolo, ma davvero non capisco come le possa piacere correre su e giù per il campo e rotolarsi per recuperare i palloni. Giulia ci ha provato ad avvicinarmi alla pallavolo comprandomi un mini pallone Mikasa, ma temo proprio di non essere portata per questo sport! Io la pallina me la passo da zampa a zampa....ma non chiedermi di andarla a recuperare contro un mobile! Al massimo posso giocare con le palline di carta stagnola: quelle sì che mi piacciono, sempre a patto che non ci siano troppi spostamenti da fare! O i fili: impazzisco per i fili. In realtà, Giulia mi ha comprato di tutto e di più – tanto che la sua compagna Cisky dice sempre che vorrebbe essere lei al mio posto – ma io quel tira-graffi alto quanto lei o tutti quei topolini proprio non li sopporto!

Sarà l'amore, che vi devo dire! Ho cercato di tenerlo nascosto alla mamma, ma lei mi ha colto in fragrante! Un giorno è uscita per andare a fare i pesi ma è dovuta ritornare perché si era dimenticata di una cosa. Io però mi ero data appuntamento con il mio amore alla finestra e così quando è entrata mi ha sorpreso mentre dal vetro lo stavo fissando. Ricordo ancora le sue parole: “cos'è questo incontro pomeridiano d'amore?” Si è addirittura informata su chi fosse quel bel gattone – vuole sapere sempre tutto – e quando ha scoperto che era del vicino e che era un bravo gatto, mi ha dato la sua benedizione. Si è pure congratulata con me per i miei gusti!

Immagino di già il giorno del mio matrimonio: la mamma che mi prepara la pappa con tanta carne in umido – la mia preferita – e magari quella torta salata che mi è piaciuta tanto! O forse no....la torta salata potrebbe farle ricordare una mia marachella. Sarò coccolosa e molto ubbidiente, ma se si lascia una torta salata sul tavolino in bella mostra, non si può pretendere che uno non l'assaggi! Così, durante la notte, ho deciso di darle un morsetto; quando poi ho assaggiato il ripieno di uova, zucchine e prosciutto non ho resistito e me la sono spazzolata tutta. Non potete immaginare quanto era sconvolta Giulia quando la mattina si è alzata e ha scoperto il misfatto! Da quel giorno in poi non lascia più nulla sul tavolo incustodito ed è per questo che alle nove in punto inizio la mia solita cantilena per avere del cibo! La cosa buffa è che non so miagolare bene e quindi il mio lamento è ancora più straziante e obbliga Giulia a darmi subito la pappa!

So però farmi volere anche molto bene! Le compagne di squadra della mia padroncina impazziscono per me e quando vengono a trovarla mi riservano sempre tante attenzioni e soprattutto tante carezze. Persino la madre di Giulia alla fine ha dovuto cedere di fronte ai miei occhioni blu e alle mie fusa. All'inizio era contraria a prendere qualsiasi animale perché da piccola aveva sofferto tantissimo per la morte del suo gatto preferito, ma dopo che Giulia mi ha portato giù a Cesena si è talmente affezionata che ora quando telefona la prima cosa che chiede è “come sta Mousse”. So di essere amata e per un gatto questa è la cosa più importante. A Giulia glielo leggo nel volto ogni volta che torna dagli allenamenti e mi vede lì ad aspettarla, o quando mi parla della sua giornata e mi tiene stretta stretta a sé.

Lo so che tra me e lei c'è un legame unico e questa consapevolezza mi fa sopportare anche le mille fotografie che Giulia vorrebbe farmi ma che io odio dal profondo del cuore. Appena la vedo avvicinarsi con quel suo telefono cerco un rifugio o scappo a gambe levate. Ultimamente ho però adottato un metodo più efficace ovvero appoggiare il mio naso umido contro lo schermo in modo che la foto non venga bene!

Lo so che lo fa solo perché mi vuole bene e vorrebbe portarmi sempre con lei; e quindi io, per dimostrarle tutto il mio amore, le prometto qui che non cambierò mai e che le starò sempre vicino!

Parola di gatto coccoloso!


L'articolo originale è pubblicato sul numero di dicembre 2012 di Pallavoliamo.it

martedì 18 dicembre 2012

Il derby va alla Chateau D'Ax Urbino

La KGS Robusport regge solo un set: derby alla Chateu D'Ax Urbino per 1 a 3. Primo set caratterizzato dalla buona prova a muro delle bianco-rosse; per il resto della partita Petrauskaite detta legge in campo e strascina le sue compagne alla terza vittoria in campionato.


La KGS è nona in classifica con 10 punti, mentre la Chateau d’Ax insegue a sei lunghezze, all’undicesimo posto. Per entrambe, in palio punti preziosi per allontanarsi dalla zona calda della graduatoria.
Fittissimo il programma a contorno della partita. Prima dell'inizio della partita le atlete si schierano con la t-shirt relativa all'evento Sana Alimentazione, nell’ambito della partnership di Lega Volley e Fondazione Veronesi. Poi spazio ai festeggiamenti per la neo-sposa Kenny Moreno e alle iniziative “Una schiacciata all’HPV”  e della IOPRA (Istituto Oncologico Pesarese Raffaele Antoniello) che mette in vendita gli ormai famosi alberelli di cioccolata.

Dopo l'addio di Sikora e con Vallese infortunata Radogna schiera Negrini come libero, Dugandzic e Gentili al centro, Petrauskaite e Partenio in banda, Dall'Igna in diagonale con Van Hecke.
Pistola risponde con il suo sestetto ideale: Moreno opposto a Signorile, Gibbemeyer, e Chirichella al centro,, Tirozzi e Muresan come schiattrici, De Gennaro libero.
Inizio di partita con molti errori da entrambi le parti, da cui però emergono i due muri di Chirichella da un lato e gli attacchi di Van Hecke dall'altro (8-6). Le Colibrì, molto attente a muro (5 in questa prima parte di partita) ed efficaci in attacco con Tirozzi e Moreno, provano il primo allungo e costringono Radogna ad un doppio time-out tecnico (14-8). La Robur vola a + 8 ma Urbino grazie alla buona difesa riesce a rigiocare numerosi palloni e a ricucire in parte il gap (19-14). Dopo il passaggio a vuoto, le Colibrì ritrovano il loro gioco e in scioltezza riallungano nuovamente; un nuovo errore in battuta di Urbino - il terzo - dà il primo set point alle Colibrì: chiude in pipe Tirozzi (25-16).

In questa seconda frazione Radogna schiera Leggs al posto di Gentili; le due formazioni procedono di pari passo senza che nessuna delle due riesca a prendere un cospicuo vantaggio (8-6); l'attacco di Petrauskaite porta aventi per la prima volta nel match le ducali (8-9). É proprio il capitano bianco-nero a tenere in vita la Chateau D'Ax e a creare un buon gap per la sua squadra (12-16). Alcuni palloni dubbi scatenano le proteste di Pistola che riceve un cartellino giallo e crea un po' di nervosismo tanto che al rientro in campo, l'attacco di Pesaro pecca di lucidità e permette alle avversarie di allungare ancora: l'ace di Paternio porta Urbino a +5 (15-20). Le bianco-rosse provano a risalire con un moto d'orgoglio e si riportano a una sola lunghezza grazie a Gibbemeyer e Muresan (20-21). Dugandzic e Petrauskaite ristabiliscono però il vantaggio per le ospiti; chiude Van Hecke con un lungolinea all'angolo (21-15).

Petrauskaite continua ad essere la vera trascinatrice delle sue anche in questa terza frazione aiutata dalla buona prova a muro di Dugandzic. L'attacco della KGS continua invece a latitare e Pistola è costretto a richiamare le sue (2-5); al ritorno in campo sembra che le parole del coach pesarese abbiano avuto l'effetto sperato, ma è Van Hecke a fermare a rete ogni tentativo di rimonta bianco-rossa (4-8). Poi, quando il set sembra riaprirsi, gli errori di Moreno e Tirozzi in attacco vanificano il buon lavoro a muro di Gibbemeyer: Urbino riprende il largo e al secondo time out tecnico il tabellone recita (11-16). Sull'ennesimo muro di Dugandzic, Pistola decide di inserire Valpiani al posto di Signorile in netta difficoltà. La nuova entrata sfrutta il suo buon feeling con Chirichella confezionando due punti, ma il trend è sempre a favore della Chateau D'Ax (16 - 22). Un errore arbitrale rimette in gioco le Colibrì che si avvicinano con un muro di Valpiani su Petrauskaite (19-23). L'errore di Tirozzi e l'attacco di Van Heche chiudono anche questa terza frazione a favore delle ducali (20-25).

Tirozzi e Gibbemeyer si caricano sulle spalle siglando i primi sei punti delle Colibrì; ma Urbino rimane attaccata grazie anche ad una buona difesa e a Van Hecke, precisa in attacco e in battuta (7-8). La corsa di Pesaro per riaprire la partita è però fermata dai troppi errori in battuta che vanificano i cambi palla ottenuti in attacco (13-16). Al rientro in campo le Colibrì sembrano aver alzato bandiera bianca: l'attacco è fermo e Pistola rigioca la carta Valpiani che nuovamente sfrutta la fast con Chirichella (17-19). E' però nuovamente Petrauskaite a salire in cattedra e a siglare due punti pesantissimi per la sua squadra che sembrano dare il ko definitivo alle padrone di casa (17-22). Ultime scintille con Gibbmeyer e Tirozzi, ma proprio l'errore di quest'ultima in battuta dà il match point alle ducali; chiude Paternio sul 22-25.

L'articolo originale è pubblicato su Vivere Pesaro del 17/12/2012

domenica 2 dicembre 2012

La Imoco Conegliano mette a nudo i limiti della KGS battendola per 3 a 0

In una partita costellata da errori da entrambe le parti, la Imoco Conegliano si impone per 3 a 0 su una KGS poco lucida e capace di riscattarsi solo sul finale. Le venete mettono in evidenza tutte le lacune in attacco e in difesa delle Colibrì.
Dopo Bergamo, la KGS Robursport ospita nel secondo impegno casalingo consecutivo la l’Imoco Conegliano, una delle sorprese di questo avvio di campionato. La Imoco infatti, dopo avere acquistato i diritti della serie A1 di Parma, è ora sesta con 10 punti in classifica. Allenata dal marchigiano Marco Gaspari, Conegliano ha in squadra l’ex-pesarese Giulia Agostinetto, la scorsa stagione in maglia biancorossa.

Ma Pesaro-Conegliano è di più di una semplice partita. Infatti, in virtù dell’amicizia che li lega da sempre, i tifosi pesaresi Balusch e i tifosi veneti Non Plus Ultras pranzeranno assieme prima della partita in un ristorante pesarese

Con ancora assente la centrale Efimienko, Gaspari schiera Barcellini in diagonale con Camera, Calloni e Crozzolin al centro, Nikolova e Fiorin in banda, libero Rossetto; Moreno Pino e Signorile, Tirozzi e Muresan in banda, Gibbemeyer e Chirichella, De Gennaro libero.

Partenza un po' contratta per entrambe le formazioni con Pesaro più fallosa che regala tre punti in battuta a Conegliano (7-8) sempre avanti di un break. Nikolova e Barcellini tentano la fuga per la loro squadra, ma Tirozzi in attacco e battuta mantiene le bianco-rosse agganciate. Gli attacchi potenti e precisi di Barcellini mettono però in difficoltà la difesa pesarese e con l'ace di Nikolova la Imoco si porta a +3. (13-16). Tre errori consecutivi di Moreno Pino inducono Pistola a fermare il gioco prima sul 13-17 e poi nuovamente sul muro di Calloni su Tirozzi (14-20). Ma anche nel campo di Conegliano il gioco non è fluido: Calloni sbaglia due attacchi e permette a Pesaro di ricucire il gap (17-21). Le Colibrì - poco lucide (attacco fermo al 29%) e troppo statiche - non ne approfittano; chiude il set una bordata di Nikolova (18-25).

Inizio travolgente di Pesaro targato Tirozzi-Gibbemeyer (5-2), ma sfruttando due errori in battuta delle Colibrì e un'indecisione di Moreno Pino in copertura, Conegliano si riporta subito avanti con un parziale di 5 a 0 (6-8). Pistola prova ad inserire Dekani al posto di una spenta Muresan, ma Barcellini e compagne continuano ad essere efficaci in attacco (6-11) neutralizzando con troppa facilità il muro bianco-rosso. Merito anche del gioco veloce impostato da Camera. La riscossa delle padroni di casa passa attraverso le mani di Moreno Pino e dal centro con Gibbemeyer e Chirichella (12-16) ma le ragazze della Imoco sono più solide e non si lasciano sorprendere: con due pallonetti e Nikolova ancora incontenibile le venete riallungano ancora (14-19). Nonostante i buoni attacchi di Chirichella il set è ormai nelle mani delle ospiti che chiudono grazie proprio ad un errore del centrale bianco-rosso in battuta (19-25).

Pistola lascia Dekan in campo, ma è Tirozzi in attacco e in battuta a trascinare le sue in questo inizio di terza frazione (7-4) e a obbligare Gaspari al time out. Il trend cambia a conclusione di un'azione concitata che va a favore delle ospiti e ridà loro fiducia (7-8). Pistola getta nella mischia Manzano - al posto di Chirichella- e riprova Muresan, ma la confusione in campo pesarese è ancora molta e il gioco ne risente (10-13). Neppure il gioco di Conegliano è però lucido e con due errori in attacco rimette in corsa Pesaro (13-15). Proprio quando la partita sembra girare a favore delle padrone di casa, una fre-ball cade nel campo delle Colibrì senza che nessuno la chiami: un errore che riassume il momento difficile in casa bianco-rossa (11-16). Tirozzi si carica nuovamente la sua squadra sulle spalle ma il muro di Fiorin su Gibbemeyer sembra chiudere definitivamente i conti (16-19). Sembra; perché le ospiti si rilassano troppoi e permettono nuovamente alla KGS di rifarsi sotto (19-21). Il muro di Manzano su Fiorin vale il -1 (22-23); ma è troppo tardi: Camera si rifugia da Barcellini che firma gli ultimi due punti della gara: 23 a 25.

Forse la peggior KGS di tutta la stagione; ne è convinto anche Pistola che ne post partita ammette che “in questa partita sono emersi tutti i limiti di questa squadra sia in attacco che in difesa: Camera è stata brava a velocizzare il gioco e questo ci ha impedito di giocare bene a muro. A peggiorare la situazione ci si è messa anche la giornata storta di diverse giocatrici. Ora arriviamo a Bologna con tanta pressione addosso e dovremo lavorare anche molto per colmare tutte le lacune che sono emerse questa sera”.

mercoledì 21 novembre 2012

Juliann Faucette: The J-Factor (ENnglish version)


Why is Juliann Faucette listed among the characters of the musical “Guys and Dolls” of the Westview High School? Is it a case of homonymy of is it the same Juliann Faucette who plays as an outside hitter at the Unendo Yamamay? For those who wonder, she is the very same J who wears the number 1 of Busto Arsizio volleyball team. “Musicals is something I really like: I prefer them to regular movies or other plays. My favorite musical ever isWicked” that tells the story of “The Land of Oz” from the perspective of the witches . In high school I was personally involved in a lot of musicals: singing and acting were things I used to do and love, but I didn't have a lot of time for them because of volleyball. Once, I was in the musical“Guys and Dolls” : I was a Cuban lady dancer and I had a solo where I had both to sing and dance. That was a lot of fun for me as I had all those salsa dancing parts in bright- yellow costumes”. 

Yes sirs! Juliann is not only one of the most powerful attacker of the Italian league, but she is also a skilled and passionate singer who among hard trainings and matches finds time to dedicate herself to music and to exercise her singing skills. Just enter her name on You-Tube and you will find a channel with all her performances: “I started singing when I was young but I learned a lot when I was at high school where I had a special choir teacher who was known to be one of the best vocal coaches in California. Thanks to her I developed better vocal skills although I had to leave it to focus better on volleyball during my college years. As a consequence, I didn't really have time to practice very much. I used to sing the national anthem before some matches or particular events especially for our school or planned weddings when friends needed someone to sing. Nothing special, actually, until last year when my mom asked me which show I wanted to do: X Factor or The Voice” - remembers Juliann laughing- “They were having trials but I was in Italy in Urbino at this time: thus, I opened a You-Tube channel so I could practice and show my skills. But eventually, I didn't try for any show so it ended to be only a You-Tube channel for me where I could put my songs for me. I couldn't imagine people could find out about it, but after I performed one song at the team presentation one month ago, here in Busto, my You-Tube channel was visited by a lot of people especially Italians”. A passion that is not in conflict with her career as a volleyball player, but that instead plays an important role in it: “If I had to make a choice between singing or playing volleyball it would be a difficult decision to take. I really don't know: I love volleyball and I want to be a great player but singing makes me feel free and I love this sensation. It also allows me to perform better on court and that is why I would like to do both”.

 These two passions will be always exiting in Juliann's heart, but for now the American hitter has decided to dedicate herself to her volleyball career; a career that started in 2004 at the San Diego Volleyball Club: “I started playing when I was 14; I was introduced to the game by my father who was a university football coach in Texas. I was visiting him for the summer and he asked me if I wanted to attend the volleyball camp at his university and I said yes.The first time they saw me playing they thought I would be a setter” - she recalls amused - “it is really funny as I turned out to be really strong and really hard attacker so I am glad that eventually someone saw something different in me. As a setter I would have been definitely in the wrong position”. Since her very beginning Juliann's destiny was somehow linked to Italy and the Italian volleyball league: “ever since I knew you could play professional volleyball after college, I wanted to play in Italy. I am half Italian and my grand-parents are Italian: from my father side my grandma is Sicilian and from my mum side my grandpa is from the North. Thus, I knew and appreciated already the Italian culture very much. I remember that when I was younger I used to watch a lot of pictures about Italian volleyball players; in particular, I remember looking at pictures of Francesca Piccinini and thinking how bigger star she was here. Since a very early time I then knew I wanted to play in Italy if I could and so when I first got the call from Urbino I was very happy and I took it”. The dream came true last year when not only Juliann played in an Italian team – the Chateau D'Ax Urbino - but she also faced on court Francesca: “while playing against Piccinini I was sort of smiling to myself, thinking how now I was playing against her when I was looking at pictures of her only a few years back when I was younger. It was very cool to see how far I had gone”. 

But things do not happen for a pure question of luck: Juliann is a very motivated and dedicated player whose greater strength is her passion towards this game: “what characterizes me the most is my great passion: whether I am on or off court I'm going to give all of my own and so when I am called to enter the court I would be very excited and would give my all to give my best contribution. I think I have a lot of pride that allows me to play at my best levels. Indeed, I am very hard-working and I set goals to myself and I don't give up until I achieve them. However, on the negative side, I am a perfectionist so I like and want everything to be perfect and as it is not always possible, sometimes I have problems with it”. However, although coming to Italy was somehow in her destiny, leaving US was not painless: “I was really sad and nervous when it was the time to move. I remember being at the airport and had to say goodbye to all my family and just look back at their faces and be aware that I wouldn't see them for a long time was a little scary. Eventually, it ended up very well: in Urbino I had a great experience and I grew up a lot. If I have to tell the true, I miss Texas and its unique culture a lot: Texas is where I went to College and where I have my friends. Although Italian is my favorite food, I really miss Mexican recipes I used to find there. Not to mention the fact that here in Italy is impossible to find drier” she jokes. In her college career, this outside-hitter from San Diego achieved great results and was selected All-Big 12 First Team and Big 12 Freshman of the Year in 2007 and competed also internationally with her Junior national team. Her career-highlight however was last year during a crucial match precisely against her current team: “the most important match that brought me to be in the place I am today is the one Urbino played against Busto in the Cev Cup semifinals. In that occasion, I had the chance to play and I did very well and showed Busto what I had: now I am here with them as they saw something in me and they wanted me to be in their team rather than against them. That was one of the most important matches I had to play in my career as I wouldn't be here today if I hadn't being playing that day. When Unendo Yamamay contacted me I was very happy and excited. I can remember precisely that day when I received the email from Busto: I told myself I wanted to play for them not only because of Carli (Lloyd) – who is my best friend - but because I had seen coach Parisi and the way he was coaching his team and I saw the chemistry that he had been able to create with his players on court. I wanted to be part of that group so bad that when they called me I could do nothing but accepting”. At heart, J defined herself a “very optimistic person, who plays life full-on, outgoing, enthusiastic and curious. I am very spiritual, I am outgoing when I am comfortable with people, I have a lot of confidence or I am good at portraying I have a lot, I am curious person and that element increased as I grew up”. And although she does not give much credit to the horoscope, she matches perfectly the description of a true Sagittarius. 

The American outside-hitter was born in San Diego “a completely different place from Busto Arsizio, especially from a climate point of view” she says, on November 25th a very particular day as it falls with Thanksgiving celebrations in the US: “ Sometimes my birthday falls with Thanksgiving, and so we used to celebrate it at my grandma's eating a lot of food and watching football. Since I started playing professionally, these family reunions are become more rare, that is why a memorable time for me was the night of my senior game at college when I was turning 21 and my family was with me. It was important as they traveled from California to Texas just to be with me that special day. Now that I am in Italy distance is even more and I suffer it a lot: last year I celebrated my birthday playing and having a cake with my teammates. But I miss my family very much. That is why if I could wish something in front of my birthday cake that would be being with my family at the same time playing volleyball. That would be as fantastic as winning the championship this year”. And who knows that by blowing out her birthday candles, J's dreams may come true. At heart, as her favorite musical teaches us, when you are with those you love, also “defying gravity” becomes possible.

The original article is published on the November 2012 issue of Pallavoliamo.it

Flavia Pennetta: Dritto al Cuore


Il mio primo ricordo di Flavia Pennetta risale al 2005 quando mi sono ritrovata sul suo stesso aereo in ritorno dalla Spagna. Solo un posto ci separava: io avrei voluto andare lì, parlarle e chiederle tante cose; ma la mia timidezza mi aveva inchiodato sul mio sedile. All'epoca Flavia non era ancora la giocatrice da top ten che sarebbe stata pochi anni dopo – la prima italiana a riuscirci; non era ancora la giocatrice che avrebbe vinto il Master di doppio nel 2009, né tanto meno la donna che avrebbe poi raccontato la sua vita e le sue emozioni sui campi da tennis nel libro “Dritto al Cuore”. Ed è proprio leggendo il suo libro che ho trovato la forza di seguire un mio sogno e farle tutte quelle domande che non riuscii a rivolgerle quel giorno: in fondo, come dice lei stessa “non provarci sarebbe come ammettere una sconfitta, e a 30 anni non sono ancora pronta”. 

Ed essendo io una appassionata di tennis, la prima domanda non può che riguardare la relazione di Flavia con il suo sport: “Del tennis mi piace la competizione, l’adrenalina che provo quando mi sento padrona del campo, di me e del mio gioco. Mi piace la terra rossa sotto i piedi che sporca le mie scarpe. Sinceramente, mi piace ogni aspetto, l’ambiente e le persone con cui condivido i momenti migliori. Il tennis, da quando ero bambina, mi infonde sempre nuovi stimoli e motivazioni. E soprattutto mi diverte. Non riesco mai a rimanere lontana dal campo per troppo tempo”. Come ha vissuto quindi questi mesi che l'hanno vista fuori dalle competizioni dopo un'operazione al polso? “Purtroppo gli infortuni capitano, ma non bisogna mai perdersi d’animo e seguire le indicazioni di un fisioterapista e di uno specialista. Questo è indispensabile per rimettermi prima possibile e tornare in campo. Non bisogna mai forzare perché la tentazione è quella di continuare a giocare. E’ chiaro che c’è un po’ di rabbia e di delusione quando ti capita un infortunio che non ti permette di giocare e di poterti esprimere al meglio, ma la cosa migliore è reagire positivamente e non farsi prendere dal nervosismo. Soprattutto bisogna avere molta pazienza. Io in questo periodo ne ho avuta molta e credo proprio porterà i suoi frutti”. In uno sport come il tennis, infatti, dove si può contare solo sulle proprie forze è importante essere al meglio, non solo fisicamente ma anche mentalmente: “Mi aiutano al raggiungimento dei risultati un fisioterapista, un medico generico e uno psicologo, con il quale preparo ogni singolo match: anche se non mi segue sempre nei miei viaggi, parliamo spesso al telefono, anche quando sono a casa”. La paura più grande di Flavia è infatti quella di non riuscire a dare il meglio: “ il peggior avversario di me stessa sono io, perché quando non riesco a dare il massimo, di solito, mi carico totalmente la responsabilità del risultato. Sono una perfezionista e la mia più grande paura è quella di non essere in grado di dare il meglio, specialmente quando sono preparata al 100%”. 

Il tennis è infatti uno degli sport più individualisti in assoluto e in campo, contro l'avversario, è importante non lasciarsi trasportare dai propri pensieri e dalle proprie paure:quando scendo in campo sono talmente concentrata che non ho pensieri e, ad un certo punto mi sembra di essere completamente sola. Sono focalizzata sul mio gioco che studio prima di ogni partita. Il gioco dell’avversario è fondamentale, ma parto sempre da me. Nella nostra routine, abbiamo la necessità di affidarci a delle regole, a dei ritmi di preparazione, allenamenti, e trovare sempre il giusto equilibrio tra la parte fisica e quella mentale. Ma siamo delle persone comuni con le nostre fragilità e le nostre emozioni. Non si può misurare, ad esempio, la gioia che ricevo quando ogni giorno sento il calore della gente che mi segue. Altra cosa invece è la paura di lasciarsi andare e perdere il controllo. Ho certamente i miei dubbi e paure come tutti, ma ora mi sento più forte di prima. Forse proprio perché ho passato e vinto molte battaglie, ed ora sono un po’ più stabile e riesco a gestire meglio le emozioni”. Da quel lontano 2005, Flavia ne ha davvero vinte tante di battaglie, alcune memorabili nelle storia del tennis italiano come le vittorie in Fed Cup che hanno permesso al tennis femminile italiano di salire sul tetto del mondo nella competizione a squadre per ben tre volte (2006, 2009 e 2010). E Flavia, assieme a Francesca Schiavone, Sara Errani, Roberta Vinci e Mara Santangelo ha scritto le pagine più belle per i nostri colori. Ma come si vive questo dualismo nell'essere in squadra con delle proprie avversarie di singolare? “Quando giochiamo l’una contro l’altra siamo avversarie e vogliamo vincere, certo; ma quando siamo in squadra mettiamo la nostra grinta al servizio di un obiettivo comune. Per partecipare alla Fed Cup e vincere è fondamentale creare uno spirito di squadra e per questo è stato importante il nostro coach Barazzutti, che ha fatto da perfetto collante tra noi. Il gruppo si crea dalla motivazione e noi ne abbiamo davvero molta. Ma no saprei davvero scegliere tra singolo o doppio: mi divertono e mi entusiasmano entrambi, anche se sono due modi diversi di giocare”. Una cosa accomuna però il doppio e il singolare: gli applausi dei tifosi, i sorrisi, le lacrime, il sudore per raggiungere la vittoria: “di applausi che mi hanno emozionato ce ne sono talmente tanti che è molto difficile elencarli tutti! Ricordo con grande affetto quello lunghissimo che ho ricevuto quando ho battuto la Mauresmo in Fed Cup, quello dopo i sei match point annullati a Vera Zvonareva a New York, e quello ancora ricevuto per la bellissima vittoria a Los Angeles contro la Stosur. Il sorriso più bello invece è quello dei bambini: in ogni torneo, è quello che mi rimane più nella mente, perché loro sono contenti di poter avvicinare anche solo per un attimo la loro beniamina. E il sorriso più bello è quello che io faccio a loro perché mi riempie di gioia vedere dei piccoli appassionati dello sport che io amo”. 

In fondo, come Flavia stessa racconta nel suo libro, le vittorie sono importanti ma “i numeri non parlano. Non dicono degli applausi, dei sorrisi, della paura di lasciarsi andare, di concedersi di essere troppo felici e di perdere il controllo. L'abitudine alla vittoria è un rischio, crea dipendenza, va maneggiata con cura”: “Quando sei molto focalizzata sull’obiettivo e sei al massimo” - mi spiega Flavia - “la vittoria può creare una sorta di dipendenza perché ovviamente il desiderio di continuare a vincere ti carica ed infonde energie positive. Dipende comunque sempre dal tipo di approccio che hai. Può diventare “pericoloso” il fatto di pensare solo alla vittoria e non essere focalizzati su quello che ti far star bene, lasciandoti solo trasportare dal puro e semplice desiderio di vincere”. Cosa è che la far star bene allora? “Sono molto grintosa, se voglio qualcosa faccio di tutto per ottenerlo e sono anche una sognatrice perché mi piace seguire i miei desideri e quello che mi rende felice. Nella vita, in generale, mi piace lottare e mettermi sempre alla prova. E poi sono innamorata della vita e del mio lavoro”. L'amore: nel suo libro Flavia dà molto spazio alle sue relazioni sentimentali narrandone il bello e il brutto, la felicità e la sofferenza. Incuriosita le chiedo quindi quanto queste “pene d'amore” possano influire sul rendimento in uno sport come il tennis in cui “gestire le proprie emozioni” è davvero importante: “ Direi che il tennis non c’entra. Nessuno dovrebbe mai farsi prendere troppo da una relazione soprattutto, quando questa è problematica e ci fa soffrire. Ho imparato a pensare più a me e a non annullarmi per nessuno. L’amore non è annullarsi ma crescere e migliorare insieme”.

In particolare, la sua storia con il tennista spagnolo Carlos Moya ha suscitato un grande interesse da parte della stampa che l'ha anche incoronata una delle tenniste più sexy dell'intero circuito, ma Flavia sembra non farci troppo caso: “Certo se sei carina e brava questo può essere un punto in più a tuo favore, ma se non sei brava la bellezza non influisce. Naturalmente mi fa piacere e mi diverte essere ammirata, ma devo dire che le due cose nel mio caso sono sempre andate di pari passo. Non saprei dire quanto la bellezza abbia influito sulla mia popolarità o su quella del mio sport: a livello personale, hanno significato di più i grandi successi raggiunti, la grinta e i sacrifici fatti e che tutti hanno sempre potuto seguire; e lo stesso si può dire per tutto il movimento del tennis femminile. Per questo se dovessi dare un consiglio al mondo della pallavolo , direi solo di continuare a portare successi. Il resto dovrà farlo la Federazione che ha una grande fetta di responsabilità come in tutti gli altri sport nell’aumentare le fila del movimento e contribuire alla sua promozione e diffusione”. Indubbio è però che la bellezza delle protagoniste di entrambi gli sport può sicuramente aiutare a promuoverli: non è un caso che spesso le atlete vengano immortalate anche in copertine dalle pose ammiccanti. La domanda sorge quasi spontanea: Flavia farebbe mai un calendario sexy? “Dirò qualcosa di banale forse ma per me è vero che l’essere sexy è più una questione interiore, di sguardi, di atteggiamenti, piuttosto che mostrarsi senza veli. Quindi no”. 

Il calendario non rientra quindi nei sogni di Flavia che però sembra averne davvero tanti: “vorrei, vorrei,vorrei. Continuo a volere tutto: voglio un amore sconfinato” -conclude nel suo libro - “voglio fare bene il mio lavoro, voglio lasciare un segno; voglio il sogno tutto intero, da mordere ed abbracciare”. E che sia per un'altra vittoria, per un altro applauso o per un altro sorriso, Flavia continuerà a vivere la sua vita e ad affrontare ogni sfida con la solita grinta, passione e amore. E io cosa vorrei? Vorrei tornare su quell'aereo; alzarmi dal mio posto, salutarla e stringerle la mano e anche io vivere così il mio sogno tutto intero. 

L'articolo originale è pubblicato sul numero di novembre 2012 di Pallavoliamo.it

martedì 20 novembre 2012

La KGS torna sui banchi di scuola


Che lo sport sia una scuola di vita è un mantra che abbiamo sentito ripetere più volte. Ma mai come nel caso dell'iniziativa “Pesaro Volley Energia Pulita” queste parole acquisiscono pieno valore. Il progetto , proposto dall’Assessorato alle Politiche educative del Comune di Pesaro in collaborazione con la KGS Robursport Pesaro, vuole infatti testimoniare, attraverso una serie di incontri tra le atlete e gli alunni delle scuole primarie e secondarie della città, il vero significato dello sport come momento educativo e di crescita personale, presentato sia sotto la forma di esperienza professionistica che sotto quella dell’attività puramente ludica. “Sono ormai quasi 6 anni che collaboriamo con l' amministrazione di Pesaro” - ci racconta Marcello Minucchi, vicepresidente della società pesarese - “tutto è iniziato tempo fa, quando la nostra società aveva da poco iniziato a giocare in seria A.

 Alla base di questo progetto c'era la volontà di coinvolgere maggiormente i giovani e, facendoli venire a vedere le partite, avvicinarli a questo sport e ai nostri corsi di pallavolo”. Un progetto vincente che è tanto piaciuto ai pesaresi che spesso sono le stesse scuole a chiedere di poter entrare nella rete degli incontri: “all'inizio noi dirigenti abbiamo contattato le scuole che noi stessi avevamo frequentato usando i contatti che già avevamo; adesso capita sempre di più che siano le stesse istituzioni scolastiche a contattarci e richiedere di accogliere le nostre atlete” conferma Minucchi. Per le Colibrì si tratta quindi di un vero e proprio ritorno sui banchi di scuola: c'è chi porterà la sua esperienza tra i bambini delle elementari, chi tra quelli delle superiori; chi risponderà a delle domande, chi si ritroverà in campo a passare i palloni. L'iniziativa è infatti aperta alle scuole di ogni ordine e grado e quest'anno, grazie anche ai minori impegni europei della squadra pesarese, il progetto sta andando avanti a vele spiegate: “in passato non era facile aderire a tutte le richieste a causa delle continue trasferte per la Champions League; quest'anno, essendo impegnati solo nel campionato italiano siamo più liberi e possiamo dare anche un contributo maggiore. Normalmente quando le nostre atlete vanno nelle scuole elementari passano qualche ora in palestra con in bambini per svolgere delle attività ludiche: spesso finisce che anche le nostre ragazze si divertono e ritornano un po' bambine. Quando invece si tratta di scuole medie e superiori si cerca più un dialogo e un confronto con i ragazzi: chiediamo agli studenti di prepararsi delle domande e le nostre atlete raccontano le loro esperienze di vita. Devo dire che gli alunni delle superiori rispondono sempre molto bene a questa iniziativa dato che molti di loro praticano la pallavolo o sono comunque più vicini al mondo dello sport e ai valori che incarna. Avere davanti a loro delle atlete professioniste, spesso loro coetanee, è un grande esempio di vita. Inoltre, abbiamo constato che questi incontri invogliano gli studenti a venire a vedere le partite e quindi anche per noi e la nostra società si tratta di una buona pubblicità” ci spiega Marcello. 

Alla fine degli incontri, infatti, le giocatrici regalano agli studenti dei biglietti per poter seguire la KGS Pesaro. Ma come vengono scelte le atlete che parteciperanno ai vari incontri? “La scelta in primo luogo viene fatta sul tipo di scuola in cui si recheranno le nostre atlete: per esempio, cerchiamo di mandare le più giovani nelle scuole superiori in modo che in questo modo porteranno il loro esempio ai propri coetanei. Naturalmente questi incontri si svolgono quando le ragazze hanno il giorno libero e quindi cerchiamo di fare a rotazione in modo da lasciare a tutte la possibilità anche di riposarsi”. E alle ragazze sembra non pesare affatto questo ritorno forzato a scuola. Almeno questo è quello che mi sembra di capire parlando con Cristina Chirichella, centrale di 18 anni, che il 17 ottobre scorso ha fatto visita ai ragazzi del liceo classico Mamiani di Pesaro: “All'inizio ero davvero preoccupata di dover parlare davanti a tanti ragazzi: l'aula magna era davvero piena e per me si trattava sempre della prima volta... non dimenticate che fino allo scorso anno anche io mi trovavo tra i banchi di scuola di un liceo linguistico. Ma poi quando hanno iniziato a fare le domande mi sono sciolta e mi sono anche divertita. Mi hanno chiesto molte cose tra le quali come facevo a conciliare la pallavolo e lo studio e ... se fossi una brava studentessa. Volete la verità? Io a scuola ero una che si accontentava...non una grande studiosa ma avevo sempre una media del 6 e del 7 e riuscivo a conciliare il tutto perché la pallavolo mi piace davvero tanto e quindi facevo di tutto per riuscire in entrambe le cose. Mi ha fatto inoltre molto piacere sapere che molti dei giovani che erano lì quel giorno erano anche loro giocatori di pallavolo e quindi non sono mancate anche le domande più “pallavolistiche” sul campionato”. 

Naturale anche qualche domanda sull'alimentazione, argomento sensibile tra i banchi di scuola, soprattutto alle superiori, e alla quale Cristina ha risposto narrando la sua esperienza personale: “seguo un'alimentazione abbastanza normale. Fino allo scorso anno al Club Italia mangiavo in mensa e i miei piatti preferiti erano le zuppe. Non è sempre facile dover seguire un'alimentazione bilanciata ma è indispensabile farlo se si vuole giocare a pallavolo a questi livelli e rimanere in forma”. Oltre a Cristina, a varcare le soglie delle varie scuole sono state anche Noemi Signorile, Elisa Manzano, Bernadette Dekani e Beatrice Volpiani. “All'inizio sono tutte un po' titubanti ma poi si lasciano coinvolgere e si divertono anche tanto” - conclude Minucchi -” in fondo, lavorare con i giovani è sempre una bellissima esperienza perché i ragazzi sanno donare sempre tanto e allo stesso tempo sanno ricevere delle lezioni importanti” .

L'articolo originale è pubblicato sul numero di novembre 2012 di Pallavoliamo.it

Stellina di papà: Stefania Dall'Igna


Cara Stescia,

anche se questo è il soprannome con cui ti chiama tua madre anche a me piace tanto. Quest'anno ad Urbino stai affrontando una stagione davvero importante per te ed essendo la regista della squadra hai molte responsabilità. Sei arrivata sino a qua con le tue sole forze e senza chiedere troppe opinioni; in fin dei conti hai un bel caratterino e per questo non sempre sono riuscito a darti dei veri e propri consigli. Direi che, data la mia età, posso aver detto la mia opinione solo quando era in gioco il tuo futuro medio-lontano. È difficile dire se in questo tuo modo di fare tua sia più simile a me o a tua madre, ma forse sei più simile a lei. In ogni modo, qualsiasi siano i tuoi pregi e i tuoi difetti, tu sei così e così vai accettata…. Comunque riusciamo a parlare un po' di tutto, di argomenti più privati e quelli legati alla pallavolo, ma forse è anche per questo che ogni tanto ci scontriamo. Io non sono proprio un padre tifoso: diciamo che nei tuoi confronti e per lo sport che pratichi sono più un critico/allenatore in quanto per come sono fatto, sono portato a pesare maggiormente
agli elementi che hanno concorso a generare ciò che sto guardando in campo e quindi un po' ad analizzare le tue performance in campo. 

Ma non dubitare nemmeno un attimo del mio entusiasmo verso te e la tua professione. Ricordi quando ho sistemato sul praticello di casa una rete per permettere a te e a tua sorella di giocare a volley o, meglio considerata le vostre età, a minivolley? Che tu sia entrata nel mondo del volley è stato un caso più o meno fortuito. Quando eri in II° media eravamo riusciti a mettere in campo una squadretta “passabile” per poter svolgere i Giochi della Gioventù. Non giocando io a pallavolo, diciamo che da parte mia non c'è stata una grande “influenza” su di te, ma certamente non ti ho mai ostacolata verso questa scelta.Un poco più tardi si era intravista la possibilità di una tua buona “riuscita” anche nel tennis ma, data l’età e le amichette, hai preferito, sia pur forse di poco, “dedicarti” al volley. Poi una volta che sei entrata “nell’ingranaggio”, ovviamente costituiva mio “piacere e dovere” attendere a tutto il corollario fatto di partite, allenamenti: in accordo con i miei orari di lavoro, ho cercato di accompagnarti a tutti spesso agli allenamenti e alle partitelle, sempre ai mini-tornei e durante i primi campionati minori. Da quel campo un po' artigianale sei però arrivata a giocare nella serie maggiore e quest'anno persino la Champions League.

 Ricordo ancora quando te ne sei andata da casa per la prima volta. Immagino che tu lo abbia vissuto come tutti coloro che affrontano il primo distacco da casa, con un po' di timore e allo stesso eccitazione. Qui occorrerebbe ascoltare i ricordi di tua madre: è lei che sicuramente avrebbe più cose da dire. Dal canto mio, certo mi dispiaceva, ma alcune circostanze più personali possono aver mitigato il “distacco”, e quindi reso il tutto più sopportabile anche per me! Fortunatamente, inoltre, fino a questo momento non hai dovuto affrontare dei momenti troppo difficili nella tua carriera e questo è un bene in quanto ti ha permesso di arrivare dove sei senza troppe difficoltà. Di momenti da ricordare ce ne sarebbero davvero tanti ed è per questo che non saprei dire quale è stato il momento più emozionante della tua carriera: chissà se quest'anno arriverai ad una finale di Champions o a vincere il campionato forse sarebbero questi.... Immagino che in questi due casi il tuo tipico squillo post-partita sarebbe molto più che festoso! Di solito non siamo io o tua madre a mandarti messaggi, ma aspettiamo che sia tu a farti viva e non so come, ma dal semplice squillo riesco a capire se la partita sia andata bene o male. È come se avesse un tono diverso per un momento allegro o meno. Quindi in attesa del prossimo, quello che ti auguro nella vita e nella tua carriera è di avere sempre fiducia, non solo in Dio, ma anche in sé stessa, per cercare di superare al meglio le prove che la vita certamente ti porrà sul suo cammino.

Con affetto,
il tu papà a volte “brontolone”

Mario

L'articolo originale è pubblicato sul numero di novembre 2012 di Pallavoliamo.it

The J-Factor: Juliann Faucette


Cosa ci fa il nome di Jualiann Faucette, nuovo opposto della Unendo Yamamay, tra gli interpreti del cast del musical “Guys and Dolls” della Westview High School? Si tratta forse di un caso di omonimia? Niente affatto. La Juliann Faucette del musical è proprio la stessa J che da quest'anno indossa la maglia numero 1 delle Farfalle di Busto Arsizio. “I musical sono una mia grande passione: preferisco assistere a questo tipo di spettacoli piuttosto che andare a vedere una qualsiasi altra piece teatrale o addirittura un semplice film al cinema. Il mio musical preferito è “Wicked” che narra la storia della strega cattiva del Mago di Oz prima di diventare tale. Quando frequentavo le scuole superiori ho persino preso parte a moltissimi musical: ballare, cantare e recitare erano cose che facevo e che adoravo fare, ma a causa degli allenamenti di pallavolo non avevo molto tempo da dedicare a queste attività. Il mio ricordo più bello è legato al musical “Guys and Dolls” dove recitavo la parte di una ballerina cubana e quindi dovevo sia cantare che ballare. È stato decisamente il ruolo più divertente che abbia mai interpretato grazie a tutti quei numeri di salsa e ai costumi dai colori brillanti”. 

Avete letto bene! Juliann non è solo una delle schiacciatrici più potenti del nostro campionato, ma è anche un'appassionata e talentuosa cantante che tra un allenamento e una partita trova il tempo di coltivare questa passione e ad esercitare le sue doti canore. Provate a digitare il suo nome sul motore di ricerca di You-Tube e troverete addirittura un canale con le sue performance: “Ho iniziato a cantare quando ero giovane ma ho imparato a farlo bene durante le scuole superiori grazie all'insegnante di canto che era uno delle migliori della California. Grazie a lei ho migliorato le mie doti canore ma una volta che sono andata al college ho dovuto mettere il canto da parte per dedicarmi a tempo pieno alla pallavolo. Mi capitava di cantare l'inno americano prima di un evento sportivo e qualche volta qualche amica mi chiamava per cantare al suo matrimonio.... ma niente di importante. Poi lo scorso anno mentre ero ad Urbino, mia madre mi ha chiesto a quale show volevo partecipare: “X Factor” o “The Voice” “ ricorda Juliann ridendo “All'epoca si stavano svolgendo le selezioni ma io, essendo in Italia, non potevo certo prenderne parte. Così ho aperto un canale su You-Tube per potermi esercitare e per poter mostrare le mie doti canore in vista di uno di quei due programmi. Alla fine però non ho mai fatto domanda e quindi quel canale è rimasto così ad uso personale. Non avrei mai potuto immaginare che le persone ne avrebbero scoperto l'esistenza e soprattutto che si affezionassero ad esso, ma dopo che ho cantato alla festa di presentazione della squadra qui a Busto il mio canale è stato letteralmente preso d'assalto soprattutto dagli italiani”. Una passione che non è affatto in conflitto con la sua carriera professionistica e che sembra invece essere complementare ad essa: “Se dovessi fare una scelta tra il cantare e il giocare a pallavolo mi troverei davanti ad una decisione davvero difficile da prendere. Non saprei davvero: io amo il mio sport e voglio diventare una grande giocatrice, ma cantare mi fa stare bene e mi dà un grande senso di libertà, una sensazione che a me piace davvero tanto e che mi permette di dare il meglio in campo”. 

Anche se queste due passioni continueranno ad esistere e convivere nel cuore di Juliann, per il momento l'opposto americano sembra aver deciso di dedicarsi seriamente alla sua carriera pallavolistica; una carriera che è iniziata nel 2004 al San Diego Volleyball Club: “Ho iniziato a giocare a 14 anni ed è stato grazie a mio padre che ho scoperto questo sport. Lui era un allenatore di football in Texas. Un'estate ero andata a trovarlo e lui mi chiese se volessi prendere parte ad un camp estivo di pallavolo. Io dissi di sì e così mi innamorai di questo sport. La prima volta che mi videro giocare pensarono che dovessi fare l'alzatrice” - ricorda Jualiann ridendo - “è davvero divertente ripensarci perché poi venne fuori che ero decisamente una schiacciatrice e anche molto potente. Diciamo che sono sollevata che qualcuno si sia reso conto dell'errore in tempo! Come alzatrice sarei stata un pesce fuor d'acqua!”. Sin dagli esordi, il destino di Juliann era in qualche modo legato all'Italia e alla pallavolo italiana: “da quando venni a conoscenza che dopo il college si poteva diventare una giocatrice professionista, avevo deciso che il mio futuro sarebbe stato in Italia. Innanzi tutto, sono per metà italiana: la mia nonna paterna è originaria della Sicilia, mentre dalla parte di mia madre, il nonno è del nord. Così sin da piccola ho imparato a conoscere ed ad apprezzare la cultura italiana. Inoltre, ero molto curiosa della pallavolo del vostro paese. Ricordo che spesso guardavo le foto delle giocatrici: in particolar modo ero affascinata da Francesca Piccinini e dal fatto che fosse così popolare in Italia. Sin dall'inizio sapevo che se avessi potuto sarei andata a giocare in Italia e quindi quando mi si è presentata l'occasione di andare ad Urbino non me la sono lasciata scappare”. Il sogno è diventato realtà lo scorso anno quando non solo Juliann ha finalmente indossato la maglia di una squadra italiana – quella della Chateau D'Ax – ma ha potuto anche giocare contro Francesca: “mentre le davo la mano all'inizio della partita e mentre giocavo contro di lei sorridevo a me stessa e pensavo che era impossibile che mi trovassi di fronte a quella giocatrice che fino a pochi mesi prima guardavo solo in foto. È stata una soddisfazione davvero grande realizzare quanta strada avevo fatto”. 

Ma le cose non accadono mai per una sola questione di fortuna: Juliann è una ragazza davvero motivata e una giocatrice che si dedica con grande passione e dedizione al suo lavoro: “sia che sia in campo come titolare o riserva, sia in palestra che nella vita di ogni giorno, sono una persona che dà tutta se stessa. Quello che mi caratterizza di più è la mia grande passione per questo sport e per la vita. Quando entro in campo sono felice e voglio quindi dare il meglio, sempre. Penso di essere una persona molto orgogliosa e questo mi permette di giocare sempre al massimo. Di certo sono una grande lavoratrice e quando mi prefiggo degli obiettivi non mi do pace fino a quando non li raggiungo. Il fatto che sia una grande perfezionista può essere però negativo, in quanto non è sempre possibile fare le cose alla perfezione e quindi questo mi fa stare male”. Tuttavia, anche se venire in Italia faceva parte del suo destino, lasciare gli Stati Uniti non è stato facile: “quando finalmente era giunto il momento di partire ero davvero nervosa e triste. Mi ricordo che ero all'aeroporto pronta per salutare i miei familiari e quando mi sono voltata e mi sono resa conto che non li avrei rivisti per tanto tempo mi sono un po' spaventata. Alla fine però tutto è andato per il verso giusto: ad Urbino sono stata benissimo e sono cresciuta davvero tanto sia a livello personale che professionale. Se devo dire la verità, la mia famiglia e il Texas mi mancano davvero molto. In Texas è dove sono andata a scuola e dove ho tutti i miei amici. Inoltre, anche se il cibo italiano è il mio preferito, mi manca davvero tanto il cibo messicano che trovavo là. Per non parlare del fatto che qui in Italia non riesco a trovare le asciugatrici per i panni” scherza Juliann. Durante il college, questo opposto originario di San Diego ha in poco tempo raggiunto grandi risultati e ha persino vestito la maglia della sua nazionale Juniores nel 2007. 

Il momento di svolta della sua carriera tuttavia è stato lo scorso anno durante un match cruciale contro quella che sarebbe poi diventata la sua attuale squadra: “la partita più importante che mi ha permesso di arrivare qui dove sono ora è stata la semifinale di CEV Cup che Urbino ha giocato contro Busto Arsizio. In quell'occasione ho avuto la possibilità di giocare e l'ho fatto davvero bene; in questo modo ho dimostrato a Busto di che pasta ero fatta e ora sono qui perché loro hanno visto qualcosa in me che li ha fatti decidere che era meglio avermi nella loro squadra piuttosto che come avversaria. Questo è stato decisamente il match più importante che ho giocato sino a questo momento perché altrimenti oggi non sarei qui con la maglia di una delle squadre più importanti della lega italiana. Quando Busto mi ha contattata sono stata felicissima ed eccitata all'idea. Ricordo precisamente il giorno che ho ricevuto l'email del manager della Unendo Yamamay: mi sono detta che volevo giocare in quel team, non solo perché avrei ritrovato la mia migliore amica Carli Lloyd, ma anche perché ero rimasta affascinata da come coach Parisi allenava la sua squadra e dall'alchimia che era riuscito a creare con le sue giocatrici. Volevo fare parte di quel gruppo così tanto che quando mi hanno chiamata non ci ho pensato due volte”. In fin dei conti, Juliann si definisce una persona entusiasta, ottimista, curiosa e che vive la sua vita fin in fondo e con molta sicurezza in se stessa: “Sono una persona positiva e credo in me stessa, o almeno cerco di dare l'idea di farlo; amo la vita e sono molto curiosa, aspetto di me che è sicuramente aumentato con gli anni. Infine sono davvero molto spirituale e una vera credente”. 

E anche se lei non crede molto in queste cose, J è un vero e proprio sagittario, in tutto e per tutto. L'opposto americano è nato il 25 ottobre del 1989 a San Diego un giorno un po' particolare in America in quanto cade proprio a ridosso o in concomitanza con i festeggiamenti per il Thanksgiving, il “Giorno del Ringraziamento” quando gli americani sfornano i grandi tacchini dai loro forni e passano la giornata in compagnia dei propri familiari, guardano il football in TV e rimpinzandosi di cibo: “qualche volta il giorno del mio compleanno coincide con il Thanksgiving e quando ero più piccola lo celebravo quindi con tutti i miei parenti a casa della nonna. Quando ho iniziato a giocare a pallavolo naturalmente questi incontri con la mia famiglia non erano più possibili e quindi un compleanno che ricordo sempre con grande affetto è stato quello del mio ultimo anno di college quando tutta la mia famiglia è venuta in Texas dalla California solo per stare con me e festeggiare il mio 21 compleanno, un traguardo davvero importante per un giovane americano. Ora che sono qui in Italia la distanza si fa sentire anche di più: lo scorso anno ero in campo a giocare e ho festeggiato con le mie compagne di squadra mangiando una torta. Ma la mia famiglia mi manca davvero tanto. Se potessi esprimere un desiderio sarebbe proprio quello di poterli avere affianco a me in questa giornata e più in generale di poter seguire la mia carriera avendoli sempre vicino. A livello professionistico infine vorrei davvero vincere il campionato quest'anno”. E chissà se spegnendo tutte le candeline della sua torta questo desiderio possa realizzarsi. In fondo, come ci insegna il suo musical preferito, quando si è con le persone più care è possibile infrangere i limiti e realizzare i desideri e sentirsi felici. 

L'articolo originale è pubblicato sul numero di novembre 2012 di Pallavoliamo.it
La foto di testata è di Max Ciuba per Pallavoliamo.it

lunedì 19 novembre 2012

Volley: un'altra impresa della KGS Robusport contro l'Asystel Mc Carnaghi

Pesaro centra un'altra impresa e batte al tie-break la Asystel Mc Carnghi:Moreno, Muresan e Gibbemeyer le principali fautrici del rimonto della KGS Robusport che dal 2 a 0 riesce poi ad imporsi al Palaborsani. Prossimo appuntamento venerdì 25 contro la Foppapedretti Bergamo.

Dopo la convincente prova contro Busto Arsizio, la KGS Robursport proverà a fermare un'altra grande: Villa Cortese delle ex Alix Klineman e Ilaria Garzaro. Le cortesine allenate da coach Caprara arrivano alla sfida dopo la sconfitta in campionato contro Conegliano e la vittoria in Champions League. Per le vici-campionesse d'Italia vincere è obbligatorio se si vuole mantenere il passo della capolista, un Piacenza che nell'anticipo di sabato ha vinto al tie-break contro Modena consolidando così il primato in classifica.

Coach Pistola si affida quindi al sestetto che solo una settimana fa ha compiuto la grande impresa con Signorile e Moreno in diagonale, Tirozzi e Muresan in banda, Chirichella e Gibemeyer al centro e De Gennaro a coprire. Caprara dal canto suo prova a schierare nello starting six Bosetti che sembra aver recuperato pienamente dall'infortunio alla spalla che si era procurata domenica scorsa sbattendo contro un led. Con lei banda Viganò, al palleggio Mojica, Barun opposta, Folie e Veljkovic centrali, Parrocchiale nel ruolo di libero.

Già sul 5-7, dopo un muro subito da Chirichella, Caprara decide di sostituire Bosetti con Malagurski. Pesaro non sbaglia nulla e a cavallo del primo time out tecnico vola 6-11 con un ace di Muresan; con il ritorno di Bosetti in campo, Villa risale dal 9-13 alla parità (due muri). Le padrone di casa trovano l'allungo definitivo con Mojica al servizio (18-15), firmato da Bosetti e Viganò. Folie sigla il 24-20; le marchigiane annullano due set point, ma ancora Folie con la fast mette a segno il 25-22.
 
E' sempre la centrale di Bolzano a trascinare le sue nell'avvio del secondo parziale e costringe Pistola al time out sul 6 a 2. Pesaro prova a risalire fino al 7-6, ma Barun mette fine allo slancio bianco-rosso. L’Asystel si porta avanti sul 16-13 e dopo il secondo time out tecnico Veljkovic mette a segno un attacco e un muro per che valgono il 19-15. Bosetti, sino a qui un po' in ombra, mette a terra l’ace del 21-17; il finale è tutto biancoblu con Folie e Barun a mettere la firma sul 25-19.

La partita sembra ormai saldamente nelle mani di Villa, ma all'inizio di set Moreno Pino si scatena e mette a segno ben 6 punti tra attacco e muro per il 2-9, approfittando anche del servizio di Manzano (entrata al posto di Chirichella). Caprara ricorre a un triplo cambio inserendo Rondon, Malagurski e Klineman, ma Villa rimane indietro. Pesaro è brava a gestire il vantaggio e nonostante Villa riesca ad annullare 4 set point è costretta ad arrendersi sul 22-25.
 
L'incontro si riapre: i problemi per Villa continuano all’inizio del quarto parziale anche a causa di due errori in attacco di Viganò che valgono il 4-9. Pesaro trova solidità in difesa e allunga sull’8-15 con Muresan e Tirozzi. Sul turno di servizio di Rondon, la MC-Carnaghi si rifà sotto con un break di 4-0. Bosetti e Barun riducono ulteriormente il distacco (15-16) e Villa riesce persino a farsi avanti (18-17). Il vantaggio dura poco: qualche imprecisione in fase di ricostruzione permette a Pesaro di recuperare e di portarsi sul 19-23. L’errore di Folie regala 5 set point e la Kgs chiude al primo tentativo.

Nel tie-break Caprara decide di lasciare in campo Rondon al posto di Mojica. L'inizio è caratterizzato dal grande equilibrio fino al 4-4; poi è Pesaro, approfittando dei problemi in ricezione di Villa, a portarsi avanti sul 4-7. Le bianco-blu commettono altri due errori e il muro di Moreno Pino su Viganò vale il 5-10. Nel finale, la Kgs dilaga e chiude addirittura con tre muri consecutivi di Gibbemeyer, Tirozzi e Moreno Pino per il 7-15.

Asystel MC-Carnaghi Villa Cortese-Kgs Pesaro: 2-3 (25-22, 25-19, 22-25, 19-25, 7-15)
Villa C.: Malagurski 2, Viganò 5, Mojica 1, Nomikou ne, Klineman 2, Folie 17, Veljkovic 15, Garzaro ne, Barun 18, Bosetti 14, Parrocchiale (L), Rondon 3. All. Caprara.
Pesaro: Moreno Pino 28, Valpiani, Gibbemeyer 16, De Gennaro (L), Lestini ne, Manzano 3, Chirichella 3, Dekani ne, Signorile 2, Tirozzi 14, Muresan 18. All. Pistola.
Note: Villa: battute vincenti 4, battute sbagliate 9, attacco 38%, ricezione 62%-37%, muri 10, errori 22. Pesaro: battute vincenti 5, battute sbagliate 6, attacco 43%, ricezione 61%-43%, muri 9, errori 21.

L'articolo originale è pubblicato su Vivere Pesaro del 19/11/2012

domenica 11 novembre 2012

Volley: la KGS Robursport Pesaro travolge la Unendo Yamamay Busto Arsizio

Contro ogni pronostico la KGS Pesaro batte per 3 a 0 la Unendo Yamamay. Primo set saldamente in mano a Pesaro con Chirichella e Gibbermayer sugli scudi; dopo una seconda frazione di sorpassi e controsorpassi, il terzo set si chiude a quota 28 con il muro di Chirichella.

Al Palacampanara arrivano le campionesse d'Italia della Unendo Yamamay Busto Arsizio, al momento seconde in classifica con 7 punti. Le Farfalle giungono a Pesaro dopo la netta vittoria per 3 a 0 contro la Icos Crema che ha ridato il giusto morale alle ragazze di Parisi dopo la battuta d'arresto contro Bergamo. La KGS invece cerca il riscatto dopo la sconfitta per 3 a 1 sul campo di Chieri, partita che, nonostante il risultato negativo, ha dimostrato che le bianco-rosse hanno il giusto carattere e le giuste armi per mettere in difficoltà anche le “grandi”. Tra le farfalle, la ex Brinker, schierata oggi al posto di Faucette.

Pistola si affida al suo sestetto ufficiale con Signorile al palleggio, Tirozzi e Muresan, Gibbermayer e Chirichella al centro, Moreno opposto e De Gennaro libero; Parisi, insieme a Brinker schiera Marcon in banda, Bauer e Arrighetti al centro, Lloyd in diagonale con Kozuch, Leonardi libero. Prima del fischio d'inizio la Robursport premia Mikhail Ryndov, un tifoso russo appassionato delle Colibrì da quando Pesaro affrontò la Dinamo Mossca in coppa Cev.

Partenza un po' confusa di Busto; Pesaro ne approfitta trascinata soprattutto da Chirichella che prima mura Arrighetti e poi dà il punto del primo time-out tecnico a Pesaro (8-3). Lloyd serve costantemente Kozuch che però non riesce a concludere anche grazie al muro bianco-rosso che è ben piazzato e le chiude le vie d'attacco. La seconda frazione di questo primo set è invece marcata Gybbermayer, precisa a muro e efficace in attacco (16-11). Partendo dalla difesa la Unendo cerca di risalire ma i problemi in attacco rimangono: Parisi prova allora il cambio in regia e la Unendo si rifà sotto grazie anche a due errori consecutivi di Tirozzi in attacco (20-17). La partita si riapre con l'errore di Kenny Moreno e il muro di Arrighetti su Muresan (22-20). Il muro di Muresan su Kozuch dà il primo set point alla KGS; chiude il muro di Chirichella su Arrighetti (25-20).

Busto parte forte con Marcon e Arrighetti, costringendo subito Pistola al time-out (1-4). Il muro di Pesaro constinua a leggere bene gli attacchi bustocchi e con un muro prima su Bauer e poi su Marcon si porta sul 5 pari. Con il nuovo muro su Marcon, Parisi richiama le sue ma nell'attacco di Busto regna ancora troppa confusione per permetterle di allungare (7-8). Con Bauer in battuta la Unendo Yamamay trova un buon break (7-10) ma questa sera Lloyd non trova la giusta intesa con le sue compagne e Pesaro trova la parità a quota 13 e con Muresan inaresstabile a rete arriva in volata alla seconda sospensione tecnica (16-15). Busto non molla e con Lombardo in battuta allunga sul 18-20. L'ennesimo errore in attaco di Kozuch obbliga Parisi a gettare nella mischia Faucette che viene subito murata dando il nuovo vantaggio alla KGS (21-20). Il muro di Gibbermayer su una cattiva ricezione di Bisconti dà il primo set point; Faucette spara fuori e la KGS Roburpsort si porta sul 2 a 0.

Nel terzo set Faucette rimane in campo per Kozuch, ma il risultato in attacco stenta ad arrivare. Tirozzi carica le sue prima con una pipe e poi con un ace (4-1). Il muro di Arrighetti su Moreno rimette però le due squadre in parità (4-4); si procede punto a punto, muro su muro ma sono nuovamente le padrone di casa a staccare per prime il punto della prima sospensione tecnica (8-6).Con Moreno Pino Pesaro allunga (13-9) ma i troppi errori in attacco rimettono le avversarie in gioco (14-14). La KGS trova un break di tre punti con Tirozzi in battuta finalizzato poi da Gibbemeyer davvero inarrestabile questa sera (18-15). Quando Pesaro sembra aver ormai il controllo della partita alcuni errori di ingenuità di Chirichella rimettono le Farfalle in corsa (23-20). Gybbemeyer mette a terra il pallone del match point; Moreno sbaglia però la prima possibilità e Arrighetti nega a muro la seconda (24-23). Una ricezione negativa permette ad Arrighetti di mettere a terra il punto del 24 pari. Il finale di set si gioca punto su punto: l'errore di Muresan dà la palla della salvezza a Busto che però spreca tutto sbagliando dai sei metri. Gibbemeyer mette a terra un ace che incorona la sua performance. Chiude Chirichella con un muro su Marcon (28-26).

Contento Pistola che loda il gioco delle sue ragazze e soprattutto la “maturità e l'aggressività” che erano mancate soprattutto nella gara contro Piacenza ma che questa sera hanno permesso alle Colibrì di avere la meglio sulle campionesse italiane: “una bella prova tecnica e tattica nella quale abbiamo dimostrato un buon ordine al servizio e nella fase di muro-difesa”. Parisi rende merito al gioco delle avversarie e sottolinea come ancora nella sua squadra manchino alcuni equilibri in campo: “la squadra era troppo contratta e non abbiamo saputo credere nelle nostre possibilità come invece hanno fatto le ragazze di Pesaro”.

Foto di Danilo Billi

L'articolo originale è pubblicato su Vivere Pesaro del 11/11/2012

lunedì 5 novembre 2012

Volley: la KGS esce sconfitta dal Palarufini ma a testa alta

Dopo un match equilibratissimo, la KGS Robur Pesaro si arrende per 3 a 1 ad una Duck Farm Chieri Torino più lucida e ordinata nei momenti caldi del match. Una buona prova comunque per Pesaro, che non riesce a gestire al meglio i vantaggi accumulati.

In un Palarufini gremito (3.800 spettatori) la KGS Robur Pesaro ritrova al di là della rete il capitano dei tre scudetti, Martina Guiggi che dopo la stagione a Villa Cortese veste i colori della Duck Farm Torino allenata da Francois Salvagni. Dopo le prime due giornate, entrambe le formazioni sono ferme a quota 2 dopo una vittoria al tie break e una sconfitta per 3 a 0. Il match si annuncia ad essere equilibrato. Salvagni manda in campo Piccini, Ravetta, Sorokaite, Bechis, Guiggi, Fernandez e Sirressi. Pistola risponde con il consueto sestetto bianco-rosso: Tirozzi, Gibbermeyer, Kenny Moreno, Signorile, Muresan, Chirichella e De Gennaro.

Primo set fatto di allunghi e rimonte per entrambe le formazioni. In apertura è infatti la Duck Farm a prendere un mini break (8-6) per poi lasciarsi riprendere e superare dalle ragazze della Robur Pesaro capaci di mettere insieme una striscia vincente di 7 punti (9-14). Quando la partita sembra però archiviata per le bianco-rosse, Piccinini e compagne, letteralmente trascinate da Ravetta, si rifanno sotto con un parziale di 5 a 0. La rimonta delle piemontesi arriva a quota 22 e con un gioco in attacco ben gestito da Bechis, le padroni di casa si ritrovano al set point. Ultimo sussulto con le Colibrì che con grinta mettono a terra il pallone del 24 pari; ma è solo questione di pochi palloni. La Duck Farm chiude i conti a quota 26.

Questa volta è la squadra di Pistola a dettare subito i ritmi del set e a portarsi in avanti fino all' 11-15. Le ragazze di coach Salvagni cercano di reagire e impattano a quota 17. Come nella prima frazione le Colibrì non sono in grado di gestire un buon margine di vantaggio e le padrone di casa ne approfittano per portarsi avanti di due lunghezze con gli attacchi di Sorokaite. Il finale di set è nuovamente in volata, e si gioca punto a punto: 21 a 21, 22 a 22, 23 a 23; Ravetta e Chirichella mandano le due squadre a quota 25. Tirozzi guadagna il set point sul 25 a 26, ma ci vogliono altri due punti per chiudere il set sul 27 a 29. La partita si riapre.

Le padrone di casa ritornano in campo con più determinazione e tagliano per prime il traguardo della prima sospensione tecnica (8-5) e mantenendo le tre lunghezze di vantaggio fino al 16-13. Questa volta le ragazze di coach Salvagni sono più attente e contengono la rimonta bianco-rossa, frenata anche dalle basse percentuali di realizzazione ferme al 27%. Chieri chiude senza ulteriori difficoltà sul 25 a 20.

Per allungare la partita le Colibrì devono assolutamente fare loro questo 4 parziale, ma la Duck Farm vuole chiudere qui un match ad alto rischio. Al primo time-out tecnico il tabellone recita 4 a 8 per le ospiti, ma il ritorno di Chieri non si fa attendere e il match ritorna in parità (9-9). Con Tirozzi la KGS trova un parziale di 3 punti (13-16), ma come successo nel corso di tutta la partita Pesaro non riesce a mantenere il vantaggio e subisce il ritorno delle piemontesi (18-17). Chieri allunga ancora e chiude Piccinini sul 25-21.

Prova comunque positiva per la KGS, che gioca bene a muro (11 blocks) e in ricezione (65%) ma paga qualche errore di giovinezza nei momenti più caldi del match. Nel prossimo turno la KGS affronterà in casa sabato 10 novembre le campionesse d'Italia della Yamamay Unendo Busto Arsizio. Appuntamento al Palacampanara alle ore 20.30.

Foto di Danilo Billi per Robursport Pesaro.

L'articolo originale è pubblicato su Vivere Pesaro del 5/11/2012