domenica 23 ottobre 2011

Seconda sconfitta per la Scavolini Volley

Seconda sconfitta consecutiva per 3 a 0 della Scavolini Volley. Ancora problemi in battuta e a muro per la squadra pesarese che non ha ancora trovato il suo giusto equilibrio in campo. “Se continuiamo così, quest'anno retrocediamo” le parole di coach Tofoli nel dopo partita.

La Scavolini Volley affronta nel suo debutto casalingo la Yamamay Busto Arsizio nella terza giornata di campionato. Con Klileman ancora fuori, Tofoli schiera in regia Ferretti, opposto Ortolani, Brinker e Ampudia in banda, Manzano e Okunieska al centro e De Gennaro come libero. La partita contro le ragazze di coach Parisi è un banco di prova importante e difficile per le Colibrì, chiamate a riscattare la brutta sconfitta a Modena.


Le Farfalle partono subito forte portandosi sul 1-4 subendo però il ritorno delle padroni di casa grazie a Serena Ortolani, la più positiva tra le Colibrì in questo primo set. Il primo time out tecnico vede la Yamamay avanti di due punti che diventano tre grazie all'ace di Marcon. Tofoli chiama subito il time out. Grazie a Bauer e Havelkova a muro, il divario si allarga fino al 7-13. Continuano i problemi in battuta per la Scavolini che non riesce a mettere in difficoltà la ricezione bustocca; nonostante due incomprensioni in campo della Yamamay, le Farfalle arrivano in vantaggio anche al secondo time out tecnico. Grazie alla poca efficacia a muro e in battuta della Scavolini (0 block e 3 errori), Caracuta gestisce al meglio le sue schiacciatrici, in particolare Havelkova che con un ace su aggiudica il primo set point. Chiude Havlickova per il 16-25.

La seconda frazione parte in maniera più equilibrata: tra le Colibrì in evidenza nelle prime battute Ampudia che mette a segno due attacchi e un muro. Il primo time out tecnico vede infatti le ospiti in vantaggio di una sola lunghezza. Il rientro in campo però non è favorevole alle ragazze di Tofoli che subiscono subito un break di due punti. Il recupero è vanificato da un errore di Brinker in difesa e da un errore in attacco di Ampudia che permettono l'allungo alle bustocche (11-18). Pesaro rimonta fino al 17-21 ma Havlickova e Dall'ora mettono fine alla corsa delle padrone di casa. Chiude nuovamente Havlickova (17-25).

Il terzo set si apre con la Scavolini Volley che trova il primo vantaggio consistente sulle proprie avversarie (5-2): Ferretti manda a segno smarcate prima Brinker e poi Okuvienska; poi con un secondo tocco vincente porta la Scavolini sul 7 a 4. Il punto del primo time out tecnico lo trova Serena Ortolani (8-4). Al rientro in campo le Colibrì subiscono però il ritorno delle Farfalle che si concretizza sul 10-10. Grazie ai colpi in attacco e in battuta di Havlickova la Yamamay prova l'allungo definitivo (14-17). Qualche errore di troppo nel campo Yamamay permette il ritorno di Pesaro ma la Scavolini non ne approfitta e le Farfalle chiudono sul 21-25.

lunedì 17 ottobre 2011

Lucia Morico


L' appuntamento con Lucia Morico è fissato presso la piccola palestra di judo del Kodokan di Marotta, un piccolo paesino in provincia di Pesaro. Per capire infatti questa disciplina - dal giapponese DO=Via (della) Do= Cedevolezza – bisogna innanzitutto osservarne i rituali e soprattutto rispettarli. “Un elemento cardine del judo è il rispetto. Nel momento stesso in cui entri in palestra, per esempio, devi fare il saluto al tatami, poi a Jigorō Kanō, il fondatore del judo: sono piccoli accorgimenti, come quello di tenere sempre pulito il luogo in cui si combatte, che hanno un grande significato. É un po' come nella pallavolo dare il cinque all'avversario, un gesto che se fatto non tanto per fare ha un significato molto bello. Nel judo questo concetto è anche più sentito”. Quello del rispetto, ci dice Lucia, è un passo indispensabile per poi arrivare a quelle che sono le vere e proprie tecniche di combattimento: “Ogni movimento del judo, infatti, ha a che fare con alcune “filosofie” che ti vengono spiegate e poste come esempio sin dai primi passi in palestra. Anche dietro ogni mossa c'è una storia che serve da insegnamenti. Per esempio, la mossa dell' “ippon seoi naghe” è letteralmente “il gesto della mantide”. Molti di quei movimenti che noi judoka compiamo per atterrare l'avversario, sono gesti che si ritrovano in natura e che grandi maestri del passato hanno studiato e poi applicato alle loro arti di difesa. La prospettiva di eseguire dei gesti che ci insegna la natura cambia dal semplice “buttare giù una persona”. Per questo il judo è più di un semplice sport: è un'arte, una disciplina, una vera e propria filosofia di vita. L'unico aspetto un po' negativo è che ci si sente un po' soli nella vittoria, in quanto sul tatami a combattere si è sempre da soli, e nel bene e nel male il risultato dipende sempre e solo da sé stessi. In uno sport di squadra come la pallavolo, il bello è che quando vinci lo fai insieme ad altri, e condividere la gioia è un'emozione molto positiva. Ma per quanto sia uno sport individuale, nel judo non ti alleni mai da sola; anzi, lo devi sempre fare con altre persone per imparare a proiettarle nella giusta maniera”. Ed è per questo che tra una spiegazione e l'altra mi ritrovo in mezzo alla pedana con addosso un judogi – il kimono del judo – e mentre Lucia spiega le varie prese mi trovo a volare in aria per poi finire schienata a terra. “I nomi di queste prese e tecniche sono tutti in giapponese in quanto il judo è nato in Giappone. La mia preferita è l' ippon seoi naghe nella quale carico l'avversario sulla spalla e poi lo lancio. Ho vinto il mio ultimo incontro alle Olimpiadi di Atene proprio grazie a questa tecnica”.

Nel momento in cui volo per l'ennesima volta al tappeto, mi rendo conto che davanti a me ho una campionessa olimpica che alle Olimpiadi di Atene del 2004 ha vinto un bronzo nella categoria dei 78 kg. Chi meglio di lei può quindi portarci alla scoperta del mondo del judo, uno sport considerato minore in Italia e poco adatto alle “femmine”? “Quando ero piccola io, fare judo per una ragazza non era certo la scelta più ovvia. Quando sono arrivata per la prima volta in palestra, infatti, era pieno di bambini e un po' preoccupata ho chiesto al maestro se anche le bambine potevano praticare uno sport di lotta come il judo. Naturalmente lui ha detto di sì e così ho scoperto che in palestra, soprattutto all'inizio il judo non è semplice “lotta” ma tanta tecnica e lavoro su sé stessi. In Italia sfortunatamente è uno sport minore, ma per esempio in Francia gli atleti del judo sono conosciutissimi. Per fare un esempio, ai mondiali di Parigi di qualche mese fa, c'era un videogioco del judo nel quale potevi scegliere il tuo atleta preferito. In Italia i bambini si avvicinano ad altri sport come il calcio e la pallavolo anche perché in televisione sono questi i due sport più pubblicizzati. Ma chi ha la fortuna di imbattersi in una palestra di Judo, lo vedo, poi si appassiona perché non è solo uno sport ma una disciplina che ti forgia lo spirito e il corpo donandoti una coordinazione mentale che gli altri non hanno. Certo, è uno sport di lotta, e quindi devi essere combattiva e competitiva: nel judo non devi assolutamente avere paura di buttare il sedere a terra. Una cosa che impari sin da subito e che il tuo maestro ti ripete in continuazione è “quando cadi rialzati””.

E Lucia sembra essere l'incarnazione di questi insegnamenti: quando parla della sua disciplina è un torrente in piena, ma sceglie con cura i termini da usare, attenta a trovare le giuste parole – l'etimologia è una sua passione – e a contagiarti con la sua allegria e ironia. Ma quello che più colpisce in questa atleta è la sua serenità, uno stato d'equilibrio che Lucia dice di aver raggiunto dopo la nascita di sua figlia Julia. “Ho disputato la mia ultima gara all'Olimpiade di Pechino il 14 agosto del 2008 e poi dopo è nata Julia. Io in realtà avevo già deciso di smettere di gareggiare ad alti livelli in quanto era mio desiderio cessare l'attività agonistica quando ancora ero al top: non volevo arrivare dall'altra parte della “montagna”. Io all'epoca avevo 32 anni e il judo normalmente ha un tetto fino a 35 anni: avevo dato tanto e avevo raggiunto tutte le mie soddisfazioni. Avevo veramente voglia di fare qualcos'altro e sentivo la maternità proprio come un'esigenza più del matrimonio e di tutto il resto. Diciamo che dopo il podio olimpico ho realizzato un altro grande sogno e questa volta la medaglia è stata d'oro. La maternità mi ha cambiato molto come persona, mi ha reso molto più serena, meno competitiva. Essendo una judoka mi è rimasta l'abitudine di ragionare a quadrienni - a pallavolo penso che si parlerebbe di stagione: io avevo deciso che questo quadriennio lo avrei dedicato solo a me e a Julia, anche perché ho stravolto molto la mia vita: da un'atleta sono diventata una mamma con una bambina, una casa, un lavoro e con una vita quotidiana che prima non avevo. Un cambiamento grande al quale per abituarmi avevo bisogno di tempo”.

Guardare Lucia alle prese con Julia che mangia un gelato, sembra difficile immaginarla alle prese con “strangolamenti e soffocamenti a terra”. “Non mi guardare adesso” scherza la campionessa “perché quando ero piccola ero un grande “maschiaccio”: non che non giocassi con le femminucce, ma semplicemente alle barbie preferivo i giochi da bambino. Quando sono andata in palestra ho scoperto che il judo ben si adattava al mio carattere e al mio modo di essere e che quindi stare in un ambiente prettamente maschile era l'ideale ”. La carriera di Lucia sul tatami della palestra di Marotta è iniziata a nove anni e mezzo: “ho iniziato a praticare judo quando avevo nove anni e mezzo e sono andata nella palestra Kodokan di Marotta dove c'è il mio attuale maestro Aldo Enea. Avevo deciso di fare sport perché soffrivo di una leggera scoliosi alla schiena e il mio medico mi aveva consigliato di fare dell'attività sportiva, specialmente nuoto.Tuttavia, mia madre non aveva possibilità di portarmi avanti ed indietro dalla piscina che si trovava a una decina di chilometri da casa e quindi ho guardato cosa offriva il palazzetto che ho davanti a casa. Avevo persino provato la ginnastica ritmica, ma non ero molto portata: a dirla tutta, ero un legno e ho solo un vago ricordo di un saggio che mi piacque solo perché avevo il body rosa. Così, per fare una cosa alternativa alla pallavolo ho deciso il judo. Ho chiesto anche al maestro se fosse uno sport adatto al mio problema alla schiena e Aldo mi ha detto “vieni, vieni che te l'addrizzo io quella schiena”. Battuta che mi ha convinto a scegliere questa disciplina”. Come ogni atleta professionista, Lucia è passata attraverso le varie fasi delle provinciali, delle regionali fino ad arrivare ai campionati italiani. “Ho iniziato il judo per “sport”. Ogni domenica ero impegnata con una gara e ho cominciato a vincere - e soprattutto a perdere - i primi incontri a dieci anni. La mia prima vittoria importante è stata quella dei Giochi della Gioventù del 1989. Mi hanno convocata in nazionale nel 1992, ma all'epoca andavo ancora a scuola e quindi non ho potuto prendere parte sempre ai raduni. 10 kg fa, quando cioè partecipavo alla categoria dei 66 kg, sono arrivata terza ai campionati nazionali juniores. In quel periodo ho avuto tanti alti e bassi e soprattutto tante difficoltà per la presenza di Emanuela Pierantozzi, una judoka davvero forte che per due volte è salita sul podio olimpico. La svolta nella mia carriera è avvenuta quando sono passata ai 78 kg e Manuela si è ritirata: finalmente sono arrivati i risultati! L'aver avuto a che fare con una avversaria così forte, anche se da un lato ha limitato le mie vittorie, mi ha aiutato a crescere e diventare più forte. Così a livello internazionale ho cominciato da subito la dire la mia conquistando i campionati europei e piazzandomi quinta ai Mondiali : un risultato per me storico che mi ha garantito l'accesso alle Olimpiadi di Atene”.

Alla classica domanda: “ma ti aspettavi di riuscire a vincere una medaglia”, Lucia risponde con “ più di aspettarmelo me lo auguravo davvero, visto la dura preparazione a cui mi ero sottoposta e che ho visto poche persone fare. Avevo fatto una preparazione bellissima ed efficace sotto la guida di Vittoriano Romanacci, il direttore tecnico della nazionale di judo e di Felice Mariani, maestro delle Fiamme Gialle. Ero molto sicura di quello che avevo fatto e quando ho visto il sorteggio sapevo che avrei potuto fare bene”. Un salto davvero grande per un'atleta che si era formata in una piccola palestra di provincia: “Ii passaggio dal Kodokan alle Fiamme Gialle è stato indispensabile, in quanto lì c'erano a mia disposizione tecnici e soprattutto strutture ben organizzate. Ma tutto questo non sarebbe stato possibile se a guidarmi nei miei primi passi non ci fosse stato un maestro come Aldo Enea, il mio primo grande maestro. Aldo ha avuto un ruolo fondamentale nella mia carriera. Mi veniva a prendere quando non avevo voglia di allenarmi, perché ci sono sempre dei momenti critici nella carriera di tutti, soprattutto all'inizio quando vedi i tuoi amici uscire e tu sei invece obbligata a fare delle scelte: è normale avere qualche cedimento. Lui mi è stato sempre vicino e mi dava la giusta motivazione. Se non fosse stato per lui forse molte cose non l'avrei neppure fatte. Lui, inoltre, ha un grande carattere e ha saputo trasmettermi quella stessa energia. E' stato l'incontro fortunato della mia vita. Quando Aldo ha capito che per fare dei grandi risultati mi doveva lasciare, mi ha permesso di andare con le Fiamme Gialle. Se nella pallavolo c'è il coach, nel judo noi abbiamo il maestro e questo già cambia molto nel rapporto che si instaura. Per maestro non si intende certo quello della scuola, ma il “maestro” nel judo è “colui che conosce la via maestra” e con questo titolo tu ti devi aspettare molto da questa persona. Nel mio caso, Aldo era una persona che mi ha davvero indicato la via, anche nelle cosa basilari come per esempio “quando cadi rialzati”.

Dopo una carriera fatta di tante vittorie, una medaglia olimpica e una figlia, che cosa riserverà il futuro a Lucia? “Intanto finisco questo quadriennio. Il prossimo vedremo se portare a Julia in palestra e soprattutto se raggiungere i bambini che mi stanno aspettando con il loro maestro. Tutta la palestra del Kodokan di Marotta ripone in me una grande fiducia, il che mi responsabilizza molto: però essere un discreto atleta non vuol dire essere automaticamente un buon allenatore. Il passaggio infatti non è così immediato. Quando sei un'atleta prendi per te stesso e in particolar modo nel judo, il lavoro è tutto incentrato su te stesso; essere un “maestro”, un Sensei, invece vuol dire “dare” usando un altro tipo di energia. Quando mi gioco questa carta con i bambini voglio dare il cento per cento, voglio cioè essere libera nella mente ed investire i seguenti quattro anni con loro nel miglior modo possibile”. Per il momento invece tutta l'energia è incentrata su Julia che sembra davvero intenzionata a seguire le orme materne: alla domanda cosa vuoi fare tra judo e pallavolo, la piccola non ha infatti dubbi: “judo”. E anche se “mamma” non la lascia vincere facilmente nelle “lotte” casalinghe, Lucia ci rivela che“Julia ha già il suo judogi in versione mini e l'ho già portata in palestra: sa già fare la “capriola” e naturalmente... l'ippon seoi naghe. E il suo nome si scrive con la J in onore del Judo!”. Sembra proprio che la piccola abbia già trovato la sua “via”.

L'articolo originale e le foto sono pubblicati sul numero di ottobre di Pallavoliamo nella sezione "L'Intrusa"

Cuore di Mamma: Lettera a Giulia Leonardi

Cara Giulia,
ti scrivo questa lettera alla viglia delle semifinali degli Europei: tu ti trovi già a Belgrado e io sto per raggiungerti per vivere con te questo momento così importante. Come sarei potuta mancare? Sin dai tuoi primi passi nel mondo della pallavolo ti ho sempre seguita: praticamente non ho mai perso un match, nemmeno quando eri piccola e le partite non erano belle ed appassionanti come quelle di adesso. L'ho sempre fatto molto volentieri, anche perché, come te, io amo questo sport. Diciamo, infatti, che sei finita sui campi da volley un po' per colpa mia: non sono mai stata una professionista, ma quando tu eri piccola io e tuo padre giocavamo tutte le domeniche con i nostri amici e tu eri sempre con noi. Ricordi che cercavi sempre di scendere in campo ed intervenire nei nostri scambi? La cosa sorprendente è che già all'epoca era brava: non aveva paura e ti buttavi su tutti i palloni! Insomma... sin da piccola avevi la stoffa del libero! Per la pallavolo hai lasciato la ginnastica artistica dove in verità te la cavavi egregiamente: eri stata addirittura chiamata per l'attività agonistica, ma tu, a soli sette anni, hai deciso che la pallavolo sarebbe stata la tua strada e così è stato.

Ho avuto poi la fortuna di poterti seguire passo a passo in tutta la tua carriera: essendo un'insegnante, infatti, avevo molti pomeriggi liberi e quindi ho sempre potuto accompagnarti agli allenamenti e alle partite. E così, eccomi presente anche qui anche a Belgrado. Certo, non so come andrà finire, ma fino adesso hai disputato un grande torneo. Come ben sai io sono una tua super tifosa, e vivo le partite in diretta, come se fossi in campo lì con te: ogni volta che tocchi la palla, che fai un salvataggio o un recupero mi sembra di essere al posto tuo e di buttarmi io a prendere quei palloni. Sono davvero fiera di te, come lo sarebbe stato tuo padre! In fondo lui l'aveva sempre saputo che saresti arrivata ad indossare quella maglia! Per te si tratta del primo europeo e soprattutto della prima volta con la maglia da titolare. Questa promozione è stata un'emozione fortissima per te come per tutti noi della famiglia! All'inizio, in realtà, hai sentito un grande peso sulle spalle, in quanto avresti dovuto sostituire proprio uno dei tuoi idoli: Paola Cardullo. Era una situazione un po' strana alla quale non era facile reagire e in questa particolare circostanza, più che in ogni altra, hai avuto bisogno del mio sostegno: ti sono stata vicina, cercando di farti stare tranquilla e dandoti coraggio.

Io e te, fortunatamente, abbiamo un rapporto molto bello e tu con me ti apri tantissimo: riusciamo a comunicare molto bene e, sin da quando eri piccola, insieme parliamo di tutto. Per te io sono una “mamma” alla quale puoi parlare nei momenti di difficoltà o ogni qualvolta che ne hai bisogno. Anche se siamo lontane ci telefoniamo spesso e quando vieni a casa, insieme, prendiamo sempre una tisana prima di andare a dormire. Sono momenti che ci fanno sentire vicine. Siamo comunque una famiglia molto unita e tu sei molto legata anche al tuo fratellone Filippo e alla tua sorellina Sissi. Quando chiami la prima cosa che vuoi sapere è se loro due sono in casa e se stanno bene! Quello che ho cercato di insegnarvi è proprio questo: gioire anche per le piccole cose e per il semplice stare insieme. Oltre a questo attaccamento ai valori della famiglia, io e te ci assomigliamo anche in tanti altri aspetti. A parte fisicamente, infatti, io e te siamo molto simili anche di carattere: entrambe sappiamo vedere il bello della vita e la parte positiva di ogni situazione. Come sai, fondamentalmente io sono un'ottimista e ho cercato di diffondere anche a te questa visione positiva della vita: nella vita ci sono tante difficoltà e per questo è importante riuscire sempre a saperle affrontare con tranquillità e alla fine superarle. Certo, non sempre è facile e non sempre è possibile, ma fino ad oggi hai saputo affrontare tanti momenti difficili con il sorriso.

Per questo, vorrei che tu fossi meno critica nei tuoi confronti. Certo è giusto pretendere molto da se' stessi per raggiungere risultati come questi, ma, credimi, quello che hai fatto nella tua carriera e nella tua vita è davvero ammirevole. Non ti sei mai arresa e hai continuato a seguire i tuoi obiettivi: sei una ragazza molto matura e hai sempre preso le decisioni con grande responsabilità. Per esempio, fin da piccola volevi fare l'avvocato e nonostante gli impegni con la pallavolo ti sei iscritta a giurisprudenza e hai dato anche degli esami con buoni profitti: certo, quest'anno con gli impegni di Coppa Cev e la convocazione in nazionale sei andata un po' a rilento, ma non hai mai pensato di mollare. A dirla tutta, ti ci vedo benissimo nella veste di un avvocato! Infatti, sei una ragazza molto spigliata e diciamo che non ti manca il giusto piglio per stare in un'aula di tribunale! Anche se una volta ti ho visto in difficoltà! Ti dice niente il torneo King & Queen of of the Beach dello scorso anno a San Menaio? Se ci ripenso ancora scoppio a ridere! Eri felicissima per la vittoria – si trattava sempre di un torneo di un certo livello al quale prendevano parte anche numerose giocatrici di serie A – ma al momento della premiazione ti vergognavi di venire fuori a ritirare il premio. Proprio non ti sentivi a tuo agio con quel mantello rosso e la corona da regina!

Anche se per me “regina” lo sei diventata quando insieme alle tue compagne della Chateau D'Ax Urbino hai vinto la Coppa Cev. Fino a questo momento è stato tra i momenti più emozionanti: per te infatti era il primo trofeo a livello internazionale e mi è sembrata la degna incoronazione per un'atleta come te che dà semplicemente il cuore in campo! Penso che sia anche questa la chiave del tuo successo e della tua scalata dal piccolo club del Cesena Volley fino alla nazionale. A 13 anni ti avevano già chiamata a giocare nella squadra di serie D e da lì in poi è stata una escalation continua che ti ha portato a lasciare casa per la prima volta a 20 anni per andare a giocare a Forlì per la Infotel Banca. E per fortuna che era Forlì ed eri a soli 20 chilometri da casa! Quella prima separazione infatti è stata abbastanza dura per me: quando sono tornata a casa, dopo averti accompagnata e averti aiutato a sistemare l'appartamento, ho sentito infatti un grande vuoto e ho capito che eri diventata grande.

La prossima stagione sarai anche più lontana, a Busto Arsizio. Ma ho già trovato una soluzione per riuscire a venire a vederti tutte le domeniche: eccezionalmente, per quest'anno ho preso il lunedì come giorno libero a scuola e quindi potrò seguirti come ormai tradizione! Per te questo è un passo importante poiché Busto è una società di alto livello con dei grandi obiettivi. Ma so che tu darai il massimo anche in questa occasione: sei una ragazza molto responsabile e matura! Quindi, non mi resta che dirti in “bocca al lupo” cara Giulia e continua a giocare con lo stesso sorriso e la determinazione di sempre,

con tanto affetto,

la tua mamma Donatella

L'articolo e la foto sono pubblicati sul numero di ottobre 2011 di Pallavoliamo

domenica 16 ottobre 2011

Lui Jo Modena vs Scavolini: secca sconfitta per le Colibrì

Una Scavolini in grande difficoltà in ricezione e in attacco cede per 3 set a 0 alle padroni di casa della Lui Volley Modena. Tofoli prova a far girare le sue atlete, ma Aguero e compagne non si lasciano sorprendere e si aggiudicano il match in 75 minuti.

Dopo il riposo forzato di domenica scorsa, la Scavolini Pesaro finalmente debutta in questo campionato. Al di là della rete, ci sono le ragazze della Lui Jo Modena, anche loro al debutto stagionale dopo che a Novara si è deciso di non giocare. Si tratta quindi di una partita sentita da entrambe le formazioni che dopo tanti rinvii vogliono giocare.

Pesaro parte forte a muro, ma al primo cambio palla la ricezione delle Colibrì vacilla permettendo a Modena di prendere subito il largo. Entrambe le formazioni difendono ogni pallone, ma l'attacco delle padroni di casa è molto più incisivo: mentre Rinieri, Aguero e Partenio martellano il taraflex, Saccomani e Ortolani faticano a trovare la via del punto. Solo Brinker riesce a mettere a segno i suoi colpi. Trascinate da Rinieri in attacco le ragazze di coach Cuccarini chiudono il set per 25 a 16.

Tofoli prova ad inserire Ampudia per Saccomani, ma il risultato non cambia. Modena continua la sua cavalcata trionfale grazie anche ad una grande prova in attacco della giovanissima Partenio. Come nel primo set, Pesaro fatica ancora in attacco e subisce troppo in fase di ricezione: lo 0% di ricezioni perfette è un dato molto eloquente della prova bianco-rossa in questo fondamentale. Unica nota positiva, il risveglio di Ortolani che sembra aver ritrovato un certo feeling con l'attacco. La seconda frazione si conclude nuovamente con la Scavolini ferma a quota 16.

Il terzo set sembra che Pesaro abbia ritrovato se stessa: la Scavolini prova l'allungo e sul 5 a 1 Cuccarini è costretto al time out. Al ritorno in campo però Modena cambia volto e dopo aver ritrovato la parità, trova anche l'allungo decisivo che si porterà fino alla fine del set. In campo per la Scavolini entrano anche Ampudia (per Saccomani) e Musti de Gennaro (per Manzano) per dare maggiore consistenza in attacco, ma ormai l'incontro è saldamente nelle mani di Modena che chiude con il punteggio di 25 a 21.

Esordio quindi negativo per la squadra di Tofoli che orfana di Klineman, impegnata con la sua nazionale, sembra non aver ancora trovato i giusti automatismi. Prossimo impegno sabato 22 contro la Yamamay Busto Arsizio per il debutto casalingo al Palacampanara: le Colibrì avranno una settimana per mettere a punto una strategia per fermare le Farfalle.

L'articolo originale è pubblicato su Vivere Pesaro del 17/10/2011