lunedì 26 settembre 2011

Ginnastica Ritmica: l'Italia conquista il terzo titolo consecutivo


MONTPELLIER (FRANCIA) - Con una prestazione senza errori, la nazionale italiana di ginnastica ritmica conquista il suo terzo oro consecutivo ai Campionati Mondiali, ottenendo così anche il pass per le Olimpiadi di Londra 2012. Dietro di loro salgono sul podio Russa e Bulgaria.

Dopo Mie 2009, Mosca 2010, questo è il terzo titolo per le "farfalle" azzurre: un risultato che oltre a catapultarle nella leggenda di questa disciplina, ha aperto alla squadra azzurra anche le porte delle prossime olimpiadi a Londra. Con uno score di 55.150 punti, le ragazze guidate da Manuela Maccarani hanno preceduto le temibili rivali della Russia (p. 54.850) e della Bulgaria (p. 54.125).

Autrici dell'impresa sono state: il capitano Elisa Santoni, Elisa Blanchi, Anzhelika Savrayuk, Romina Laurito, Marta Pagnini e Andreea Stefanescu. Le sei atlete sono riuscite a completare il loro programma ai cerchi e ai nastri senza commettere errori, a differenza delle loro avversarie che una dopo l'altra vedevano svanire le loro possibilità di vittoria per un nastro intrecciato o per una sequenza non conclusa.

Grande soddisfazione inoltre per questo punteggio, il più alto nella storia della ginnastica artistica, e soprattutto per Marta Pagnini e Andreea Stefanescu qui al loro esordio in una competizione mondiale.

Nelle gare di specialità, invece, l'Italia si deve accontentare di due argenti, classificandosi dopo la Bulgaria e la Russia. Dopo la prima gara con le cinque palle, non sono mancate le polemiche per un punteggio che a detta di molti ha pesantemente gravato sulle chance di vittoria.

L'articolo originale e la foto sono pubblicati su Vivere Italia del 27/09/2011

giovedì 22 settembre 2011

I mestieri del volley: Isabella Agostinelli


Cosa significa per me scrivere di sport? Facile: unire le mie più grandi passioni, lo sport in tutte le sue molteplici forme, discipline e manifestazioni e lo scrivere, che da alcuni anni è diventato per me una specie di necessità viscerale.

Lo sport ha da sempre ricoperto un ruolo fondamentale nella mia vita sin dalla più tenera età quando mio padre mi portava quasi ancora in fasce a vedere le partite della Scavolini basket. Ho poi praticato un'infinità di sport: dal softball al tennis, dal judo alla danza, fino ad arrivare al volley all'età di 12 anni. Una sportiva su tutta la linea!

Per quel che riguarda lo scrivere, invece, tutto è nato un po' per errore e per necessità. Nel 2006 mi trovavo infatti negli Stati Uniti grazie ad una prestigiosa borsa di studio, la Fulbright. Io ero lì per insegnare italiano ai studenti universitari, ma ci veniva offerta anche la possibilità di seguire dei corsi presso l'università. Ma quali corsi scegliere? Dopo cinque anni di Lingue e Letterature straniere, l'ultima cosa che volevo era ritornare a studiare autori inglesi o spagnoli. Quello che volevo era migliorare il mio inglese scritto in modo da poterlo sfruttare una volta tornata in Italia. Ho così adocchiato il corso base di giornalismo: in fondo, scrivere mi è sempre piaciuto e una volta avevo anche scritto un pezzo dopo la qualificazione della squadra di volley nella quale giocavo per la Reading University in Inghilterra. Mai avrei potuto pensare che quel piccolo compromesso mi avrebbe aperto un nuovo mondo e avrebbe fatto nascere in me una nuova passione. A dover di cronaca, posso dire che i primi articoli furono un vero e proprio...disastro. Non potrò mai dimenticare quel foglio completamente ricoperto di circoli, croci e frecce di color rosso e quella F (una sola lettera per indicare un FALLIMENTO totale) che spiccava in fondo alla pagina. Ma io non mi sono data per vinta, e così ho iniziato a dare letteralmente il tormento al mio professore e a scrivere e riscrivere fino allo sfinimento gli articoli che ci dava come esercizi per casa. Nel giro di un mese, quella F si è trasformata in una dignitosa C per poi diventare una B. Ma la soddisfazione più grande è arrivata quando il mio professore mi ha chiesto di entrare a far parte della redazione del giornale, il Bonaventure e io non mi sono fatta sfuggire l'occasione! Alla domanda di quale settore mi volevo occupare, non ho avuto esitazioni: sport. Ed è così che è iniziata la mia “carriera”. Il mio primo articolo è stato su Katelyn Murray, guardia della squadra femminile di basket della Saint Bonaventure University. Un successone, tanto che da “the Italian girl”che non sapeva scrivere, in classe ora tutti mi volevano nel loro gruppo. Ho scritto poi vari articoli sulla squadra di tennis, di volley, di lacrosse....e persino di baseball pur non conoscendo le regole. Avevo trovato la mia vocazione: per un'amante dello sport come lo sono io, parlare con i giocatori, seguire le partite e rievocare le emozioni di una partita sulla pagina di un giornale era un sogno diventato realtà. Devo quindi ringraziare il mio prof “Pat” Vecchio e il mio Dean Coppola per aver creduto in me e per avermi dato la possibilità di scoprire questa bellissima professione!

Una volta ritornata in Italia, ho fatto di tutto pur di poter seguire questa nuova e grande passione e ho iniziato a collaborare con alcuni giornali locali per i quali scrivevo un po' di tutto, dalla cronaca allo sport, dal gossip agli spettacoli. Vivendo vicino a Pesaro, il basket è stata una tappa obbligatoria nella mia formazione professionale, ma con la pallavolo è stato amore a prima vista.

Ricordo ancora il momento preciso nel quale ho deciso che il volley sarebbe diventato il mio mondo. Una mia amica mi ha proposto un giorno di andare a vedere con lei una partita della Scavolini. Io ero un po' riluttante: a causa di un infortunio avevo dovuto smettere di giocare e solo l'idea di dover vedere una partita mi riempiva gli occhi di lacrime. Ma alla fine ho ceduto. Quando sono uscita dal palazzetto quel giorno il mio cuore era in un turbinio d'emozioni: volevo piangere, urlare, festeggiare (la Scavolini aveva appena vinto con Novara e aveva guadagnato l'accesso alle finali scudetto che poi avrebbe vinto). E' stato lì che ho capito che non potevo fare a meno di questo bellissimo sport. Ho chiesto quindi subito al direttore del giornale per il quale scrivevo di poter seguire le finali di pallavolo: da quel giorno in poi la Scavolini è diventata per me come una seconda famiglia.

Lo ammetto, sono una grande tifosa della squadra della mia città, ma quando scrivo metto da parte tutte le simpatie personali e mi calo nei panni di un'osservatrice imparziale. E' una sfida che dà un tocco in più a questo mestiere: spesso, quando rileggo il mio pezzo trovo a domandarmi “ma non sarà troppo di parte questa espressione?”, o “avrò scritto troppe volte il nome di Guiggi e Ferretti?”. Da qui, il passo a Pallavoliamo è stato breve, anzi brevissimo. E' bastato che sfogliassi i primi tre numeri della rivista per capire che era il magazine giusto per me. Ho mandato il mio curriculum e poche settimane dopo mi sono ritrovata a scrivere un pezzo su Carmen Turlea. Come per il giornale americano, anche in questo caso ho dovuto aggiustare un po' il mio scrivere. Diciamo che i miei primi pezzi, come li ha definiti Gigi, erano troppo “accademici”. E aveva ragione. Con il tempo, e con l'esperienza, e seguendo soprattutto le indicazioni di Marty, ho imparato a metterci qualcosa di me, delle mie sensazioni, del mio essere “fan” di alcune delle giocatrici. Scrivere di pallavolo su Pallavoliamo, va infatti oltre al semplice resoconto del match: vuol dire fare innamorare i nostri lettori di questo bellissimo sport, far trapelare le emozioni che le giocatrici provano mentre ci raccontano i loro primi passi sul campo di gioco, le loro vittorie più importanti o le sconfitte più dolenti. Da quel lontano agosto del 2009 di articoli ne ho scritti tanti e ho perso il conto della giocatrici che ho intervistato. Una però la ricordo con particolare affetto, anche se non si tratta di un'atleta. La più bella intervista è stata infatti quella con la madre di Carolina Costagrande mentre in autobus stavamo andando ad assistere alla finale scudetto contro Villa Cortese. Ascoltare “Mamma Carol” raccontare aneddoti sull'infanzia di sua figlia, non solo ha catturato l'attenzione di tutto l'autobus – cosa difficile vista la quantità di cibo che viaggiava su e giù lungo il corridoio – ma mi ha fatto venire l'idea della rubrica “Cuore di Mamma”.

Ma non sempre son tutte rose e fiori. Capita anche che qualche giocatrice risponda a monosillabi alle tue domande, o che le informazioni che hai ottenuto da Facebook, Twitter o qualsiasi altra risorsa online non siano proprio esatte...insomma, di imprevisti nel giornalismo ce ne sono davvero tanti. Senza contare il fatto che io sono una persona davvero timida. É così capitato che davanti a delle giocatrici fossi talmente agitata da non riuscire ad articolare le frasi o che non mi ricordassi più le domande da fare. Eh sì, alle interviste io mi presento solo dopo aver studiato per filo e per segno vita morte e miracoli della giocatrice in questione. Lo ammetto: sono un po' una “secchiona”, ma mi piace essere preparata. Per esempio, intervistando Desi Wilson, mi ero studiata per bene alcune usanze hawaiane per poterle fare delle domande precise a proposito e così trovare aneddoti curiosi da poter inserire nell'articolo. Dicevo della mia timidezza: il giornalismo mi ha sicuramente aiutato a vincerla un po', ma ogni tanto questo mio lato meno “disinvolto” ha la meglio. Provate quindi ad immaginare come sia stato difficile per Gigi riuscire a scattarmi le foto che vedete in questo servizio! In realtà, una volta preso il via, mi sono divertita tantissimo, ma i primi scatti sono stati davvero difficili da sostenere. Mi trovo meglio di fronte ad una telecamera, dove non devo mettermi troppo in posa. Pensate che qualche anno fa avevo addirittura fatto un provino per le selezioni di “Donnavventura” un programma che abbina al viaggio avventuroso anche una parte più “giornalistica” e mediatica.

Diciamo che ho ancora molto lavoro da fare a questo proposito, come d'altronde sento di dover ancora migliorare il mio stile di scrittura. L'aver poi collaborato con il Resto del Carlino di Ancona mi sta sicuramente aiutando tanto, ma io sono una persona che difficilmente si accontenta. Per questo sto iniziando a studiare per diventare una giornalista a tutti gli effetti – ora ho solo il tesserino da pubblicista – e soprattutto per scrivere articoli all'altezza di alcuni campioni che un giorno mi piacerebbe intervistare. Uno su tutti è Rafael Nadal, il mio tennista preferita e, diciamola tutta, il mio uomo ideale. Alcuni anni fa ho avuto l'occasione di assistere una sua conferenza stampa agli Internazionali di Tennis di Roma, ma all'epoca non mi sentivo pronta e soprattutto non ero preparata a fargli delle domande intelligenti – l'unica che mi veniva in mente in quel momento era “quieres casarte conmigo”?, ma non ho avuto proprio il coraggio di farla. Per quanto riguarda il volley, invece, mi piacerebbe intervistare Lucia Bosetti, una delle mie giocatrici preferite, e chi sa se quest'anno non sia la volta buona. Di Lucia ammiro tantissimo la grinta, le sue capacità tecniche, la sua intelligenza tattica e la sua umiltà: non penso si semplice entrare dalla panchina e cambiare le sorti di una partita come spesso è riuscita fare lei.

Quando non scrivo o non penso allo sport, amo viaggiare e andare al cinema. Per rimanere in tema di sogni, la meta dei miei desideri è l'Australia, magari con una tavola da surf caricata su quei pulmini colorati stile “Un Mercoledì da Leoni”. Da brava romanticona quale sono, prediligo le commedie romantiche e i musical: al momento, per esempio, sono super impegnata a vedere e rivedere le puntate di “Glee” la mia serie televisiva preferita che in quanto a musica e romanticismo non mi delude mai! Infine leggo tantissimo, preferibilmente in inglese, e qui i miei gusti variano dai saggi storici alle commedie stile “Il Diavolo Veste Prada”, dai “diari” di guerra ai romanzi storici conditi di fantasia di Ken Follet. Una vera e propria divoratrice di pagine stampate! Ma nonostante abbia letto tutti i libri della serie “I Love Shopping”, devo dire la verità, non sono un'amante delle spese pazze. A un pantalone griffato preferisco un libro, un viaggio o una partita a volley. In fondo, per farvi innamorare di questo sport, io devo usare le parole.

L'articolo originale è pubblicato sul numero di settembre 2011 di Pallavoliamo nella rubrica I mestieri del Volley. La foto di Luigi Fiore è pubblicata sul numero di settembre 2011 di Pallavoliamo.

mercoledì 21 settembre 2011

Stellina di Papà: Luna Carocci


Dopo aver esplorato il “cuore” delle mamme delle giocatrici, solchiamo ora i cieli alla scoperta delle “stelline” dei papà del volley. Forse non scenderanno lacrime come per i racconti al femminile; forse le emozioni saranno più contenute, ma spesso sono i papà ad essere i primi “tifosi” delle proprie figlie e sarà sicuramente interessante scoprire come questi vivono le partite e la carriera delle proprie ragazze.

Parlando di cieli e di stelle, la giocatrice che ci è sembrata più adatta ad aprire questa nuova rubrica è Luna Carocci, nuovo libero della MC Carnaghi Villa Cortese, che ci viene qui presentata da suo padre Massimo, il suo migliore amico e tifoso numero uno.

S come SOMIGLIANZA: io e Luna siamo molto simili di carattere. Siamo entrambi molto allegri e in certi casi anche un po' testardi. Ma Luna è insuperabile quando vuole raggiungere un obiettivo ed è difficile starle dietro. É una ragazza molto determinata, e quando si prefigge un risultato, non si dà letteralmente pace finché non riesce a raggiungerlo. Luna è sempre stata così, sin da quando era piccola e lo ha dimostrato appieno nella scelta della pallavolo come sua professione. Fino all'età di nove anni lei faceva anche altri sport come la danza. A quell'età gli sport nascono sempre come un gioco, un divertimento, un piacere. Luna però finì con appassionarsi alla pallavolo e quando decise che quello era lo sport che voleva fare, non ha più smesso: aveva deciso che la pallavolo sarebbe stata la sua strada e così è stato.

T come TRASFERTE: faccio tutte le trasferte pur di seguire mia figlia. La scorsa stagione ho saltato solo la Puglia perché effettivamente era troppo lontana. In media salterò solo una o due partite l'anno. Altrimenti sono sempre sugli spalti a seguire Luna. A dire la verità non sono molto freddo durante le partite: le vivo tutte con particolare entusiasmo, anche se lo devo ammettere, non tifo tanto per la squadra in cui gioca, ma soprattutto per lei. Sono una via di mezzo tra il papà critico e il tifoso. All'inizio ero più un critico, ma adesso sono diventato anche un po' più tifoso anche se a lei non lo faccio mai vedere. Quando mi chiede a fine partita come è andata, io non mi mostro mai pieno d'entusiasmo anche se in realtà sono pieno d'orgoglio per come ha giocato. A volte discutiamo anche dei tabellini ma non è una prassi, dato che io prima che iniziasse a giocare, di pallavolo proprio non sapevo nulla. Comunque, è stato sempre un piacere seguirla. Per farvi capire dove mi spinga l'amore verso Luna, vi posso dire che sono arrivato fino in Estonia pur di starle vicino.

E come EMOZIONI: di momenti emozionanti nella carriera di Luna ce ne sono stati tantissimi, ma la partita che ha significato di più per me è stata una delle prime che mia figlia ha giocato da titolare nella nazionale giovanile quando l'hanno premiata come miglior libero. Non ricordo bene chi fosse l'avversario di turno, ma è stato un riconoscimento davvero importante per lei. Devo ammettere che in quella occasione ci è scappata pure una lacrimuccia, se non due. L'estate del 2011 poi è stata ricca d'emozioni: la convocazione in nazionale mi ha fatto molto piacere, ma forse il passaggio a Villa Cortese mi ha reso anche più felice. Non per togliere nulla a Busto Arsizio che è una società grandissima, ma penso che Villa sia molto seria e che sia un gradino più in alto. La stimo molto anche dall'esterno e quindi sono contentissimo che Luna indosserà la maglia della MC Carnaghi.

L come LONTANANZA: il momento più difficile che ha passato Luna è stato quando è andata a vivere da sola a 15 anni. All'epoca l'avevano convocata al Club Italia a Ravenna ed era la prima volta che si allontanava da casa. É stato un passo molto grande per lei come per tutte le ragazze che per la prima volta vanno fuori a giocare: non tutte ce le fanno e anche Luna ha avuto qualche difficoltà. In quel momento aveva proprio bisogno del papà che l'andasse a trovare e io... ci sono sempre stato! Spesso, anche in mezzo alla settimana, prendevo la macchina solo per andare a mangiare una pizzetta con lei e a fare due chiacchiere. Da Lucca, dove abitiamo, erano 250 chilometri ma io li ho sempre fatti con piacere. E poi naturalmente la raggiungevo il fine settima dopo la partita per la pizza di rito.

L come LUCE: potrebbe sembrare un gioco di parole scontato visto il nome di mia figlia, ma Luna è letteralmente la mia “stellina” perché brilla così tanto che è la luce dei miei occhi. Non lo dico tanto per dire, ma questa è una vera e propria dichiarazione d'amore di un padre letteralmente innamorato di sua figlia. Tanto innamorato che l'unico aggettivo che mi viene in mente per descriverla è “meravigliosa”. Inoltre, prima di un match importante, non le dico troppe parole: le scrivo semplicemente un messaggio che dice “fai la Luna”, brilla!

I come IMITAZIONE: a tale proposito vi posso raccontare un aneddoto un po' particolare; vista anche la mia giovane età, quando Luna era piccola voleva imitare suo padre in tutto e per tutto. Così, ad otto anni, mia figlia era già una guidatrice provetta di auto. Le ho insegnato io a guidare: le sedevo accanto e le insegnavo a girare e ad andare dritto. E' stato uno dei miei primi esperimenti sulla mia “cucciola”!

N come NON CAMBIARE: il messaggio che voglio a dare a Luna è quello di continuare il suo percorso con la stessa determinazione con cui l'ha fatto sino ad ora. Io personalmente, non ho mai avuto progetti nei confronti di mia figlia quando era piccola. Sono semplicemente contento di quello che fa e soprattutto di come lo fa. Inoltre, Luna sta ancora studiando all'università scienze delle comunicazioni. Lo sport chiaramente le sta togliendo molto spazio, ma io e sua madre siamo contenti della strada che sta facendo: se poi in futuro si aggiungerà una laurea, noi tutti saremo felici e orgogliosi. Ma sia lo sport che lo studio non sono mai stati delle forzature nei suoi confronti. Ha scelto sempre da sola.

A come AMICIZIA: io e Luna abbiamo un rapporto molto bello. Insieme parliamo di qualsiasi argomento, questioni importanti o meno. Lei si fida molto di me e credo abbia un grande rispetto di me. Questo è dovuto anche al fatto che sono un papà giovane e ho avuto Luna quando avevo 22 anni: penso che sia per questo che abbiamo un rapporto molto aperto e che lei tenda a confidarsi molto con me e sua madre. Siamo come amici, e quindi di confidenze tra di noi ce ne sono tantissime. Non ha mai segreti con me e io non ne ho con lei. Questo è in poche parole il rapporto di amicizia che mi lega a mia figlia. Per esempio: le prime cotte! Lei mi ha sempre chiesto cosa ne pensavo di un determinato ragazzo e, generalmente, ho sempre conosciuto i ragazzi che ha frequentato. Le ho sempre dato comunque molta fiducia perché Luna è stata sin da piccola una ragazzina affidabile con la testa sulle spalle: credo che anche quando aveva solo dieci anni aveva già la maturità di una ragazza di cinque o sei anni più grande. Non ha mai avuto bisogno di un controllo particolare da parte di noi genitori. Per questo non voglio pronunciarmi troppo sul fidanzato ideale. So che lei di me ha una grande stima ma non credo si basi sulla mia figura per trovare il fidanzato. In questo campo, vada come vada ma ho fiducia in lei! Ma le nostre confidenze non si limitano ai “ragazzi”: le scelte pallavolistiche e la carriera non fanno eccezione. Luna chiede sempre un parere a me e a sua madre. Certo, alla fine è lei che sceglie con la sua testolina, ma è bello poterne parlare e discutere insieme.

Forse i papà non saranno facili alle lacrime, ma quanto a sentimenti, emozioni ed orgoglio verso le loro “stelline” non hanno niente da invidiare alle mamme. E Massimo ce lo ha dimostrato: il suo rapporto con Luna, fatto d'amicizia, amore, stima reciproca e tante confidenze è un bellissimo esempio di quanto il cuore di un papà possa essere altrettanto grande di quello di una mamma.

L'articolo originale è pubblicato sul numero di settembre 2011 di Pallavoliamo. La foto è pubblicata sul numero di settembre 2011 di Pallavoliamo

Sportsdays 2011, un'occasione mancata per il volley

Sportsdays di Rimini: “Lo Sport nella sua Forma Migliore” recita lo slogan della festa dello sport che dal 9 all'11 di settembre ha accolto i giovani protagonisti di tante discipline sportive, dalla ginnastica artistica al judo, dal nordic-walk alle bocce. Il vero protagonista è stato però il basket, presente in maniera massiccia all'evento con tre giorni di tornei.

La Federazione Internazionale Basket (FIBA), assieme alla Federazione Italiana Pallacanestro (FIP) sono riusciti, in poco più di due mesi, a mettere insieme un torneo internazionale di 3 contro 3, meglio conosciuto come “3on3”: un canestro, tre giocatori in campo, due tempi da cinque minuti effettivi e dodici secondi per tirare. Il tutto condito da tanta voglia di giocare e di divertirsi. All'evento erano presenti ragazzi e ragazze da tutte le parti del mondo: un totale di 60 squadre (36 per il maschile e 24 per il femminile), provenienti da 40 paesi, è arrivato a Rimini dando vita a una tre giorni di pura passione e anche di tanto spettacolo. Sugli otto campi si sono infatti sfidate squadre di paesi di grande tradizione cestistica come gli USA, la Grecia, la Spagna e la Serbia e altre squadre che forse non ne “masticano” tanto di basket ma che hanno onorato il campo e gli avversari giocando pallone su pallone. E poco importa se la squadra indiana ha perso per 21 a 5 contro la corazzata a stelle e strisce! Alla fine tutte le ragazze erano al centro del campo per una foto di gruppo. Certo, ci sono state le lacrime, gli infortuni e anche qualche gioco duro – soprattutto nelle fasi finali del torneo maschile dove i neozelandesi si sono imposti anche fisicamente.

Nulla toglie che i Basket Days sono stati un vero e proprio successo: di pubblico, di organizzazione e soprattutto di promozione per uno sport che dal 2016 potrebbe diventare anche disciplina olimpica. Per non parlare della copertura mediatica dell'evento: Sportitalia era presente con le sue telecamere e per il commento tecnico in regia c'era addirittura Dan Peterson. E non è tutto. La FIP, infatti, ha proposto anche altre iniziative come il “Basket Story On Tour” , un museo itinerante nel quale è possibile ammirare alcuni cimeli del basket come le scarpe taglia 56 di Squaeel Oneal.


E il volley? Forse in questo momento non è proprio nella sua “Forma Migliore”.
Lo sport che noi tanto amiamo è rimasto infatti un po' in sordina in questa kermesse. Non solo per il fatto che c'era un solo campo da gioco versione mini volley, ma anche perché nella brochure si erano dimenticati di indicare che la FIPAV era presente con il suo stand. E così, mentre il basket sfruttava al massimo la vetrina offerta dallo Sportsdays, la pallavolo era rilegata in un angolino del padiglione D. Certo, qualcuno potrebbe osservare che il basket si presta di più a questi tipi di eventi – il “3on3” è una versione molto spettacolare del basket che lascia spazio a schiacciate, ad azioni personali, a passaggi arditi dietro la schiena o sotto le gambe, e che può contare sulla tradizione americana che fa sempre da traino in queste situazioni. Ma nulla vieta alla Federazione di sfruttare questo modulo anche per la pallavolo.
Perché la federazione non ha pensato al Volley Day? Non è forse la pallavolo uno degli sport più praticati a livello giovanile? E come per il basket, non si gioca forse a volley in Olanda, in Giappone, nell'isola di Guam o in Qatar? E poi, non è forse il primo scopo dello sport socializzare e abbattere le barriere attraverso un sano agonismo sportivo? Guardare i ragazzi siriani giocare contro i giordani o le squadre serbe e croate sedute vicine sugli spalti, era un vero spettacolo.

Vedere ragazzi da tutte le parti del mondo uniti da una passione in comune, mostrava appieno la bellezza dello sport e tutta la sua potenzialità. E il volley? Il volley niente: provate a chiedere a qualcuno della federazione. Anzi no. Neanche questo è possibile: se vi foste recati allo stand nel padiglione D avreste trovato una sola persona che vi avrebbe detto: “non posso aiutarvi, io sono qui solo per tenere aperto”.

L'articolo originale è stato pubblicato sul numero di settembre 2011 di Pallavoliamo, nella rubrica Pallavvelenata

lunedì 19 settembre 2011

Italia d'argento agli europei di volley, vittoria della Serbia in finale

VIENNA (AUSTRIA) - La Serbia si impone con il punteggio di 3-1 (17-25, 25-20, 25-23, 26-24) sull'Italia nella finale degli europei maschili di volley; gli azzurri si devono accontentare del bronzo dopo essersi aggiudicati il primo set e aver portato ai vantaggi il quarto parziale. Grazie a questo risultato l'Italia si qualifica alla prossima World Cup.

Dopo il travolgente 3 a 0 contro la Polonia in semifinale, sognare era legittimo. Per questo la sconfitta per 3 a 1 contro la Serbia in semifinale è sembrata anche più dura di quello che è stata. L'Italia ha infatti giocato alla pari contro gli avversari, aggiudicandosi il primo set con un largo vantaggio (17-25) e lottando punto su punto anche nel quarto e decisivo set, terminato solo sul 26 a 24 per la formazione balcanica. I ragazzi di Berruto hanno mancato di lucidità nei momenti più importanti della partita, come quando nel quarto parziale, in vantaggio di tre lunghezze si sono fatti recuperare (13-13) e superare degli avversari.

In un palazzetto letteralmente assediato dai tifosi serbi, gli azzurri hanno tenuto bene a muro con Mastrangelo e colpito duro dalle bande con Parodi e capitan Savani. Per i serbi, grande prova di Nikic e Miljkovic, che nonostante i cinque errori in attacco nell'ultimo parziale è stato il giocatore che ha saputo chiudere i punti importanti. Beffardo l'ace decisivo che arriva su una flot battezzata out dai giocatori azzurri e che invece scivola lentamente in campo senza che nessuno degli italiani muova un muscolo.

L'argento non è forse il risultato sperato, ma nonostante la sconfitta in finale l'Italia si qualifica per la World Cup che si giocherà in Giappone dal 20 novembre al 4 dicembre. Gli azzurri escono comunque a testa alta, riscattando il deludente decimo posto del 2009.

domenica 18 settembre 2011

Italia nel World Group dopo 11 anni di serie B

SANTIAGO (CILE) - L'Italia si aggiudica i primi tre match in programma e agguanta la promozione nel Gruppo Mondiale della coppa Davis dopo 11 lunghi anni d'assenza: il doppio Bolelli-Fognini decisivo dopo due ore e venti minuti di gioco.

Undici anni: tanto è durata la permanenza dell'Italia del tennis nella serie B della coppa Davis. Il ritorno tra i grandi del Gruppo Mondiale è arrivato sul cemento di Santiago del Cile, superficie non proprio favorevole agli azzurri ma che ha regalato un vero e proprio sogno alla squadra azzurra. Gli autori della grande impresa sono stati Potito Starace e Fognini nel singolare, e la coppia Fognini-Bolelli nel doppio.

Grazie a questo netto 3-0 l’Italia ha conquistato la promozione addirittura con una giornata di anticipo. Venerdì, infatti, nel primo singolare Potito Starace ha battuto per 63 63 26 76(5) Paul Capdeville. Nel secondo incontro Fabio Fognini ha superato invece il sempre temibile Fernando Gonzalez, ritiratosi per un infortunio alla coscia sinistra sul punteggio di 62 46 2-1 in favore dell'azzurro. Il punto decisivo della sfida playoff lo hanno infine conquistato Simone Bolelli e Fabio Fognini che si sono imposti per 6-4, 6-4, 6-4, in due ore e ventidue minuti di gioco, su Jorge Aguilar e Nicolas Massu.

Erano undici anni che l’Italia, capace di conquistare la Coppa Davis nel 1976, mancava dal gruppo mondiale della Davis. La retrocessione in B avvenne nel luglio del 2000 a Venezia quando il Belgio dei fratelli Christopher ed Olivier Rochus spedì gli azzurri nel Gruppo I zona Europa-Africa.

venerdì 16 settembre 2011

Bocce: Nicholas Argentati e Agnese Guzzi allo Sportsdays di Rimini con la nazionale


Nicholas Argentati, tre volte campione regionale, e Agnese Guzzi, campionessa europea, hanno preso parte allo SportsDays di Rimini come rappresentanti della Federazione Italiana Bocce: una specialità troppe volte messa in secondo piano ma che appassiona anche tanti giovani.

Nicholas è uno studente dell'ultimo anno all'ITC Battisti di Fano. A differenza di molto suoi coetanei, la sua passione non è il calcio, ma il gioco delle bocce, uno sport a cui si è appassionato dieci anni fa e che ora fa parte della sua vita e del suo futuro. Nicholas, infatti, è uno dei convocati dalla FIB (Federazione Italiana Bocce) per rappresentare i colori azzurri allo Sportdays di Rimini, una rassegna sportiva che serve da vetrina a tutti gli sport italiani assieme ai suoi protagonisti più giovani. E che occasione migliore per promuovere le bocce? "Per uno sport come il nostro, sempre un po' in sordina, questi eventi sono importantissimi per uscire dall'ombra e farci apprezzare", afferma Agnese.

Nicholas è presente oggi a Rimini assieme ad altri tre atleti marchigiani: Agnese Aguzzi, di Fossombrone e campionessa europea nel 2011, Silvia Danzi della Metaurense come Argentati e vice campionessa italiana nel 2011 e Alessandro Biagioli di Jesi. Tutti e quattro giovanissimi sono la testimonianza che le bocce possono essere uno sport che collega varie generazioni: "le bocce sono uno sport sociale che unisce i giovani con gli adulti" - spiega Agnese - "è un grande arricchimento per entrambi perché noi giovani abbiamo bisogno delle spiegazioni degli adulti e loro hanno bisogno di noi per portare nuove sfide e idee".

Infatti, sia Nicholas che Agnese hanno iniziato a giocare perché già qualcuno in famiglia lo faceva: "mia zia aveva un bocciodromo a Calcinelli" - ricorda Nicolas - "Io ho iniziato a giocare per caso ma dal giorno della mia prima gara, il 14 luglio del 2001, non ho più smesso". Agnese, invece, prima di vincere il titolo europeo a squadre con la nazionale in Turchia, ha iniziato contro la volontà del padre che diceva che le bocce erano "un gioco da maschi": "mio padre ha cercato di allontanarmi da questo sport, ma non c'è stato verso. Ho iniziato a giocare a nove anni e da lì le bocce sono diventate la mia passione".

Per chi pensa che sia un gioco solo da spiaggia e per i più pigri, ecco cosa rispondono all'unisono i due campioni marchigiani: "certo lo sforzo fisico è minimo, ma le bocce sono un gioco mentale, dove ogni "bocciata" o "accosto" fanno parte di uno schema ben preciso. E poi non è mai monotono: la strategia cambia di gara in gara e persino durante la partita stessa. E' un esercizio mentale continuo". Infine, come sottolinea Nicolas, "è uno sport pulito, senza uso di farmaci o giro di scommesse".

L'articolo originale è pubblicato su www.viverefano.com del 09/09/2011

martedì 6 settembre 2011

Atletica: mondiali amari per i colori azzurri

DAEGU (SUN COREA) - Cala il sipario sui mondiali di atletica. Bilancio assai negativo per l'Italia che porta a casa una sola medaglia e tocca il minimo storico di punti.

Con un brozo e 17 punti si conclude la deludente avventura azzurra in terra sud coreana. I mondiali di Daegu fanno registrare una sola medaglia, un bronzo conquistato da Antonietta Di Martino (33 anni di Cava de' Tirreni) nel salto in alto (m. 2,00). Il resto è solo ombra. Certo, una medaglia è sempre meglio di zero, come era accaduto due anni fa a Berlino, ma con le Olimpiadi di Londra in avvicinamento, è un segnale molto negativo per il nostro movimento. A preoccupare è soprattutto il fatto che alla fasi finali sono arrivati solo cinque dei nostri atleti: troppo pochi per poter sperare in qualche podio in più.

Oltre alla medaglia di Di Martino, buone sono state le prove di Elisa Rigaudo, quarta nella 20 km di marcia, di Ruggero Pertile nella maratona e Nicola Vizzoni nel martello. Record personale, infine, di Marta Milani nei 400. E mentre Bolt e la sua Giamaica spazzavano via il record mondiale con un impressionante 37''04 nella staffetta 4x100, i nostri ragazzi trovavano un dignitoso quinto posto.

Dopo le Olimpiadi di Londra nel 2012, l'atletica mondiale si darà appuntamento a Mosca nel 2013: due date che speriamo portino risultati migliori per i nostri colori.

Articolo originale pubblicato su Vivere Italia del 6/09/2011

sabato 3 settembre 2011

Torneo over 35 Macroarea Centro Nord a Senigallia

I migliori over 35 del Centro Italia si sfidano sui campi del Vivere Verde di Senigallia per guadagnarsi l'accesso alla fase finale del torneo di Roma: 32 atleti per tre giorni di grande tennis. Regione Marche rappresentata dagli atleti di Tolentino, Marzocca e Ascoli.

Sui campi in terra battuta del Vivere Verde è in programma, a partire da venerdì mattina, la Fase Nazionale di Macroarea over 35. In campo i migliori tennisti dell'area centro-nord che si sfideranno per accedere alla fase finale del torneo che si terrà a Roma presso l'impianto del Foro Italico: solo le prime due squadre classificate per ogni macroarea avranno la possibilità di sfidarsi sui campi romani.

All'appuntamento senigalliese, che si concluderà domenica, parteciperanno un totale di 8 squadre composte da 4 atleti ciascuna. Alla vigilia del torneo la favorita alla vittoria finale è la squadra di Castellazzo di Parma, con i suoi due giocatori di punta Tombolini Alessandro (di classifica 2.1) e Montenet Giuseppe (2.2). A rappresentare la regione Marche scenderanno in campo Sposetti Mauro (3.3 e Sposetti Marco (3.2) per Tolentino, Tarli (2.6) e Calore (4.1) per Ascoli e per Marzocca Storni (4.3) e Balzani (4.4).

Appuntamento sui campi a partire dalle ore 10.00.

Articolo originale pubblicato su Vivere Senigallia e Vivere Marche del 03/09/2011