domenica 31 luglio 2011

Lettera a Paola Croce


Cara Paoletta,
o dovrei dire “Dottoressa”? Mentre ti scrivo queste righe, manca infatti meno di una settimana alla tua laurea! Sono felicissima e anche un po' emozionata per questo momento, non solo perché è un'altra grande soddisfazione che mi dai, ma anche perché so che è un traguardo importante per te. Avevi già terminato da tempo tutti gli esami e ti mancava solo la tesi, e quest'anno che non hai giocato ti sei buttata davvero anima e corpo nello studio. Quando hai deciso di lasciare Cannes per tornare in Italia avevo paura che per te sarebbe stato difficile vivere senza pallavolo: lo studio sicuramente ti ha aiutata a colmare quel vuoto e quindi hai vissuto tutto con molta tranquillità. Anche adesso che il grande giorno si sta avvicinando, ti vedo molto tranquilla..tra le due sembra quasi che sia io la più emozionata!
Comunque vada sappi che sono orgogliosissima di te. Qui stiamo già pensando ai regali e ai festeggiamenti! Per il regalo avrei già in mente una cosa se solo fosse possibile. Qual'è in tuo più grande sogno? Da buona tifosa della Roma...incontrare Francesco Totti! Se solo potessi fare qualcosa per farlo realizzare! Per il momento temo che ti dovrai accontentare della festa! E poi qui hai le tue amiche d’infanzia che non vedono l’ora di prepararti qualcosa come per le Olimpiadi. Ti ricordi che sorpresa il giorno del ritorno da Pechino? Con il nostro aiuto avevano preparato una festa per celebrare la tua avventura olimpica. Insieme a tutti noi della famiglia erano arrivare anche Valentina Arrighetti e Leo Lo Bianco: una festa in grande stile! Anche se ti immaginavi qualcosa, penso che sia stata una grande sorpresa per te, soprattutto perché eravamo in tantissimi.
Eh già, le Olimpiadi! Averti visto con indosso la maglia della nazionale è stato bellissimo! Non solo perché come atleta te lo meritavi davvero tanto, ma anche perché per me è stata una soddisfazione immensa: non è mica da tutti avere una figlia che va alle Olimpiadi! A prescindere poi dal risultato, avere una figlia che scende in campo rappresentando la propria nazione è un grande motivo d’orgoglio. Quando mi hai chiamato per darmi la notizia ricordo che eri felicissima e che piangevi per l’emozione! E io, che, devo ammetterlo ho la lacrima facile, non sono riuscita a trattenermi davanti ad una notizia del genere: è stato un momento inimmaginabile per una madre! Il giorno della festa sei riuscita a sorridere e a divertirti con le tue amiche, ma so che in fondo avevi dell’amaro in bocca per quel risultato non proprio positivo. Come tutte le altre atlete, penso che forse ti sentivi in colpa per quel quinto posto che proprio non piaceva a nessuno. Io ho cercato di starti vicino, di consolarti e di tirati su il morale. Penso che questo sia stato uno dei momenti più difficili per te. Fortunatamente non ne hai avuti tanti nella tua carriera, ma so, per esempio, che ogni volta che devi cambiare squadra hai qualche momento di sconforto nel quale hai bisogno di essere rassicurata. Certo, è solo un momento, perché alla fine riesci ad ambientarti sempre al meglio, ma mi rendo conto che non sempre è facile iniziare tutto da capo, soprattutto quando ti affezioni alle persone e alla città. Per questo penso proprio che non sia stato facile decidere di lasciare Cannes, una città e un club nei quali ti trovavi bene. Ma in quel caso hai scelto di seguire il tuo cuore. Io ti ripeto sempre che devi ritenerti fortunata in quanto non hai dovuto cambiare squadra così spesso: tre anni a Perugia, quattro a Bergamo e poi due stagioni a Piacenza. Pensa sempre che molte atlete cambiano società ogni anno!
Ma la tristezza fortunatamente è solo passeggera. Tu sei una ragazza solare e hai una grandissima forza di carattere. Certo, hai bisogno di essere sostenuta qualche volta, ma poi alla fine sai sempre tirare fuori una grinta inaspettata: è questa la tua grande forza e il tuo pregio più grande. È una tua caratteristica innata che hai avuto sin da piccola: a scuola o quando giocavi nelle prime squadre, tutte le tue compagne ti prendevano come leader e ti seguivano.
Devo ammettere che in questo tuo essere così forte, non hai preso molto da me: sei più simile a tuo padre. Entrambi, infatti, siete molto determinati e un po’ testardi; io, invece, sono più semplice in queste cose, ma penso che un pizzico di testardaggine nella vita ci voglia per poter ottenere dei risultati come hai fatto tu. Io e tuo padre ti abbiamo sempre appoggiato nella tua scelta di giocare a pallavolo, sin da quando a nove anni, affascinata dai cartoni animati di “Mila e Shiro”, hai iniziato a palleggiare nella palestra della nostra borgata. Mai avrei potuto però immaginare che un giorno saresti diventata una campionessa di questo livello! Tuo padre invece ha sempre pensato che la sua “Paoletta” fosse una predestinata e che quella che all’inizio era un semplice passatempo ti avrebbe portato a grandi cose. E aveva davvero ragione!
Ti ricordi che da piccola, imitando Mila, utilizzavi i gomitoli di lana per giocare a pallavolo dentro casa? Già a tre anni eri con il pallone in mano: la tua, sin dagli inizi, era una grande passione che ancora oggi vedo nei tuoi occhi ogni volta che scendi in campo. È difficile spiegare quello che provo quando ti vedo giocare: per me è sempre una grande emozione come se fosse la prima volta! Ricordo ancora il tuo debutto ufficiale in serie A: giocavi con la Despar Perugia e in quell’occasione affrontavate Novara. Quel giorno hai disputato un match eccellente e ti hanno persino premiata come miglior giocatrice. Ma il ricordo più bello che ho di te in campo è stata nell’amichevole dello stesso anno a San Sepolcro: quella è stata, infatti, la prima volta che ti vedevo con addosso la maglia di una squadra di serie A e mi si è riempito il cuore d’orgoglio e di felicità.
Poi sai, io non sono un’esperta di pallavolo e quindi mi gusto ogni singolo attimo della partita come se fossi una delle tifose più accanite. Tuo padre invece a mala pena riesce a seguire un set: si alza, esce, chiude gli occhi nei momenti più difficili. Per l’emozione non riesce a stare un attimo fermo. Questo mostra come noi tutti ti stiamo vicino e come fortunatamente la nostra sia una famiglia davvero molto unita. Tra me e te poi c’è un legame speciale: non ci sto stare senza sentirti almeno una volta al giorno anche solo per sentirti dire “ciao mamma! Qui tutto bene”. Basta che ti sento! Non servono tante parole per farti capire che noi tutti ti siamo vicini! Anche quando ti trovi a tanti chilometri di distanza, come lo scorso anno a Cannes, sai che io e tutta la tua famiglia ci siamo sempre per te. Fortunatamente poi, la prossima stagione giocherai a Modena e ho già visto che con il treno riuscirò a venire spesso alle tue partite e a portarti i tuoi piatti preferiti come in passato. Quante volte avrò fatto avanti e indietro da Roma a Bergamo per farti avere i carciofi e le puntarelle che ti piacciono tanto? A parte gli scherzi; in bocca al lupo per la laurea e per tutto il tuo futuro. Ovunque tu vada e qualunque strada tu decida di prendere, sappi che sono sempre orgogliosa di te!

Con tanto affetto, la tua mamma.

Articolo originale pubblicato sul numero di luglio di Pallavoliamo (www.pallavoliamo.it)