domenica 19 giugno 2011

Stafana Veljkovic


Dimmi che musica ascolti e ti dirò chi sei. Nel caso di Stefana Veljkovic questa frase calzerebbe a pennello. Non mi è difficile infatti immaginare la centrale dell'Asystel Novara negli spogliatoi prima di una partita, tutta assorta ad ascoltare “Thurnerstruck” degli ACDC. Una canzone che ti colpisce proprio come un tuono per il suo ritmo incalzante; una canzone “da dure” e che riesce a caricarti come una scarica elettrica. E vedendola giocare, me la immagino proprio così: “fuori e dentro dal campo non sono molto diversa. Sono una vincente e amo vincere su tutta la linea. Il mio motto è non mollare mai!”. Uno spirito forte, non c'è che dire; uno spirito che le ha permesso a soli 21 anni di diventare una pedina importante nel suo club e nella nazionale. Grazie alle sue prodezze, l' Asystel, dopo una stagione regolare di tutto rispetto, ha infatti prima battuto la Scavolini nei quarti, ed ha combattuto con onore contro la Norda Foppapedretti, uscendo sconfitta a testa alta dalle semifinali scudetto. Ma non c'è tempo per dormire sugli allori. Stefana, infatti, ha avuto giusto il tempo per festeggiare con i suoi tifosi e compagne di squadra, e ha fatto subito ritorno nella sua Serbia: l'estate della centrale di Novara sarà infatti tutta sotto il segno del volley in preparazione ai campionati europei che quest'anno si svolgeranno proprio tra Italia e Serbia.

Una motivazione in più per gettarsi anima e corpo nel proprio lavoro: “probabilmente passerò l'intero periodo estivo con la mia nazionale, e se avrò un po' di tempo mi piacerebbe andare qualche giorno in spiaggia anche perché ne ho proprio bisogno. Ma il mio obiettivo, come quello della mia squadra, è vincere una medaglia agli europei che si svolgeranno a Belgrado”. E non sarebbe certo la prima volta per la giocatrice di Jagodina, città della Serbia centrale situata lungo le rive del fiume Belica e il cui nome significa “fragola”. Nonostante la giovane età, infatti, Stefana può già vantare un palmares di tutto rispetto che include la partecipazione alle Olimpiadi di Pechino del 2008, una medaglia d'argento alle universiadi, l'oro agli europei nel 2010, l'argento alla CEV Cup e svariati “scudetti” con la Stella Rossa e la Postar di Belgrado: “Ho indossato la maglia della nazionale senior a soli 17 anni la prima volta in occasione dei mondiali in Giappone. É stata una bellissima esperienza. Poi ci sono stati i Giochi Olimpici in Cina, gli Europei in Polonia...è vero..per avere solo 21 anni ho fatto davvero tanto. Rappresentare il proprio paese in eventi internazionali come questi è sempre un onore. Le Olimpiadi per esempio sono il sogno di ogni atleta e, credetemi, essere lì in mezzo a tanti altri sportivi da tutte le parti del mondo è stato uno dei momenti più belli della mia carriera e che mi porterò sempre nel cuore. Ma i prossimi europei saranno speciali per me proprio perché si giocheranno nel mio paese: spero di essere nelle migliori condizioni fisiche e mentali per poter dare il meglio in questa edizione”. Giocare e vincere un titolo europeo nel proprio paese, infatti, ha un suo proprio valore, soprattutto in una nazione come la Serbia nel quale la pallavolo è uno dei sport più seguiti: “il volley è molto popolare nel mio paese, soprattutto quello maschile dato che i nostri ragazzi hanno vinto un oro olimpico e svariate competizioni a livello europeo; ma anche noi donne abbiamo ottenuto risultati importanti come un secondo posto agli Europei e un bronzo alle Olimpiadi. Abbiamo anche noi un buon seguito di pubblico”.

Stefana - “per gli amici serbi Stefi e per quelli italiani Ste” - nasce nel 1990, proprio alla vigilia della guerra civile che avrebbe sconvolto il paese: “sono una giocatrice e per lo più molto giovane. Non me la sento di parlare di questo argomento anche perché è molto complicato e difficile da spiegare. La guerra, i bombardamenti e tutto quanto di negativo è successo hanno mille sfaccettature.Quello che posso dire è che amo il mio paese e sono orgogliosa di essere serba, ma nella mia vita il mio motto è “fate l'amore, non fate la guerra”. La decisione di Ste di giocare a pallavolo arriva circa all'età di dieci anni: “all'inizio facevo nuoto, ma stavo diventando davvero molto alta. Così quando avevo dieci anni, mio padre mi ha portato ad un allenamento ed è stato amore a prima vista. Credo che il volley sia lo sport di squadra più bello per una ragazza”. Lo sport è comunque un affare di famiglia in casa Veljkovic: infatti, il padre e il fratello sono entrambi giocatori di basket, e la sorella è anche lei una pallavolista. Dopo aver svolto un po' di praticantato nella sua città natale, Stefana è stata chiamata a vestire la maglia di due grandi club serbi: la Postar Belgrado e la Stella Rossa Belgrado, società che le permettono di mettersi in luce anche nel panorama europeo. Dopo sette anni passati in patria, il 2010 è la svolta: l'Asystel Novara le propone un contratto biennale e lei non ci pensa due volte: “il mio manager mi aveva parlato dell'interesse di Novara e del fatto che avrei fatto parte di un gruppo molto giovane. L'idea mi è piaciuta perché provenivo da un'esperienza simile nella Stella Rossa di Belgrado, dove ero il capitano di una squadra molto giovane che nonostante tutto ha vinto il campionato e la medaglia d'argento nella Coppa Cev. Certo, non è stata una decisione semplice lasciare il mio club e partire per l'Italia, ma la scelta di Novara sulle altre proposte è stata facile perché conoscevo la tradizione di questo club. Alcune delle mie giocatrici preferite, come Branka Sekulic e Anja Spasojevic avevano militato proprio nell'Asystel! Poi sapevo che sarei stata con la mia connazionale Nesovic....Novara era quindi sicuramente tra le mie prime scelte. Senza poi contare che ad allenarci sarebbe stato il mitico Gianni Caprara. Gianni ha un modo unico per spronare le atlete giovani come me; è un allenatore che sa molte cose sulla pallavolo e ne ha una conoscenza profonda. Inoltre, insegna alle giocatrici a credere nei propri mezzi e ha un carattere che a me piace molto”.

Un insieme di cose che ha fatto sì che la giocatrice serba lasciasse Belgrado per cimentarsi nel nostro campionato. “Lasciare il proprio paese non è mai una decisione facile da prendere, soprattutto a 20 anni. Io tuttavia avevo già deciso di compiere questo passo per iniziare una carriera professionale all'estero e questo momento è arrivato. Certo mi mancano la famiglia, gli amici e il mio paese, ma non mi rammarico di questa decisione. In particolare sento molto la mancanza delle lunghe passeggiate con gli amici, dei caffè e soprattutto “Grossi” il salone di bellezza dove vado a rilassarmi appena posto e al quale farò vista molto ma molto presto” scherza il numero 9 dell'Asystel. “Venire in Italia a giocare a pallavolo è un po' il sogno di tante giocatrici: nel vostro paese il livello è molto alto e ci sono grande opportunità per le atlete giovani. Per giocare qui bisogna essere preparate e determinate sia negli allenamenti che nelle partite. Il livello di gioco è molto alto e a differenza della Serbia ci sono tante giocatrici forti e tanti sponsor. Nel mio paese, il livello nelle giovanili è molto buono, ma poi nelle leghe superiori si hanno poche stelle per la mancanza di soldi”. Con 14 ace, 167 punti vincenti e 69 muri, Stefana si è piazzata tra le migliori del nostro campionato in questa stagione e con la sua Novara ha raggiunto le semifinali scudetto dando del filo da torcere anche alla Foppapedretti Bergamo. Se l'aspettava una stagione così la nostra Ste? “A dire il vero è stata una grossa sorpresa per me e per tutte le mie compagne. Da parte del club, non avevamo molta pressione per quel che riguardava i risultati: tutti ci dicevano che eravamo una squadra giovane e che i risultati sarebbero arrivati solo nel futuro. Ma noi giocavamo e match dopo match, vittoria dopo vittoria siamo arrivate fino alle semifinali....e se Katarina Barun, la nostra giocatrice migliore, non si fosse infortunata...scommetto che forse saremmo riuscite a battere pure Bergamo. Il segreto della nostro gruppo è stata l'unione e lo spirito positivo che si respirava fuori e dentro il campo. L'Asystel è come una grande famiglia e questo permette a noi giocatrici di lavorare bene. Io ho legato con tutte le mie compagne in particolare con Nesovic, con cui ho giocato anche a Belgrado, Barun e Paolini”

E la stima e la fiducia verso questa “famiglia” sono tanto forti che la centrale serba ha già firmato anche per la stagione 2012-2013: “credo molto in questo gruppo e sono sicura che vinceremo lo scudetto. Per questo ho già firmato per un ulteriore anno, proprio per cercare di raggiungere questo risultato. In questo modo avrò altri due anni di tempo per ottenere questo obiettivo”. E non provate a contraddirla. Stefana dice infatti di essere una ragazza “ostinata, impaziente e impulsiva, ma che sa essere onesta con gli altri e con se' stessa: quando una cosa o una persona non mi piace, lo dico in faccia, senza girarci troppo in torno”. Una ragazza diretta e con le idee ben chiare, alla quale nel “poco tempo libero che noi giocatrici abbiamo” piace leggere, ascoltare la musica, fare shopping e “studiare economia alla facoltà di Jagodina”.Questa è Stefana Veljkovic, una giocatrice che proprio con un fulmine ha colpito il nostro campionato, e ne siamo certe, lascerà ancora il suo segno nel mondo del volley!

L'articolo originale e la foto di testata di Daniele Mora sono pubblicati sul numero di Giugno 2011 di Pallavoliamo.

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