domenica 19 giugno 2011

Stafana Veljkovic


Dimmi che musica ascolti e ti dirò chi sei. Nel caso di Stefana Veljkovic questa frase calzerebbe a pennello. Non mi è difficile infatti immaginare la centrale dell'Asystel Novara negli spogliatoi prima di una partita, tutta assorta ad ascoltare “Thurnerstruck” degli ACDC. Una canzone che ti colpisce proprio come un tuono per il suo ritmo incalzante; una canzone “da dure” e che riesce a caricarti come una scarica elettrica. E vedendola giocare, me la immagino proprio così: “fuori e dentro dal campo non sono molto diversa. Sono una vincente e amo vincere su tutta la linea. Il mio motto è non mollare mai!”. Uno spirito forte, non c'è che dire; uno spirito che le ha permesso a soli 21 anni di diventare una pedina importante nel suo club e nella nazionale. Grazie alle sue prodezze, l' Asystel, dopo una stagione regolare di tutto rispetto, ha infatti prima battuto la Scavolini nei quarti, ed ha combattuto con onore contro la Norda Foppapedretti, uscendo sconfitta a testa alta dalle semifinali scudetto. Ma non c'è tempo per dormire sugli allori. Stefana, infatti, ha avuto giusto il tempo per festeggiare con i suoi tifosi e compagne di squadra, e ha fatto subito ritorno nella sua Serbia: l'estate della centrale di Novara sarà infatti tutta sotto il segno del volley in preparazione ai campionati europei che quest'anno si svolgeranno proprio tra Italia e Serbia.

Una motivazione in più per gettarsi anima e corpo nel proprio lavoro: “probabilmente passerò l'intero periodo estivo con la mia nazionale, e se avrò un po' di tempo mi piacerebbe andare qualche giorno in spiaggia anche perché ne ho proprio bisogno. Ma il mio obiettivo, come quello della mia squadra, è vincere una medaglia agli europei che si svolgeranno a Belgrado”. E non sarebbe certo la prima volta per la giocatrice di Jagodina, città della Serbia centrale situata lungo le rive del fiume Belica e il cui nome significa “fragola”. Nonostante la giovane età, infatti, Stefana può già vantare un palmares di tutto rispetto che include la partecipazione alle Olimpiadi di Pechino del 2008, una medaglia d'argento alle universiadi, l'oro agli europei nel 2010, l'argento alla CEV Cup e svariati “scudetti” con la Stella Rossa e la Postar di Belgrado: “Ho indossato la maglia della nazionale senior a soli 17 anni la prima volta in occasione dei mondiali in Giappone. É stata una bellissima esperienza. Poi ci sono stati i Giochi Olimpici in Cina, gli Europei in Polonia...è vero..per avere solo 21 anni ho fatto davvero tanto. Rappresentare il proprio paese in eventi internazionali come questi è sempre un onore. Le Olimpiadi per esempio sono il sogno di ogni atleta e, credetemi, essere lì in mezzo a tanti altri sportivi da tutte le parti del mondo è stato uno dei momenti più belli della mia carriera e che mi porterò sempre nel cuore. Ma i prossimi europei saranno speciali per me proprio perché si giocheranno nel mio paese: spero di essere nelle migliori condizioni fisiche e mentali per poter dare il meglio in questa edizione”. Giocare e vincere un titolo europeo nel proprio paese, infatti, ha un suo proprio valore, soprattutto in una nazione come la Serbia nel quale la pallavolo è uno dei sport più seguiti: “il volley è molto popolare nel mio paese, soprattutto quello maschile dato che i nostri ragazzi hanno vinto un oro olimpico e svariate competizioni a livello europeo; ma anche noi donne abbiamo ottenuto risultati importanti come un secondo posto agli Europei e un bronzo alle Olimpiadi. Abbiamo anche noi un buon seguito di pubblico”.

Stefana - “per gli amici serbi Stefi e per quelli italiani Ste” - nasce nel 1990, proprio alla vigilia della guerra civile che avrebbe sconvolto il paese: “sono una giocatrice e per lo più molto giovane. Non me la sento di parlare di questo argomento anche perché è molto complicato e difficile da spiegare. La guerra, i bombardamenti e tutto quanto di negativo è successo hanno mille sfaccettature.Quello che posso dire è che amo il mio paese e sono orgogliosa di essere serba, ma nella mia vita il mio motto è “fate l'amore, non fate la guerra”. La decisione di Ste di giocare a pallavolo arriva circa all'età di dieci anni: “all'inizio facevo nuoto, ma stavo diventando davvero molto alta. Così quando avevo dieci anni, mio padre mi ha portato ad un allenamento ed è stato amore a prima vista. Credo che il volley sia lo sport di squadra più bello per una ragazza”. Lo sport è comunque un affare di famiglia in casa Veljkovic: infatti, il padre e il fratello sono entrambi giocatori di basket, e la sorella è anche lei una pallavolista. Dopo aver svolto un po' di praticantato nella sua città natale, Stefana è stata chiamata a vestire la maglia di due grandi club serbi: la Postar Belgrado e la Stella Rossa Belgrado, società che le permettono di mettersi in luce anche nel panorama europeo. Dopo sette anni passati in patria, il 2010 è la svolta: l'Asystel Novara le propone un contratto biennale e lei non ci pensa due volte: “il mio manager mi aveva parlato dell'interesse di Novara e del fatto che avrei fatto parte di un gruppo molto giovane. L'idea mi è piaciuta perché provenivo da un'esperienza simile nella Stella Rossa di Belgrado, dove ero il capitano di una squadra molto giovane che nonostante tutto ha vinto il campionato e la medaglia d'argento nella Coppa Cev. Certo, non è stata una decisione semplice lasciare il mio club e partire per l'Italia, ma la scelta di Novara sulle altre proposte è stata facile perché conoscevo la tradizione di questo club. Alcune delle mie giocatrici preferite, come Branka Sekulic e Anja Spasojevic avevano militato proprio nell'Asystel! Poi sapevo che sarei stata con la mia connazionale Nesovic....Novara era quindi sicuramente tra le mie prime scelte. Senza poi contare che ad allenarci sarebbe stato il mitico Gianni Caprara. Gianni ha un modo unico per spronare le atlete giovani come me; è un allenatore che sa molte cose sulla pallavolo e ne ha una conoscenza profonda. Inoltre, insegna alle giocatrici a credere nei propri mezzi e ha un carattere che a me piace molto”.

Un insieme di cose che ha fatto sì che la giocatrice serba lasciasse Belgrado per cimentarsi nel nostro campionato. “Lasciare il proprio paese non è mai una decisione facile da prendere, soprattutto a 20 anni. Io tuttavia avevo già deciso di compiere questo passo per iniziare una carriera professionale all'estero e questo momento è arrivato. Certo mi mancano la famiglia, gli amici e il mio paese, ma non mi rammarico di questa decisione. In particolare sento molto la mancanza delle lunghe passeggiate con gli amici, dei caffè e soprattutto “Grossi” il salone di bellezza dove vado a rilassarmi appena posto e al quale farò vista molto ma molto presto” scherza il numero 9 dell'Asystel. “Venire in Italia a giocare a pallavolo è un po' il sogno di tante giocatrici: nel vostro paese il livello è molto alto e ci sono grande opportunità per le atlete giovani. Per giocare qui bisogna essere preparate e determinate sia negli allenamenti che nelle partite. Il livello di gioco è molto alto e a differenza della Serbia ci sono tante giocatrici forti e tanti sponsor. Nel mio paese, il livello nelle giovanili è molto buono, ma poi nelle leghe superiori si hanno poche stelle per la mancanza di soldi”. Con 14 ace, 167 punti vincenti e 69 muri, Stefana si è piazzata tra le migliori del nostro campionato in questa stagione e con la sua Novara ha raggiunto le semifinali scudetto dando del filo da torcere anche alla Foppapedretti Bergamo. Se l'aspettava una stagione così la nostra Ste? “A dire il vero è stata una grossa sorpresa per me e per tutte le mie compagne. Da parte del club, non avevamo molta pressione per quel che riguardava i risultati: tutti ci dicevano che eravamo una squadra giovane e che i risultati sarebbero arrivati solo nel futuro. Ma noi giocavamo e match dopo match, vittoria dopo vittoria siamo arrivate fino alle semifinali....e se Katarina Barun, la nostra giocatrice migliore, non si fosse infortunata...scommetto che forse saremmo riuscite a battere pure Bergamo. Il segreto della nostro gruppo è stata l'unione e lo spirito positivo che si respirava fuori e dentro il campo. L'Asystel è come una grande famiglia e questo permette a noi giocatrici di lavorare bene. Io ho legato con tutte le mie compagne in particolare con Nesovic, con cui ho giocato anche a Belgrado, Barun e Paolini”

E la stima e la fiducia verso questa “famiglia” sono tanto forti che la centrale serba ha già firmato anche per la stagione 2012-2013: “credo molto in questo gruppo e sono sicura che vinceremo lo scudetto. Per questo ho già firmato per un ulteriore anno, proprio per cercare di raggiungere questo risultato. In questo modo avrò altri due anni di tempo per ottenere questo obiettivo”. E non provate a contraddirla. Stefana dice infatti di essere una ragazza “ostinata, impaziente e impulsiva, ma che sa essere onesta con gli altri e con se' stessa: quando una cosa o una persona non mi piace, lo dico in faccia, senza girarci troppo in torno”. Una ragazza diretta e con le idee ben chiare, alla quale nel “poco tempo libero che noi giocatrici abbiamo” piace leggere, ascoltare la musica, fare shopping e “studiare economia alla facoltà di Jagodina”.Questa è Stefana Veljkovic, una giocatrice che proprio con un fulmine ha colpito il nostro campionato, e ne siamo certe, lascerà ancora il suo segno nel mondo del volley!

L'articolo originale e la foto di testata di Daniele Mora sono pubblicati sul numero di Giugno 2011 di Pallavoliamo.

Mi fido di te: Sara Anzanello e Creamy


Ora basta! Mica sono solo i cani ad essere i compagni di zampa delle giocatrici! Ci siamo anche noi...volete un esempio? Chiedete alla mia padroncina, Sara Anzanello! Vi dirà che siamo noi gatti ad essere i migliori compagni di un'atleta. Prima di tutto vorrei spezzare una lancia a nostro favore: non siamo “menefreghisti” come molti ci dipingono! Io direi semplicemente che siamo più “indipendenti”! Per esempio, Sara dice che avere un cane sarebbe un impegno troppo grande per lei perché dovrebbe portalo fuori, accudirlo, controllarlo, mentre a me, mi può lasciare tranquillamente in casa anche quando esce per molto tempo. Io, poi, sono buonissima! Le unghie? Mai fatte su un mobile! Ve lo giuro! Sara mi ha comprato un “tiragraffi” da urlo e io utilizzo solo quello. Ops! Quasi dimenticavo....non mi sono presentata.

Io sono Creamy, un gatto norvegese dal pelo lungo e folto, con due occhi verdi che ti sanno incantare! Il mio arrivo in casa Anzanello tre anni or sono è avvenuto un po' per caso, anche perché, se vi devo dire proprio la verità, all'inizio lei non amava tanto i gatti! Un suo amico di Novara, senza tanto preavviso, l'ha chiamata dicendole se voleva un gattino. Sara naturalmente era un po' perplessa visto il suo poco feeling con noi felini. Ma quando mi ha vista è stato un colpo di fulmine: ve l'ho detto, i miei occhioni verdi sanno davvero stregare le persone. Dovete sapere che io ho una zampa color crema e visto che era la cucciolata “C” i miei padroncini hanno pensato bene di darmi proprio un nome che iniziasse con questa lettera: da lì è uscito prima “Cream” e poi, dopo qualche tentativo meno riuscito, ecco a voi... “Creamy”, che se ho capito bene è anche il nome di un cartone animato che a Sara piace tanto! Vi dico questa cosa perché solo così si può spiegare il fatto che il mio ultimo cucciolo sia stato chiamato Fry come il personaggio di Futurama! La prima notte io e la mia nuova padroncina abbiamo dormito insieme, vicine vicine...ma il giorno dopo lei è dovuta partire in ritiro con la squadra e mi ha dovuto lasciare a casa. Indovinate a cosa è riuscita a pensare tutto il tempo? Solo a me. Figuratevi che quando chiamava diceva “passatemi la Cremy che ci voglio parlare”! E fortuna che non le piacevano i gatti! Ora invece si è trasformata in una sorta di “gattara”.

Infatti, ho già avuto tre cucciolate e quindi tra le braccia di Sara ne sono passati davvero tanti di gatti! I primi cuccioli mi sono nati due anni fa a settembre! Non vi dico cosa è stato il parto! Non tanto per me....ma per Sara! Penso che era più preoccupata lei che me! Naturalmente si era informata su cosa doveva fare, ma come ha detto lei “un conto sono le istruzioni per l'uso, un altro è la realtà”. Così, quando il momento si avvicinava, ho visto che stava tremando! Non è stato un parto molto semplice, anche perché uno dei gattini appena nato non riusciva a respirare e quindi Sara ha dovuto fargli persino la respirazione bocca a bocca! Non potrò mai esserle abbastanza riconoscente per averlo salvato! Ma non è tutto! Sara mi ha costruito persino una “Sala Parto” personalizzata proprio per l'occasione! L'idea mi ha fatto sorridere...noi gatti, se non lo sapete, quando dobbiamo fare i cuccioli ci piace nasconderci nei posti più impensabili: nei cassetti, negli armadi, nei borsoni di pallavolo....per la paura Sara aveva chiuso tutto quindi non mi è rimasta altra cosa da fare che utilizzare la mia nuova sala! Ma la mia padroncina è stata dolcissima con me! Mi ha tenuta tutta la sera vicino a se' e io per ricambiare ho fatto le fusa per tutto il tempo. L'ho pure avvertita quando ormai era ora. Le due volte successive poi è andato tutto meglio...ora mai posso dire che è una vera esperta!

Al momento siamo in tre, ma Sara terrà solo il piccolo Fry in modo da darmi un po' di compagnia! Io naturalmente ne sono felicissima, ma ho un piccolo dubbio a riguardo! Il mio “tiragraffi”....non sarà troppo piccolo per tutti e due? Io me lo chiedo perché qualche tempo fa ho sentito Sara e Fabry parlare di un “tiragraffi” a quattro piani! Sarebbe un sogno! Lo voglio, lo voglio, lo voglio! Non ho mai chiesto niente di strano...ma quello sarebbe un regalo perfetto! E poi lo dice sempre anche lei che sono la “regina” della casa, e per una regina, ci vuole un “tiragraffi” degno di tale nome! Comunque non mi posso davvero lamentare del trattamento che ricevo in casa Anzanello! Per esempio, quando Sara va al mare a Jesolo, io naturalmente vado con lei, e devo dire che si tratta di un viaggio abbastanza lungo per un gatto: circa quattro ore! Una tortura visto che tra noi felini e la macchina non corre davvero buon sangue! Per rendere il tutto più sopportabile per la sua “regina”, Sara preferisce viaggiare di notte perché con il buio spera che io riposi meglio; tiene la radio bassa bassa e cerca di andare ad una velocità moderata. Porta anche un bagaglio solo con le cose per me. Insomma, è così....lei è a mia disposizione!

Ma anche io le so dare tantissimo affetto! Per esempio, a parte quando sto con i miei gattini, passo tutto il mio tempo con Sara: lei va in bagno...io la seguo; lei si sposta in cucina...io le sto sempre attaccata! Sono letteralmente la sua ombra! Sto dove sta Sara! Anche perché così la mattina quando la mia padroncina non riesce a svegliarsi, nonostante la sveglia squilli da più di 10 minuti, io mi metto vicino vicino a lei fino a che non apre gli occhi! Sfido voi a trovare una sveglia più efficiente di quella felina! Il massimo è comunque starla ad ascoltare! Sara mi parla in continuazione! Ci facciamo certe chiacchierate, proprio come se fossi una di famiglia! La cosa più buffa è sentire il povero Fabry chiedere “hai detto qualcosa?” e sentire Sara rispondere “ma nooo! parlo con la Creamy!” Un siparietto unico al quale io sono molto affezionata! Come per esempio il momento in cui la mia padroncina ritorna a casa dopo gli allenamenti: io appena la sento arrivare corro davanti alla porta e l'aspetto tutta impaziente! Arrivo prima di tutti così appena Sara apre la porta....sono io la prima “persona” che vede! Mi sciolgo quando mi dice “ciao Creamy” e le si illuminano gli occhi. Certo, noi gatti siamo un po' diversi dai cani: siamo più “ruffiani” e ci facciamo fare le coccole solo quando vogliamo noi! Io per esempio sono di poche parole: faccio “miao” solo per salutare quando Sara torna a casa o quando alla mattina la devo svegliare. Quando invece sta cucinando qualcosa che mi fa leccare i baffi, allora si che faccio “miaooooo”!

Amo stare in compagnia e mi piace quando i miei padroncini invitano i loro amici a cena, anche perché oramai sono una di famiglia: quando entrano prima salutano me e poi loro! Che ci vuoi fare! L'unico svantaggio è che non posso appollaiarmi come mio solito sul tavolino. Non ho mai dormito sul letto, però non mi togliete il tavolino! Sto sempre lì, anche se quando i miei padroncini mangiano sono costretta, a malincuore, a scendere...una vera agonia dato che a me piace stare in alto! Per esempio, in cucina c'è una mensola bassa vicino al frigo e uno scaffale alto circa due metri. Indovinate cosa faccio io? Salgo sulla mensola, con un super salto raggiungo il frigo e mi metto a dormire sopra lo scaffale! Spesso Sara mi trova lassù in alto attaccata al soffitto che dormo! Uno spettacolo unico!

Quando non dormo mi piace giocare...mi correggo...mi piace mangiare! Infatti, la mia “attività fisica” preferita consiste nel correre dietro ai croccantini che la mia padroncina mi lancia lungo il corridoio! Per rendere il tutto ancora più divertente – e meno faticoso, aggiungerei – Sara mi ha comprato una pallina con dei buchi nei quali vanno inseriti i biscottini. In teoria, io dovrei correre e far girare la pallina...ma è più semplice darle una bella zampata e fare uscire tutti i croccantini insieme: è Sara l'atleta di casa, mica io! Anche se non ha sempre tantissimo tempo, la mia padroncina trova sempre qualche oretta solo per me! Mi fa troppo ridere quando si mette a girare su e giù per casa con delle piume per farmi giocare! Lei ripete di sentirsi stupida, ma credetemi, in fondo in fondo si diverte pure lei! Per non parlare delle foto...riempe Facebook e Twitter con i miei scatti! Mi sembra che le abbia messe persino in un sito di gatti norvegesi: non che a me dispiaccia, certo...in fondo, sono o non sono una “regina”?

L'articolo originale è stato pubblicato sul numero di giugno 2011 di Pallavoliamo nella rubrica Mi Fido di te

venerdì 10 giugno 2011

Finali scudetto 2011, GARA 4, Bergamo-Villa


Si respira aria di scudetto oggi a Bergamo. Il Palanorda registra nuovamente il tutto esaurito dopo la splendida cornice di pubblico che ha caratterizzato gara 3.Tante sono inoltre le persone che si affollano davanti ai botteghini già qualche ora prima nella speranza di poter assistere alla gara che potrebbe decretare la vincitrice dello scudetto 2010-2011. Per tutti quelli che non potranno assistere dal vivo a questa gara 4, il comune di Bergamo ha persino allestito un maxi schermo in piazza Vittorio Veneto. Certo che dopo il 3 a 0 della gara precedente, sono in tanti a credere nel possibile colpaccio di Bergamo anche questa sera! A scaldare gli animi rosso-blu ci ha pensato poi un messaggio di capitan Piccinini che sul suo blog ha invitato tutti i tifosi a disegnarsi un cuore sul proprio braccio, proprio come le giocatrici della Foppapedretti. Il motto di questa gara è infatti “mettiamoci il cuore” e questa sera sarà tutta Bergamo a farlo.

Ma dall'altra parte, le ragazze di Villa Cortese sanno che questa gara è quella del tutto o fuori: per poter sperare di vincere il primo scudetto, prima bisogna aggiudicarsi gara 4. Occhi naturalmente tutti puntati su Megan Hodge, questa sera chiamata al riscatto dopo una performance assai sotto tono nella gara precedente. Tra i tifosi di Villa c'è anche un po' di spazio per la scaramanzia: “quando piove, noi vinciamo” mi dice un tifoso citando le stesse parole apparse anche sul profilo di Twitter di Aurea Cruz. E a Bergamo piove davvero a catinelle. Basterà per portare a casa il match?

Con le due tifoserie pronte ad incitare le proprie giocatrici, parte l'inno nazionale e poi un minuto di silenzio per ricordare Cristiano Congu, il carabiniere ucciso in Afghanistan. I due allenatori si affidano ai sestetti titolari delle precedenti gare: coach Mazzanti schiera Lo Bianco in regia, Nucu e Arrighetti al centro, Piccinini e Bosetti L. in banda, Ortolani opposta e Merlo come libero. Abbondanza risponde con Berg, Anzanello, Calloni, Aguero, Cruz, Hodge e Merlo. Il match si apre con il solito equilibrio che ha caratterizzato questa serie e come nei precedenti incontri sin dalle battute iniziali sono in particolar modo le centrali ad essere chiamate in causa dalle rispettive alzatrici. É però il muro di Villa a fare la differenza: due block di fila di Cruz e Calloni permettono a Villa di allungare sul 4-7. La formazione di Abbondanza è concentrata e arriva in vantaggio al primo time out tecnico. Al rientro in campo, Bergamo sembra invece incapace di reagire: gli attacchi di Bosetti, Piccinini e Ortolani sono tenuti bene in difesa e a muro da Anzanello e compagne; Berg può inoltre gestire al meglio il suo attacco grazie alle precise ricezioni di Cruz e l'attenta guardia di Cardullo. Villa allunga così sul 7 a 11 grazie ad un potente e preciso primo tempo di Anzanello. Bergamo prova a rimanere in scia con il suo capitano e gli attacchi in primo tempo di Arrighetti. Ma la Hodge di questa sera è assai diversa da quella dell'ultima partita e con il suo servizio mette in seria difficoltà la difesa orobica di Bosetti e Merlo. Anzanello capitalizza con un muro su Bosetti (9-14) e poi con due ace fa volare la sua squadra sul +8 (10-18). Il set sembra ormai ben saldo nelle mani di Villa. Nulla valgano i tentativi da parte di Piccinini di ridare morale alle sue compagne e di ricucire lo strappo. Hodge, Aguero e Anzanello continuano a siglare punto su punto non lasciando spazio di manovra alle avversarie. Chiude al primo set point Cruz (18-25). I Villa Boys and Girls si esaltano e alzano il volume dei loro cori. Per il momento il cuore delle ragazze di Abbondanza è stato più grande rispetto a quello delle bergamasche, in seria difficoltà e poco efficaci sia in attacco che in difesa.

Il secondo parziale si apre con Villa ancora lanciatissima e con una Hodge davvero incontenibile che con un suo attacco a tutto braccio chiude il punto del 1-3. Bosetti viene chiamata in causa da Lo Bianco, ma l'attacco del numero 9 orobico è ben tenuto dalla difesa di Villa: Hodge gioca sulle mani di Arrighetti e dà il punto numero 4 alla sua formazione. Arrighetti prova a rispondere ma gli errori in battuta di Nucu prima e Bosetti poi vanificano il suo tentativo. Il pallonetto di Hodge porta Villa Cortese in vantaggio al primo time out tecnico (8-6). Al ritorno in campo Lo Bianco serve Ortolani che non manca l'appuntamento con il punto, ma la pipe successiva di Bosetti trova solo la rete. Hodge è davvero in grande serata e Merlo non può far nulla contro la palla lunga e potente dell'americana (7-11). I punti per Bergamo arrivano grazie a Nucu e Arrighetti, le uniche a passare con continuità: la Foppapedretti ritrova un po' di respiro e si porta sul 10-13. Villa Cortese continua però a far male su tutti i fondamentali: Aguero trova il punto con una parallela precisa, Cruz mura Arrighetti, Anzanello centra un ace che manda in tilt la difesa rosso-blu e porta Villa a + 7(10-17) con un parziale di quattro punti a 0. Il momento di difficoltà di Bergamo è evidente: due punti consecutivi di Ortolani riportano però la Foppa a -4 ma è nuovamente Hodge con una “super” imprendibile e un attacco su alzata in bagher di Cardullo a permettere alla propria squadra di fuggire nuovamente (16-22). Bergamo sembra aver alzato bandiera bianca: Anzanello mura Bosetti - che viene poi sostituita da Vasileva – e poi Aguero ferma a rete proprio la neo-entrata bulgara. Così, anche il secondo parziale va a Villa Cortese (18-25).

Si cambia campo con la Norda Foppapedretti consapevole di dover osare il tutto per tutto nel terzo set per riaprire la partita e chiudere la corsa scudetto in casa. Bosetti esordisce con un solido muro su Cruz, poi l'errore di Anzanello sul suo primo tempo danno il primo mini break alla squadra di Mazzanti. La gara si infiamma con grandi giocate in attacco e in difesa dall'una e dall'atra parte del campo: Merlo difende su Cruz ma sulla rigiocata Piccinini può solo appoggiare. Aguero coglie subito l'occasione e chiude il 4-3. Ma questa volta le ragazze di Bergamo rimangono concentrate: gli attacchi vincenti di Arrighetti, Ortolani e infine Piccinini, uniti a due errori in attacco di Hodge e Calloni, fanno sì che la Foppapedretti arrivi per la prima volta in vantaggio al primo time out tecnico (8-4). Due errori al servizio di Cruz e Calloni fanno allungare le avversarie, ma Aguero alterna con grande abilità una pipe giocata a tutta forza e un pallonetto che sorprende il muro orobico (10-7). L'intensità del match aumenta: dopo due parziali un po' in sordina, Bosetti chiude un'azione molto concitata spingendo Bergamo sul 13 a 8. Ma Villa non demorde: Anzanello sfrutta le mani di Arrighetti con il suo primo tempo; Piccinini non riesce a tenere in campo due attacchi e poi Calloni mura Arrighetti. Villa Cortese si porta a solo un punto da Bergamo (13-12). Le due squadre si affrontano ora a viso aperto: Ortolani forza la battuta ma è ancora Calloni a chiudere la strada alla pipe Bosetti per il 15 a 14 . Il cambio palla di entrambe le formazioni funziona a meraviglia e si procede così punto a punto fino al pallone vincente messo a terra da Hodge che fissa la parità sul 21-21. Le due alzatrici fanno girare tutte le loro schiacciatrici: l'attacco a tutto braccio di Piccinini e una fast out di Calloni riportano Bergamo avanti di due lunghezze, ma è ancora Hodge a riavvicinare le ospiti. Piccinini attacca dalla seconda linea dopo una grande difesa di Bosetti sul pallonetto di Hodge: la schiacciata del capitano orobico va a segno e vale due set point (24-22). I tifosi bergamaschi fanno sentire il loro entusiasmo e abbracciano le loro eroine con un lunghissimo applauso. Ci pensa capitan Anzanello a raffreddare gli animi del Palanorda annullandoli entrambi con due muri consecutivi su Bosetti e riportando le due squadre in parità. Hodge firma il sorpasso stoppando Ortolani (24-25) e regala il primo match point a Villa. Ortolani vendica il muro subito ma è nuovamente Hodge a siglare il 25 a 26. L'americana manda però fuori il servizio dando una nuova speranza a Bergamo: è solo la classe di Tai Aguero a griffare gli ultimi due, pesantissimi, punti che valgono la vittoria per l’MC-Carnaghi Villa Cortese che così allunga alla decisiva Gara 5 la Finale Scudetto, quella che Abbondanza definisce il “V-Day del volley femminile”.

Grande soddisfazione per il tecnico di Villa Cortese che attribuisce il merito della vittoria a tutta la squadra con un plauso speciale a Hodge, premiata anche come MVP. A Mazzanti non resta che analizzare la sconfitta, dovuta a detta del tecnico orobico alla “poca pressione” esercitata dalle sue ragazze e che ha permesso alle avversarie di dilagare: “questo non è uno scudetto che noi dobbiamo gestire, ma dove dobbiamo osare”. Appuntamento quindi a gara 5 per scoprire chi si aggiudicherà il 66° tricolore. Ma comunque vada, come ci ricorda una tifosa con un cartello “le nostre campionesse non hanno bisogno di scommesse”.

Foto di testata di Battistoni Marco.
Articolo originale e foto pubblicati sul numero di maggio 2011 di Pallavoliamo, senzione LIVE

lunedì 6 giugno 2011

Tennis: Roland Garros 2011, la Schiavone manca il bis con la storia


PARIGI (FRANCIA) - Niente da fare per Francesca Schiavone che esce sconfitta in due set (6-4, 7-6) dalla cinese Na-Li. Match a senso unico nel primo set con Francesca incapace di gestire il gioco perfetto dell'avversaria. Milanese più aggressiva nel secondo parziale, ma una chiamata dubbia sul 6-5 preclude all'italiana di giocarsi il terzo set.

Ad entrare nella storia del tennis è Na-Li che diventa la prima cinese a vincere un torneo dello Slam. Niente da fare per Francesca Schiavone che non riesce a bissare il succcesso dello scorso anno. Merito anche di una partita quasi perfetta della sua avversaria che, specialmente nel primo parziale, gioca con grande sicurezza ogni colpo e mette in seria difficoltà l'atleta italiana.

Nel primo set, Francesca è infatti costretta a giocare a fondo campo e non riesce a spingere con il suo colpo preferito, il rovescio. Na-Li prende il primo break sul punteggio di 2 pari, anche se aveva già messo alle corde l'avversaria nel primo turno di battuta. La cinese comanda tutti gli scambi da fondo campo e in poco meno di un'ora porta a casa il primo set per 6-4.

La riscossa di Francesca tarda ad arrivare, e in avvio di secondo set Na-Li toglie subito il servizio a Francesca. La milanese ha la possibilità del contro-break nel set successivo, ma con un ace millimetrico la cinese mantiene il suo turno di servizio e si porta addirittura sul 3-1. L'azzurra deve annullare due palle break consecutive, e piano piano la milanese ritrova un po' di fiducia. L'occasione arriva sul 3-4, quando per la prima volta Francesca strappa il servizio all'avversaria. Na-Li sembra accusare la tensione e l'azzurra trova così il sorpasso sul 4-5.

Per tre volte, la Schiavone si trova a due punti dal set sul servizio della Li, ma non riesce a concretizzare. Nel game successivo, l’italiana tiene a zero il suo turno di battuta e di nuovo si trova a due punti dal set sul 6-5. Sul 40 pari, una chiamata dubbia su un punto della Li che prende mezzo millimetro di riga permette alla cinese di pareggiare sul 6-6 e di giocarsi il tie-break.

Avvio travolgente della cinese che ottiene subito un minibreak e, senza concedere nulla alla Schiavone, vola sul 6-0. Un rovescio lungo dell’italiana decreta la fine del match e consegna alla cinese e alla Cina la prima vittoria in un torneo dello Slam.

Foto di testata da www.sky.it