martedì 31 maggio 2011

I Roland Garros si tingono d'azzurro: Fognini e Schiavone nei quarti

Tennis: Roland Garros, Schiavone raggiunge i quarti; Fognini si ritira per infortunio


PARIGI (FRANCIA) - Fabio Fognini centra per la prima volta in carriera il traguardo dei quarti di finale in uno slam: era dal 1980 che un italiano non superava la prima settimana del Roland Garros di Parigi. In campo femminile, impresa di Francesca Schiavone che supera in tre set la serba Jankovic con un tennis d'altri tempi e la grinta di sempre.

Per la prima volta dopo quasi venti anni, in campo maschile un italiano riesce ad entrare nella fase finale del torneo francese del Roland Garros. L'ultima volta risaliva infatti al 1980 quando Barazzuti era riuscito nella medesima impresa. Quest'anno tocca a Fabio Fognini che nella giornata di domenica ha battuto in cinque combattutissimi set lo spagnolo Albert Montanes. L'atleta italiano, dopo aver perso il primo e il terzo set, ha saputo mantenere la giusta concentrazione e il giusto ritmo che gli hanno permesso di rispondere colpo su colpo allo spagnolo. Fognini ha dimostrato infine anche un grande carattere quando nel quinto set si è trovato sotto di 5 a 3 e ha saputo rimontare fino a vincere la partita (3-6, 6-4, 3-6, 6-3, 11-9).

Nell'ultimo set Fognini ha però rimediato un infortunio alla coscia che ha costretto il tennista italiano a dare forfait proprio alla vigilia del big match contro il numero due del mondo Novak Djokovic. Rimane comunque il grandissimo risultato.

In campo femminile, invece, conferma l'affinità con la terra rossa di Parigi Francesca Schiavone, vincitrice lo scorso anno del Roland Garros. La milanese, dopo aver disputato un torneo un po' sotto tono a Roma, sembra aver ritrovato i colpi e la grinta della passata stagione. L'atleta italiana si è imposta domenica contro Jelena Jankovic (6-3, 2-6, 6-4) in un match che ha regalato grandi scambi con continue discese a rete da parte della Schiavone nell'ultimo set. Prima di lasciare il campo, l'italiana si è chinata per baciare il campo proprio come lo scorso anno dopo la storica vittoria. Ora l'attende la russa Pavlyuchenkova, vincitrice a sorpresa su Vera Zvonareva.

domenica 29 maggio 2011

Editoriale mese di maggio 2011 - Pallavoliamo


CAPITANO, MIO CAPITANO

Maggio per noi che viviamo di volley femminile significa una sola cosa: play off. Dopo il pressochè perfetto equilibrio che ha dominato questo campionato, non ci si può aspettare che una vera e propria lotta in campo tra le quattro formazioni rimaste a contendersi il titolo di campionesse d'Italia. E così mentre Busto, Villa, Novara e Bergamo stanno dando vita all'ultimo, entusiasmante capitolo di questa stagione, mi ritrovo a pensare alla mia prima volta da “inviata speciale” sui campi da volley e alla giocatrice che ha fatto un po' la storia dei play off in queste ultime quattro stagioni.

Correva l'anno 2006 e proprio in questo periodo il mio boss mi aveva chiesto di “coprire la Scavolini Volley”. In quella partita le Colibrì affrontavano in semifinale l'Aystel Novara di Osmokrovic, Skowronska e Aguero. Andai e vissi più da tifosa che da giornalista quella fatidica gara che catapultò Pesaro nelle finali contro Perugia, serie che poi regalò il primo scudetto alle pesaresi. Ricordo ancora come se fosse ieri, l'intervista a fine gara a colei che per quattro anni sarebbe stata la bandiera e la guida di questa squadra: Martina Guiggi. In quella partita il 14 bianco-rosso aveva messo in campo un numero impressionante di fast e aveva trascinato le sue compagne nel tie-break: bastò quella partita a far diventare Martina una delle mie giocatrici preferite. E durante questi cinque anni questa mia stima non ha fatto che crescere.

Lo scorso anno, infatti, ha stretto i denti fino alla fine nonostante l'infortunio al ginocchio; ha messo la sua faccia e le sue parole nei delicati momenti dopo l'esonero di Vercesi; ha versato tante lacrime lo scorso 13 maggio quando la sua squadra, dopo quattro finali e quattro scudetti consecutivi, è stata eliminata ai quarti di finali dei play off. Questa è Martina Guiggi in campo: una campionessa con la C maiuscola, competitiva, positiva ed intelligente; una giocatrice che con la sua tecnica, grinta e grande determinazione ha contribuito a rendere grande la società pesarese.

La scelta di Martina come protagonista della rubrica “Cuore di Mamma” di questo mese vuole essere quindi un omaggio a questa giocatrice che per me è stata una sorta di madrina in questa avventura giornalistica e che è diventato un mio personale idolo pallavolistico, l'incarnazione della vera giocatrice: tecnica, forte, intelligente e tanto grintosa. Che mi ricordo di quella prima intervista? Io, impacciata che non riesco a ricordare il nome di una singola squadra con cui avevano giocato e Martina che cerca di mettermi a mio agio dicendo “non ti preoccupare, anche io non me le ricordo tutte”. Che dire? Un vero capitano.

venerdì 20 maggio 2011

Lettera a Martina Guiggi

Cara Marty,
mentre sto scrivendo queste righe, tu sarai già in piena corsa scudetto con la tua squadra. Non so di certo come andrà a finire, ma qualunque sia il risultato finale puoi star certa che io sarò lo stesso orgogliosa di te e di quello che hai fatto fino ad ora, non solo nella pallavolo, ma anche nella vita. Come tutti i genitori, infatti, anche io all'inizio mi ero prefissata degli obiettivi nei tuoi confronti, come per esempio che tu ragionassi sempre con la tua testa, che sapessi prendere le giuste decisioni e che io fossi in grado di darti i giusti consigli. Non te l'ho mai detto prima e quindi colgo l'occasione per farlo ora: sono davvero contenta di come sei cresciuta…sei esattamente la figlia che io avrei voluto avere! Poi vederti felice di fare un lavoro che ti piace mi riempie di felicità. É vero: un genitore è contento solo quando vede i suoi figli esserlo.

Certo, a volte sei un po' testarda e non sempre andiamo d'accordo su tutto. Un esempio? I tatuaggi! Ti ricordi quanto ho cercato di convincerti a non farne? Non mi piacciono proprio: li vedo come una forma di esibizionismo, una forma di usurpazione del proprio corpo. Ti dicevo sempre "ho fatto tanto per farti bella e tu ti rovini così?" Ho tenuto duro fino a quando hai compiuto 20 anni, ma poi ho dovuto cedere! E poi la tua passione per le macchine sportive! Di solito è una passione da ragazzi, ma a te piacciono tanto. Ci siamo ritrovate spesso in discussione su queste cose più superficiali, ma quando si tratta dei valori di fondo, lì siamo state sempre d'accordo. Io e te, infatti, condividiamo il profondo senso della famiglia e dell'amicizia: entrambe amiamo stare in compagnia, siamo molto espansive e soprattutto non ci tiriamo indietro quando c'è da aiutare gli altri. Gli amici per te sono stati sempre importanti: basta pensare che quando torni a casa, anche se per pochi giorni, ti circondi sempre delle persone a te più care. Siamo una famiglia molto compatta con dei legami molto forti non solo tra di noi ma anche con i nonni e tutti gli altri parenti. Il sabato, quando ci riuniamo a pranzo, siamo sempre 14 persone e tu sai che puoi sempre contare su ognuna di loro. Per fortuna, il nostro nucleo familiare è intero e molto unito: quando chiami sai che c'e sempre qualcuno qui per te. Tu, normalmente, quando sei allegra chiami il tuo babbo, mentre quando sei triste chiami me.

Infatti, anche se sono sempre stata una di quelle mamme un po' autoritarie che dice “si fa come dico io fino a quando non sei maggiorenne”, allo stesso tempo ho cercato sempre di essere un'amica e sopratutto un punto di riferimento per te. E poi noi due andiamo molto d'accordo: qualche mia amica dice che è per colpa della lontananza, ma io non ci credo. E' vero, ti vedo poco, ma io e te ci sentiamo per telefono tutti i giorni anche per un semplice ciao. Ad essere sincera, sento molto la tua mancanza. La vita di voi giocatrici è una vita zingara: spesso siete lontane da casa e siete sempre in viaggio, e avete quindi bisogno di avere un punto fisso. Io spero di esserlo stato per te e di continuare ad esserlo anche nel futuro! La vita nel mondo della pallavolo non è molto semplice, soprattutto agli inizi quando ci si allontana da casa per la prima volta. E come dimenticare la tua prima partenza? Il distacco iniziale è stato traumatico: eri una bimbetta di 14 anni e ti avevano chiamato a giocare a Ragusa. Quel giorno eri influenzata e quando hanno chiamato ho detto che non potevi andare perché non stavi bene. Tu ti sei messa a piangere e lì ho capito che ci tenevi davvero tanto alla pallavolo. Così ti abbiamo dato il permesso e nonostante la febbre hai preso l'aereo da sola. Destinazione Sicilia. Penso che fosse persino la prima volta che vedevi un aereo! Tuo padre ti ha portato all'aeroporto e tu ti sei imbarcata per quella che è stata la prima tappa importante della tua bellissima carriera. Non male come battesimo! Anche perché i ritiri sono una specie di "caserma": ti vedevamo per 10 minuti nella hall e poi sparivi. Qualche volta non ti potevamo nemmeno riportare a casa noi perché ti dovevano riportare loro! In tutti quei giorni, io non ho fatto altro che pensare alle mia bimba da sola, ma nonostante queste paure, ti ho sempre appoggiata in questa tua scelta e ho cercato di esserti vicina nei tuoi primi passi nel mondo della pallavolo.

Ti ricordi quando ti abbiamo portato in camper fino a Nola per le pre-juniores? In quel periodo tuo fratello minore era appena nato, e quindi avevamo bisogno di un mezzo di trasporto che mi permettesse di accudire il piccolo. Io e tuo padre abbiamo così noleggiato un camper e con questo ti abbiamo accompagnato ai vari appuntamenti in giro per l'Italia. Qualche volta seguirti ai vari ritiri è stata davvero un'avventura! Quando hai iniziato a fare i primi provini seri - e io all'epoca non sapevo neppure che fossero questi "provini" - ricordo che spesso ti accompagnavo io e, mentre tu eri in palestra a fare gli allenamenti, io ero al telefono continuando a fare il mio lavoro sugli spalti. Non avendo mai giocato a pallavolo, all'inizio non mi rendevo neanche conto della tua bravura. Un nostro vicino di casa, invece, credeva davvero nel tuo talento e quindi spesso ti portava lui alle partite. Ricordo che in quei primi anni, ai vari raduni a cui partecipavi, gli osservatori ti facevano sempre tanti complimenti! Quello che mi faceva più piacere, però, come genitore era che tutti si complimentavano non solo per come giocavi ma anche per la tua maturità, per la tua testa. Molte ragazze che giocavano bene, infatti, ai ritiri duravano solo qualche giorno e poi i genitori dovevano tornare a prenderle: sono una scuola di vita molto severa.

Tu, invece, non hai mai mostrato segni di cedimento o dei dubbi su quella che era la tua strada. Ma nonostante tutto, io continuavo ad essere scettica: pensavo che prima o poi questa passione per la pallavolo ti passasse, e quindi, ti chiedevo di studiare con profitto. E tu non te lo sei fatto dire due volte! Anche nello studio, come nello sport, avevi grandi potenzialità e quindi a scuola sei sempre stata molto competitiva: sei uscita con ottimo alle medie; alle superiori ti sei diplomata al liceo classico con un voto altissimo. Come ai tuoi fratelli, ti ho sempre chiesto di terminare i tuoi studi: non volevo che, nel caso la tua carriera non fosse decollata, tu ti ritrovassi senza altre alternative. La pallavolo, infatti, non è uno sport tanto redditizio come il calcio, e quindi una volta che avresti smesso, volevo essere sicura che tu avessi delle prospettive future.

Nello studio, come nella pallavolo, hai sempre avuto le idee chiare: hai subito scelto il liceo classico e una volta diplomata avevi addirittura pensato di iscriverti ad architettura per seguire le orme di tuo padre. Sfortunatamente gli impegni della pallavolo non ti hanno permesso di realizzare anche questo progetto. Ma del resto, il volley era la tua prima scelta. Se non ricordo male hai iniziato a giocare per caso con le tue amiche quando frequentavi la prima o la seconda media. Un giorno alcune tue compagne di scuola ti hanno convinta ad andare in palestra con loro a giocare a pallavolo. Tu hai provato e ti è piaciuto talmente tanto che hai deciso di continuare. La cosa mi aveva stupito un po', dato che all'epoca tu facevi già danza e suonavi il pianoforte. E ti piaceva anche cantare e recitare: anche se non lo ammetti, quando eri più piccola partecipavi sempre alle recite scolastiche e volevi sempre fare la parte della principessa. Con il passare del tempo, hai lasciato le lezioni di pianoforte perché le due attività erano totalmente opposte: per giocare dovevi colpire forte con la mano mentre per suonare il piano dovevi essere delicata! Non andavano bene insieme e quindi, alla fine sei stata costretta a scegliere tra le due. Ho capito che la pallavolo sarebbe stata la tua professione l'anno in cui sei arrivata a Pesaro. Avevi scelto la Scavolini perché era una società che puntava molto sulle giovani e tu volevi giocare: visto i risultati che hai ottenuto in questo ultimi anni con la maglia di Pesaro, devo dire che è stata un'ottima scelta! Prima di allora, io e tuo padre ti avevamo fatto anche un po' da procuratori: studiavamo le varie società, andavamo a conoscere gli allenatori e cercavamo di darti i consigli migliori. Per esempio, Novara l'abbiamo scelta dopo aver conosciuto Pedullà e la società.

La mia paura più grande in quelle prime esperienze nella serie A era lo spogliatoio: nelle squadre maggiori c'erano donne anche di diverse nazionalità, con culture e religioni diverse, molte avevano i tatuaggi, i piercing...eri comunque sempre una ragazzina in mezzo a delle donne e quindi ti dicevo sempre di stare attenta. Ora di anni ne son passati e quasi sorrido ripensando a quelle paure. Nella tua carriera ce ne sono stati davvero tanti di momenti importanti e che porterò sempre nel cuore: i tre scudetti consecutivi con la Scavolini, la Coppa Italia e la convocazione alle Olimpiadi solo per citarne qualcuna. Anche se a Pechino non eri titolare, è stata sicuramente una grande emozione vederti alla manifestazione sportiva più importante. Se dovessi sceglierne una, ti dico la verità...non saprei! Vado un po' di riflesso...quando tu sei felice e serena lo sono anche io. Sei una ragazza forte e lo hai dimostrato nell'affrontare l'operazione della scorsa estate: spero che l'infortunio al ginocchio non abbia ripercussioni per il tuo futuro.


Già, il futuro: molti giornali hanno parlato di una tua possibile partenza dal campionato italiano. Anche se so che al momento non è una tua priorità, l'estero è un'esperienza che molte tue compagne ti hanno suggerito di fare e che sicuramente rappresenterebbe un momento di crescita per te. Che dire? Se quel momento dovesse arrivare per me sarà un atro trauma, viste anche le possibili destinazioni lontane. Già in passato ti avevano cercato dal Giappone e dagli Stati Uniti. All'epoca dicemmo di no perché era un progetto bello ma a 14 anni andare in America mi sembrava davvero troppo presto! Ma basta parlare del passato e del futuro: torniamo al presente.

Questa è la settima stagione con la maglia di Pesaro, la quarta come capitano di una squadra che ha fatto la storia del nostro campionato. E anche quest'anno sarai tu a guidare le tue compagne attraverso le vittorie, le sconfitte e le difficoltà. Un ruolo che tu hai dimostrato di saper svolgere perfettamente! Penso che il percorso educativo fatto dalla nostra famiglia, dallo sport e dalle scuole, abbia avuto i suoi frutti. Sei infatti diventata il punto di riferimento della tua squadra e delle tue compagne; un capitano attento, sempre presente e molto coraggioso; una persona forte, altruista e con dei forti valori. Proprio come ti volevo io! In bocca al lupo, "bimba" mia.

Con tanto affetto, la tua orgogliosissima mamma.

mercoledì 18 maggio 2011

Caterina Bosetti agli Europei Prejuniores 2011


Questi europei in Turchia per me sono stati una grande esperienza personale: oltre che sportiva: era infatti da tanto che non giocavo e mi serviva proprio fare un'esperienza del genere per ritrovare quel feeling con il campo che mi mancava davvero tanto. Infatti, avevo giocato un po' questa estate ma in campionato non ho ancora molto spazio. Quest'anno sono entrata più spesso rispetto alla scorsa stagione, ma non sono mai stata schierata per tutta la partita. Non potete immaginare quanto mi mancava stare in campo sin dalle prime battute e sentire quell'agitazione che si prova nel corso della partita! Inoltre, sapevo che sarei stata anche un punto di riferimento per le mie compagne più giovani e quindi sentivo di avere una grande responsabilità.

É stata quindi un'esperienza personale davvero bella che mi ha dato tanta fiducia e ricaricato in vista dei tanti impegni che mi attendono con Villa Cortese e con l'Under 18. Poi giocare in un palazzetto sempre molto affollato è un fattore di motivazione in più. Certo, il pubblico era tutto dalla parte delle turche e non si interessavano molto alle altre squadre, ma credetemi, è uno spettacolo unico vedere tante persone appassionate per la pallavolo.

Il pubblico turco, come è risaputo, è anche moto rumoroso ed è davvero partecipe durante le partite. Inoltre, il palazzetto nel quale giocavamo era legato a qualche scuola e quindi c'erano davvero tanti giovani. Nella finale contro la Turchia c'erano più di 5.000 persone pronte a sostenere la propria squadra e a rendere a noi avversarie la vita difficile. Diciamo pure che il fattore “pubblico” ha decisamente inciso sulla nostra performance nella finale: molte ragazze della nostra nazionale non erano abituate a giocare partite di questo livello, davanti a migliaia di persone che ti fischiano dietro mentre vai in battuta. In quella partita, siamo entrate in campo bloccate e ne siamo uscite bloccate: non siamo riuscite a combinare niente e così abbiamo rimediato un secco 3 a 0 senza riuscire a giocare. Davvero un peccato, visto che avevamo vinto tutte le partite fino a quel momento!

Potete quindi capire che il premio come “miglior ricezione” è stata una magra consolazione di fronte alla sconfitta: non me lo aspettavo e sinceramente neanche lo volevo. Avrei preferito molto di più vincere l'Europeo! Tra tutte le partite di questa rassegna, quelle che mi sono rimaste nel cuore sono state quella contro il Belgio e la prima contro la Germania. Quella contro la nazionale belga era infatti il nostro debutto e quindi ha avuto un sapore tutto suo. Il match contro la Germania, invece, è stata bello da giocare perché era l'ultimo del girone eliminatorio e, anche se non contava più nulla, vincere ha dimostrato che noi c'eravamo, che eravamo una vera squadra. Poi arrivare in finale è stato un risultato davvero positivo: non è semplice inserirsi in un gruppo formato da ragazze con cui non hai mai giocato prima d'ora.

Inoltre, io non conoscevo nessuna delle mie compagne persoanalmente: era come iniziare tutto da capo. Certo, sapevo che eravamo tutte giocatrici forti nonostante la giovane età, ma siamo state brave ad adattarci bene alle necessità della squadra. Per quel che mi riguarda, per esempio, io mi sono adeguata in ricezione prendendo più campo e poi la nostra palleggiatrice è stata in grado di gestirci molto bene. Questo secondo posto è stato il frutto dell'aiuto di noi tutte! Siamo inoltre riuscite a creare un gruppo unito: talmente unito che alla fine ho “contagiato” con i riti scaramantici anche le mie compagne! Io sono molto ma molto scaramantica: per esempio, fermo i capelli sempre le stesse mollettine, allaccio sempre prima una scarpa e poi l'altra e indosso sempre le stesse cose. L'unica cosa che non faccio è ascoltare la musica: non so perché, ma a me porta un po' “sfiga”! Comunque, alla fine della settimana insieme, anche quelle che di questi riti non ne capivano nulla, si sono lasciate trasportare in questi piccoli gesti.

Per non parlare poi dei famosi “occhi di Allah”, degli amuleti che vendevano in tutte le bancarelle di Ankara e che naturalmente noi non ci siamo lasciate sfuggire. Diciamo che hanno fatto il loro dovere, almeno fino alla finale! Al di là di qualche breve passeggiata, tuttavia, non abbiamo avuto molto tempo per poter girare per la città o per fare molti acquisti. Per quello che ho potuto vedere mi è sembrata una realtà molto povera, molto distante da quella europea. Per quel che riguarda il cibo, invece, non ho potuto assaggiare nulla di tipico turco perché abbiamo sempre mangiato in hotel. Se devo dirla tutta, però, non abbiamo mangiato mai bene: non so se era colpa del nostro hotel o se la cucina turca è davvero pessima! Pensate che sono riuscita a perdere pure peso! Ma a parte la dieta un po' forzata, il bilancio di questo europeo è stato più che positivo.

Non so ancora se prossimamente giocherò ancora con la nazionale prejuniores o farò parte della juniores: quello di cui sono sicura è che questo gruppo si rifarà.... magari vincendo il mondiale!

Hoşça Kalın Caterina #14

Foto di testata dal sito Dallarivolley

Manon Flier

L'incontro con Manon Flier è fissato per mezzogiorno: la giocatrice olandese è reduce dalla trasferta di Novara, dove la Scavolini è riuscita a strappare alle piemontesi la vittoria che ha rimesso in parità la serie valida per i quarti di finale dei play off scudetto. “Siamo arrivate questa mattina alle quattro” mi racconta Manon “e giocare contro le tue ex compagne di squadra nel loro palazzetto, è stato anche più duro”.

Il tempo di ordinare un caffè e la nostra intervista ha inizio: quando parla del suo sport a Manon le brillano gli occhi e quel che più colpisce è la sua voglia di raccontare e soprattutto di raccontarsi attraverso la pallavolo. “Io sono una persona che ha bisogno di esprimersi. All'inizio della mia carriera in Italia, la lingua è stato sempre un po' un limite per me: era terribile e frustrante non riuscire a parlare e ad esprimermi come volevo. Mi sentivo chiusa e questo devo dire che influenzava anche il mio modo di giocare. In campo, infatti, io ho bisogno di parlare con le mie compagne, di guardarle negli occhi e di dire cosa va e cosa no. In nazionale questo mi riusciva bene e quindi anche il mio gioco era migliore. Quest'anno invece è diverso. Dopo tre anni nel vostro paese, parlo molto meglio l' italiano, e quindi, durante le partite, i time out e gli allenamenti posso dire quello che penso e soprattutto riesco ad esprimere quello che ho in testa. Secondo me questo è stato un fattore che ha aiutato a migliorare il mio gioco”. Infatti,si è spesso sottolineato come le performance della giocatrice olandese fossero ottime in nazionale mai mai all'altezza nei vari club italiani.

Ecco quindi una possibile chiave di lettura. Ma non è l'unica. “Non si tratta assolutamente di differenza di stimoli: io voglio vincere e giocare bene sia in nazionale che a livello di club. Sempre. Forse in nazionale un'atleta si sente più a casa perché scende in campo con persone con le quali gioca sempre e che conosce, il che permette di gestirsi meglio. Bisogna poi tenere in conto che il modo di giocare è diverso: in nazionale tutto funziona bene perché ormai i ritmi e le tecniche sono perfettamente oliate. Inoltre, io ho un allenatore che mi dice subito quello che non va e quello che va bene e che spesso mi suggerisce anche quale piede devo mettere prima per saltare di più. Qui in Italia, invece, sei lasciata più a te stessa: ci si preoccupa meno della tecnica, mentre si dà più importanza a mantenersi in forma durante tutta la stagione. Negli allenamenti, per esempio, si tocca meno la palla e si fanno più sedute in palestra. Diciamo che forse sono diventata un po' dipendente da quello che facevo in nazionale e per questo negli anni passati ne risentivo a livello di club: in inverno mi trovavo infatti in una situazione totalmente diversa dove dovevo fare più cose da sola”.

Dopo due stagioni sotto tono a Jesi (2008-09) e a Novara (2009-10), Manon infatti quest'anno ha trovato il giusto equilibrio in casa Scavolini. Il suo tabellino fino a questo momento parla di 315 punti totali, di cui 20 ace e 281 attacchi vincenti: “quest'anno ho 27 anni e quindi sono più matura e sicuramente ho più tecnica, in quanto sono ormai due anni che sono qui in Italia. Qui a Pesaro, inoltre, la società ti dà la giusta fiducia, stima e tranquillità: è un ambiente in cui sto lavorando bene e nel quale sto benissimo. Con le mie compagne di squadra ho un'ottima intesa: siamo molto simili tra di noi e per questo siamo davvero molto unite. Poi, qui a Pesaro prima delle partite ascoltiamo la musica negli spogliatoi. Non mi era capitato mai prima, ma ne sono entusiasta. Le ragazze portano le casse e mettiamo su canzoni R&B che mi aiutano a caricarmi. É fantastico!”. Una vera e propria dichiarazione d'amore per la società bianco-rossa con la quale Manon ha vinto una Supercoppa, ha giocato le Final Four e con la quale ha dovuto superare tante difficoltà: “quest'anno abbiamo avuto tanti problemi e cambiamenti. Anche se ultimamente sono arrivare tante nuove ragazze giovani, in squadra siamo poche. Inoltre, la partenza di Destinee Hooker ha avuto un impatto molto grande sulla nostra squadra e sul raggiungimento dei nostri obiettivi stagionali”.

Tante difficoltà a cui si devono poi aggiungere le aspettative di una società che negli ultimi anni ha scritto tante pagine importanti del volley italiano: “per tre anni di seguito Pesaro ha vinto lo scudetto e quindi questa volontà di poterci ripetere è certo una grande motivazione ma crea anche un po' di pressione. Io in realtà non penso troppo in avanti: preferisco giocare partita dopo partita e focalizzarmi su cose a me più vicine. Sappiamo tutte che abbiamo tanti alti e bassi, e che se vogliamo arrivare fino alla fine dobbiamo trovare una stabilità e un rendimento più costante. Siamo però consapevoli di essere lì, di avere un buon gruppo affiatato...sappiamo che sarà difficile... ma è ancora possibile conquistare questo quarto scudetto!”. Anche se la fatidica gara 3 contro Novara non è andata come Manon sperava, con la maglia della Scavolini Volley la giocatrice nativa di Nieuwleusen ha comunque avuto la possibilità di giocare partite emozionanti e di calcare scenari importanti come quelli della Final Four di Istanbul “esserci qualificate per le Final Four di Champion League è stato bellissimo, soprattutto per esserci arrivate dopo aver battuto una squadra come Mosca che era tra le favorite. Diciamo che la mia esperienza è stata un po' rovinata da un infortunio che ho rimediato due settimane prima quando sono scesa male con il piede e ho sentito un forte dolore. Alla vigilia della partita contro il Baku mi sentivo già molto meglio, così ho deciso di lasciarmi andare e di spingere anche negli allenamenti. Una cattiva idea! Durante il riscaldamento volevo dare il massimo; ho fatto un movimento strano e subito mi ha ripreso il dolore. Ho deciso di giocare lo stesso, ma certamente non ero in grado di giocare come il mio solito: a me, infatti, piace fare tanti passi velocissimi, molti scatti, e in campo sono sempre in movimento. In quella partita proprio non potevo, ma è stato lo stesso un'esperienza molto significativa”.

Fino a questo momento è stata però un'altra partita a regalare l'emozione più grande all'opposto olandese: “la Supercoppa vinta contro Villa Cortese è stato il primo riconoscimento di questa stagione e ha per me un valore tutto particolare. Prima di tutto perché tutti davano favorita Villa. Noi, inoltre, arrivavamo da una brutta sconfitta contro Castellana Grotte. Avevamo giocato male, ma io sentivo che la squadra c'era sempre. Contro Villa abbiamo giocato da Dio! Tutto andava per il verso giusto: sembrava quasi un sogno. Certo, la Supercoppa non ha forse lo stesso valore di una Coppa Italia o di uno scudetto, ma per noi era il primo trofeo e per me ha voluto dire tanto! È stato un bell'inizio per quest'anno. Partite come queste, infatti, ti danno una marcia in più...in fin dei conti si gioca anche per questo: per avere delle emozioni sempre nuove e forti. Vincere e giocare bene ti rendono davvero felici e credetemi non è una cosa scontata: quando si perdono partite come la semifinale di Coppa Italia contro Bergamo si ha davvero tanto amaro in bocca. Ti senti male, persa: non è una bella sensazione ed è quindi importante tenere in mente sempre quei momenti belli che ti possono dare la carica e far ritornare la voglia di giocare”. E di momenti belli su quali affidarsi nei match più difficili Manon ne ha davvero tanti; a partire dalla prima convocazione in nazionale nel 2001 a soli 17 anni: “il mio debutto è stato al torneo di Montreaux: essendo per me la prima volta me lo sono goduto appieno. Non avevo infatti nessuna pressione: dovevo solo fare quello che mi dicevano. È stato bellissimo. Avevo già avuto un po' di esperienza con la nazionale prejuniores e quindi un po' già sapevo come funzionava: ma il mondo dei professionisti era tutt'altra cosa! In realtà, non avevo mai pensato di poterci arrivare. Certo, quando ero piccola fantasticavo sul fatto che un giorno avrei potuto fare grandi cose, ma non avevo mai pensato a dove sarei potuta arrivare, dove avrei giocato, nelle nazionali in Olanda o in un club all'estero. Nella mia vita ho sempre un po' seguito la strada che avevo davanti e ...mi ha portato qui”.

L'avventura nel mondo della pallavolo della giocatrice olandese è iniziata all'età di otto anni, quando la piccola Manon è stata invitata ad andare a giocare da alcune compagne di scuola: “io all'epoca giocavo già a tennis e facevo nuoto. Quando una mia amica mi ha proposto di andare con lei agli allenamenti, ho pensato “perché no?”; inoltre anche mio padre giocava a pallavolo e quindi mi sono decisa ad andare. Però nessuno mi ha spinto ha farlo. Quando avevo dodici anni facevo equitazione, tennis e pallavolo anche in un solo giorno, ed era davvero troppo soprattutto perché avevo anche le scuola. Così ho dovuto fare una scelta. La pallavolo era uno sport di squadra e questo mi piaceva molto. Così ho iniziato e non mi sono più fermata! All'inizio giocavo da centrale, perché ero alta, ma poi, nelle nazionali juniores, mi hanno assegnato il ruolo di opposto nel quale mi sono sentita subito a mio agio”. Un ruolo che l'atleta olandese interpreta un po' a modo suo: “sembrerà strano, ma a me piace più difendere una palla incredibile invece che attaccare forte sui tre metri. Mi piace fare quelle cose che le persone non si aspettano. Per esempio adoro alzare: negli schemi della nazionale, quando la alzatrice riceve sono io a palleggiare - non lo fa il centrale - e devo dire che mi piace davvero tanto cercare di dare bene la palla in palleggio”.

Nella carriera della giocatrice, un ruolo importantissimo l'ha rivestito Avlitan Selinger, allenatore della squadra nazionale: “tutti i miei allenatori mi hanno dato qualcosa. Anche se per esempio negli ultimi due anni non riuscivo a dare il mio massimo, con Nesic e Pedullà ho sempre imparato davvero tanto. Ma è stato soprattutto l'allenatore della mia nazionale a migliorare il mio gioco da un punto di vista tecnico e tattico: in questo lui è fortissimo. Selinger ha infatti allenato otto anni in Giappone e quindi il suo stile è legato al modello nipponico dove si dà tantissima importanza agli aspetti più tecnici del volley, a partire dal muro e dalla difesa. É dal 2004 che lavoro con lui e la differenza nel mio gioco si è vista tantissimo in questi ultimi anni”. La carriera di Manon ha avuto il suo apice nella vittoria del Gran Prix del 2007, una vittoria sofferta che l'ha incoronata anche come MVP del torneo: “Vincere il Gran Prix è stata una grande soddisfazione perché per sei anni dal 2001 al 2007 abbiamo giocato bene alcuni tornei ma non avevamo mai vinto nulla di importante. Quell'anno abbiamo finalmente vinto un torneo importantissimo, un risultato che mi ha dato anche uno stimolo in più e tanta voglia di vincere ancora. Eravamo partite molto male: avevamo perso il primo turno a Verona, c'erano stati tanti infortuni ed eravamo arrivare ad un punto in cui non credevamo di potercela fare. Negli spogliatoi abbiamo parlato tanto tra di noi e siamo riuscite a rimanere unite: in quel momento siamo riuscite a creare qualcosa e nella seconda fase è andata decisamente meglio. Abbiamo battuto squadre che sulla carta erano molto più forti di noi e poi nella fase finale abbiamo vinto cinque partite una dietro l'altra. Tutto andava come desideravamo e mi sembrava un sogno. Il titolo di MVP è stato gratificante vincerlo ma per me ha avuto molto più valore vincere con la mia squadra. Per esempio, nel 2009 abbiamo perso in finale gli europei ed io sono stata premiata come miglior giocatrice: credetemi, avrei preferito il contrario!”

Uno dei pregi fondamentali di quest'atleta è infatti il sapersi sacrificare per la propria squadra e il sapersi relazionare con le proprie compagne: “sono una persona che gioca per la squadra. Non mi piace solo giocare per me! Mi piace tenere unite le mie compagne durante una partita e soprattutto combattere insieme per la vittoria: secondo me , infatti, l'unione rende la squadra più forte e così anche io posso dare il meglio”. Manon è infatti una di quelle giocatrici che vive per la pallavolo nonostante i tanti interessi e qualche offerta extra-sportiva: “Mi piace molto guadare i film in streaming, fare shopping come tutte le donne, leggere, passeggiare, stare con gli amici.Ho davvero tantissimi interessi. Da quando sono qui in Italia, poi mi chiedono spesso anche di fare televisione, o di posare per dei book fotografici. Ma per me è più importante la pallavolo: voglio dare il massimo lì; poi se c'è tempo anche per altre cose va bene, ma prima di tutto per me viene la pallavolo. Certo, è divertente andare in televisione e quando posso mi piace sfruttare anche l' occasione per farlo, ma non lo baratterei mai per lo sport che amo”.

lunedì 16 maggio 2011

Play off 2011: Scavolini battuta da Novara saluta la corsa scudetto

Dopo tre scudetti consecutivi, la Scavolini deve dire addio al sogno di vincerne un quarto: l'Asystel Novara si impone nuovamente al Palas di via Partigiani per 3 a 2 e vola in semifinale contro Bergamo. Match combattuto fino alla fine, con tanti infortuni in casa bianco-rossa e una grande prova di Usic.

Dopo aver perso gara 1 in casa e aver compiuto una grande rimonta sul campo avversario, le colibrì vanificano l'impresa perdendo al tie-break tra le mura amiche. Alla fine della partita Tofoli non trova scuse: "Hanno giocato meglio, giusto che passino il turno loro. Anche stasera abbiamo commesso troppi errori, specialmente nei momenti decisivi. C'è una grande amarezza in tutti noi".

Anche l'inizio gara non prometteva cero bene: durante il riscaldamento Manzano rimedia un infortunio che la toglie definitivamente dai giochi. Tofoli è così costretto a rinunciare alla sua centrale titolare e schierare al suo posto Olivotto nel sestetto al posto suo. A rendere anche più corta la panchina, è poi l'assenza di Marija Usic, in patria con la nazionale. In casa piemontese, Caprara deve invece fare a meno di Barun, infortunatasi in gara 1.

Nonostante tutto la Scavolini parte meglio, guadagnando tre lunghezze al primo timeout tecnico. Novara, come nella gara di andata, difende moltissimo e sorpassa 14-12. Al secondo stop conduce la Scavolini di un punto, ma qualche errore di troppo, soprattutto in battuta da parte di Flier, fa tornare avanti le ospiti, che chiudono senza problemi. Nel secondo parziale la Scavolini si porta subito sul +5 e questa volta non si fa riprendere. Caprara chiama continui time-outma il trend non si spezza: due ace in fila di Usic e un buon turno in battuta della croata siglano il +10 sul 20-10. La Scavolini si aggiudica così il secondo set (25-16) alla Scavolini.

Il terzo parziale si apre nel più grande equilibrio: 8-6 Scavolini alla prima sosta tecnica (invasione Barcellini). L' allungo pesarese arriva nuovamente con Usic (13-9), poi due errori riportano sotto Novara. La tensione sale, quando sul 15-14 si fa male anche Olivotto (caviglia destra), che esce per Gasimova. Paolini firma l'ace del 17 pari, sorpasso con il muro su Usic. Sul 19 pari rientra Olivotto, debitamente fasciata. Si procede punto a punto, poi la Scavolini manca il punto del 24 pari per un malinteso tra Di Gennaro e Ferretti: Novara non perdona e chiude il terzo set a suo favore (23-25). In avvio di quarto set, Caprara lascia in panchina Bechis e schiera la giovane Camera. Sul 8-7 per l'Asystel, la Scavolini sciupa due palle per il sorpasso e le piemontesi allungano di +4 al secondo timeout tecnico. Alcune chiamate arbitrali non condivise, fanno infiammare gli animi in campo delle due formazioni. Due ace consecutivi di Olivotto sulla riga riaprono il set (20-20), Usic sorpassa e Barcellini spara fuori la pipe. L'ace di Flier strappa tre set-point: chiude Guiggi con un muro (25-22).

L'accesso alla semifinale contro Bergamo si gioca così al tie-break. Novara è sempre in testa e al cambio di campo è a +3 grazie alle battute insidiose di Paolini. Horvath mette giù l'11-7 che chiude effettivamente i giochi. Le Colibrì alzano bandiera bianca commettendo un errore dietro l'altro (6 errori complessivi) e regalando la semifinale scudetto alla giovane, indomabile Asystel. Si chiude così un ciclo durato ben tre anni.

martedì 10 maggio 2011

Europei Prejuniores 2011: azzurrine d'argento

ANKARA (TURCHIA) - Medaglia di bronzo per le azzurrine che perdono solo in finale contro la Turchia. Tre atlete italiane premiate alla fine della competizione.

Le azzurrine di Pieragnoli, dopo aver sconfitto la Germania per 3-2 in semifinale, si devono piegare alle padrone di casa con il punteggio netto di 0-3 (25-21, 25-22, 25-19). Le Turche sono arrivate all'appuntamento finale del torneo continentale dopo la vittoria contro la Serbia, classificatasi terza. Per l'Italia si tratta della seconda medaglia d'argento dopo quella ottenuta del 2003 a Zagabria. A fare la differenza in campo i troppi errori della ragazze di Pieragnoli, arrivati soprattutto al servizio e che hanno permesso alle turche di ottenere punti importanti nei momenti cruciali dei tre set.

Le azzurre hanno comunque disputato un ottimo torneo, arrivando imbattute alle finali (3-1 contro la Germania e la Grecia, 3-0 contro la Slovacchia, l'Ucrania e il Belgio, 3-2 contro la Germania in semifinale). Tra le italiane, Caterina Bosetti, banda della MC Carnaghi Villa Cortese, è risultata la top scorer con 15 punti di media a partita. Tre i premi individuali consegnati all'Italia al termine della rassegna continentale: Bosetti miglior ricezione, Scacchetti miglior palleggiatrice, Perinelli miglior schiacciatrice.

Play off 2011: Scavo-Novara gara 1

Gara 1 dei play off va all'Asystel Novara: Scavolini poco concreta nei primi due set si ritrova nella terza frazione. Chiude Barcellini con tre attacchi da "capitano". Gara 2 in programma mercoledì a Novara: gara da tutto o fuori.



Dopo le ultime convincenti performance contro Bergamo e Piacenza, la Scavolini fa un nuovo passo indietro proprio nella gara d'esordio nella corsa allo scudetto. I troppi gli errori e la poca incisività in attacco, regalano i primi due set a Novara, brava a sfruttare tutte le opportunità che le Colibrì hanno offerto.

Novara parte forte ottenendo subito un break in avvio di 5 a 0 su battuta di Barun. La Scavolini tenta la rimonta con Flier in battuta s ei sporta sul 4-5 ma Novara allunga nuovamente sul 4-8. Al rientro dal time out tecnico Pesaro recupera e grazie anche ai numerosi errori in battuta di Novara (5) rimane in gioco. Le ragazze di Caprara ritrovano un nuovo vantaggio grazie a Veljkovic sul rush finale e chiudono il primo parziale sul 20-25.

Nel secondo parziale è ancora Novara a condurre il gioco: Bechis riesce a far girar bene le sue schiacciatrici e l'Asystel allunga fino al 11-16. Nella metà campo pesarese il gioco non decolla, con poche soluzioni vincenti e troppi errori sulle palle importanti. Il gap a favore delle piemontesi si fa pesante sul 13-21 quando Tofoli decide chiamare un time out. Ma è solo questione di pochi palloni e Novara chiude sul 16-25.

Il terzo set in avvio si fa più combattuto grazie a un buon turno in servizio di Flier che con 2 ace porta la sua squadra sul 4-4. La Scavolini centra anche il primo vantaggio della partita sul 7-6 ma poi è Novara con Barcellini ad arrivare in vantaggio al primo time out tecnico. La partita si accende con da un lato Paolini e Manzano dall'altro: la Scavolini arriva al 19-18. In battuta Flier crea nuovamente problemi e Pesaro va sul 21-18. L'Asystel sembra perdere la testa e con alcuni errori in battuta e a muro da il primo set point a Pesaro (24-20). Novara tiene duro e annulla 2 match point prima di dare il punto del 25-22 con errore in battuta di Barun.

Sull'onda dell'entusiasmo, la Scavolini cerca la rimonta: Usic dalla seconda linea e Ferretti con più lucidità regalano il primo vantaggio al time out tecnico a Pesaro. La partita si gioca punto a punto: da un lato Horvat e dall'altro Flier tengono le due formazioni a contatto. Sul 21 a 20 Barun esce per un infortunio ma Novara non perde la concentrazione e ribatte punto su punto 23-23. Bechis si rifugia da Barcellini che da il primo match point a Novara. Usic chiude in lungo linea e porta Pesaro sul 24-24. Horvath non trova la pipe ma capitan Barcellini riporta le squadre sul 25 pari. L' invasione di Usic manda Novara al match point: questa volta Barcellini non sbaglia 25-27.

domenica 1 maggio 2011

Carolina Kostner terza ai campionati mondiali di pattinaggio


MOSCA - Risalendo dalla sesta posizione, Carolina Kostner vince la medaglia di bronzo ai mondiali di pattinaggio: un risultato, a suo dire, "inaspettato" raggiunto grazie ad una grande determinazione, fiducia e "tanta pazienza".

Dopo la seconda posizione nel 2008, i Mondiali erano diventati una sorta d'incubo per l'atleta valtesina: tante cadute, delusioni e lacrime. Per questo l'appuntamento di Mosca riservava molte insidie per la pattinatrice italiana. Ma Mosca le ha sempre portato fortuna: è infatti proprio sui ghiacci della capitale russa che Carolina , a soli 18 anni, aveva vinto la sua prima medaglia mondiale.

Così, dopo aver terminato il programma corto in sesta posizione - anche a causa di una caduta sul triplo flip - Carolina è stata in grado di recuperare fino alle terza posizione con un programma lungo quasi ineccepibile e pattinando con la giusta dose di fiducia e determinazione. Il titolo è andato invece alla giapponese Miki Ando che dedica la vittoria al suo paese; medaglia d'argento per la cinese Yu Na Kim, prima dopo il programma corto.

Questo podio, che sigla anche il primato personale di Carolina (124,93) conclude nei migliori dei modi l'annata già straordinaria dell'atleta italiana: argento agli europei, argento nella finale Grand Prix e prima nel ranking internazionale.

Foto di testata da http://www.riminibeach.it/eventi/winx-on-ice