sabato 19 marzo 2011

Renata Colombo: i mestieri del volley

Quando nel 2000 i medici mi hanno detto che non avrei più potuto giocare dopo l'operazione alla cervicale , nella mia testa avevo un solo pensiero: rientrare al più presto e far vedere a tutti che si sbagliavano. E così è stato: nel 2001 ho ripreso l'attività agonistica con il nel São José Esporte Clube e poi nel 2005 sono stata convocata per la prima volta dalla nazionale brasiliana con la quale ho vinto il campionato mondiale, il Gran Champion CUp e per due volte il World Gran Prix. Quella squadra era davvero tra le più forti! A coronare il tutto, poi nel 2007, sono stata premiata anche come la miglior attaccante della Coppa Brasiliana. In realtà quando ero più piccola la mia passione era la pallacanestro. Sono arrivata alla pallavolo un po' per caso quando avevo dodici anni: avevo visto giocare delle persone e mi era piaciuta l'idea di dover giocare ogni pallone some se fosse l'ultimo, l'idea di doverlo recuperare e poi rigiocarlo. Mi innamorai di questo sport e da lì non ho più smesso: per questo non potevo accettare di dover smettere di giocare. I miei primi passi li ho mossi nella squadra del mio paese Birigui, ma poi sono arrivate le convocazioni in club sempre più importati come l'Osaco o il Rio de Jainero con il quale ho vinto tre campionati. Sin dal mio esordio, ho indossato la maglia numero 17. Anche qui è stato un caso..niente a che fare con le superstizioni. Era semplicemente l'unico numero rimasto e quindi l'ho dovuto prendere… ma da quella prima partita non l'ho più lasciato. Nella vita come in campo, molti mi descrivono come una “guerriera”. Ed è vero. L'aver affrontato il tumore ed averlo sconfitto mi ha reso più forte e mi ha anche aiutato a maturare quella tenacia che dimostro sul terreno da gioco durante ogni partita. Quando scendo in campo io lo faccio per vincere: non ho paura di combattere e quindi, in ogni schiacciata, ci metto tantissima grinta. Schiacciare, soprattutto forte, è la parte che preferisco del mio ruolo. Io in realtà sono nata come centrale, anche se poi in Giappone ho giocato persino come posto 4. Ma è l'opposto il ruolo che più mi piace perché è completo e ti permette di fare un po' di tutto: attacco, muro, difesa... Inoltre mi permette di esprimere al meglio la mia potenza nell'attacco: il compito principale di un opposto è infatti quello di mettere i palloni a terra, sfruttando anche dei colpi violenti. Tra tutti i colpi che preferisco, la parallela è sicuramente il mio punto di forza. Ho dovuto lavorare sodo per riuscire a migliorarmi in questo ruolo e non solo in attacco: come ho detto, l'opposto deve essere forte anche a muro e in difesa. Devo dire che l'esperienza fatta con la nazionale, oltre ad essere stato il coronamento di un sogno, mi ha permesso di crescere moltissimo dal punto di vista tattico e a valutare meglio le soluzioni di gioco: non sempre, infatti, una palla forte è la soluzione ideale. Con gli anni ho imparato a giocare anche con “intelligenza” sfruttando le mani out del muro, i pallonetti e i palloni piazzati. Se in campo però posso sembrare “aggressiva”, fuori sono una persona solare, alla quale piace scherzare e ridere. Quando non sono impegnata con le partite o con gli allenamenti, mi piace uscire con le mie compagne di squadra e soprattutto andare al cinema. Del resto sono brasiliana, e lo spirito Carioca me lo porto ancora dentro, non solo nella vita quotidiana ma anche nella pallavolo. Per esempio, prima di scendere in campo mi carico ascoltando musica brasiliana o comunque allegra e piena di ritmo! Certo, durante una partita sono concentrata, ma allo stesso tempo cerco di divertirmi e di coinvolgere le mie compagne. Come in Brasile, anche qui in Italia il livello della pallavolo è altissimo e per quel che riguarda i ritmi di allenamento e lo spirito che si respira in palestra non ci sono molte differenze: almeno qui ad Urbino. La realtà della Chateau D'Ax è infatti l'unica che conosco al momento, e qui come a Rio lavoriamo davvero sodo in palestra e guardiamo molti video per prepararci alle partite. L'unica differenza è la neve: in Brasile non l'avevo mai vista mentre qui ha nevicato davvero tanto in questi ultimi mesi! Anche se in Giappone avevo già fatto questa esperienza, guidare per le strade di Urbino con la neve non è stato molto piacevole! A parte gli scherzi, la differenza maggiore sta nella presenza delle straniere nelle varie squadre. Qui in Italia ce ne sono almeno tre per squadra, mentre in Brasile ce n'era una al massimo. Penso comunque che sia una cosa positiva. Le due scorse stagioni ho giocato in Giappone ed è stata un'esperienza di crescita umana davvero bella per me perché sono entrata in contatto con una cultura decisamente diversa dalla mia. Inoltre, ho avuto anche dei buoni risultati in campo: nel 2009 sono infatti risultata la miglior realizzatrice del campionato nipponico con 668 punti. Quando poi, alla fine della stagione, il mio procuratore mi ha detto che avevo avuto una proposta da Urbino ho accettato di buon grado questa nuova esperienza. In verità, non conoscevo bene la società o la città: grazie a qualche ricerca su internet ho scoperto che era una squadra giovane, con grandi pretese e che era in grande crescita. In poche parole, era una società con tante ambizioni e io, amando le sfide, non mi sono lasciata sfuggire questa possibilità. Non so davvero come possa finire questa stagione, dato che con la classifica corta e il sistema di punteggio del campionato, tutti possono ancora sperare di arrivare prime o di giocarsi tutte le partite. Qualsiasi sia poi il risultato finale, io ho ben chiaro quali sono i miei obiettivi personali per questa stagione: dare il massimo in tutte le partite e di essere sempre importante per la mia squadra, non solo a livello tattico ma anche umano. Urbino è una squadra giovane e molto compatta e penso che il mio spirito allegro e allo stesso tempo combattivo possa aiutare le mie compagne. Per quel che riguarda il futuro, invece non so bene...per il momento penso solo a giocare per la mia società e ad ottenere il massimo in una stagione che mi sta regalando tante soddisfazioni!

Renatinha #17

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di marzo 2011 di Pallavoliamo www.pallavoliamo.it

Hooker: un'occasione mancata

8 dicembre 2010 - 11 marzo 2011. Sono queste le due date che possono riassumere il “caso” Hooker. Facendo due rapidi calcoli, l'avventura nella massima serie italiana di Destinee Hooker è durata appena tre mesi. La giocatrice americana, infatti, reduce dai Mondiali in Giappone, ha chiesto ed ottenuto dalla squadra italiana la possibilità di unirsi alle sue nuove compagne solo a dicembre. Visto il bottino incredibile di punti (76) siglati ai Mondiali in Giappone, a Pesaro tutti l'aspettavano come l'erede di Carolina Costagrande. E così è stato almeno all'inizio. Premiata come MVP nella partita di Supercoppa contro Villa Cortese, Destinee ha stregato tutti con la sua elevazione e la sua potenza. Era il 21 dicembre. Per le vacanze, DD è ritornata per un breve periodo negli States: le mancava troppo la sua famiglia. Intanto, sulle sue pagine di Facebook e di Twitter iniziavano a trasparire i primi segni di insofferenza: count down sempre più frequenti, pianti in palestra, dolori al ginocchio e un desiderio neanche troppo nascosto fare ritorno in Porto Rico per la prossima stagione...fino all'arrivo del pastore Hooker in Italia per stare accanto alla figlia in un momento difficile. Mentre l'atleta interrompeva il contratto con i suoi procuratori, l'infiammazione al ginocchio sembrava inoltre aggravarsi ogni giorno di più: dopo la strepitosa partita contro il Voléro a Zurigo, Destinee ha iniziato una serie di visite per constatare le sue condizioni. Gli esami eseguiti da uno specialista e dai medici della società pesarese hanno decretato che le condizioni fisiche dell'atleta non erano però tali da giustificare un'operazione. Ma Hooker non era di questo avviso. Dopo aver detto su Twitter di non condividere l'idea della società di farla giocare in quelle condizioni solo per ottenere una vittoria e dopo aver reso noto che lei dei medici italiani proprio non si fidava, DD ha sentenziato che ad ogni costo si farà operare negli States. Detto e fatto. La mattina dell' 11 marzo, Destinee, senza un preavviso, senza un saluto ai dirigenti, alle compagne o ai tifosi, si è imbarcata sul primo aereo disponibile per far ritorno negli Stati Uniti. Nessuno sa se e quando tornerà, se si è già fatta operare e se lo farà. L'unica cosa certa è che Destinee ha lasciato la sua squadra una settimana prima della storica partecipazione alle finali di Champions League e che la sua “fuga” ha lasciato nei cuori dei tifosi di Pesaro un misto di rabbia e delusione. Basta leggere i toni dei messaggi lasciati dai Balusch sul loro forum per capire lo stato d'animo di coloro che hanno accolto Dee come la loro “stella”. Tante sono anche le ipotesi su questa scelta “sconsiderata” della giocatrice: i più sentimentali parlano di un'insopportabile mancanza da casa; i più maligni di un ingaggio più alto; i più cospiratori sottolineano una strana e preoccupante coincidenza: il nuovo presunto procuratore di Dee è anche il rappresentante di altre undici giocatrici del Baku, prossima avversaria della Scavolini proprio nelle semifinali di Champions. Intanto, il presidente Sorbini fa sapere, su una discussione di Facebook, che la società pesarese ha cercato in tutti i modi di tranquillizzare DD sul suo ginocchio e che, nel caso ci ripensasse, sarebbe la benvenuta alle Final Four di Istanbul con tutta la sua famiglia. Meno comprensivo è invece il presidente della Lega Volley Mauro Fabris che si dice vicino alla società pesarese e chiede agli organi della CEV e della FVB di prendere dei seri provvedimenti.

Questi, cara Destinee, sono i fatti. Ma in questa vicenda, c'è dell'altro.
Ti scrivo queste parole non tanto come tifosa di Pesaro, ma come una grande amante della pallavolo. E come tale, devo ammettere che il tuo comportamento mi ha molto delusa. Quando sei arrivata a Pesaro, ricordo che sei stata presentata a noi giornalisti come una campionessa. Mi dispiace ammetterlo, ma questa tua fuga, qualsiasi siano le ragioni, non si addice proprio a un CAMPIONE sportivo. Per quello che posso dire, per me una Campionessa, con la C maiuscola, non è certamente un'atleta che abbandona la propria squadra a metà campionato e prima di un evento importante; una Campionessa non è una giocatrice che lascia le sue compagne e i suoi tifosi senza nemmeno un saluto, fuggendo all'alba come per nascondere qualcosa. No, una Campionessa non si comporterebbe mai così: darebbe invece tutta se' stessa per un grande e comune obiettivo nonostante le difficoltà; pur non potendo giocare, starebbe vicino alle sue compagne; e soprattutto, metterebbe lo sport che ama davanti a tutto. Forse nessuno saprà mai quale siano state le vere ragioni di questa tua fuga, e sinceramente, penso che non sia neppure importante saperlo . Quello che conta, invece, è stata la tua decisione di lasciare la tua squadra, le tue compagne e i tuo tifosi a pochi giorni da un evento importante come le finali di Champions League. Questo proprio non riesco a capirlo. Hai sempre detto che il tuo obiettivo più grande come atleta era quello di poter partecipare alle Olimpiadi di Londra nel 2012. Non pensi che la Champions sarebbe stato un palcoscenico ideale per la tua candidatura? Inoltre, la Scavolini Pesaro è una delle squadre più vincenti di questi ultimi anni nel campionato italiano: indossare i colori bianco-rossi avrebbe potuto certamente dare lustro alla tua carriera e mettere in risalto il tuo talento, che credimi è davvero tanto. Tuttavia, come i veri campioni ci hanno insegnato, il talento non conta niente se dietro non c'è il cuore; la sola bravura non basta se non supportata dalla determinazione e dalla devozione verso lo sport. E tu, fuggendo, non ci hai messo nulla di queste cose. Nei tuoi post parli spesso di fede e di preghiere. Bene, vorrei chiudere anche io con una preghiera nei tuo confronti: prego che un giorno tu possa trovare una squadra e una famiglia come quella che hai lasciato a Pesaro; prego che un giorno, tu capisca il grave gesto che hai commesso nei confronti della tua società e di tutti quei giovani che ti vedevano come un modello; prego infine che un giorno tu possa ritrovare la passione per la pallavolo, che in questo momento sembri aver smarrito e che ti possa (ri)-innamorare di questo sport che noi tutti amiamo.

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di marzo 2011 di www.pallavoliamo.it

Lettera a Marta Bechis


Cara Marta,

dopo gli ottimi risultati, gli importanti traguardi e le conferme ottenute nella passata stagione ad Urbino, eccoti qui nuovamente a Novara, nella squadra che ti ha reso una giocatrice professionista e alla quale è legato il mio ricordo più bello della tua carriera. Come ben sai, io non sono mai stata una sportiva e quindi, da semplice spettatrice, inizialmente non riuscivo a rendermi conto delle tue reali possibilità. Poi, nel 2008, quando tu giocavi nell'Asystel Novara,tutto mi è diventato chiaro. Quella stagione, eri stata convocata come seconda palleggiatrice nella partita di Champion League contro Murcia. Berg era l’alzatrice titolare, e Brdjovic ti aveva portato come seconda. Stavate perdendo, e così l’allenatore ha deciso di mandarti in campo: quella che pensavo fosse una cosa momentanea, si è trasformata nella chiave vincente del match: sei rimasta in campo fino alla fine e vi siete riprese alla grande, finendo col vincere la partita. È stato in questa occasione che ho capito che potevi farcela a fare qualcosa di importante in questo sport. Quella partita ha cambiato un po’ ogni cosa: la tua carriera, i tuoi studi e le aspettative di noi tutti.

In realtà, io credevo che tu avresti seguito le orme di tua sorella e tuo fratello maggiori: una laurea e poi un lavoro inerente agli studi. Sin da piccola infatti, hai sempre osservato Elisabetta e Michele molto attentamente e volevi fare tutto quello che facevano loro. È così che sei approdata alla pallavolo, ricordi? Tua sorella giocava e quindi anche tu ti sei avvicinata a questo sport anche se nella ginnastica artistica già disputavi competizioni a livello nazionale. Ad un certo punto però stavi crescendo troppo e stavi diventando troppo alta. Vuoi sapere la verità? Da una parte sono stata sollevata dalla tua decisione: ogni volta che ti vedevo gareggiare ero spaventatissima perché facevi dei movimenti stranissimi e pensavo “ora si spacca!”. Sei sempre stata molto portata per gli sport, ma nella pallavolo è stato impressionante il salto qualitativo che hai fatto nei primi anni. All’inizio giocavi con le ragazze della tua età, ma poi sei stata passata subito ai gruppi più alti: in pratica eri sempre la più piccola e ti consideravano un po' la loro mascotte. Ricordo, per esempio, che avevi una compagna che era già ginecologaquando tu avevi solo 13-14 anni. Per questa differenza d'età, ti coccolavano un po’ tutte ma allo stesso tempo ti rispettavano perché eri pur sempre la loro palleggiatrice e avevi le redini della squadra in mano. Nonostante tutto, comunque, riuscivi sempre ad avere un ottimo rapporto con tutte. Come con i fratelli, hai sempre avuto persone più grandi intorno che in qualche modo ti hanno aiutata a maturare e a diventare la straordinaria persona che sei ora, nella vita e nella pallavolo.

Ma dietro le vittorie, i riconoscimenti e la felicità, qualche lacrima abbiamo dovuta versarla: la pallavolo, come la vita, non è fatta solo di gioia ed applausi. Quando sei andata a Novara la prima volta, per esempio, non è stato per niente facile vederti partire. All’epoca non avevi neppure 16 anni, e io avevo tanti dubbi e paure: dare il consenso per quella nuova situazione mi è costato davvero molto anche perché era la prima volta che ti allontanavi da casa e sapevo che anche a te, in fondo, dispiaceva. Ma la cosa più terribile per me era che quel distacco mi lasciava un grande vuoto. Tra di noi, infatti, c’è sempre stato un ottimo rapporto e anche adesso mi piace tanto passare del tempo con te anche solo per un caffé. Tu mi racconti molto della tua vita: le cose che vanno e quelle che non vanno, le tue emozioni, i tuoi stati d’animo e le tue preoccupa- zioni. Con me ti lasci andare e fai emergere la tua parte più emotiva, forse perché anche io caratterialmente sono così. Con tuo padre sei più razionale e tecnica. E come potrebbe essere altrimenti? Basta dire che in casa è lui quello più professionale e che controlla i tabellini delle tue partite.

Io gioco più sulle emozioni e così riesco ad essere più tranquillizzante e meno critica nei tuoi confronti. In verità, quando ti vedo giocare sono sempre terribilmente agitata: ho bisogno che inizi la partita per calmarmi un attimo. Come ogni genitore, infatti, vorrei che non tu non sbagliassi mai, che fossi sempre perfetta e che non soffrissi per gli errori che hai fatto o per quello che non sei riuscita a fare. Quindi, man mano che il gioco va avanti, mi tranquillizzo, ma nel momento in cui perdi, chiaro, che ho un’angoscia terribile. Poi quest’anno, almeno ad inizio stagione, sembrava che il nostro messaggio portafortuna non funzionasse più a dovere! È da due anni che prima di una partita ti chiamo per dirti soltanto “in bocca al lupo”. Lo so che non è molto originale, ma queste semplici parole la scorsa stagione avevano un valore positivo enorme… Spero che anche quest’anno ti sia d’aiuto! A parte la scaramanzia, fortunatamente in campo tu riesci a camuffare bene questo tuo lato più emotivo e sai sempre mettere la giusta dose di grinta.

Ma ad accomunarci di più non è l’emotività. Mi riconosco molto nel tuo gusto e raffinatezza. Essendo stata un’insegnante di storia dell’arte sono molto attenta a queste cose, e apprezzo molto le tue scelte, per esempio, nell’arredare le case che hai dovuto costantemente cambiare stagione dopo stagione: è incredibile come tu riesca sempre a trovare la giusta cosa per dare un tocco personale ad una stanza e sentirti in armonia con essa. Questa tua attenzione per i piccoli dettagli dimostra la tua grande femminilità e sensibilità. Anche in questo ci assomigliamo molto. Inoltre, sei una ragazza che di primo acchito non dà l’idea di una che ti vuole aggredire: al contrario, emani una grande dolcezza, soprattutto nel tuo relazionarti con gli altri. Sia in campo che nella vita di tutti i giorni. Tu, infatti, sei sempre molto attenta ai rapporti con chi ti circonda: sei cosciente che gli altri esistono e che bisogna dare credito a tutti. Per questo ti auguro di poter incontrare sulla tua strada persone che sappiano apprezzare e dare valore a tutte le tue potenzialità, non solo sportive ma anche umane. Che credimi, sono davvero tante!
Con tanto affetto, la tua mamma

La foto di testata è di Michele Poggi ed è pubblicata su Pallavoliamo.
L'articolo originale, assieme alla foto di testata, è pubblicato sul numero di marzo 2011 di Pallavoliamo

lunedì 14 marzo 2011

Le Marche regine del volley

Una domenica di grande volley per la regione Marche: Macerata conquista la sua prima Challenge Cup sul caldissimo campo del Arkas Izmir; Loreto si aggiudica a sorpresa la Coppa Italia andando a vincere al tie break contro Pontecagnaro. E non finisce qui: mercoledì 16 Urbino sarà impegnata nelle semifinali di Cev Cup e Pesaro si giocherà un posto nella storia alle Final Four di Champions League il 19 e il 20 marzo in Turchia.
di Isabella Agostinelli
redazione@viveremarche.it
La Lube Macerata, dopo la netta vittoria nella gara d'andata contro i turchi del Arkas Izmir, mette le mani sull'unico trofeo che ancora mancava in bacheca: quella Challenge Cup un po' snobbata da tutti, ma che ha invece un grande valore se ottenuta al tie-break dopo una grande rimonta dal 2 a 1. Macerata con Vermiglio in regia e Pondrascain sugli scudi ha ottenuto così una grande vittoria nonostante la pesantissima assenza di Omrcen.

Sul campo di Santa Croce, la Esseti Loreto conquista la sua prima Coppa Italia contro ogni pronostico. Data come sfavorita nella semifinale contro la Famila Chieri, Loreto non solo ha vinto nettamente le favorite al titolo finale, ma si è imposta anche al tie-break nella finale contro la Lavoro Doc Pontecaganaro. La squadra di coach Pistola ha dato vita ad un match agguerritissimo, fatto di sorpassi e rimonte che alla fine ha sorriso alla squadra marchigiana. Frutto anche di una maggior compattezza di squadra e a una super Guiliadori che ha guidato le sue compagne nella rimonta finale.
Ma il bottino marchigiano potrebbe aumentare. Infatti questa settimana, la Chateau D'Ax Urbino e la Scavolini Pesaro saranno impegnate in due grandi appuntamenti. Le Colibrì di Paolo Tofoli rappresenteranno l'Italia intera ad Istanbul nella fase finale di Champions League: fischio d'inizio il 19 marzo alle 14.00 ora italiana. Le ragazze di coach Salvagni, invece si giocheranno l'accesso alle Final Four di Cev Cup mercoledì 26 contro la Vizura Belgrado (ritorno previsto al Palamondolce di Urbino il 20 marzo alle ore 18.00).

Entusiasmo alle stelle per entrambe le formazioni che partecipano alle rispettive manifestazioni per la prima volta nella loro storia. In caso di vittoria, in casa feltresca già si ipotizza una possibile candidatura ad ospitare la fase finale della manifestazione: un degno coronamento del momento magico marchigiano nel panorama pallavolistico nazionale ed internazionale.

domenica 13 marzo 2011

La Scavolini scalda i motori in vista delle FInals

Prova d'orgoglio della Scavolini che nonostante la pesante assenza di Hooker si impone per 3-1 su Castellana Grotte. Prove generali per la grande avventura di Champions: gioco più veloce e tanti primi tempi. Questa è la nuova chiave del gioco bianco-rosso.

La gara contro Castellana si presenta piena di insidie per le pesaresi: nel girone d'andata, infatti, le ragazze di Radogna avevano vinto al tie-break. In assenza di Hooker, Tofoli schiera Saccomani nello starting six.

Entrambe le squadre coprono bene in difesa e toccano molte palle a muro. Al primo time out tecnico Pesaro è avanti di un solo punto (8-7) e prende un break di 3 punti grazie anche ad un muro di Manzano su Wood. Dopio le due fast di Guiggi (15-10) le Colibrì subiscono la rimonta di Castellana che con il turno in battuta di Alvarado risale fino al -1. Pesaro riprova l'allungo con al servizio Ferretti, e lo trova grazie agli attacchi di Flier e Usic (21-15). Saccomani chiude il set sul 25-20.

Ferretti gioca molto con le sue centrali e sia Guiggi che Manzano rispondono presente siglando i primi due punti per Pesaro che prende subito un buon vantaggio (7-2), ma le pugliesi non mollano e dopo essersi riportate pericolosamente sotto (14-13) sempre grazie al turno in battuta della peruviana, ottengono il sorpasso al secondo time out tecnico (15-16). La partita si accende e le due squadre lottano punto a punto: Pesaro è più distratta e Castellana ne approfitta per portarsi avanti di tre lunghezze (19-22) e chiudere il set sul 21-25. P

artenza più sicura di Pesaro (8-4) ma nuovamente sul turno della Alvarado, Castellana mette a segno un parziale di 5 punti (9-8). Pesaro riesce a mantenere il vantaggio (16-12) e allungare fino al 18-13. Senza altre difficoltà e soprattuto con percentuali a muro molto più alte, le Colibrì chiudono il terzo set sul 25-18. Partenza sprint delle padroni di casa che siglano un parziale in avvio di 4-0. Usic e Guiggi trascinano poi le Colibrì che allungano fino al 8-3. Come nei primi due parziali black out pesarese che rimette in gioco le avversarie (10-10). Grazie ai recuperi di De Gennaro e ai primi tempi di Guiggi, Pesaro mantiene un mini vantaggio di 2 punti (16-14). Castellana accusa il colpo e le padrone di casa ampliano il divario chiudendo sul 25-18 con errore in battuta di Alvarado.

Tofoli si dice soddisfatto della gara delle sue ragazze: “non è stata una bella partita tecnicamente, ma l'importante oggi era vincere per non perdere il contatto con Bergamo che si stava allontanando. Ora che non abbiamo più la Hooker il nostro gioco dovrà cambiare e già oggi abbiamo cercato di velocizzare gli attacchi utilizzando molti primi tempi”.

Ora alcuni giorni di riposo anche per recuperare i piccoli infortuni di alcune atlete: prossima destinazione Istanbul. “Nella finali di Champions noi vogliamo essere protagoniste. Siamo cariche e abbiamo già battuto una volta Baku”. Appuntamento quindi a Istanbul.

venerdì 4 marzo 2011

Scavolini tra le 4 finaliste della Champion 2011

Vincendo il casa per 3 a 2 contro il Volerò di Zurigo, la Scavolini strappa il pass per le final four di Champion che si terranno a Istanbul il 19 e il 20 marzo. Una vittoria che vale la storia per il Club Pesarese.

L'unico imperativo per Tofoli e le sue ragazze era vincere. Non importava come: l'importante era riuscire ad aggiudicarsi il match dopo l'importantissima vittoria esterna per 3 a 1 in casa del Volerò di Zurigo. Il match offerto al Pala Campanara non è stato infatti uno dei più belli giocato dalle Colibrì, ma tanto è bastato per avere la meglio delle avversarie, autrici però di un match assai positivo soprattutto in fase difensiva. Con Hooker non in condizione perfetta e con la tensione delle grandi partite, le pesaresi sono però riuscite a mantenere la calma e a rispondere set su set alle avversarie, fino ad arrivare al tie-break dove la maggior esperienza e qualche colpo di classe delle sue atlete, Pesaro è riuscito ad aggiudicarsi il match e a staccare il pass per le finali.

L'andamento dei primi due set è stato a "strappi" con le due squadre che dopo aver accumulato break importanti, hanno subito il ritorno dell'avversaria. Molto fruttuosi sono stati i turni a servizio di Francesca Ferretti, che con la sua battuta calibrata ha messo a dura prova la ricezione svizzera. Con questo tiro e molla, il primo parziale è andato allo Zurigo con il punteggio di 27 a 29, mentre il secondo se lo è aggiudicato Pesaro per 25 a 18 con un parziale di 9 a 0 per le Colibrì proprio nel rush finale. Terzo set tiratissimo (25-23) a risolto da Pesaro solo nelle battute finali grazie soprattutto a Senna Usic. Il quarto parziale è andato invece alle ragazze del Volarò per 21 a 25.

Il match si è deciso così al tie-break. Secondo la formula della CEV, in caso di vittoria del Volarò, le due squadre avrebbero dovuto giocarsi la vittoria al Golden Set: una soluzione che a Pesaro è costata per due anni di fila proprio l'accesso alle finali. Guiggi e compagne erano quindi consapevoli dell'importanza di quel quinto parziale. Conquistato un mini parziale di 4 a 0 sul 10 a 6, la Scavolini ha saputo mantenere il vantaggio fino alle battute finali. L'ultimo punto è arrivato con l'ace di Flier.

Appuntamento quindi a Istambul per le Final Four che verdrà le Colibrì impegnate contro il Rabita Baku, già incrociato nel girone eliminatorio. Nell'altra semifinale si scontreranno le due squadre turche del Gunes e Fenerbahce.

L'articolo originale è pubblicato su Vivere Pesaro del 5/02/2011 www.viverepesaro.it