domenica 18 dicembre 2011

Il "giocattolo" si è rotto: Scavolini Pesaro, il punto sull'esonero di Tofoli

“Il giocattolo si è rotto”, così in tempi ancora non troppo sospetti un tifoso di Pesaro aveva descritto la prematura uscita delle Colibrì dalla corsa scudetto. Mai parole furono più profetiche. L' addio di un baluardo bianco-rosso come capitan Guiggi già da solo aveva messo fine ad un'era: un'era che definire “d'oro” può sembrare un eufemismo, visti i tre scudetti consecutivi, le tre Supercoppe e la Coppa Italia vinti tra il 2008 e il 2011. “Il giocattolo si è rotto” . Vero. E per il momento la classifica parla chiaro: 0 punti in classifica, con 2 soli game vinti e una squadra irriconoscibile in campo, non tanto per il gioco ma quanto per l'atteggiamento. Almeno questo è quello che si è visto fino a questo momento, giorno in cui Tofoli è stato esonerato per lasciare posto a Luciano Pedullà, il professore della pallavolo chiamato a restituire lo smalto perduto alla squadra pesarese.

Ma quali sono le cause che hanno portato alla rottura di questo “giocattolo” che fino ad allora era sembrato indistruttibile, inossidabile e divertente? Sui vari forum dedicati alle tricampionesse d'Italia impazzano le “toto-colpe”.

Un folto schieramento si è accanito contro l'ex coach Tofoli appellandosi all'ormai classico detto “non sempre un grande giocatore può diventare un grande allenatore”. Le colpe attribuite al tecnico fanese sarebbero una poca “efficacia” nei time-out e una gestione troppo “bonaria” del gruppo...in poche parole, Tofoli non sarebbe in grado di alzare la voce quando ce n'era bisogno. Se ciò fosse vero, sempre secondo questo schieramento, l'arrivo di Pedullà dovrebbe risolvere almeno in parte questi due problemi: il “professore” non è uno che ci pensa due volte ad usare la “bacchetta” quando qualcosa non va in campo e soprattutto è un tecnico capace di motivare al meglio le sue atlete, specialmente quelle più giovani.



Un altro fronte si schiera contro la campagna acquisti fatti dai dirigenti bianco-rossi rei di aver valutato male alcune giocatrici e di aver allestito una squadra poco competitiva, ben al di sotto delle aspettative e di una classifica di alto livello. In particolar modo, le colpe maggiori sarebbero state poi quelle di aver allontanato giocatrici ben contente di rimanere – vedi Flier e Usic - e di aver cambiato per circa 2/3 l'intera rosa, tenendosi strette giocatrici che già nella passata stagione avevano assai stentato – vedi Manzano e Saccomani. Ad alimentare questo filone di accuse ci hanno poi pensato le pesanti parole del patron Scavolini che in ben due occasioni ha minacciato di “abbandonare il volley” se i risultati tardassero ancora ad arrivare. In entrambe le occasioni Walter Scavolini ha apertamente accusato la società di aver investito male i suoi soldi e chiede che alcuni contratti vengano rivalutati. Parole che pesano quanto un macigno sulle spalle dei dirigenti che attraverso vari comunicati stampa si dicono rattristati delle parole del patron e dicono di assumersi le loro “responsabilità”.

Ma oltre agli accusatori, si è creato un compatto esercito di tifosi e appassionati pro giocatrici e società, uno schieramento che anche di fronte alle sei sconfitte in campionato ha sempre difeso a spada tratta Tofoli, Babbi, Sardella e giocatrici. A proposito dell'ex tecnico bianco-rosso, si è spesso parlato di sfortuna, incriminando la vicenda Hooker della scorsa stagione che ha fatto svanire i sogni della Champions League e un avvio di stagione travagliato dalle numerosissime assenze a causa della World League, assenze che non hanno mai permesso a Tofoli di avere la squadra al completo. Per quel che riguarda le giocatrici si rimpiangono alcuni nomi – Costagrande in primis – ma si dà anche tanta fiducia al gruppo capitanato da Francesca Ferretti, con la consapevolezza che ci vuole del tempo prima che tutti i meccanismi di gioco vengano ben oliati e che si instauri la giusta alchimia. Infine, le parole dello sponsor vengono viste più come un tentativo di scuotere l'ambiente che minacce da prendere sul serio.

Certo è, che nonostante questi fronti, dispiace vedere che in un momento di difficoltà in molti abbiano voltato le spalle ad una squadra che per molte stagioni è stata la protagonista assoluta del nostro campionato; dispiace leggere, non tanto da tifosa ma da sportiva, le pesanti accuse di Scavolini a riguardo della squadra e della società che per tre stagioni hanno portato il nome delle “cucine più amate dagli italiani” nel firmamento delle “big” del volley internazionale. Certo, lo sfogo è comprensibile vista la situazione, ma a molti il tono usato dal patron pesarese è sembrato eccessivo e soprattutto, non da appassionato. Dispiace ancora di più però vedere i tifosi di Pesaro diminuire sempre di più di numero sugli spalti del Palacampanara e di vederne ancora di meno alle trasferte. Sembra quasi che il tifo bianco-rosso abbia deciso di mollare proprio nel momento in cui le ragazze ne abbiano maggiormente bisogno: fino a quando tutto andava bene si organizzavano autobus, cori e coreografie...ora il vento sembra cambiato e una certa “maretta” sembra essersi levata tra i Balusch e la società. Almeno per quel che si può leggere sul forum dei tifosi pesaresi a riguardo del poco appoggio da parte della società nei loro confronti e dai toni di alcuni commenti alle parole di Babbi sui tifosi.

“Il giocattolo si è rotto”: sembra essere la dura realtà. Ma come ci insegna la vita, i cicli iniziano e terminano: dopo uno caratterizzato dai grandi successi ne è iniziato uno di profilo più basso. E ci sta. Prima di diventare la Scavolini dei tre scudetti e delle emozionanti vittorie, la società pesarese era una piccola realtà dai piccoli risultati. Ciò che l'ha fatta diventare grande è stata la passione da parte dei dirigenti, sponsor, giocatrici e tifosi. Una passione che ha reso il “giocattolo” perfetto in tutte le sue componenti. Ed è così che presto ritornerà ad essere. Ma solo se tutti continueranno a crederci.

L'articolo originale e la foto di testata sono pubblicati sul numero di dicembre 2011 di Pallavoliamo nella rubrica Pallavvelenata.

Stellina di Papà: Celeste Poma vista da suo padre Gigi


Il nome ci ricorda un po' il cielo sereno, privo di nubi. Protagonista della nostra rubrica è Celeste Poma, libero dalla Cariparma SiGrade, vista dagli occhi di suo padre Gigi, un uomo che ha fatto un po' la storia della squadra di Pavia e che oltre ad essere un grande tifoso della figlia, è anche un grande conoscitore del nostro sport. E il perché la sua “stellina” brilli così tanto, ce lo spiega lui con queste parole.

S come SPORT: la mia famiglia è composta da veri appassionati dello sport. Io, per esempio, ho giocato a calcio a livelli abbastanza alti, mio fratello ha partecipato ai campionati italiani di atletica, e ora anche Celeste fa parte del mondo sportivo. Sono contento di ciò, perché lo sport fa bene e se fatto nella giusta maniera è un potente mezzo per crescere in modo sano e per imparare a rispettare chi ci sta intorno. Per quel che riguarda Celeste e la sua scelta di giocare a pallavolo, sono convinto che ha fatto una cosa che le piaceva, anche perché noi non l'abbiamo mai obbligata... se non all'inizio! Mia figlia ha infatti iniziato a giocare a pallavolo perché... doveva fare numero! Nel 1995 ero stato eletto assessore allo sport del comune di Villanterio (PV) e dovevamo utilizzare la palestra che era inutilizzata e allora abbiamo fatto una squadra femminile di pallavolo: erano in 14 ragazze di un'età compresa tra i 4 e i 14 anni... Cele ha cominciato così, a soli 4 anni per fare numero con le altre. Ma quello è stato solo l'inizio: è stata lei che poi ci ha dato dentro ed è andata in palestra con impegno e con la volontà di voler sempre fare bene.

T come le TRE ricezioni perfette che Celeste ha fatto al suo debutto in serie A in un momento assai critico della partita. Questo è sicuramente il ricordo più bello ed emozionante che ho della carriera di mia figlia. Lei, all'epoca, aveva 16 anni ed era la prima volta che entrava in campo in serie A: giocavamo la finale dei play off contro Cremona e stavamo perdendo il set. Così il coach Gianfranco Milano le ha detto: "Celeste entra". In seguito, lei mi ha detto che ha avuto una paura terribile nel momento in cui hanno pronunciato quella frase, ma in campo è stata determinante. Insieme a questo, sono stato orgogliosissimo di lei quando l'ha chiamata la Foppapedretti Bergamo per fare la Girl League. In quella circostanza l'ho vista veramente felice e questo è una cosa essenziale per me.

E come ERRORE: sì, quello che ho forse commesso io dandola in prestito ad una società di serie D quando era molto giovane: all'epoca non c'era nemmeno il ruolo del libero. Il suo allenatore non l'aveva mai fatta giocare e quindi è rientrata alla base a gennaio, non potendo più essere inserita in organico... le ho fatto perdere 3 o 4 mesi di campionato. Adesso quando Celeste vede l'allenatore di allora lo saluta e gli dice "io sono quella che tu hai lasciato in panchina!". Per me la sua crescita viene prima di tutto, e molte delle decisioni prese nella sua carriera sono state fatte proprio in quest'ottica. Ogni scelta l'abbiamo sempre discussa insieme, magari litigando, ma sempre insieme, e credo che per il momento vada bene così. Vale anche il suo passaggio a Parma: a Pavia non sapevamo se saremo stati ripescati, e Celeste era richiesta da più parti. Lei sarebbe restata anche in A2, ma io ero contrario, perché in questo modo avrebbe perso il ritmo della A1 e temevo che avrebbe influito negativamente anche nel suo futuro. Ora lei è contenta di essere a Parma, ma allo stesso tempo prova dispiacere di non essere più qui a Pavia, anche perché qui alla Riso Scotti avrebbe giocato con le due sue grandi amiche, Balboni e Gennari. Certamente mi ha fatto un certo effetto la prima partita a Pavia senza di lei, perché quando Celeste entrava in campo il pubblico la applaudiva tantissimo in quanto l'hanno vista crescere... adesso mi sto abituando al fatto che giochi a Parma: ha anche una bella maglia da libero... anche se la nostra è più bella!

L come LIBERO: Celeste non è diventata alta come altre ragazze. Nonostante questo, all'inizio della sua carriera, giocava in banda, ed era un posto 4 ricevitore molto brava, per di più mancina. Vinceva tutti i tornei della sua categoria e partecipava ai campionati con le ragazze più grandi. Le abbiamo detto però che come schiacciatore non avrebbe mai avuto la possibilità di giocare titolare nelle serie maggiori, avendo davanti giocatrici più alte. E allora le abbiamo prospettato l'idea di diventare libero. Ovviamente lei non voleva, ed è andata avanti a piangere per una settimana per questo... lei voleva darle le pallonate, non prenderle! Oggi quando ne parliamo dice sempre che è stata la scelta giusta, e ritiene che il ruolo del libero sia quello in cui oltre alla tecnica bisogna avere anche un quoziente di perspicacia e di prontezza non comune... i liberi bravi devono difendere senza buttarsi per terra perché capiscono prima dove va il pallone - glielo dico sempre, io!

L come LEALE: Celeste le cose non le manda a dire, in questo ha preso tutto dal papà. Ma mia figlia è anche molto leale, sincera, schietta: le cose le dice ma non serba rancore, preferisce dire le cose schiettamente ma poi i problemi finiscono lì. Io vorrei dirle di rimanere sempre così, leale e sincera con gli altri, perché alla fine queste cose pagano sempre! Che altro? Cele è una che non si arrende. L'anno scorso a Pavia la situazione è stata difficile anche dal punto di vista ambientale, e questo l'ha portata a stringere i denti. Io le dicevo di farlo perché sono queste le situazioni che formano e aiutano a capire le persone. Adesso mi dice: “papà, è triste vedere Pavia trattata male, ma grazie a questo ho capito alcuni aspetti della vita che forse altrimenti non avrei ancora capito”. Un'altra caratteristica che abbiamo in comune io e Cele è la forza di volontà: lei si era prefissa un obiettivo, ci ha creduto e ci è arrivata, e ancora adesso non rinuncia ai suoi sogni sia fuori che dentro il campo di pallavolo. Io, allo stesso modo, avevo promesso a mia madre che mi sarei laureato in medicina e, anche se ero quello tra i suoi figli che studiava meno, mi ci sono messo d'impegno e ce l'ho fatta. Certo è che Celeste è anche “pignolina” e tanto “precisina”, e questo si vede anche poi nei rapporti interpersonali: mia figlia dà confidenza e amicizia molto lentamente, mentre io sono più aperto rispetto a lei.

I come IPERCRITICA e IPERTIFOSO: durante le partite io cerco sempre di capire come gioca e faccio sempre il tifo per lei, anche se, nel match tra Piacenza e Parma mi auguravo che vincesse Piacenza per una questione di classifica! Forse il mio grosso limite è che non vedo quando Celeste non gioca bene: sono critico ma non al punto da accorgermi di tutto, e poi lei si critica abbastanza da sola. Figuratevi che qualche settimana fa ho visto i risultati della Lega e non sapevo che lei fosse stata il miglior libero, della giornata: lei non me l'aveva neppure detto. Nei confronti di se stessa è ipercritica, mentre io mi esalto quando gioca, la vedo con gli occhi del tifoso più che di quelli di un addetto ai lavori!

N come NUVOLETTA: “nuvoletta” è il soprannome che le ha messo Mencarelli la prima volta che l'hanno convocata in nazionale. Il motivo è stato: "non abbiamo mai avuto una giocatrice così leggera!" Leggera in campo e serena nella vita: sono molto felice per lei perché vedo che fa tutto volentieri ed è riuscita ad unire la scuola alla pallavolo: studia psicologia a Parma, la vedo serena anche se sa che deve sacrificare molto della sua vita... ma non è una ragazza discotecara, non ama molto la vita mondana delle discoteche e dei divertimenti: le piace molto stare in compagnia ma senza eccessi... e forse io la volevo proprio così. Tra di noi c'è un rapporto particolare che nasce innanzitutto dal nome: lei si chiama Celeste proprio come mio padre, era Celeste ancor prima di nascere. Adesso che lei non c'è a casa sento davvero molto la sua mancanza! Mi manca soprattutto la sera quando passo davanti alla sua camera e la vedo vuota...capisco cosa provano tanti genitori quando un figlio se ne va! Avendo poi avuto Celeste sempre a casa con me non ho mai fatto cose particolarmente folli per lei, ma ora che è lontana potrei misurarmi anche con questo!

A come AMORI: per quel che riguarda l' ambito "fidanzati", come tutti i papà sono molto geloso, però conosco Celeste e so che lei i fidanzati li sceglie bene. Capisco che c'è “qualcuno” quando la vedo in compagnia e anche se apparentemente sembra tutto tranquillo io la guardo e lei inizia ridere: in quel modo capisco che quella persona è il fidanzato del momento. Devo dire però non mi sono mai permesso di entrare nel merito: magari faccio il furbo e dico ridendo che non voglio che abbia orecchini o tatuaggi, ma conosco mia figlia e so che non cambia un fidanzato ogni sera e che soprattutto, nonostante abbia solo vent'anni, ha la maturità necessaria per capire chi può renderla felice o serena. Per quel che riguarda il fidanzato ideale penso che dovrebbe essere una persona pacata, che deve ascoltarla per tutte le arrabbiature che ha e soprattutto, conoscendola, dimostrarle con i fatti che le vuole bene, e non solo con le parole. Poi può fare qualsiasi mestiere, l'importante è che la renda felice.

Due grandi personalità quindi quelle dei due Poma, padre e figlia, unite nella passione per la pallavolo e da un nome che come ha detto Gigi crea tra di loro un rapporto unico e speciale.

L'articolo e la foto originali sono pubblicati sul numero di dicembre 2011 di Pallavoliamo nella rubrica Stellina di Papà.

Sarah Pavan e il mestiere dell'opposto


Aggressiva, sicura dei propri mezzi e senza paura di sbagliare: queste sono le tre caratteristiche che un' opposto deve avere. É infatti l'opposto la schiacciatrice che colpisce il maggior numero di palloni e quella che deve “metterne a terra” di più. In inglese noi usiamo il termine “to kill the ball” , letteralmente “uccidere” il colpo, e penso che questo verbo renda bene l'idea di quello che ci si aspetta dalla giocatrice che riveste questo ruolo. I palloni più “caldi” normalmente vanno proprio a noi ed è per questo che un buon opposto oltre a colpire duro deve essere capace anche di reggere la pressione durante ogni partita, soprattutto quando si gioca punto a punto. Personalmente, penso di sopportarla bene e di riuscire a rimanere lucida nei momenti caldi delle partita. Posso assicurarvi che il “mestiere” dell'opposto non è facile, ma grazie al fatto che sono molti anni che ricopro questo ruolo ho imparato a utilizzare la pressione a mio favore e riesco a rendere di più proprio in queste circostanze. Non c'è altra soluzione: per fare l'opposto ci si deve abituare a giocare sotto pressione; fa parte della stessa natura di questo ruolo. Io personalmente non mi ritengo ancora un opposto “perfetto”: ci sono ancora molte cose che devo migliorare e che sto imparando in questa stagione, come per esempio essere aggressiva durante tutta la partita. Penso che il mio punto di forza sia la potenza e il fatto che possa colpire la palla davvero molto in alto: in questo modo riesco a chiudere degli angoli davvero molto buoni e mettere in difficoltà le avversarie. Poi il fatto di essere mancina è un grande vantaggio in questo ruolo in quanto è più facile giocare da zona 2 colpendo la palla con la mano sinistra. Di natura, inoltre, sono molto competitiva e quindi faccio sempre di tutto per portare a casa la partita e per far vincere la mia squadra: un atteggiamento che ben si sposa con questo ruolo. Sin da quando ero piccola guardavo tanto il volley internazionale e cercavo di studiare e imitare quello che facevano le migliori giocatrici al mondo come per esempio la brasiliana Sheilla. Ma i miei veri modelli erano soprattutto gli opposti uomini perché, nonostante il gioco sia assai differente da quello femminile, penso che si possa imparare molto dal volley maschile.

Prima di arrivare alla pallavolo ho praticato un po' tutti gli sport: calcio, basket, tennis, atletica leggera... e riuscivo bene in tutto! Quello che mi è piaciuto di più della pallavolo è che è uno sport di squadra e il fatto che la vittoria non può dipendere da una sola giocatrice. In generale mi ha colpito l'atmosfera che si respira in campo. Inoltre la pallavolo è uno sport davvero difficile a livello tecnico e quindi mettermi alla prova mi stimolava molto. Quando ho iniziato a giocare all'età di dieci anni, ero alzatrice, ma poi crescendo, anche la mia statura aumentava e mi sono ritrovata subito a giocare come opposto e da quel giorno non ho più cambiato. Diciamo che la mia strada in questo sport era comunque “scritta” nei miei geni: ho iniziato infatti a giocare perché entrambi i miei genitori, Paul e Cindy, erano stati giocatori di pallavolo negli anni '70 e quindi sono cresciuta nelle palestre guardandoli giocare e allenarsi. Mio padre, inoltre, è stato il mio coach per nove anni nella squadra della Forest Heights Collegiate Institute in Ontario, Canada, e devo ringraziare lui per essere diventata una giocatrice professionista. É stato lui infatti che mi ha aiutata a crescere come giocatrice e come persona. Devo ammettere che è stato davvero duro con me per quel che riguarda la pallavolo e non mi lasciava passare davvero nulla, ma questo mi ha reso una giocatrice molto determinata e sicura di quelli che erano i miei obiettivi. Quando avevo circa quattro anni, per esempio, già mi allenava a colpire la palla alta, proprio come facevano gli uomini.

Nel 2004 mi sono però dovuta separare da lui e dal Canada per dirigermi un po' più a sud, negli Stati Uniti: per emergere in questo sport e per potersi confrontare con un livello di gioco più alto, il passaggio nei college americani è indispensabile per noi canadesi. Mio padre mi ha seguito molto nella scelta della mia futura squadra e tra le tante offerte che avevo ricevuto abbiamo accettato quella della University of Nebraska, uno stato nel cuore degli Stati Uniti e molto diverso da Kitchener, la città dell'Ontario nella quale sono cresciuta. Ma sono stati proprio i mie quattro anni con gli Huskers, come vengono chiamate le formazioni della University of Nebraska, a regalarmi uno dei ricordi più belli della mia carriera. Il 16 dicembre del 2006 è stato un giorno magico per me e per tutta la mia squadra in quanto in quella data abbiamo vinto il titolo NCAA (il campionato universitario statunitense) davanti al pubblico di casa. E' stata una vittoria davvero sudata arrivata contro la squadra della Stanford University. Avevamo perso il primo set per 30-26 e dopo aver trovato il pareggio, nella terza frazione abbiamo ricucito uno svantaggio dal 27 a 22. L'ultimo set è stato davvero duro ma il trofeo alla fine lo abbiamo sollevato noi dopo che la stagione prima avevamo perso proprio in finale contro Washington. Io avevo ricevuto diversi premi individuali, ma la vittoria che volevo di più era quella del campionato. Questo sicuramente è stato uno dei momenti più belli della mia carriera ma penso che anche questa stagione possa regalarmi davvero tante soddisfazioni. Dopo aver passato un anno in Korea in un campionato per me tutto nuovo, ho accettato l'offerta di Villa Cortese che mi ha voluto fortemente per questa stagione. La prospettiva di ritornare in Italia e giocare in una squadra che punta in alto sia in ambito nazionale che internazionale sono state due grande motivazioni per me.

Al momento stiamo facendo molto bene e abbiamo davvero la possibilità di raggiungere i nostri obiettivi, disputare cioè un grande campionato e riuscire ad aggiudicarci le competizioni in cui siamo impegnate, come la Champions League. Sinceramente non ho mai pensato ai mie obiettivi personali perché ragiono sempre in termini della mia squadra: quando si vince sono contenta e quindi ciò è l'unica cosa di cui mi devo preoccupare. Inoltre, Marcello Abbondanza, il mio coach, mi sta aiutando davvero a crescere e a raggiungere un livello di gioco sempre più alto, per esempio giocando palle più veloci e tese. Qualche mese fa avrei detto le palle alte erano il mio colpo preferito, ma ora grazie anche alla nostra alzatrice sto imparando a giocare palloni più veloci e mi piace davvero tanto. Inoltre mi diverto ad attaccare dalla seconda linea, uno dei colpi più efficaci dell'opposto.

Per queste mie caratteristiche tecniche lo stile di gioco tipico statunitense mi si addice meglio anche perché la struttura fisica delle giocatrici è più vicina alla mia e si gioca principalmente su quelle fasi di gioco – attacco e muro - nelle quali io sono più forte. In Korea, dove ho disputato la scorsa stagione, invece la maggior parte delle giocatrici sono di statura più bassa e quindi tutto il gioco si concentra sulla difesa. Certo, per me era davvero molto più semplice attaccare perché ero molto più alta rispetto alla media, ma ho avuto molti problemi in difesa. Inoltre, il gioco è davvero molto veloce perché essendo più minute sono più rapide nei movimenti e quindi anche gli schemi d'attacco sono più rapidi. In Italia invece diciamo che c'è un certo bilanciamento tra le due: le giocatrici sono offensive ma se la cavano molto bene anche in fase di difesa. Anche se un opposto deve essere aggressivo, io in realtà sono una persona molto timida e pacata sia in campo che fuori. Parlare alle persone, quando ancora non le conosco, è davvero dura per me. In campo non parlo molto e non sono una di quelle che urla o incita le proprie compagne a gran voce. Se conosco bene l'altra persona invece mi è facile aprirmi, fare scherzi ed essere molto diretta, ma in generale sono molto molto timida e calma. Non sempre però questo aspetto del mio carattere è positivo. Infatti, essere timida e calma può essere negativo in quanto le persone spesso fraintendono questi comportamenti vedendoli come altezzosi.

Questo di essere mal interpretata è una cosa che mi preme tantissimo e che mi ha creato anche dei problemi due anni fa qui in Italia, quando le cose che avevo scritto sul mio blog hanno scatenato tante polemiche. É stato un insieme di cose alquanto sfortunato, in quanto l'umorismo che ho usato nel raccontare qualche episodio della mia stagione a Conegliano è stato frainteso mentre io non volevo assolutamente ferire nessuno.Con la società e le mie compagne mi sono spiegata e scusata, e il fatto non ha avuto nessuna ripercussione sulla mia carriera. La cosa che non mi è piaciuta è forse stato che quella polemica sia stata usata per definire chi sono come persona creando così una Sarah completamente diversa da quella che sono in realtà. Tanto che io amo la cultura italiana e quest'anno con mio marito Adam stiamo cercando di visitare il più possibile il vostro paese. La città che preferisco è Torino dove spesso vado a fare shopping e mi trascino anche lui che mi deve sopportare mentre io passo da un negozio all'altro. Ma dell'Italia apprezzo tutto: la cucina, la storia, il senso della famiglia che voi italiani avete e soprattutto la passione che mettete nel fare le cose. E poi in qualche modo sono collegata all'Italia: i genitori di mio padre sono originari del Veneto.

L'articolo originale è pubblicato sul numero di dicembre 2011 di Pallavoliamo nella sezione "I mestieri del volle"
La foto di testata è di Marco Battiston, pubblicata su Pallavoliamo

La Scavolini doma il leone ferito: 3 a 1 alla Norda Foppapedretti Bergamo


3 a 1: con questo risultato la Scavolini di Luciano Pedullà batte la Norda Bergamo per quella che è ormai una classica del nostro campionato. Colibrì in affanno solo nel secondo set e tanto determinate da recuperare un pericoloso svantaggio nel quarto e decisivo parziale anche grazie all'apporto di Musti De Gennaro dalla panchina. Soddisfatto Pedullà: "Io ho tanta fiducia nelle mie ragazze. La sconfitta di giovedì contro il Muszyna ci ha insegnato che siamo capaci di fare recuperi e di giocare ad alti livelli".

Dopo la sconfitta in Champions League di giovedì, le Colibrì si rituffano nel campionato. Avversaria di oggi la Norda Foppapedretti Bergamo di Davide Mazzanti, formazione in grave difficoltà dopo le dure sconfitte rimediate in Champions League e quella contro Urbino di domenica scorsa.

Partita durissima sin dai primi scambi, con le due formazioni che rispondono colpo su colpo, ma è la Scavolini ad essere avanti al primo time out tecnico (8-7). Le pesaresi tentano il primo allungo sul 10-10 grazie ad una fast di Okuniewska e l'ace di Brinker. Il muro e la difesa della Norda leggono bene gli attacchi di Ortolani ma Klineman e Okuniewska mettono a segno i loro e permettono a Pesaro di allungare sino al 16-12. Mazzanti prova a cambiare le carte in tavola inserendo Serena in regia, Piccini e Diouf; ma il centrale pesarese continua a martellare dal centro e Ortolani ritrova la via del punto. Chiude Brinker dalla seconda linea (25-16). Pochi i muri per entrmabe le formazioni, rispettivamente 1 e 2, e Arrighetti con solo due attacchi e zero punti, indice di una certa difficoltà di Bergamo di impostare il suo gioco con una certa tranquillità.


Capitan Piccinini rimane in campo nella seconda frazione. Bergamo trascinata da Quaranta prova a portarsi avanti. Pedullà è costretto a chiamare il time out sull' 1-5 ma il lungo linea di Piccini e un nuovo attacco di Quaranta permettono alla Norda di incrementare il vantaggio (8-3). Klineman suona la carica per le sue con due buoni attacchi ma Bergamo rimane avanti sino al secondo time out tecnico (10-16) con i primi due punti di Arrighetti, poco servita nel primo parziale. Al rientro in campo Brinker mette a segno un attacco e un ace riavvicinando le bianco-rosse (12-16). Nucu mette la sua firma nella partita siglando il 16-22 e il muro di Piccini su Klineman dà il primo set point alle orobiche (17-24). Pesaro lotta ancora con Brinker e Ortolani obbligando Mazzanti a chiamare il time out sul 19-24. Nulla può il muro di Okuniewska sulla fast di Arrighetti che chiude il secondo set a favore delle ospiti (21-25). Punto di svolta per Bergamo sono sicuramente le migliori percentuali in ricezione per Merlo (50%) e Di Iulio (67%) che hanno permesso a Signorile di giocare con la palla in mano e servire così con più costanza le sue centrali.Nel terzo parziale è la Scavolini a guidare le danze con Klineman e Brinker trascinatrici per le bianco-rosse (8-4). Mazzanti prova a cambiare la regia del suo attacco inserendo Serena al posto di Signorile. Al rientro in campo gli errori di Bergamo permettono a Pesaro di allungare sul + 6. Diouf riporta le bianco-rosse sotto ma è Ortolani a chiudere il 16-12. Il ritorno delle orobiche è firmato Arrighetti che con la sua battuta mette in seria difficoltà la ricezione pesarese e permette alla Norda di tornare a – 2 (18-16). Il numero 13 orobico ci crede ma le sue proteste su una decisione arbitrale le costano un cartellino giallo. Pesaro approfitta del momento di tensione rosso-blu e si riporta a +5 con una buona conduzione di gioco da parte di Ferretti che libera bene le sue compagne (22-17). L'errore di Piccini da il primo set point alla Scavolini, annullato da Nucu che sfrutta le mani out di Brinker. Il muro di Okuniewska sul capitano orobico consegna il terzo parziale alle padroni di casa (25-19). Calo vistoso di Bergamo in quasi tutti i fondamentali (solo il 10% di ricezione perfetta, 5 errori in attacco e 3 in battuta).

Con Manzano fuori dai giochi a causa di un infortunio rimendiato nel set precedente, Pedullà manda in campo Musti De Gennaro. Mazzanti punta nuovamente su Serena e la giovane Diouf preferendole a Signorile e Quaranta. Pesaro parte nuovamente bene portandosi sul 7-4 con Okuniewska e Brinker, ma sul turno di battuta di Arrighetti Bergamo trova prima il 7 pari con Diuf e poi chiude in avanti al primo time out tecnico (7-8). Le due squadre si sfidano a viso aperto sia in battuta con gli ace di Okuniewska e Serena e in attacco andando avanti punto a punto. Piccinini in difficoltà in copertura e ricezione: Merlo non si intende con Serena e le Colibrì volano nuovamente sul +2 (14-12). l'errore di Klineman in battuta però riapre le porte alla rimonta orobica, Di Iulio, Diouf e poi Piccinini portano Bergamo sul 16-18. Il muro del centrale polacco e Klileman riagganciano Bergamo sul 21-21. Ferretti di prima intenzione sigla il sorpasso poi messo al sicuro da Klileman. La fast di Musti De Gennaro dà il primo match point a Pesaro (24-22). L'ultima palla va in mano all'americana che firma il punto decisivo: 25-22.

"Questa è una partita che conta da tutti i punti di vista" - ha detto Pedullà a fine partita - "sia da un punto di vista fisico che mentale. Ci ha infatti dimostrato che nonostante le 4 partite in 7 giorni la nostra condizione fisica è davvero buona, e che siamo capaci di reagire quando siamo in difficoltà. La partita di giovedì contro le polacche del Muszyna è stata una lezione importante per noi da questo punto di vista e questa vittoria contro Bergamo lo sarà per le partite future. Abbiamo disputato una buona partita in ogni fondamentale e siamo stati bravi a tenere contro una sqaudra che con il grande equilibrio in ricezione ha permesso alle palleggiatrici di giocare sempre con la palla in mano. Ciò dimostra che per quel che riguarda la condizione mentale siamo al 100%: ora dovremo trovare quella tecnica, provando e aggiustando alcuni piccoli particolari. Ma sono fiducioso che da gennaio saremo al top anche in questo".

Prima della partita, è stata presentata la partnership tra la società pesarese e l’associazione Safety and Life, che tutela la sicurezza e la salute della donna e del bambino al momento del parto. La presidente dell’associazione, Luisa Acanfora, e il presidente della Federazione italiana di Ostetricia e Ginecologia, Marco Filippeschi, che è anche vicepresidente dell’associazione, hanno illustrato assieme a Laura Creatini, responsabile della comunicazione di Safety and Life, l’attività di informazione e sensibilizzazione svolta nei confronti delle future madri in merito alle corrette modalità di svolgimento del parto. “Appoggiamo con convinzione questa associazione” ha detto il presidente biancorosso Giancarlo Sorbini “e ne promuoveremo le iniziative”. I dirigenti bianco-rossi hanno infine firmato il protocollo che illustra gli impegni di questa ONLUS, siglando in questa maniera un'intesa che dal campo di volley vuole diffondere questo messaggio a tutte le famiglie.

L'articolo originale è pubblicato su Vivere Pesaro del 19/12/2011
La foto di testata è di Danilo Billi per www.solovolley.it

sabato 17 dicembre 2011

La Scavolini perde l'imbattibilità in Champions League: 1-3 contro il Muszyna


Dopo due vittorie, arriva in casa la prima sconfitta in Champions League contro le campionesse polacche del Muszyna per 3 a 1. Prima sconfitta per Pedullà sulla panchina bianco-rossa: i tanti errori (30) e un muro poco efficace (solo 6 a fine partita) tra le cause dello stop casalingo bianco-rosso.

Sfida al vertice tra le due formazioni di testa della pool E: al Palacampanara Scavolini Pesaro e Bank BPS Fakro Muszyna si sono giocate il primo posto. Sqaudra polacca con tante conoscenze del nostro campionato e tante nazionali.

Il primo set si gioca punto su punto fino al rush finale sul 21-22. Kileman soffre molto la battuta avversaria e il primo set se lo aggiudicano le polacche proprio con un errore dell'americana. La seconda frazione di gioco vede una buona partenza delle bianco-rosse, ma Ortolani perde efficacia in attacco e Klileman continua a litigare con la ricezione: Pedullà manda in campo Saccomani ma il set vola velocemente a favore del Muszyna (20-25).

Il terzo set è nuovamente lotta punto a punto; Pedullà mescola le carte in tavola inserendo De Gannaro al posto di Okuniewska. Sono le Colibrì questa volta ad esultare sull'ace di Kileman che chiude il parziale sul punteggio di 26-24. La partita si riapre ma al rientro in campo per il quarto set le Colibrì subiscono subito l'allungo polacco. L'attacco latita nuovamente e la ricezione va di nuovo in panne: il tabellone segna 20-25 per le campionesse polacche.

Una brutta battuta d'arresto per la Scavolini che sembrava aver trovato il giusto assetto e la giusta grinta sia in campionato che in Champions League. Non soddisfatto Pedullà che senza troppi giri di parole dice che la sua sqaudra ha giocato male. Ma non c'è tempo per avvilirsi. Sabato riparte il campionato: appuntamento alle ore 20.30 per il classico match contro la Foppapedretti Bergamo.

La foto di testata è di Danilo Billi per www.solovolley.it

domenica 11 dicembre 2011

Prima vittoria della Scavolini: 3-0 contro Pavia

La Scavolini Pesaro si aggiudica il match contro la Riso Scotti Pavia con il punteggio di 3 a 0: prima vittoria stagionale in campionato e primi tre punti in bacheca. Ora alle ragazze di Pedullà aspetta un vero e tour di force tra Champions League e campionato.




Dopo la netta vittoria in Champions League contro la Stella Rossa di Belgrado, la Scavolini è oggi chiamata a dimostrare i progressi ottenuti in campo internazionale anche nel nostro campionato. Avversaria da battere per scrollarsi di dosso quel fastidioso ultimo posto in classifica è la Riso Scotti Pavia formazione anch'essa a secco di vittorie ma che precede le pesaresi di un punto.

Pesaro arriva prima al time out tecnico (8-7) nonostante i due errori in battuta e la buona difesa del libero di Pavia che nega ripetutamente il punto prima a Brinker poi a Ortolani. Le Colibrì provano il primo allungo sul 12-8, ma Pavia prova a reagire con Koeva. Il break decisivo, di 7 punti arriva sul 15-13: Klileman, Ortolani e De Gennaro mettono in cassaforte il primo set.

Partenza lampo per le bianco-rosse che piazzano subito in avvio un parziale di 4-0: Pavia sembra smarrita e con il muro di Okuniewska Pesaro sigla il perentorio 8-1. Sembra esserci una sola squadra in campo: le ragazze di Pedullà dominano a muro e in attacco. Al secondo time out tecnico il tabellone segna 16-3. Pedullà manda in campo Saccomani e Agostinetto, al suo esordio assoluto in Serie A. Klileman chiude il secondo set con un muro (25-13).

Le Colibrì soffrono un piccolo black out iniziale ma con Ortolani si portano avanti al primo time out tecnico (8-7). Klileman sospinge le sue in attacco siglando l'allungo pesarese che sembra dare il ko definitivo alle avversarie. De Gennaro si esalta in difesa e Pesaro vola avanti (16-10) chiudendo anche questa terza frazione (25-20)

Prima vittoria in campionato per le Colibrì che rimane però in zona retrocessione. Settimana intensissima per le ragazza di Pedullà che in settimana recupereranno il match contro Piacenza (martedì), giocheranno la terza gara di Champions League (giovedì) e se la vedranno contro Bergamo nella classica di Sabato 17.

L'articolo originale è pubblicato su Vivere Pesaro del 16/12/2011
La foto di testata è di Luigi di Fiore ed è pubblicata sul Live relativo alla partita Asystel Novara-Scavolini Pesaro e visibile in questo link
L'articolo originale è pubblicato su Vivere Pesaro del 12/11/2011

Carolina Kostner regina sul ghiaccio di Quebec City


QUEBEC CITY (CANADA) - Carolina Kostner vince l'oro alle finali del Grand Prix a Quebec City: 187.48 punti per una performace sul filo di lama, intensa e non priva di insidie.

Dopo il primo posto ottenuto nella giornata di venerdì nello short program, Carolina Kostner cala il bis imponendosi anche nel programma libero. La pattinatrice altotesina si è esibita sulle coinvolgenti note del concerto n.23 di Mozart. Con il punteggio di 187.48 Carolina si è imposta superando la giapponese Akiko Suzuki (179.76) e la russa Alena Leonova (176.42).

La prova dell'azzurra si è giocata davvero sul filo di lama: tanti i salti proposti (sei tripli) e le combinazioni messi a segno dall'altotesina che ha stretto i denti e recuperato con caparbietà anche situazioni complicate. Prestazione comunque di grande valore e quasi priva di sbavature, se non per una mano che ha toccato il ghiaccio durante il primo triplo flip - un salto puntato in cui il piede d'appoggio e quello di atterraggio è lo stesso. Perfetta e sublime infine la combinazione di trottole che si è sposata perfettamente con la musica.

Con il punteggio ottenuto al Grand Prix, la pattinatrice delle Fiamme Gialle centra anche il suo best stagionale e stabilisce il nuovo record italiano che già le apparteneva.

Foto di testata (AP/Lapresse) per Ilquotidiano.it
L'articolo originale è pubblicato sul numero del 12/12/2011 di Vivere Italia

Ginnastica: grande successo per il Grand Prix di Catania


CATANIA: Si è svolto al Palacatania il Grand Prix di Ginnastica ritmica, artistica e aerobica. Farfalle Azzurre della ritmica in pedana per alcuni saggi, ma occhi puntati sugli atleti dell'artistica italiana: per loro questo Grand Prix è l' ultima passerella prima dell'importante test event di Londra che decreterà i partecipanti alle Olimpiadi 2012.

A Catania si sono presentati al gran completo le nazionali italiane di Ginnastica artistica maschile e femminile e alcuni dei più importanti atleti stranieri: pur non attribuendo punti utili alla classifica mondiale, il Grand Prix è sempre un evento importante per gli atleti che proveranno gli esercizi in vista di appuntamenti più decisivi come quelli di qualificazione Olimpica; tasso di agonismo, quindi, davvero alle stelle.

Tanti i ginnasti arrivati in Sicilia per questo appuntamento. Tra gli azzurri Matteo Morandi, bronzo agli Anelli ai Mondiali di Rotterdam 2010, il russo Konstantin Pluzhnikov e il greco Eleftherios Petrounias, rispettivamente oro e bronzo nella specialità degli Anelli agli Europei di Berlino 2011. Grande sfida anche alla sbarra tra Enrico Pozzo, oro ai Giochi del Mediterraneo di Pescara 2009 e il greco Vlasios Maras, oro agli Europei di Milano 2009 e doppio oro iridato nel 2001 e nel 2002. Tra gli italiani anche Matteo Angioletti e Paolo Ottavi agli Anelli e Lorenzo Ticchi e Paolo Principi impegnati alla Sbarra.

In campo femminile il pubblico siciliano ha accolto con una vera e propria ovazione la catanese Carlotta Ferlito, argento alla Trave agli Europei di Berlino 2011 e vincitrice di 3 medaglie ai primi Giochi Olimpici Giovanili di Singapore del 2010, impegnata alle Parallele e alla Trave, assieme a Elisabetta Preziosa, bronzo agli Europei di Berlino 2011. A completare il team azzurro gareggeranno a Catania anche Giorgia Campana, e Francesca De Agostini. Forfait per Vanessa Ferrari, infortunata alla caviglia.

La giovane ginnasta siciliana, ha però pagato l'emozione nella trave, la sua specialitàò. Lo scettro è infatti andato alla russa Victoria Komova, che con 14,850 bissa il successo dello scorso anno a Cagliari nel Gran Prix 2010. La ginnasta russa si è anche imposta alle parallele con il punteggio di 15,700.

Molto attesa la prova agli anelli maschili. Vince Eleftherios Petrounias, bronzo a Berlino, con il punteggio di 15,500. L'attesissimo azzurro Matteo Morandi si piazza secondo con una votazione appena inferiore (15,300). Terzo, l'altro azzurro Paolo Ottavi che ha conquistato un ottimo 14,950.

Tra gli uomini alla sbarra, il trionfatore del Gran Prix catanese è il croato Marijo Moznik che, con il punteggio di 14,900, riesce a mettersi alle spalle il quotato greco Vlasios Maras (14,650), conquistatore dell'oro nell'europeo milanese del 2009. Il migliore degli italiani è Enrico Pozzo che fa suo il terzo posto con il risultato di 14,550.

Tantissimi gli applausi per la straordinaria esibizione della nazionale italiana di ritmica, le 'farfalle d'oro', già qualificate ai prossimi Giochi Olimpici e ormai da tre anni consecutivi incontrastate campionesse del Mondo. Molto gradita anche la performance della nazionale azzurra di ginnastica aerobica, rappresentata a Catania da Emanuele Pagliuca e Giulia Bianchi, da anni ai vertici del panorama mondiale.

Per gli atleti della ginnastica artistica questo Grand Prix è stato un buon banco di prova per mettere a punto alcuni elementi nella varie specialità: a gennaio le ragazze e i ragazzi della nostra nazionale saranno chiamati a dare il tutto e per tutto al test event in programma a Londra. Mentre per le ragazze la qualificazione olimpica sembra alla portata ( ai mondiali di Tokio non si sono qualificate per un soffio), molto più ardua sembra l'impresa degli atleti maschili che se la dovranno vedere con nazioni molto quotate.

La foto di testata è proprietà della Federazione Italiana di Ginnastica.
L'articolo originale è pubblicato sul numero del 11/12/2011 di Vivere Italia

martedì 6 dicembre 2011

Live Urbino-Novara 7 giornata andata stagione 2011-12


Dopo la netta vittoria in Coppa Cev sul “duro campo del VFM Hotel Cristal - duro perché era solo di cemento, mi dicono dallo staff – le ragazze della Chateau D'ax si ritrovano al Palamondolce per quella che è la sfida di cartello della settima giornata di campionato. Parlando del match, Salvagni l'ha definito un vero e proprio “banco di prova” per sondare le vere possibilità della sua squadra che con 16 punti si trova ora in terza piazza a poca distanza da Villa Cortese e Busto Arsizio. Il match contro l'Asystel Novara di Caprara è sicuramente un test non privo di rischi in quanto la formazione piemontese sta attraversando un periodo di buona forma e, dopo le tante difficoltà iniziali, sta finalmente lavorando con maggior tranquillità. Inoltre, voci di corridoio dicono che il rientro di Barun è vicino e quindi anche questo aiuta a tenere in alto il morale delle piemontesi. Le premesse per una bella partita ci sono davvero tutte. E il pubblico di Urbino non tarda quindi ad affollare il palazzetto dello sport che si colora ben presto di giallo e blu. Il primo coro dei Fedelissimi è dedicato però tutto a Marta Bechis, ex di turno ancora molto amata dal pubblico feltresco. Con Blagojevic non in perfette condizioni a causa di una lieve distorsione alla caviglia, rimediata proprio sull'ultima azione della partita di Cev Cup, il “condottiero” Salvagni schiera al suo posto l'americana Faucette, che affianca in banda a Tirozzi, una delle vere rivelazioni di questo campionato. In regia Skorupa in diagonale con la top scorer della squadra Djerisilo e al centro capitan Garzaro assieme a Crisanti. Libero, la nazionale Sirressi. Caprara risponde con Frigo e Veljkovic centrali, Viganò e Horvath schiacciatrici, Bechis al palleggio, Barcellini opposto e Sansonna libero.

Tutto è pronto per l'inizio di questa partita ed il primo punto per Urbino arriva da una mancata intesa tra Bechis e Veljkovic. Horvath trovo subito un pallonetto vincente ma un nuovo errore in costruzione nel campo piemontese permette a Tirozzi di bloccare l'opposto ungherese. Le due registe spostano il loro attacco al centro e prima Veljkovic in primo tempo e poi Crisanti rispondono presente. Le due squadre arrivano al primo time out tecnico a strettissimo contatto: se da un lato è Tirozzi ad essere incontenibile con lungo linea profondi e millimetrici, dall'altro è Barcellini a tenere le sue attaccate alle padrone di casa con colpi potenti e pallonetti sopraffini. Il punto numero 8 per Urbino arriva con Garzaro che gioca bene sulle mani out del muro avversario (8-7). Che il vantaggio non sia del tutto al sicuro lo capiscono anche i tifosi ducali che dagli spalti suonano la carica per le loro ragazze. Al rientro in campo Horvath picchia forte e il suo pallone alto tocca le mani del muro di Urbino; il successivo attacco di Viganò sfrutta le mani out di Djerisilo e dà all' Asystel il primo vantaggio (8-9). L' ace di Horvath, aiutata dal nastro che sporca la palla, assegna un min-break di due punti alle piemontesi: Salvagni non ci pensa due volte e chiama subito time out per cercare di arginare il guizzo novarese. Le ragazze di Caprara non si scompongono: Horvath si oppone in difesa a Tirozzi e poi è di nuovo Viganò a chiudere in diagonale. Garzaro e Crisanti cercano di cucire il gap sfruttando anche qualche errore in ricezione di Novara e i toni della partita si fanno più accesi. Sirressi tiene la battuta al salto di Veljkovic , Tirozzi non chiude, Barcellini nemmeno e poi ci pensa Frigo a mettere a terra il punto numero 13. La verve agonistica si impossessa dei due liberi che si sfidano a suon di recuperi: prima Sirressi e poi Sansonna negano i punti alle schiacciatrici avversarie. Sul punteggio di 12-14, Salvagni manda nella mischia Blagojevic al posto di Faucette. Le due formazioni continuano a darsi battaglia e ogni minimo errore viene prontamente punito dalle avversarie: Crisanti non chiude, Horvath non ne approfitta ed è quindi Djerisilo ad imporsi in pipe per il 14-15.
Novara sembra ormai avere consolidato il mini break di tre punti, ma Urbino vuole vendere cara la pelle e alza la qualità della difesa: è in particolare Skorupova ad esaltarsi nel fondamentale tenendo in tuffo due attacchi di Horvath. Blagojevic non è da meno e si distende per recuperare il primo tempo di Veljcovic. E' poi Djerisilio a chiudere questa palla tra i tanti applausi del pubblico (16-18). Il pareggio urbinate arriva poco dopo con Garzaro che blocca Barcellini a muro. Novara fa e poi disfa con errori in battuta e in ricezione: Sansonna non riesce a contenere la battuta avversaria e viene immediatamente punita dall'attacco di prima intenzione di risanti. La Chateau D'Ax passa a condurre per 20-19. Che sia un momento caldo della partita lo dimostrano le proteste accese dello staff urbinate nei confronti di una decisione arbitrale che valuta fuori un attacco del loro opposto. Ma è proprio da questo “errore” che le ragazze di coach Salvagni trovano la forza e la rabbia per tentare un allungo che potrebbe essere decisivo: Djerisilo trova la pipe del 21-20 e poi l'ace del 22-20. Caprara chiama il time out e lo stop ha i suoi frutti dato che al ritorno in campo l'opposto serbo di Urbino sbaglia la battuta e un grave errore di intesa tra Crisanti e Djerisilo ridà fiato a Novara. Horvath si oppone in difesa prima a Tirozzi e poi a Crisanti, ma Viganò manda la palla in rete. Blagojevic forza e sbaglia la battuta. Il rush finale del primo set si gioca nuovamente punto a punto: Djerisilo non trova bene la palla della pipe, ma non sbaglia poi quella dell'attacco di seconda linea per il primo set point ducale; Horvath risponde subito chiudendo bene il polso per il 24-24. Bechis continua a servire la sua schiacciatrice ma Skorupa fa buona guardia e le chiude la strada a muro. La registra piemontese si affida così al suo capitano che non manca l'appuntamento per un nuovo pareggio. In fase di difesa inizia una vera e propria battaglia serba con Veljkovic e Djerisilo che recuperano gli attacchi avversari: è poi l'opposto di Urbino a chiudere per il 28 pari. E' evidente che nessuna della due squadre vuole mollare e risponde colpo su colpo: le due palleggiatrici servono tutte le loro compagne variando continuamente le soluzioni d'attacco. Sul punto firmato da Viganò, coach Salvagni chiama il time out. Novara si porta avanti sul 28-29 e può chiudere questo entusiasmante primo set, ma Djerisilo passa sul muro a due novarese; Frigo risponde con il suo primo tempo; Barcellini non tiene l'attacco potente dell'opposto avversario. Bechis si affida a Horvath, ma la giocatrice ungherese sbaglia l'attacco non trovando le dita avversarie e poi spedisce fuori anche la parallela successiva. Il primo set va alle ducali per 32-30.

Le aspettative della vigilia sono state rispettate appieno: la gara è divertente, ben giocata e soprattutto ben interpretata dalle giocatrici di entrambe le formazioni che non si lesinano in coperture spettacolari e in attacchi di precisione. Il secondo set si apre sulla falsa riga della prima frazione, ed è Novara che prova subito ad allungare grazie soprattutto alle giocate di Viganò: la schiacciatrice dell'Asystel pur non colpendo con forza riesce a gestire bene i palloni indirizzandoli nell'ultima zona di campo urbinate beffando così in due occasioni il libero avversario. Sul 3-6 Salvagni chiama il time out, ma al ritorno in campo Novara allunga ancora grazie ad un errore di Djerisilo che manda out il pallonetto. Al primo time out tecnico questa volta il tabellone segna +4 per le ospiti. Crisanti suona la carica per le sue compagne chiudendo una fast velocissima e ottenendo un buon cambio palla. Capitan Barcellini risponde dalla seconda linea, ma poi Blagojevic gioca con intelligenza sul muro più basso di Bechis. Horvath prova a sorprendere le avversarie con un pallonetto che però viene ben coperto dal numero 7 di Urbino. Prima Tirozzi e poi Crisanti riportano il ritardo ducale a una sola una lunghezza. I punti del 10 pari arrivano nuovamente dal centro con Crisanti prima e Garzaro poi. Viganò appoggia la palla, mette scompiglio nel campo ducale ma poi Tirozzi trova un attacco a tutto braccio per il sorpasso Chateau D'Ax. Il successivo pallonetto di Barcellini è facile preda di Djerisilo che legge bene le intenzioni dell'avversaria: Garzaro in primo tempo trova il 13-11. Ora è Caprara a chiedere la sospensione. Le due squadre si ritrovano a pari punti sul 14-14 dopo un errore di Garzaro che mette a rete il suo attacco di primo tempo. Anche il secondo set si tramuta in uno scontro a viso aperto: agli attacchi vincenti di Djerisilo e Blagojevic risponde Frigo. L'ennesimo tentativo di allungo di Urbino arriva con l'errore di Horvath che colpisce l'asticella e poi la doppia fischiata a Barcellini. Tirozzi costringe al tecnico piemontese a richiamare le sue. Gli attacchi dell'Asystel sembrano aver perso di efficacia: Caprara prova a cambiare la regia inserendo Camera al posto di Bechis. Horvath ha dei problemi in ricezione e Garzaro non si lascia sfuggire la free ball per siglare il 22 a 17. E' il capitano di Urbino a negare il punto prima Barcellini e poi a Veljkovic: l'Asystel sembra avere issato bandiera bianca, ma l'ace di Horvath riaccende gli animi rosso-blu. Si tratta però di un fuoco di paglia: l'opposto ungherese forza nuovamente la battuta che si spegne però a rete dando anche il secondo set alle padroni di casa (25-19).

Il terzo set è quello del tutto o fuori per le ragazze di Caprara. Nota dolente nella seconda frazione per le piemontesi è stato il calo nell'efficenza offensiva anche a causa di una percentuale molto bassa di ricezioni perfette (solo 17 %!!) che non hanno permesso a Bechis di gestire al meglio le sue compagne in fase offensiva. Caprara cambia l'assetto in campo spostando Barcellini in banda e inserendo Barun al posto di Horvath, ma è Urbino a portarsi avanti grazie ad un ace di Tirozzi e a un attacco a tutto braccio di Djerisilo che sfrutta un appoggio poco efficace di Barcellini. Horvath è in affanno e Caprara manda in campo Barun che aveva fatto una breva apparizione anche nel corso del primo set. L'errore di Veljkovic in primo tempo dà il + 3 alle ragazze di Salvagni. Il primo time out tecnico vede le feltresche avanti sul 8 a 5 ma i due successivi errori dell'opposto della Chateau D'ax rimettono in corsa le piemontesi. Skorupova insiste sulla sua compagna e al terzo tentativo la serba va a segno dopo una spettacolare ricezione in volo di Sirressi su battuta di Veljkovic. Bechis alza basso per Frigo che non riesce a chiudere il pallone permettendo a Tirozzi di ribattere per guadagnarsi l' 11-8. Nell'azione successiva Barun tiene su il pallone con un colpo di piede e suscitando gli applausi del pubblico. Skorupova sale di livello e riesce a smarcare bene le sue attaccanti permettendo loro di giocare sul muro a uno. Urbino mette a segno un ulteriore mini break e si porta sul 13-9. Le due squadre forzano molto la battuta e arrivano anche numerosi errori in questo fondamentale: Novara cerca costantemente Tirozzi che viene letteralmente bersagliata, ma la strategia non dà i suoi frutti. Urbino continua a rimanere in testa trascinata da Tirozzi e da qualche errore di troppo nel cambio palla di Novara. Camera, subentrata a Bechis, non si intende con Viganò e Caprara rimanda subito in campo la sua palleggiatrice titolare. Con il punto di Crisanti e l'errore di Barun al servizio sembra che ormai Urbino sia destinato ad aggiudicarsi facilmente anche questo secondo set, soprattutto visto il calo di Horvath e Viganò in attacco. La riscossa piemontese però non si fa attendere e con un pallonetto vincente di Barcellini nel mezzo del campo e l'ace un po' fortunoso di Frigo si rifà sotto sul punteggio di 21-19. Salvagni corre ai ripari chiedendo il time out discrezionale, ma le due diagonali out di Djerisilo permettono a Novara di riagganciare le ducali a quota 22. Il set sembra riaprirsi improvvisamente. Horvath non tiene l' attacco di Djerisilo; Barun senza forzare trova il punto del 23 pari; Skorupa chiama il suo opposto serbo con un prezioso incrocio al centro e Urbino arriva al suo primo match point. Il tabellone recita 24 a 23 per le padroni di casa: Caprara vuole giocarsi il tutto per tutto e chiama il time out. Djerisilo va alla battuta: Veljkocovic non chiude l'attacco. Lo fa invece Tirozzi mettendo a segno il suo sedicesimo punto. Urbino si aggiudica anche la terza frazione per 25-23.

Un successo arrivato dopo una gara davvero entusiasmante giocata con grande spirito agonistico da entrambe le formazioni. Novara ha pagato il black out di Horvath nei momenti più importanti della partita e una giornata non troppo positiva di Sansonna che si ferma a un 25% di ricezioni perfette. Grande prova invece per tutto il sestetto ducale, con Skorupa che ha spesso permesso alle sue compagne di attaccare senza muro e con una grande prova in fase di difesa da parte di tutte le giocatrici in campo. Ennesima prova sugli scudi di Tirozzi e Djerisilo che con i loro rispettivi 16 e 14 sono state delle vere trascinatrici. La stagione vincente della Chateau D'Ax continua a vele spiegate e sull'orlo dell'entusiasmo dei tifosi: Busto e Villa sono avvisate.

L'articolo originale è pubblicato nella sezione LIVE di Pallavoliamo. La foto pubblicata è di Bruno Gulini.

giovedì 1 dicembre 2011

Scavolini vittoriosa all'esordio di Champions League 2011-12

Esordio vincente in Champions per la Scavolini Volley contro la Dinamo Mosca: prima vittoria dopo le cinque sconfitte in campionato sotto la guida di Luciano Pedullà. Buona la prova dell'intera squadra, con Ortolani che ritrova la sua battuta al salto e la sua potenza in attacco.



Dopo il ko di Bergamo e Villa Cortese, la Scavolini Volley era chiamata a riscattare i colori azzurri nella rassegna continentale. E le ragazze allenate da Pedullà hanno saputo mantenere l'impegno battendo con un secco 3 a 0 la Dinamo Mosca. A rendere ancora più importante e bella la vittoria è stato il fatto che questa arrivava dopo le cinque brucianti sconfitte in campionato e dopo una settimana assai tormentata dopo l'esonero di Paolo Tofoli.

Le Colibrì hanno dimostrato sin dal primo set di essere scese in campo con la giusta grinta. Forzando il servizio (11 ace) e mettendo in difficoltà la ricezione avversaria (solo il 5% di ricezioni positive per le russe) Ferretti e compagne si sono aggiudicate la prima frazione di gara con un piccolo rush finale dopo un sostanziale equilibrio fino al 20-20. Fautrice dell'allungo definitivo è stata Ortonali che con due attacchi vincenti e due ace consecutivi ha portato la sua squadra ad aggiudicarsi il primo set per 25 a 21.

Anche la seconda frazione si snoda sul filo dell'equilibrio, ma sono le pesaresi ad allungare con un break di 5 punti grazie ai muri di Okunieska e Ortolani. Le russe provano a ritornare in partita ma grazie alla buona ricezione, Ferretti riesce a distribuire bene il gioco spingendo molto i palloni per gli attacchi dalle bande e dal centro mettendo in difficoltà le giocatrici avversarie a rete. Anche il secondo set si chiude a vantaggio delle pesaresi con il punteggio di 25-17.

Anche il terzo set si gioca punto su punto, anche se nella file pesaresi si registra un piccolo calo in ricezione: le russe non riescono però a chiudere e le pesaresi con un sprinti finale riescono ad allungare sulle avversarie. L' ace di Kileman sul 24 a 19, porta la Scavolini alla prima vittoria in questa stagione.

Un esordio vincente per Pedullà sulla panchina pesarese, ma come sottolinea Ortolani a fine partita, da questa vittoria ora è importante costruire un nuovo inizio vincente anche in campionato: la prossima temibile avversaria di Pesaro sarà infatti la MC Carnaghi Villa Cortese. Certo è che con questa vittoria, le ragazze di casa Scavolini affronteranno il prossimo impegno con uno spirito più combattivo e con più serenità.

mercoledì 23 novembre 2011

Derby marchigiano alla Chateau D'Ax, Scavolini terzo ko di fila

Altra sconfitta per 3 a 0 per la Scavolini Pesaro che rimane ancora a quota 0 punti: attacco ancora poco efficace e battuta poco ficcante. Merito anche di una Chateau D'Ax trascinata da Djerisilo e molto ordinata in ricezione e in fase d'attacco.

Dopo lo stop e l'ebrezza della World Cup si torna finalmente a giocare sui campi italiani. A Pesaro si va in onda l'attesissimo derby, impegno delicato soprattutto per le pesaresi ancora in cerca della prima vittoria. Le due squadre arrivano infatti a questo appuntamento con due situazioni molto differenti: le pesaresi ferme a fondo classifica con 0 punti mentre Urbino occupa la terza piazza con 10 punti. Dubbie all'esordio sono anche le condizioni di Serena Ortolani, costretta a rientrare dal Giappone per un dolore al costato.


Il match si apre con il messaggio del presidente della Repubblica Napolitano sulla vittoria della World Cup da parte delle atlete della nazionale italiana e con la premiazione delle tre azzurre oggi in campo: Sirressi per la Chateau D'Ax, De Gennaro e Ortolani per la Scavolini.

I due allenatori possono finalmente schierare i sestetti ideali:Ferretti, Ortolani, Brinker, Klineman, De Gennaro, Manzano, Okuniewska. Salvagni risponde con Djeresilo, Garzaro, Blagojevic, Skorupa, Sirressi, Crisanti e Tirozzi.

Le due squadre si danno battaglia sin dal primo punto con tante difese che permettono di riattaccare soprattutto dal centro; è proprio Garzaro a mettere out il suo attacco e a dare il primo punto alle padroni di casa. Le due alzatrici Ferretti e Skorupa servono molto le proprie centrali, aiutate anche dalla buona tenuta in ricezione della proprie compagne: Urbino prova a scappare ma Klineman e poi Ortolani ricuciono il gap (6-6). A portare nuovamente avanti le ducali ci pensano gli attacchi di Tirozzi e Djeresilo e il vantaggio di +4 si mantiene sino al secondo time out tecnico (12-16). Pesaro non demorde e con Klineman si riporta a – 1 (16-17) e poi trova il 18 pari con Ortolani. La volata finale però è saldamente nelle mani di Garzaro e compagne che chiudono sul 19 a 25 sfruttando la brutta ricezione di Klineman proprio sulla battuta del capitano ducale.

Urbino parte subito forte portandosi avanti di +5 al primo time out tecnico grazie soprattutto ad una ispirata Tirozzi che passa facilmente sul muro di Klineman. Manzano, dopo un primo set spento, torna a farsi sentire a muro e in attacco: la squadra di Tofoli si rifà sotto (6-9). Djeresilo continua a mietere punti anche in questa frazione, creando scompiglio nella difesa avversaria. E' ancora Manzano a portare le sue sul – 2: l'attacco successivo di Klineman costringe poi Salvagni a chiamare il time out. Le indicazioni hanno l'effetto sperato e Urbino con Crisanti raggiunge nuovamente in vantaggio anche la seconda pausa obbligatoria (13-16). L'attacco pesarese è fermo e le ragazze della Chateua D'ax, con Djeresilo ancora inarrestabile cavalcano velocemente alla conquista del secondo parziale (20-25).

Terzo set più equilibrato in partenza con due punti di Manzano e Okuniewska per le Colibrì che sembrano voler scuotere le compagne. Ma è nuovamente la formazione di Salvagni a trovarsi avanti alla prima pausa obbligatoria (5-8) grazie ad un attacco più fluido ed efficace. Le soluzioni d'attacco di Pesaro al contrario non vanno a segno e le palla piazzate sono facile preda della ricezione avversaria: Skorupa può quindi gestire al meglio le sue compagne arrivando al massimo vantaggio sul 9-14. Le Colibrì prova l'ultimo assalto raggiungendo il – 2 con Okuniewska (12-15) ma gli attacchi della Djeresilo continuano a fare male alla ricezione pesarese: sul 15 a 20 Tofoli chiama il time out. Un errore di valutazione di De Gennaro e Klineman danno il primo match point a Urbino, prontamente chiuso da Tirozzi che mette fine al match con un lungo linea potente e preciso (20-25).


Tofoli parla di un'altra “batosta arrivata anche per le poca convinzione delle ragazze. Ora torniamo in palestra per cercare di migliorare. Noi abbiamo molte lacune e difetti”. Poco contento anche dell'atteggiamento delle prorie ragazze: “dobbiamo osare di più”.

sabato 19 novembre 2011

Carolina Costagrande: visperas de la Copa del Mundo 2011


EL JUSTO LUGAR EN EL MUNDO

Un viento frío de tramontana sopla sobre el litoral Adriático de Pesaro... un mar agitado típico del invierno rellena nuestros ojos y nuestros pulmones, pero para darnos un poco de calor, además de la gentileza de quien nos acoge, está la espera y la llegada de Carol...éste ha sido un año que hemos vivido lejos de ella, sintiendo una gran añoranza por su ausencia los domingos durante los partidos del campeonato italiano, añoranza que no ha sido suficientemente colmada por la competición Europea, cuando hemos tenido la posibilidad de estar cerca de ella hasta el partido final de Belgrado en un momento aún así demasiado complicado para gozar de tanta cercanía. El último recuerdo que tengo de Carolina Costagrande tuvo lugar precisamente el dos de octubre: saliendo del campo de la Pionir Arena, los ojos tiernos, un silencio que sabe a desilusión y rabia, pero también con la tierna sonrisa que Carol siempre tiene para sus amigos. Ese día en Belgrado, solo hubo tiempo para un abrazo fugaz: ahora vuelvo a verla en la TV, durante la Copa Mundial en Japón, y ese momento tan negro parece ser destronado por la determinación de un entero equipo que ha vuelto a ser grande y quizás también por la madurez de los treinta y uno años recién cumplidos por Carol. “Durante este año muchas cosas han ocurrido, pero sin quererlo de propósito el día de mi cumpleaños he hecho precisamente las mismas cosas que hice el año pasado: en teoría mi plan era de pasarlo en Argentina, pero anticipé mi regreso a Italia para preparar los visados para jugar en China donde iré justo después de la Copa del Mundo, y también para prepararme a esta competición tan importante...un viaje increíble para pasar solo cuatro días con mi familia con muchas expectativas hechas humo, aunque volver a ver mi casa y a las personas a las que quiero, es siempre muy bonito. Después de dos días de mi regreso a Pesaro fui a entrenarme a la piscina: las felicitaciones de mi compañera me hicieron recordar que también el año pasado había empezado así el día de mi cumple...con la diferencia de que el año pasado tenía una rodilla que no sabía si me hubiera permitido jugar. Así empecé a pensar en el año recién trascurrido y seguí haciéndolo en el mismo restaurante donde había comido el año pasado...llegué a la conclusión que no tengo que sorprenderme si este año me he agitado o cansado a menudo: mi vida ha cambiado mucho cuando hace un año dejé Pesaro para irme a Rusia. Después de cuatro años en los que había encontrado finalmente mis ritmos, mis lugares, mis rutinas, pasé a mudarme de ciudad cada día, a tomar aviones, a hacer y deshacer mi maleta continuamente, a descansar menos porque todo era más complicado por las distancias y por los muchos compromisos..una vida mucho más laboriosa”.

Pero no piensen ustedes encontrar arrepentimiento en las palabras de Carolina, y nunca lo encontrarán: “nunca he sentido haberme equivocado en mis decisiones. Claro, cuando salí de Moscú y desembarqué del avión en Milan, era feliz: los recuerdos que tengo de mi experiencia en Rusia no son todos positivos y no puedo afirmar haberme encontrado a mi gusto, al contrario: no me integré en el equipo, no me acostumbré al modo de vivir ruso, pero desde cuando he vuelto, en realidad tampoco he tenido mucho tiempo para pensar en estos asuntos... Habría tenido que descansar, pero cuando Massimo Barbolini, el entrenador de la selección italiana femenina de voleibol, me agregó al grupo de la representativa nacional estaba muy contenta ya que tenía necesidad de empezar enseguida una nueva aventura para no recordar lo que había pasado en Rusia”. Pero Carolina es una persona que ama reflexionar y su índole más reflexiva no tarda en asomarse: “Algunas veces para saltar más alto y más lejos hay que dar un paso atrás para tomar el impulso. Creo que ese año en Rusia ha sido precisamente este impulso. Hay siempre algo que aprender, que vivir, también en las dificultades, y siento que ahora tengo una perspectiva nueva hacia las cosas, una conciencia mayor y también una estima mayor de mí misma. Trabajo mucho sobre mi personalidad, sobre mi manera de pensar, así como trabajo mucho sobre mi cuerpo, mi físico, mi juego... siempre quiero mejorarme, en todos los aspectos de mi vida. Y esto me gusta mucho”. Pero, ¿cuál ha sido la razón de este fracaso ruso? En el fondo el encuentro entre una campeona como Carolina y un equipo tan fuerte como el de la Dinamo Moscú y además con el mismo objetivo de ganar la Champion League habría debido ser perfecto: “ellos habían ganado mucho en los dos últimos años y es normal en el mundo del deporte que después de dos años muy positivos pueda haber una caída. A ésto se añadí también una gestión no adecuada de las atletas extranjeras, una situación que obligó a Simona Gioli a dejar el equipo durante el campeonato; yo no aprecié mucho esta situación y creo que arruinó la atmósfera en nuestro equipo. Además, yo estaba acostumbrada a jugar en equipos que ante todo eran un grupo, mientras en la Dinamo era difícil hacer amistad: es notorio que en el extranjero no es posible crear las mismas relaciones que en algunos casos se crean aquí en Italia. Yo no me acostumbré, pero ahora digo: ¡menos mal! Porque observando la situación a distancia de algunos meses pienso que no es ésa la justa manera de vivir. Quizás hubiera tenido que ser más lista y entenderlo antes sin sufrirlo demasiado, pero yo personalmente soy tan exigente conmigo que siempre me cuestiono cada vez sobre lo que estoy fallando, lo que puedo mejorar y lo que puedo dar ”.

Una mujer demasiado latina para un país demasiado ruso, algunos problemas físicos no totalmente resueltos y un grupo poco homogéneo, aquí están todos los ingredientes para una mala receta. Después quitarse la camiseta de la Dinamo Moscú, Carolina se pone otra de color azul, pero de un azul más intenso, más querido, embrazando la nacionalidad italiana, ella que con orgullo siempre lleva en su corazón su querida Argentina: “ya mi vida está dividida en dos mitades iguales: de Argentina recibí mis raíces, mi formación, mis afectos más queridos, los recuerdos de mi infancia y de cosas muy importantes en mi historia personal; de Italia he recibido la posibilidad de evolucionar; en Italia he llegado a ser la persona que soy ahora y me identifico con este país aunque nunca renegaré de mis orígenes. Nunca podré ser una cosa u otra, debo aprender a convivir con estas dos mitades...he tenido que aprender a no reprimir la Carolina argentina estando lejos de mi tierra, e igualmente me doy cuenta de haber llegado a ser italiana cuando me vuelvo a mi casa...al principio ésto me ha creado mucha confusión y no sabía a que país pertenezco ya. Entender, en cambio, que no debía elegir me ha dado la libertad, por ejemplo, de cantar el himno nacional italiano, aunque solo escuchando el argentino – que yo en realidad he cantado pocas veces durante los partidos con la celeste-blanca porque desafortunadamente no hemos ganado mucho y en pasado el himno no se cantaba antes de cada partido del equipo nacional – me he emocionado. Pero el respeto por la camiseta que llevo ahora, por el País que me ha acogido y que me ha abierto las puertas, también me ha hecho tener pasión por el himno italiano, por las palabras que cierran la melodía y que, también cuando no las conocía bien como ahora, durante las finales del campeonato italiano, yo las cantaba de todas formas y éstas me llenaban de energía”.

Y quizás esta doble personalidad sea la razón de la complejidad y riqueza de Carolina, una personalidad llena de optimismo y meditación, de palabras y de silencios, de afectos y soledad: “pasé mi infancia en un lugar lleno de árboles, animales, campos y en contacto con la naturaleza. Era una niña muy extrovertida aunque un poco tímida, jugaba por toda la tarde hasta cuando no estaba hecha polvo y regularmente al final del día estaba completamente sucia de tierra... un poco como un marimacho. ¡Eso! Quizás Argentina me ha dejado como herencia la parte más salvaje y masculina. En cambio, Italia me ha dado mi madurez y con ésta la capacidad de retenerme, de mesurarme, de aprender a comedirme con mis primeros conflictos, con los primeros dolores de la vida, como el mismo hecho de crecer, de hacerse mujer, un proceso a veces doloroso”.

El número de Carol en la nacional italiana es el número 8, aunque sus aficionados siempre podrán pensar que en campo en realidad hay dos números 12: “el número 12 en el equipo nacional italiano tiene su historia, no es un numero cualquiera que de vez en cuando está libre. La jugadora que lo lleva es una presencia muy importante y es una persona a la que yo admiro mucho dentro y afuera del mundo del voleibol. Lo puedo afirmar ahora que he tenido la posibilidad de conocerla también como compañera de equipo, no solo como adversaria; no creo que haya un atleta aún en activo que tenga la misma forma de juego de Francesca Piccinini, que haya jugado el mismo número de partidos que ella, que tenga su mismo número de victorias, en resumidas cuentas, si yo llevara el número 12 en este contexto, podría no sentirlo como mi numero, porque en el equipo nacional el número 12 es solo de Francesca”. Entonces, un 8, que una vez Carolina describió como “un número lleno, gordito como yo” que a pesar del ello, no le trajo mucha suerte durante el torneo europeo en Serbia... “En algunos casos, todo sale fácil, en otros todo es muy difícil. Jugamos un torneo sin encontrar constancia y en los dos partidos finales, los más importantes, para nosotros fue noche cerrada y...no tengo una explicación valida por nuestro fracaso, aunque no debemos olvidar el hecho de que jugamos con una formación inédita, distinta de las que experimentamos durante el verano. Personalmente yo estaba jugando en un papel que para mí era nuevo y difícil, no solo tácticamente sino incluso atléticamente: jugar como opuesto significa cambiar toda tu manera de jugar y atacar: solo el bloqueo se hace casi de la misma manera que el de zona 4...en cambio, la recepción cerca de la linea de ataque para luego atacar y los ataques de zona 2 con movimientos totalmente nuevos para mí, incluso me dieron algunos problemas musculares: son cosas que me limitaron aunque nuestra colocadora, Eleonora Lo Bianco fue muy paciente conmigo y también hubieron momentos en los que me divertí como en el partido contra el Azerbaijan. Y luego, es normal, cuando se entra en un grupo que no se conoce bien como en mi caso, ya que el año pasado no pude jugar por mis condiciones físicas, siempre se debe entrar de puntillas...yo en cambio estaba acostumbrada a ser una persona que arrastra a las otras, y también a ser aguantada, en parte, por mis compañeras como ocurría en el equipo de la Scavolini Pesaro: allí mis compañeras dejaban que yo tomara este papel fuerte y a veces un poco oprimente. En el equipo nacional acabo de llegar, debo insertarme dentro de los equilibrios que ya existen desde hace mucho tiempo y no quiero desbancar a nadie, aunque, claro, haré todo lo necesario para dar el máximo también por lo que se refiere a la combatividad. ¡Claro, volver a jugar en mi zona me dará una mayor serenidad, y espero que no haya otras situaciones de emergencia!” También la decisión de jugar el próximo campeonato en China, en el joven equipo de la leyenda china Lang Ping, es una prueba de la importancia que Carolina da al equipo nacional y a sus objetivos: “el campeonato chino solo durará cuatro meses y no tendré que jugar otras competiciones mientras tanto...Lang Ping es una ex-jugadora y una entrenadora muy seria y es cierto que su preparación será a los máximos niveles...además el proyecto de este equipo es muy bueno: para mí es la situación ideal para mantener mi nivel de juego y dejar el espacio correcto a la nacional en nuestro camino hacia las Olimpiadas de Londres”.

Gracias a las victorias de estos días, las esperanzas para tomar parte en las Olimpiadas han subido notablemente, pero cuando entrevistamos a Carolina a las vísperas de la salida para Japón, el camino podía parecer más arduo... si la nacional italiana no gana la Copa Mundial, habrá un torneo de calificación en Turquía, si no fuese la Turquía, otra vez en Japón..en cualquier caso, el equipo italiano necesita a la mejor Costagrande. “En China pienso que será muy diferente de Moscú: tengo ganas de conocer otra cultura, de vivir lo que esta experiencia sabrá ofrecerme y sé que, a pesar de que el trabajo siempre será duro, tendré la posibilidad de hacerlo. Será importante vivir esta aventura con gran serenidad, pero sobretodo será fundamental para mí vivirla en todo”. Porque después haber cumplido este viaje interior a la búsqueda de si misma, protegida en parte por el frío del invierno ruso, ha llegado el tiempo para Carolina de volver al sol y al calor de los quilómetros recorridos, de los lugares visitados, de las palabras aprendidas en un idioma extranjero, de las comidas exóticas y bastoncillos... “Después de la ida de Simona, admito que me sentí muy sola: los pocos momentos libres que teníamos lo pasábamos juntas, para cena o simplemente para un café...sin ella, no pude hacer nada más que agarrarme a mi misma, pero de un lado esto fue positivo porque me permitió seguir un camino interior que había empezado cuando jugaba en Pesaro y que para seguir y triunfar necesitaba precisamente de la soledad, mejor, de un contacto con mi misma. He vuelto a leer muchísimo y gracias a algunos libros he interiorizado la conciencia y el valor del cambio: tenemos que aceptar el hecho que no podemos quedar siempre los mismos, hay muchos cambios, muchas etapas en la vida que nos llevan a cambiar y nosotros no podemos hacer resistencia... remar en contra sería una fatiga doble, y entonces es mejor acompañar este movimiento natural e inevitable intentando orientarlo hacia lo que queremos ser, sin obstinarnos en nunca cambiar o en cambiar las situaciones malas a las que es más conveniente adaptarse. A veces ocurre que empiezo muchos libros pero nunca logro terminarlos y se acumulan sobre mi mesilla...pero de cada uno intento sacar algo importante. A mí también, en el futuro, me gustaría escribir uno, quizás al final de mi carrera, para contar toda la maravillosa vida que he vivido gracias al voleibol, con todas sus luces y sombras, que quizás ahora no se pueden ver bien y que pero podrían causar juicios pocos equilibrados si los desempolvara ahora. ¡Os aseguro que las experiencias y las emociones son tantas que hará falta mucho tiempo para contarlas todas! Al final, en este camino interior también he tocado mi parte más profunda, volviendo a encontrar mi fe: era algo que tenía dentro y que pedía asomarse ya en la última temporada en Pesaro..un sentido de confianza en algo más grande que te permite vivir con más tranquilidad y con más libertad tu papel en el mundo, aceptando los momentos de la vida, sin intentar añadir cosas que por el momento no pueden ser vividas...”

Una de estas cosas es el amor “¡el amor que tengo adentro, y que sé que recibo, pero que quizás solo al final de esta mi vida frenética de jugadora podré vivir totalmente!” Y hablando del papel de Carolina en el mundo, de su lugar en el mundo...quizás si la veremos otra vez jugar en Italia, antes de leer su vida en las páginas de su libro... “Nunca digas 'de esta agua no beberé” aunque todavía no tengo el deseo de volver...ya lo he repetido muchas veces, pero aún es verdad: en Italia, y en Pesaro en particular, he dejado mi corazón y aún tengo mi casa; jugar contra la Scavolini Pesaro ha sido una de las experiencias más duras a nivel emocional, a pesar del cariño que mis amigos y aficionados me mostraron aquel día..mientras nunca podré olvidarme, a pesar de la negatividad del Campeonato Europeo , la emoción de jugar en el campo de Monza, con todo el público que cantaba el himno nacional al unísono y yo con la camiseta del equipo nacional italiano” . Italia nunca dejará de regalar a Carolina grandes emociones, como ella no deja de regalárnoslas, desde cualquier campo, desde cualquier país, y aún más ahora que es más protagonista de su viaje.

L'articolo e la foto di Luigi di Fiore sono pubblicati sul numero di novembre di Pallavoliamo. L'articolo originale in italiano è stato scritto da Martina Ricca

venerdì 18 novembre 2011

Il cielo di Tokyo si tinge d'azzurro: la nazionale femminile di volley si aggiudica la WOrld Cup

TOKYO (GIAPPONE) - Con 10 successi in 11 incontri, la nazionale femminile di pallavolo si aggiudica la World Cup 2011 ai danni degli Stati Uniti superato grazie al quoziente punti. Per le azzurre si tratta del secondo successo consecutivo in questa competizione dopo la vittoria del trofeo di quattro anni fa. La squadra di Barbolini centra anche la qualificazione olimpica.

Dopo il deludente quarto posto agli Europei, la nazionale italiana femminile, guidata da Barbolini , solleva la World Cup superando al foto fisnish gli Stati Uniti. La vittoria del Giappone sulla più quotata squadra a stelle e striscie, di fatto, ha regalato la vittoria alla nostra nazionale. Determinante è stata comunque anche la vittoria in 3 set contro il Kenia che ha permesso proprio all'Italia ad avere un quoziente set migliore rispetto a quella della nazionale americana. Barbolini ha schierato solo due titolari, Bosetti L. e Costagrande, a dimostrazione della forza dell'interno gruppo azzurro che non si limita solo ai grandi nomi ma si nutre anche delle giovani promesse come Bosetti Caterina e Signorile Noemi.

L'Italia arriva al successo con un bottino di 10 vittorie in 11 match. E pensare che l'avvio non era stato dei più promettenti. Il deludente Europeo, il forfait di Piccinini e l'infortunio di Ortolani alla vigilia del debutto contro il Giappone, avevano gettato più di un'ombra sulle possibilità delle azzurre in questo torneo. La prima vittoria di peso di Lo Bianco e compagne è stata contro la Cina (3-2) che ha messo in evidenza la forza del gruppo azzurro e soprattutto la grande condizione di atlete come Costagrande, Bosetti e Gioli. Da quella partita l'Italia ha ritrovato gioco, serenità e soprattutto una grande unità diventando così inarrestabile.


Il clamoroso successo per 3 a 0 sul Brasile e quello sulla Germania per 3-2 hanno poi permesso alle azzurre di staccare il biglietto per le Olimpiadi di Londra con varie giornate di anticipo rispetto alla fine del torneo. La squadra di Barbolini ha commesso l'unico passo falso contro gli Stati Uniti nello scontro al vertice: le statunitensi, trascinate da Hooker, Berg e Bown si sono imposte per 3 a 1 dopo una vera e propria battaglia.

Ma a differenza delle azzurre che hanno giocato con attenzione anche lo scontro di ultimo round contro il meno quotato Kenya (25-6, 25-10, 25-17), le ragazze di Hugh McCutcheon si sono distratte e hanno perso malamente per 3 a 0 contro le padrone di casa.

I colori azzurri hanno anche trionfato nei premi individuali grazie a Carolina Costagrande premiata come MVP del torneo: un riconoscimento davvero importante per la italo-argentina alla sua prima esperienza alla World Cup, ma vera trascinatrice della nostra nazionale. Assenti giustificate alla premiazione e ai festeggiammenti Del Core e Gioli richiamate in Russia dalle rispettive società per l'inizio del campionato. Terzo posto invece alla Cina che ha trionfato per 3 a 0 sulla Germania allenata da Guidetti e che a sorpresa rimane fuori dal podio.

A partire da domenica, scenderà invece in campo la nazionale maschile, subito impegnata contro la super potenza russa.

I mestieri del volley: scoutman, Fabio Tisci


Molti pensano che lo scoutman sia semplicemente quella persona che, nascosta dietro ad un computer a fondo campo, prende le statistiche della gara in corso. Certo, il nostro ruolo è importantissimo durante il match, in quanto mandiamo le comunicazioni alla panchina, ma in realtà, il vero lavoro dello scoutman non finisce con la partita ma continua anche a casa. I programmi che utilizziamo – Data Volley e Data Video nella maggior parte dei casi – ci permettono di studiare a fondo ogni minimo dettaglio della gara o dell'atleta: grazie all'uso di codici, questi software sono infatti capaci di mostrare la distribuzione di gioco delle squadre in campo, le azioni d'attacco di ogni singola giocatrice e di ogni singolo fondamentale o la distribuzione di palla per ogni rotazione. Io personalmente lavoro in questo modo: a seconda della disponibilità del materiale, prendo le statistiche delle avversarie, le sommo e per ogni attaccante preparo un foglio con i tipi di attacchi. I programmi di scouting inoltre mi permettono di tracciare le traiettorie di attacco delle varie giocatrici e la loro efficacia. Sfortunatamente non tutti in Europa usano gli stessi programmi e codici, e quindi quando ci si prepara per giocare le competizioni internazionali, il lavoro diventa anche più lungo in quanto bisogna guardare il video e prendere di nuovo tutti i dati relativi alla partita e alle giocatrici. Come potete immaginare, ciò richiede lunghe ore di lavoro: per noi la pallavolo non si ferma alle due ore di allenamento o alla partita, ma coinvolge tutta la nostra giornata. Starà poi allenatore sfruttare al meglio le informazioni che noi scoutmen gli forniamo – montaggi video, statistiche e i fogli con le traiettorie degli attacchi - per preparare la tattica migliore.
Durante le due stagioni alla Chateau D'Ax ho avuto modo di poter imparare il “mestiere” da uno degli scout più bravi al mondo, Paolo Giardinieri, che ha lavorato con Velasco e che quest'anno ha pure vinto i giochi asiatici con l'Iran. Il mio battesimo da scoutman l'ho avuto con Tommaso Barbato, il secondo allenatore di Urbino, che mi ha insegnato a “mettere le mani sul computer”; ma è stato con Paolo che ho perfezionato le miei tecniche di scouting ed è a lui che è legato il mio ricordo più bello nel mio lavoro. La scorsa stagione, per motivi familiari, Paolo si è dovuto allontanare e l'ho sostituito per tre mesi: sono così diventato il responsabile dello scouting e in quanto tale, durante le partite, ero io a raccogliere le statistiche. La prima partita contro Conegliano, Barbato ha preso il mio scout per sincronizzarlo con il video e per correggere i possibili errori. Io naturalmente ero un po' agitato in quanto si trattava della mia prima volta: non potete immaginare che soddisfazione è stato ricevere un messaggio di Tommy che diceva che il mio scout era fatto molto bene e che c'erano pochi errori! E se non bastasse, il giorno dopo ho ricevuto anche i complimenti di Paolo, i più belli proprio perché lui è stato uno dei primi scoutmen italiani. La parte che mi piace di più è però lo studio della partita. In questo senso il mio grande maestro è stato Francois Salvagni, l'allenatore di Urbino, che mi ha insegnato molto sugli aspetti più tattici del gioco e soprattutto come gestire l'allenamento: ciò che ho imparato da lui è che allenare non significa solo sapere la tecnica ma anche saper comunicare con le proprie giocatrici, motivarle e soprattutto gratificarle quando si fanno le cose bene. Considero Francois un po' il mio mentore e il mio modello, visto che il mio sogno è diventare primo allenatore. Devo ringraziare lui perché mi ha fatto innamorare sempre di più di questo lavoro, mi ha motivato tantissimo e con lui sono cresciuto tanto anche come uomo; grazie a lui ho imparato tanto, non solo dal punto di vista tecnico ma anche da quello umano e questo mi ha permesso di crescere come uomo e capire i miei errori! Mi ritengo molto fortunato ad aver potuto imparare da professionisti come quelli dello staff della Chateau d'Ax Urbino : se sono arrivato qui è grazie a loro!

Certo, ho ancora tante cose da imparare, ma già prima di diventare scoutman, il ruolo di allenatore mi ha sempre affascinato! Ho iniziato a stare in panchina a 18 anni e durante la prima stagione ad Urbino allenavo una squadra di Under 16 nella provincia di Pesaro: è stato un passo importante per me in quanto, pur trattandosi di un settore giovanile, mettevo in pratica quello che vedevo fare in palestra con la prima squadra, cercando di applicare quello che mi insegnavano Francois e Simone Mencaccini, preparatore atletico e mio compagno di stanza durante le trasferte. La strada comunque è molto lunga e penso che in questo campo, come nella vita, non si debba mai smettere di imparare e di studiare. Bisogna essere curiosi e, anche se ci sono corsi per diventare allenatori, la vera formazione avviene sul campo, imparando e osservando. E questo spirito a me non manca di certo! Per esempio, durante i time out, andavo spesso ad ascoltare le parole di Salvagni o, durante i camp estivi non mi perdevo una parola delle spiegazioni di Barbolini o degli allenatori ospiti. Adesso che sono a Baku, inoltre quando ho dei giorni liberi mi piace andare ad osservare gli allenamenti di altri allenatori, come quelli di Emanuele Sbano dell'Igtisadci Baku o di Marcello Abbondanza alla guida della nazionale bulgara. Non fraintendetemi: non mi sento assolutamente arrivato, anzi, con questo nuovo incarico la mia voglia di migliorare e di imparare è anche maggiore. Per esempio, ogni volta cerco di scoprire le nuove potenzialità dei vari programmi di scouting che, oltre ad essere utile per studiare le avversarie, sono importanti anche per lavorare con le proprie giocatrici e correggere gli errori.

Dopo infatti due anni nella massima serie italiana, con una Cev vinta e due stagioni molto positive, mi è stata offerta la possibilità di lavorare al Voleybol Klubu Bakı, una società dell' Azerbaijan nata appena lo scorso anno ma con grandi obiettivi per il futuro: quest'anno vogliamo infatti vincere la Challenge Cup e nei prossimi tre anni l'obiettivo è quello di crescere per arrivare a giocarsi la Champion League. Io sono qui per fare il secondo allenatore di Angelo Vercesi e lo scoutman. In Azerbaijan, infatti, la pallavolo è ancora agli albori e mancano delle figure professionali per ricoprire i ruoli di scoutmen, preparatori atletici e di tecnici. Per questo, la pallavolo azera è formata da squadre dove militano per lo più giocatrici straniere e staff straniero: italiani, serbi, russi, turchi. Ci sono sono due o tre giocatrici locali per squadra tranne nelle seconde squadre del Lokomotiv Baku e del Azərreyl Baki dove invece le atlete sono tutte del posto. L' Azerbaijan è un paese in forte crescita economica e quindi stanno crescendo e investendo molto anche in ambito sportivo: vogliono primeggiare nella pallavolo e si vede anche nelle squadre che hanno allestito quest'anno. A livello societario e dell'organizzazione si stanno evolvendo e siamo noi in prima persona ad aiutarli, portando la nostra esperienza e dando loro suggerimenti su come allestire per esempio una palestra o sul materiale necessario.

Per questo mi sento investito di una grande responsabilità, non solo per il ruolo di secondo allenatore, ma anche per quella di “modello”. I nostri assistenti, infatti, ogni volta che vedono me e Angelo al lavoro nei nostri rispettivi ruoli stanno molto attenti e sono entusiasti di imparare: loro contano molto su di me affinché gli insegni i trucchi del mestiere. Nel giro di un'estate, mi sono così visto catapultato da una situazione nella quale ero io ad imparare, ad una nella quale sono io invece a dare dei consigli. Inoltre, qui a Baku sono il “braccio destro” di Angelo, un ruolo molto importante in quanto devo aiutarlo negli allenamenti e nella gestione della squadra. Spesso, infatti, mi ritrovo con la mia palestra e il mio gruppo da gestire: un impegno davvero grande che all'inizio mi spaventava anche un po'. Ogni mio errore qui ricade solo sulle mie spalle! Poi il nostro lavoro al momento è anche più difficile in quanto il campionato azero non è ancora iniziato e non sappiamo ancora quando lo farà: è difficile allenare le proprie ragazze senza degli obiettivi a breve scadenza. Infatti, alla massima serie azera partecipano solo sette squadre ed è quindi una stagione breve.

Come sono finito a Baku? Stento anche io a crederci. Un giorno mi è arrivata una chiamata da parte di Angelo Vercesi che mi chiedeva di affiancarlo alla guida di questa squadra: per me è stata una grande sorpresa! Con la Cev ad Urbino avevo iniziato a girare l'Europa e quindi l'idea di poter lavorare un giorno all'estero era attraente. Io mi ripetevo che un giorno, forse tra vent'anni, se sarei stato bravo avrei lavorato all'estero. Questa possibilità è arrivata invece subito! Io sarei rimasto molto volentieri ad Urbino in una società che considero come una seconda famiglia, ma quando si presenta una possibilità del genere non puoi dire di no: sono treni che passando una sola volta e sono delle grandi possibilità di crescita umana e lavorativa. Inoltre, l'idea di poter lavorare a fianco di Vercesi mi è stato di grande stimolo: Angelo ha vinto tanto con la Scavolini Pesaro e sono consapevole che posso imparare tanto da lui. Inoltre, affiancandolo in palestra, ho anche la possibilità di studiare uno stile dall'allenamento assai diverso da quello italiano. All'inizio, lo ammetto, avevo tanti dubbi dovuti anche ai miei impegni universitari. Le prime persone a cui ho chiesto consiglio sono state Salvagni e Roberto Milocco, ex General Manager di Villa Cortese e direttore del Camp al quale mi trovavo il giorno della fatidica chiamata. Entrambi mi hanno consigliato di prendere l'occasione al volo ed è ciò che ho fatto. Seguo la pallavolo da quando avevo sei anni, e da essere un assistente ad Urbino a fare il secondo in un'altra realtà anche con un contratto molto buono economicamente, è un salto che può fare tremare le gambe. Eh sì, l'idea di allontanarmi così tanto da casa un po' mi intimoriva, anche per il fatto che non sapessi parlare inglese. I primi mesi si sono rivelati infatti difficili: Urbino era una seconda casa per me, mentre qui mi sono ritrovato solo, in una città che non conoscevo ed immerso in un contesto culturale molto diverso da quello italiano.

Baku è una città multiculturale e in costante crescita: ci sono, infatti, tante aziende italiane che stanno investendo nelle costruzioni e tanti russi che gestiscono gli affari. Inoltre, a differenza dell'Italia dove la religione sembra aver perso la sua importanza soprattutto tra i giovani, qui in Azerbaijan questi valori rivestono un ruolo cruciale. Nonostante un primo momento di iniziale smarrimento, adesso mi trovo benissimo. In città ci sono molti italiani e quindi ciò significa che ci sono anche molti ristoranti italiani, un fattore da non sottovalutare per un amante della cucina come me. Poi all'interno della squadra ho legato molto con Angelo Vercesi e con tutto lo staff: passiamo molto tempo insieme all'intera squadra anche perché qui a Baku le palestre sono private e all'interno c'è un ristorante dove atlete e staff mangiano insieme sia a pranzo che a cena. Questo aiuta sicuramente la socializzazione e soprattutto a creare coesione all'interno del gruppo. Inoltre, nella società sono davvero tutti molto disponibili affinché io e Angelo possiamo lavorare al meglio. Per esempio, prima del mio arrivo avevo mandato una lista di tutte le cose di cui avevo bisogno per svolgere il mio lavoro da scoutman: al mio arrivo tutto quello che avevo richiesto era pronto. Ho scoperto che comunque tutto il popolo azero è molto buono e molto aperto verso noi stranieri. Personalmente ho legato con molte persone del luogo e soprattutto con il nostro autista: qui, come tutto il resto dello staff, non ho la macchina e quindi ho un autista privato che mi porta al palazzetto. Cerco di non “sfruttarlo” al di fuori degli impegni pallavolistici, ma lui mi accontenta in tutto e per tutto e cerca sempre di farmi sentire a casa.

Certo, un po' di nostalgia dell'Italia ce l'ho. Quello che mi manca di più è fare colazione al bar vicino a casa mentre leggo la Gazzetta dello Sport ; mi mancano i miei amici, il mio compagno di infanzia Luca Nico, anche lui allenatore, Michele Grassi, ex fisioterapista di Urbino, e soprattutto Giulia Leonardi, a cui tengo davvero tanto e che mi è stata vicino anche nei momenti difficili: quando mi ha mandato il messaggio dicendomi della convocazione in nazionale avrei voluto essere lì con lei a festeggiare! Se sono riuscito a sopravvivere però, lo devo anche a miei genitori, che mi hanno lasciato partire da solo all'età di tredici anni per recarmi da Gioia del Colle a Taormina in Sicilia per prendere parte ad un camp estivo che mi avrebbe cambiato poi la vita. È stato infatti proprio al Volley Jam Camp che ho conosciuto Salvagni ed è stato durante una nostra chiaccherata a tavola che è nato l'invito ad andarlo a trovare ad Urbino ad uno degli allenamenti della prima squadra. Io ero onoratissimo di quella proposta in quanto avrei potuto assistere a degli allenamenti di veri professionisti. All'epoca abitavo a Pesaro e studiavo scienze motorie nella città ducale. Il primo giorno libero che ho avuto sono andato in palestra. Ricordo che era agosto, in piena pre-season e delle atlete c'erano solo Giulia Leonardi, Marta Galeotti e Marianna Masoni. Dopo i primi saluti, Francois mi ha messo subito in campo a passare i palloni e a fare le battute: peccato che fossi in jeans corti e maglietta. Mancavano solo le ciabatte! Così, per puro caso, ho iniziato la preparazione con loro, aiutando in palestra ma senza avere un ruolo specifico nella società. Una settimana prima del campionato mi hanno detto che avrei fatto parte dello staff nella prima di campionato contro Novara. Quando, alla presentazione della squadra, hanno detto “Fabio Tisci, assistente allenatore” è stata una grande emozione. Per me è stata infatti la realizzazione di un sogno che avevo sin da piccolo: giocare in serie A, un sogno che tutti i bambini hanno quando iniziano a giocare e che nel mio caso, si è realizzato seguendo una strada un po' inusuale. La mia altezza, infatti, non mi ha mai permesso di arrivare al di là della serie C: fare lo scoutman è stata quindi la mia strada verso la realizzazione di quel sogno, un modo per raggiungere quei giocatori che da piccolo seguivo anche in trasferta e che mi fermavo ad ammirare dopo gli allenamenti, un mestiere che mi ha regalato tante emozioni e che continua a darmene ogni giorni di più.

L'articolo originale è pubblicato sul numero di novembre 2011 di Pallavoliamo