sabato 18 dicembre 2010

Lettera a Lucia e Caterina Bosetti


Care Luci e Cate,
il campionato è appena iniziato ed entrambe, per il secondo anno consecutivo, indosserete le maglie di Bergamo e di Villa Cortese. Avete tutte e due bruciato le tappe: tu Lucia a 18 anni nella Unicom Starker di Sassuolo e tu, Cate, a soli 16 anni nelle fila di Villa Cortese. Ricordo ancora quando sono arrivate quelle offerte: io e vostro padre abbiamo cercato di darvi i migliori consigli possibili per la vostra crescita. D'altronde, conosciamo bene l’ambiente della pallavolo e quindi in ogni momento abbiamo cercato di aiutarvi a fare delle scelte giuste. La preoccupazione più grande era quella di bruciare le tappe: passare da una B1 alle serie A non è così semplice, anche perché si rischia di non trovare il giusto spazio.

Tu Luci, sin da piccola eri molto tecnica, e quindi il tuo passaggio ad un club importante è stato quasi naturale. Ricordo che avevi avuto tante proposte anche prima, ma ho cercato di farti capire che non era ancora tempo per prendere e andare. Facevi già parte del gruppo delle nazionali juniores e pre-juniores, ma sentivo che non era ancora il momento e che dovevi ancora apprendere determinate cose. Ti ho quindi detto di aspettare e che quando sarebbe stato il tuo momento io e tuo padre saremo stati i primi a dirti di andare. E così è stato. A Sassuolo hai avuto poi la possibilità di ritagliarti uno spazio importante in campo e di acquistare fiducia nei tuoi mezzi: quel biennio è stato un ottimo trampolino di lancio per il tuo futuro e per approdare poi a Bergamo.

Tu, invece Cate, hai anticipato molto il tuo arrivo in A, ma sin da quando eri nella squadra dell’Orago ti vedevo pronta per fare questo passo importante. Anche se in realtà, sembra che tu sia forte in tutti gli sport. Sai che nella piscina nella quale nuotavi detieni ancora qualche record? Eh sì, anche se nel momento in cui ti ho chiesto quale strada volevi prendere, hai poi scelto la pallavolo, non te la cavavi male nemmeno nel nuoto. Anche tu Lucia hai dovuto fare una scelta, e anche tu tra il nuoto e la pallavolo. Se fosse stato per voi, avreste continuato a fare entrambi, ma sfortunatamente, per me non era possibile essendo impegnata anche con gli allenamenti della mia squadra. Ma in fondo, avendo due genitori allenatori, la pallavolo è stata sempre parte della vostra vita, e quindi quella scelta è stata forse la più naturale.

Quando eravate ancora piccolissime, vi portavo in palestra direttamente con il seggiolino e seguivate quello che facevo. A te Luci, i palloni piacevano così tanto che quando hai iniziato a gattonare non facevi altro che inseguirli e cercare di prenderli. Tutte e due, poi, avete iniziato con il minivolley anche molto prima di avere l’età giusta per farla e avete avuto la possibilità di fare qualche allenamento insieme. Il risultato? Diciamo che tu, Lucia, non eri molto contenta di allenarti in coppia con tua sorella. La tua frase tipica era “non mettermi con Caterina che dopo due minuti mi fa già girare le scatole”. Questo perché avete due caratteri molto diversi: una molto pacata e riflessiva, l’altra più impulsiva e pazzerella. Eh sì Cate, sei un po’ il “cavallo pazzo” della nostra famiglia, e ogni tanto litighi con i tuoi fratelli. Ti ricordi quando hai preso a pugni Andrea rompendoti un dito? Non sapevo come spiegarlo all’infermiera dell’ospedale! Ma alla fine ti fai voler bene da tutti! Mi fa molto piacere il fatto che tu abbia un buon rapporto con Tai Aguero per esempio, perché, vista la differenza d’età, vuol dire che sei una ragazza che ascolta i consigli e che sa rispettare le sue compagne.

Tu Luci, invece, riesci ad andare sempre d’accordo con tutti. Sin da piccola io ti chiedevo di prenderti cura della tua sorellina e hai sempre dimostrato una grande maturità in questo. Ancora oggi lo fai, e non penso che sia un caso se sei diventata l’“idolo” di tua sorella. Cerca solo di non rimuginare troppo su un errore che hai commesso, ma cerca sempre di guardare avanti! Penso per esempio a quello che è successo nella finale di Coppa Italia contro Villa Cortese. Tu sei entrata e hai cambiato le sorti della partita permettendo alla tua squadra di rimontare dal 2 a 0. Capisco le tue lacrime alla fine del match, ma non avevi nulla su cui recriminare. Quella partita vi ha messo l’una contro l’altro in campo per la prima volta. I media avevano pubblicizzato molto quello “scontro tra le due sorelle”, ma per me non era quello scontro la cosa importante. Il momento che io aspettavo con trepidazione era quello del saluto, quando avreste sorriso nel darvi la mano e i vostri occhi si sarebbero incontrati.

Molta gente mi chiedeva per chi avrei fatto il tifo! La mia risposta è stata: “sicuramente tornerò a casa con una vittoria”. Sono molto imparziale e naturalmente non faccio il tifo per l’una o l’atra squadra. Diciamo che non sono una tifosa in senso stretto. Cerco di seguirvi in tutte le partite, o dal vivo o in televisione, e dato che sono un’allenatrice, ogni tanto tendo ad essere un po’ critica: quando vedo qualcosa che non va ve la dico perché voglio che migliorate. Certo Cate, tu devi avere ancora pazienza: in una squadra come Villa Cortese e con tante giocatrici forti non è facile ritagliarsi subito un posto. Lo stesso è successo a tua sorella il primo anno a Bergamo, e in quell’occasione io le dissi: “non ti preoccupare, questo non deve essere un punto d’arrivo, ma un momento di crescita”. E questo lo ripeto anche a te.

Di consigli ve ne do sempre tanti, anche prima di ogni partita. A te Luci dico sempre “fai bene, rifletti sempre, non fare le cose senza pensare”, consigli che ti do con l’esperienza che ho avuto. A te Cate, invece ripeto sempre “stai sempre pronta e cerca di fare sempre bene”. E non solo nella pallavolo ma anche nella vita. 16 anni non sono un’età semplice e tu devi essere brava anche a gestire pallavolo e scuola. Lo so che ci sono dei sacrifici da fare, ma ricorda sempre che alla fine ci saranno anche tante soddisfazioni. Eh sì, la scuola e lo studio! Ve la cavate bene entrambe.

Mi ricordo che tu Luci sei riuscita a preparare l’esame di maturità in appena una settimana. Quell’anno avevi il collegiale con la nazionale e quindi avevi perso un mese intero di scuola. Quando si sono avvicinati gli esami, Barbolini ti ha dato una settimana e tu hai avuto solo sette giorni per prepararti. Ma ce l’hai fatta! Sono stata contenta di quello che sei riuscita a fare. L’unico mio rammarico è stato il fatto che tu non abbia continuato con gli studi universitari, e spero che un giorno tu possa cambiare idea! Che dire infine? Spero che il vostro rapporto continui ad essere così buono e unico: quando un giorno noi genitori non ci saremo più, potrete contare l'una sull' altra nel momento del bisogno.

Quindi, nonostante i bisticci che ci possono essere tra di voi e le diverse maglie che indosserete nella vostra carriera, mi auguro che rimarrete unite!

Con tanto affetto,
la vostra mamma.


Articolo originale pubblicato nel numero di dicembre 2010 di Pallavoliamo. Foto di testata by Pallavoliamo

Angelica Gentili

Ci sono alcuni sogni talmente grandi da sembrare irraggiungibili; talmente inarrivabili da non poterli neppure chiamare “sogni”. Chi penserebbe, infatti, dopo 15 anni di pallavolo giocati tra serie C e serie B2, di arrivare ad indossare la maglia della Scavolini Pesaro in serie A1? È questa la storia di Angelica Gentili, capitano della Scavolini Montecchio, società pesarese che milita nel campionato di serie C. “Non posso dire che giocare in serie A fosse un sogno nel cassetto perché non me lo immaginavo neppure di poter calcare quei campi. Certo, è stata una soddisfazione grande, ma non era un mio sogno perché semplicemente lo vedevo come impossibile”. L’inaspettata convocazione tra le fila delle campionesse d’Italia è arrivata tramite un messaggio su Facebook da parte di un’ex Colibrì, Giorgete Mengarda. “Gio mi ha mandato un email su Facebook, chiedendomi se ero disponibile a partire con la serie A per delle partite di Champion perché c’era bisogno di una dodicesima giocatrice. Ricordo che ero vicino a mia madre e stavamo guardando delle foto: appena ho letto l’email, l’ho presa in braccio dalla felicità. Ho risposto subito che ero disponibilissima e l’avevo anche ringraziata per aver pensato a me. Lei mi ha risposto che a tempo debito, Pedini, il team manager della Scavolini Pesaro serie A, mi avrebbe contattato e mi avrebbe aiutato con le pratiche burocratiche. E così è stato. La settimana dopo ho ricevuto una chiamata da Pedini che mi diceva “Angelica Gentili, sei stata convocata per Baku”. E così, nel giro di un click, Angelica è stata catapultata nel mondo delle big.

“In due anni che ho giocato a Montecchio, ho avuto una tuta e due magliette. In 10 minuti alla Scavolini Pesaro, mi hanno dato un borsone con 5 tute, 10 magliette, ginocchiere, giacca a vento, calzini, calzoncini, e le maglie da gioco con dietro il mio cognome”.
Ritirata la divisa, la nuova giocatrice bianco-rossa era pronta per la partenza. “La mia preoccupazione maggiore non era la partita, perché tanto sapevo che non avrei giocato. Quello che mi terrorizzava era il primo impatto con le giocatrici. Avevo paura della loro reazione e del momento della presentazione. Quando sono arrivata per la partenza alle 5 del mattino, erano già tre o quattro. Ricordo che c’era Pedini che mi ha presentato alla De Gennaro e alla Pascucci. Poi è stato il momento dell’incontro con Tofoli, mio compaesano, dato che anche lui è di Fano. In realtà, il saluto iniziale è stato un po’ freddo perché alle 5 eravamo un po’ tutti addormentati: il viaggio lo abbiamo fatto tutte dormendo. Ho scambiato solo due parole a colazione con Martina Guiggi e poi con Francesca Mari mentre stavamo prendendo l’aereo. Ma il giorno dopo è andata decisamente meglio. È infatti bastato il primo pranzo insieme e si è creato subito un bel rapporto. Mi sembrava di essere con le ragazze della mia squadra o con persone che conoscevo da sempre. Già dal secondo giorno, infatti, tutte mi chiamavano con il diminutivo. In questo modo mi sono subito sentita parte della squadra e a mio agio”.

Passato lo scoglio del primo incontro con alcune delle giocatrici italiane ed internazionali più forti del campionato, il numero 11 della Scavolini si è immersa nella routine di una squadra di serie A: “ io seguivo i loro ritmi e cercavo di fare tutto quello che facevano loro. Eccezione fatta per i pesi! Dato che il preparatore atletico non mi poteva seguire più di tanto ho saltato”. Anche se non è stato sempre facile seguire le Colibrì in tutto e per tutto. Per Angelica era infatti un’esperienza del tutto nuova e quindi non sono mancati dei piccoli imprevisti.” Il giorno dello screening del video, ci hanno dato un foglio con tutti nomi delle giocatrici avversarie. Mentre l’allenatore e lo scout parlavano, tutte si sono a messe diligentemente a prendere appunti. Io non avevo neppure la penna! L’ho dovuta rubare ad una mia compagna di squadra. Poi, negli spogliatoi prima della partita, tutte ripassavano e io non avevo scritto niente”. Altro momento memorabile è stato poi quello del riconoscimento, che Ado descrive addirittura come “scandaloso”. “In serie C, e nelle serie minori, è un momento ufficiale con l’arbitro che controlla i documenti e controlla ogni singola giocatrice. In serie A è tutta un’altra cosa. Mi hanno detto che spesso neanche lo fanno! A Baku, quando hanno chiamato il mio nome, Pedini mi ha detto: “Angy, saluta all’arbitro”. E io ho semplicemente salutato. Oppure, “Marty, fatti vedere”, e iI riconoscimento era fatto. Non me lo aspettavo minimamente”. Dopo le varie visite ufficiali, gli allenamenti e i video, è finalmente arrivato il momento tanto atteso: quello della partita. “Quando ho messo piede nel palazzetto per la prima volta, tremavo tutta: le telecamere, lo schermo gigante. Mi ha fatto un certo effetto entrare in campo. Ma la paura iniziale è passata quando ho iniziato a palleggiare perché le ragazze mi hanno fatto sentire subito parte della squadra. Peccato che quando pronunciavano i nomi non si capiva nulla a causa dell’accento e quindi non ho avuto l’emozione di sentire il mio nome pronunciato dallo speaker”.

Pur non essendo entrata in campo – “anche se c’è stato un momento del match nel quale Tofoli ha guardato verso di me per fare un cambio” – Angelica ha vissuto in prima persona l’emozione di calcare un palco internazionale come quello della Champion League. E diciamo che si è calata talmente bene nella parte della giocatrice professionista, che si è concessa anche un piccolo “bagno di folla”. “A fine partita io e Marija stavamo tornando nello spogliatoio e delle persone ci hanno fermate. Mi sono sentita dire “Gentili, Gentili” e, quando ho visto che volevano delle foto con me, non mi sono lasciata sfuggire l’occasione di farmi fare due scatti con delle “fan”. Mi ha fatto strano perché non mi era mai capitato…ma devo essere sincera: mi sono calata bene nella parte. So che non mi capiterà più e quindi, almeno una volta nella vita volevo provare questa sensazione”. L’esperienza ha permesso inoltre ad Angelica di stare a stretto contatto con delle professioniste, dandole la possibilità di osservare come queste vivono una trasferta e si preparano ad una partita. “Facendo il confronto con la serie C in cui io gioco, mi ha colpito molto la loro professionalità. Quando siamo salite sull’autobus per andare dall’hotel al palazzetto, ognuna ha preso il proprio posto e nel tragitto nessuno fiatava: erano tutte concentrate sulla partita che dovevano giocare. Appena sono tornata, l’ho riportato anche alle mie compagne di squadra dicendo loro che bisognerebbe stare più tranquille e più concentrate prima di un match. Da noi, infatti, quando andiamo a fare le trasferte è tutto più caotico e invece ho capito quanto sia importante concentrarsi. Poi, ho avuto l’onore di stare in camera con Manon Flier. È una vera professionista ed è stato utile vedere come gestiva il suo tempo al di fuori del campo: in palestra lavorava davvero sodo e sfruttava ogni momento di pausa per riposare. Poi mangiava molto sano: tanto, ma davvero sano ”.

Un’esperienza davvero unica per chi come Angelica ama la pallavolo: “alcuni miei amici che non giocano, forse non hanno capito l’importanza di questa convocazione. Ma per quelle persone come me, per le quali la pallavolo non è solo uno sport ma una passione, questa è un’esperienza che rimarrà sempre nel cuore”. E non importa se questa dovesse essere la prima e ultima volta che Angelica giocherà assieme a Guiggi, Ferretti e Flier: quei cinque giorni a Baku rimarranno comunque un’esperienza unica. E quella maglia numero 11, con “Gentili” stampato a grandi lettere, le ricorderà sempre, che a volte, anche i sogni più irraggiungibili possono diventare realtà.