sabato 18 dicembre 2010

Lettera a Lucia e Caterina Bosetti


Care Luci e Cate,
il campionato è appena iniziato ed entrambe, per il secondo anno consecutivo, indosserete le maglie di Bergamo e di Villa Cortese. Avete tutte e due bruciato le tappe: tu Lucia a 18 anni nella Unicom Starker di Sassuolo e tu, Cate, a soli 16 anni nelle fila di Villa Cortese. Ricordo ancora quando sono arrivate quelle offerte: io e vostro padre abbiamo cercato di darvi i migliori consigli possibili per la vostra crescita. D'altronde, conosciamo bene l’ambiente della pallavolo e quindi in ogni momento abbiamo cercato di aiutarvi a fare delle scelte giuste. La preoccupazione più grande era quella di bruciare le tappe: passare da una B1 alle serie A non è così semplice, anche perché si rischia di non trovare il giusto spazio.

Tu Luci, sin da piccola eri molto tecnica, e quindi il tuo passaggio ad un club importante è stato quasi naturale. Ricordo che avevi avuto tante proposte anche prima, ma ho cercato di farti capire che non era ancora tempo per prendere e andare. Facevi già parte del gruppo delle nazionali juniores e pre-juniores, ma sentivo che non era ancora il momento e che dovevi ancora apprendere determinate cose. Ti ho quindi detto di aspettare e che quando sarebbe stato il tuo momento io e tuo padre saremo stati i primi a dirti di andare. E così è stato. A Sassuolo hai avuto poi la possibilità di ritagliarti uno spazio importante in campo e di acquistare fiducia nei tuoi mezzi: quel biennio è stato un ottimo trampolino di lancio per il tuo futuro e per approdare poi a Bergamo.

Tu, invece Cate, hai anticipato molto il tuo arrivo in A, ma sin da quando eri nella squadra dell’Orago ti vedevo pronta per fare questo passo importante. Anche se in realtà, sembra che tu sia forte in tutti gli sport. Sai che nella piscina nella quale nuotavi detieni ancora qualche record? Eh sì, anche se nel momento in cui ti ho chiesto quale strada volevi prendere, hai poi scelto la pallavolo, non te la cavavi male nemmeno nel nuoto. Anche tu Lucia hai dovuto fare una scelta, e anche tu tra il nuoto e la pallavolo. Se fosse stato per voi, avreste continuato a fare entrambi, ma sfortunatamente, per me non era possibile essendo impegnata anche con gli allenamenti della mia squadra. Ma in fondo, avendo due genitori allenatori, la pallavolo è stata sempre parte della vostra vita, e quindi quella scelta è stata forse la più naturale.

Quando eravate ancora piccolissime, vi portavo in palestra direttamente con il seggiolino e seguivate quello che facevo. A te Luci, i palloni piacevano così tanto che quando hai iniziato a gattonare non facevi altro che inseguirli e cercare di prenderli. Tutte e due, poi, avete iniziato con il minivolley anche molto prima di avere l’età giusta per farla e avete avuto la possibilità di fare qualche allenamento insieme. Il risultato? Diciamo che tu, Lucia, non eri molto contenta di allenarti in coppia con tua sorella. La tua frase tipica era “non mettermi con Caterina che dopo due minuti mi fa già girare le scatole”. Questo perché avete due caratteri molto diversi: una molto pacata e riflessiva, l’altra più impulsiva e pazzerella. Eh sì Cate, sei un po’ il “cavallo pazzo” della nostra famiglia, e ogni tanto litighi con i tuoi fratelli. Ti ricordi quando hai preso a pugni Andrea rompendoti un dito? Non sapevo come spiegarlo all’infermiera dell’ospedale! Ma alla fine ti fai voler bene da tutti! Mi fa molto piacere il fatto che tu abbia un buon rapporto con Tai Aguero per esempio, perché, vista la differenza d’età, vuol dire che sei una ragazza che ascolta i consigli e che sa rispettare le sue compagne.

Tu Luci, invece, riesci ad andare sempre d’accordo con tutti. Sin da piccola io ti chiedevo di prenderti cura della tua sorellina e hai sempre dimostrato una grande maturità in questo. Ancora oggi lo fai, e non penso che sia un caso se sei diventata l’“idolo” di tua sorella. Cerca solo di non rimuginare troppo su un errore che hai commesso, ma cerca sempre di guardare avanti! Penso per esempio a quello che è successo nella finale di Coppa Italia contro Villa Cortese. Tu sei entrata e hai cambiato le sorti della partita permettendo alla tua squadra di rimontare dal 2 a 0. Capisco le tue lacrime alla fine del match, ma non avevi nulla su cui recriminare. Quella partita vi ha messo l’una contro l’altro in campo per la prima volta. I media avevano pubblicizzato molto quello “scontro tra le due sorelle”, ma per me non era quello scontro la cosa importante. Il momento che io aspettavo con trepidazione era quello del saluto, quando avreste sorriso nel darvi la mano e i vostri occhi si sarebbero incontrati.

Molta gente mi chiedeva per chi avrei fatto il tifo! La mia risposta è stata: “sicuramente tornerò a casa con una vittoria”. Sono molto imparziale e naturalmente non faccio il tifo per l’una o l’atra squadra. Diciamo che non sono una tifosa in senso stretto. Cerco di seguirvi in tutte le partite, o dal vivo o in televisione, e dato che sono un’allenatrice, ogni tanto tendo ad essere un po’ critica: quando vedo qualcosa che non va ve la dico perché voglio che migliorate. Certo Cate, tu devi avere ancora pazienza: in una squadra come Villa Cortese e con tante giocatrici forti non è facile ritagliarsi subito un posto. Lo stesso è successo a tua sorella il primo anno a Bergamo, e in quell’occasione io le dissi: “non ti preoccupare, questo non deve essere un punto d’arrivo, ma un momento di crescita”. E questo lo ripeto anche a te.

Di consigli ve ne do sempre tanti, anche prima di ogni partita. A te Luci dico sempre “fai bene, rifletti sempre, non fare le cose senza pensare”, consigli che ti do con l’esperienza che ho avuto. A te Cate, invece ripeto sempre “stai sempre pronta e cerca di fare sempre bene”. E non solo nella pallavolo ma anche nella vita. 16 anni non sono un’età semplice e tu devi essere brava anche a gestire pallavolo e scuola. Lo so che ci sono dei sacrifici da fare, ma ricorda sempre che alla fine ci saranno anche tante soddisfazioni. Eh sì, la scuola e lo studio! Ve la cavate bene entrambe.

Mi ricordo che tu Luci sei riuscita a preparare l’esame di maturità in appena una settimana. Quell’anno avevi il collegiale con la nazionale e quindi avevi perso un mese intero di scuola. Quando si sono avvicinati gli esami, Barbolini ti ha dato una settimana e tu hai avuto solo sette giorni per prepararti. Ma ce l’hai fatta! Sono stata contenta di quello che sei riuscita a fare. L’unico mio rammarico è stato il fatto che tu non abbia continuato con gli studi universitari, e spero che un giorno tu possa cambiare idea! Che dire infine? Spero che il vostro rapporto continui ad essere così buono e unico: quando un giorno noi genitori non ci saremo più, potrete contare l'una sull' altra nel momento del bisogno.

Quindi, nonostante i bisticci che ci possono essere tra di voi e le diverse maglie che indosserete nella vostra carriera, mi auguro che rimarrete unite!

Con tanto affetto,
la vostra mamma.


Articolo originale pubblicato nel numero di dicembre 2010 di Pallavoliamo. Foto di testata by Pallavoliamo

Angelica Gentili

Ci sono alcuni sogni talmente grandi da sembrare irraggiungibili; talmente inarrivabili da non poterli neppure chiamare “sogni”. Chi penserebbe, infatti, dopo 15 anni di pallavolo giocati tra serie C e serie B2, di arrivare ad indossare la maglia della Scavolini Pesaro in serie A1? È questa la storia di Angelica Gentili, capitano della Scavolini Montecchio, società pesarese che milita nel campionato di serie C. “Non posso dire che giocare in serie A fosse un sogno nel cassetto perché non me lo immaginavo neppure di poter calcare quei campi. Certo, è stata una soddisfazione grande, ma non era un mio sogno perché semplicemente lo vedevo come impossibile”. L’inaspettata convocazione tra le fila delle campionesse d’Italia è arrivata tramite un messaggio su Facebook da parte di un’ex Colibrì, Giorgete Mengarda. “Gio mi ha mandato un email su Facebook, chiedendomi se ero disponibile a partire con la serie A per delle partite di Champion perché c’era bisogno di una dodicesima giocatrice. Ricordo che ero vicino a mia madre e stavamo guardando delle foto: appena ho letto l’email, l’ho presa in braccio dalla felicità. Ho risposto subito che ero disponibilissima e l’avevo anche ringraziata per aver pensato a me. Lei mi ha risposto che a tempo debito, Pedini, il team manager della Scavolini Pesaro serie A, mi avrebbe contattato e mi avrebbe aiutato con le pratiche burocratiche. E così è stato. La settimana dopo ho ricevuto una chiamata da Pedini che mi diceva “Angelica Gentili, sei stata convocata per Baku”. E così, nel giro di un click, Angelica è stata catapultata nel mondo delle big.

“In due anni che ho giocato a Montecchio, ho avuto una tuta e due magliette. In 10 minuti alla Scavolini Pesaro, mi hanno dato un borsone con 5 tute, 10 magliette, ginocchiere, giacca a vento, calzini, calzoncini, e le maglie da gioco con dietro il mio cognome”.
Ritirata la divisa, la nuova giocatrice bianco-rossa era pronta per la partenza. “La mia preoccupazione maggiore non era la partita, perché tanto sapevo che non avrei giocato. Quello che mi terrorizzava era il primo impatto con le giocatrici. Avevo paura della loro reazione e del momento della presentazione. Quando sono arrivata per la partenza alle 5 del mattino, erano già tre o quattro. Ricordo che c’era Pedini che mi ha presentato alla De Gennaro e alla Pascucci. Poi è stato il momento dell’incontro con Tofoli, mio compaesano, dato che anche lui è di Fano. In realtà, il saluto iniziale è stato un po’ freddo perché alle 5 eravamo un po’ tutti addormentati: il viaggio lo abbiamo fatto tutte dormendo. Ho scambiato solo due parole a colazione con Martina Guiggi e poi con Francesca Mari mentre stavamo prendendo l’aereo. Ma il giorno dopo è andata decisamente meglio. È infatti bastato il primo pranzo insieme e si è creato subito un bel rapporto. Mi sembrava di essere con le ragazze della mia squadra o con persone che conoscevo da sempre. Già dal secondo giorno, infatti, tutte mi chiamavano con il diminutivo. In questo modo mi sono subito sentita parte della squadra e a mio agio”.

Passato lo scoglio del primo incontro con alcune delle giocatrici italiane ed internazionali più forti del campionato, il numero 11 della Scavolini si è immersa nella routine di una squadra di serie A: “ io seguivo i loro ritmi e cercavo di fare tutto quello che facevano loro. Eccezione fatta per i pesi! Dato che il preparatore atletico non mi poteva seguire più di tanto ho saltato”. Anche se non è stato sempre facile seguire le Colibrì in tutto e per tutto. Per Angelica era infatti un’esperienza del tutto nuova e quindi non sono mancati dei piccoli imprevisti.” Il giorno dello screening del video, ci hanno dato un foglio con tutti nomi delle giocatrici avversarie. Mentre l’allenatore e lo scout parlavano, tutte si sono a messe diligentemente a prendere appunti. Io non avevo neppure la penna! L’ho dovuta rubare ad una mia compagna di squadra. Poi, negli spogliatoi prima della partita, tutte ripassavano e io non avevo scritto niente”. Altro momento memorabile è stato poi quello del riconoscimento, che Ado descrive addirittura come “scandaloso”. “In serie C, e nelle serie minori, è un momento ufficiale con l’arbitro che controlla i documenti e controlla ogni singola giocatrice. In serie A è tutta un’altra cosa. Mi hanno detto che spesso neanche lo fanno! A Baku, quando hanno chiamato il mio nome, Pedini mi ha detto: “Angy, saluta all’arbitro”. E io ho semplicemente salutato. Oppure, “Marty, fatti vedere”, e iI riconoscimento era fatto. Non me lo aspettavo minimamente”. Dopo le varie visite ufficiali, gli allenamenti e i video, è finalmente arrivato il momento tanto atteso: quello della partita. “Quando ho messo piede nel palazzetto per la prima volta, tremavo tutta: le telecamere, lo schermo gigante. Mi ha fatto un certo effetto entrare in campo. Ma la paura iniziale è passata quando ho iniziato a palleggiare perché le ragazze mi hanno fatto sentire subito parte della squadra. Peccato che quando pronunciavano i nomi non si capiva nulla a causa dell’accento e quindi non ho avuto l’emozione di sentire il mio nome pronunciato dallo speaker”.

Pur non essendo entrata in campo – “anche se c’è stato un momento del match nel quale Tofoli ha guardato verso di me per fare un cambio” – Angelica ha vissuto in prima persona l’emozione di calcare un palco internazionale come quello della Champion League. E diciamo che si è calata talmente bene nella parte della giocatrice professionista, che si è concessa anche un piccolo “bagno di folla”. “A fine partita io e Marija stavamo tornando nello spogliatoio e delle persone ci hanno fermate. Mi sono sentita dire “Gentili, Gentili” e, quando ho visto che volevano delle foto con me, non mi sono lasciata sfuggire l’occasione di farmi fare due scatti con delle “fan”. Mi ha fatto strano perché non mi era mai capitato…ma devo essere sincera: mi sono calata bene nella parte. So che non mi capiterà più e quindi, almeno una volta nella vita volevo provare questa sensazione”. L’esperienza ha permesso inoltre ad Angelica di stare a stretto contatto con delle professioniste, dandole la possibilità di osservare come queste vivono una trasferta e si preparano ad una partita. “Facendo il confronto con la serie C in cui io gioco, mi ha colpito molto la loro professionalità. Quando siamo salite sull’autobus per andare dall’hotel al palazzetto, ognuna ha preso il proprio posto e nel tragitto nessuno fiatava: erano tutte concentrate sulla partita che dovevano giocare. Appena sono tornata, l’ho riportato anche alle mie compagne di squadra dicendo loro che bisognerebbe stare più tranquille e più concentrate prima di un match. Da noi, infatti, quando andiamo a fare le trasferte è tutto più caotico e invece ho capito quanto sia importante concentrarsi. Poi, ho avuto l’onore di stare in camera con Manon Flier. È una vera professionista ed è stato utile vedere come gestiva il suo tempo al di fuori del campo: in palestra lavorava davvero sodo e sfruttava ogni momento di pausa per riposare. Poi mangiava molto sano: tanto, ma davvero sano ”.

Un’esperienza davvero unica per chi come Angelica ama la pallavolo: “alcuni miei amici che non giocano, forse non hanno capito l’importanza di questa convocazione. Ma per quelle persone come me, per le quali la pallavolo non è solo uno sport ma una passione, questa è un’esperienza che rimarrà sempre nel cuore”. E non importa se questa dovesse essere la prima e ultima volta che Angelica giocherà assieme a Guiggi, Ferretti e Flier: quei cinque giorni a Baku rimarranno comunque un’esperienza unica. E quella maglia numero 11, con “Gentili” stampato a grandi lettere, le ricorderà sempre, che a volte, anche i sogni più irraggiungibili possono diventare realtà.

mercoledì 17 novembre 2010

Hooker & Flier finalmente in bianco-rosso

Forse le nazionali americana ed olandese non saranno del tutto soddisfatte del risultato ottenuto in questi mondiali di volley. La Scavolini, al contrario, ha di cui festeggiare: per Destinee Hooker e Manon Flier la rassegna iridata è stato infatti un vero e proprio successo.

Contro ogni pronostico, gli Stati Uniti, colti di sorpresa da un sorprendente Giappone, sono finiti al quarto posto e sono rimasti a bocca asciutta. Il limite maggiore della nazionale a stelle e strisce? Una dipendenza quasi assoluta da Dee. La schiacciatrice statunitense ha infatti schiacciato 52 palloni siglando 24 punti, contro i 37 serviti a Tom Logan. Ciò significa, che la neo Colibrì ha fatto letteralmente gli straordinari in attacco in questa partita. E non solo. Infatti, se si vanno a vedere le statistiche del match contro la Russia, l’unica a non arrendersi è stata proprio Destinee che ha messo a segno 23 punti e lottato come una leonessa contro l’armata russa. Ora Pesaro l’attende con la speranza che Dee possa ripetere queste performance anche nel nostro campionato.

L’Olanda si è dovuta invece accontentare dell’undicesima posizione. Manon Flier ha saputo comunque mantenere le premesse, viaggiando sulla media di 19 punti a gara. Se gli USA si sono rivelati un po’ troppo Dee dipendenti, la stessa cosa si può dire della nazionale olandese: Manon infatti ha attaccato un numero enorme di palloni in tutte le gare disputate dalle “oranges” in questa rassegna iridata. Contro la Polonia, per esempio, l’opposto olandese ha attaccato ben 45 palloni, mettendone a terra 19. Più contenuta la performance contro Cuba: “solo” 15 punti per il neo acquisto bianco-rosso, quanto è bastato per battere le avversarie con un comodo 3 a 0. Manon, comunque, ha saputo sempre dimostrare tutto il suo valore con la maglia della nazionale; i suoi numeri calano però nei club con cui ha giocato. A Pesaro tutti sperano che l’olandese trovi il giusto ambiente per dare il massimo e per mettere a terra i palloni che contano.Tofoli le attende entrambe: il campionato è alle porte e le due nazionali dovranno entrare nei meccanismi delle Colibrì nel minor tempo possibile.

Un occhio infine al cammino delle azzurre. Dopo la sconfitta con Cuba, l’Italia chiude al quinto posto liberandosi agevolmente della Serbia prima e della Turchia dopo. Le nostre atlete ora faranno ritorno nei rispettivi club: chi in Italia, chi in Russia e chi in Turchia. È ormai tempo di campionato. Finalmente la lunga attesa è finita!

Articolo originale pubblicato su www.solovolley.it

Elisa Rocca

La pallavolo è per molti una passione. Una passione talmente grande che spesso obbliga a scendere a grandi compromessi e a prendere delle decisioni che agli occhi di molti potrebbero sembrare incomprensibili. È questo il caso di Elisa Rocca, schiacciatrice bresciana, classe 1986 che dopo aver indossato la maglia della nazionale ed aver ricevuto una convocazione in A1, ha deciso, proprio in nome di questa passione, di vestire la maglia di una squadra di B1. “A Busto Arsizio sono rimasta per soli 3 mesi. Avevo scelto di andare lì perché era la mia prima occasione per andare in serie A1, però, alla fine, non ce l’ho fatta a rimanere perché avevo bisogno di giocare. Nella Yamamay non avevo spazio e quindi ho deciso di andare via e sono stata ingaggiata in serie A2 a Donoratico, dove ho giocato da titolare per una salvezza davvero importante. L’obbiettivo è stato raggiunto ed io sono stata contentissima così. Certo, potermi allenare con giocatrici del calibro di Esko, Matuszkova e Fernandinha è stata un’esperienza bellissima dalla quale ho imparato anche molto, ma sfortunatamente non ho retto di più. Non riuscivo a non giocare mai, ma sento che mi sia servita molto come esperienza”. La domanda sorge allora spontanea: con il senno di poi, ha qualche rimpianto di fronte a quella decisione? “Di rimpianti per la serie A1 non ne ho avuti. Io avevo voglia di giocare e non riuscivo più ad allenarmi senza poi poter scendere in campo la domenica”. Questa passione per il gioco nasce sui campi dell’oratorio, quando a dodici anni Elisa ha fatto una “partitina” con le sue amiche. Da quella partita, poi, non ha smesso più di giocare. “All’inizio facevo sia danza che pallavolo. Così, alcuni giorni, capitava di avere gli allenamenti sia di danza che di pallavolo e io scappavo letteralmente da quelli di danza per andare a giocare. Poi, per fortuna, ho deciso di dedicarmi interamente alla pallavolo. In questo sport mi sentivo più realizzata, anche perché, sinceramente, non ero molto aggraziata per poter fare danza. Inoltre mi trovavo bene con le mie compagne: eravamo un bel gruppo e mi piaceva l’idea di un gioco di squadra”. Il passo decisivo della carriera di Elisa sono state le selezioni a Brescia, dove la giovane atleta è stata selezionata dal Millenium di Mazzano, una delle società più importanti della zona. Con la maglia della società lombarda, Elisa ha disputato l’Under 15 e la seconda divisione, vincendo il campionato di U15 e perdendo solo in finale quello della seconda divisione. All’età di 16 anni, si sono così aperte per lei le porte della B1. “Quando ancora stavo disputando l’under 17, ho cominciato ad allenarmi con la B1 femminile, in quella squadra che ha poi fatto la promozione in A2. In panchina c’era Marcello Abbondanza ed è stato proprio lui ad introdurmi nella realtà del Club Italia”. Così nel 2002, superate le selezioni, la giocatrice bresciana è entrata a far parte di uno dei club più prestigiosi nel panorama pallavolistico giovanile: “l’esperienza nel Club Italia è stata sicuramente un’esperienza molto bella ma anche molto dura, dato che è organizzato come un vero e proprio “collegio”. Lì la pallavolo è la cosa principale insieme alla scuola e quindi non si aveva molto tempo libero. Eravamo però un gruppo bellissimo e con le compagne di squadra mi trovavo benissimo. Spesso si stava tutte insieme a fare due chiacchere, a giocare con il computer, ad ascoltare musica o a guardare un film, ma le possibilità di uscire erano pochissime. A livello pallavolistico è comunque un’esperienza ottima che ti aiuta a crescere tanto tecnicamente e ti aiuta molto a crescere come atleta”. Come per tante altre giocatrici, il Club Italia porta Elisa ad indossare la maglia della nazionale nel torneo prejuniores: “in inverno mi allenavo e studiavo al Club Italia e poi nel periodo estivo prendevo parte ai tornei con la nazionale. Così nel 2004 ho preso parte ai mondiali prejuniores e l’estate dopo, nel 2005, ho fatto le Universiadi. Il mondiale è stata un’esperienza bellissima, anche se abbiamo perso in finale contro la Cina in una partita nella quale stavamo vincendo 2 a 0 e poi siamo andate a perdere buttando via tutto il vantaggio. Però è stata un’esperienza che ricorderò per sempre: indossare la maglia della nazionale è fantastico e il momento dell’inno nazionale, quando si è tutti in fila e parte l’inno di Mameli, ti fa venire veramente la pelle d’oca. Poi ho un sacco di ricordi belli come il tempo passato in albergo con le ragazze delle altre squadre con le quali ci si vedeva e con le quali si cercava di capirsi, anche se io con l’inglese non sono molto ferrata”. Dopo due stagioni con Piacenza in A2, arriva quindi la convocazione a Busto Arsizio, dalla quale Elisa, però si allontana alla volta di Donoratico dove centra la salvezza e trova un posto da titolare. “Dopo Donoratico ho avuto un’offerta da Santa Croce che stava costruendo una squadra molto buona con giocatrici che scendevano anche dalla serie A1: mi è sembrata una buona occasione per fare una promozione ed, infatti, siamo riuscite a centrare il nostro obiettivo. È stato un anno davvero stupendo anche perché nella mia vita non avevo mai fatto delle grandi promozioni. Quella con Santa Croce era la prima della mia vita da titolare e quindi ha avuto un sapore tutto particolare”. Una sfida che Elisa ha voluto e saputo cogliere al volo: "ho sempre sentito la voglia e il desiderio di mettermi in gioco e di far vedere quanto potessi valere, anche in una serie minore come la serie B; un campionato che io sento comunque più mio e nel quale mi sento di poter fare meglio”. A scapito di quanto si possa pensare, infatti, la B1 permette a molte giocatrici di prima fascia di trovare il loro giusto spazio e di disputare un campionato di livello. “il livello della B1 non è da considerarsi basso. Al contrario, è un campionato difficile perchè le squadre si assomigliano molto e hanno tutte a disposizione tanti ottimi elementi. Nella maggior parte delle squadre, infatti, ci sono giocatrici che sono scese dalla A2 o giocatrici esperte che hanno fatto panchina in A1. La serie B, infatti, permette a molte atlete di poter tornare a giocare e di scendere in campo per ottenere qualcosa”. Ecco così spiegata la presenza di un’atleta di alto livello come Elisa Rocca nelle fila della Saugella Monza, società di B1 con grandi ambizioni per questa stagione: “a livello societario l’obiettivo è quello di fare un bel campionato e salire in serie A2. Al momento abbiamo iniziato con il piede sbagliato, ma questo è un campionato lungo e difficile e sono sicura che faremo bene. A livello personale vorrei crescere ancora e migliorarmi soprattutto in ricezione. In particolare voglio riuscire ad essere un po’ più costante e stare lì con la testa, obiettivo che sono sicura di raggiungere giocando tanto. Dopo Busto ho fatto quei 4 mesi a Donoratico dove ho iniziato a giocare e da lì è iniziato il mio percorso da titolare: ora sono due anni che gioco da titolare e quindi dovrei riuscire ad acquisire maggiore continuità e a gestirmi meglio nelle partite”. Elisa è stata infatti presentata come uno degli acquisti “pesanti” della stagione, e avrà ampio spazio per dimostrare tutte le sue qualità: “come per altre atlete, il mio obbiettivo principale è giocare. Quest’anno in A2 non avevo avuto proposte da titolare e quindi ho deciso di rimanere in B1 e cercare di fare un buon campionato con una buona squadra. La Saugella Monza è una buonissima società. Lo scorso luglio ero venuta qui a parlare con i dirigenti che mi hanno spiegato il progetto e mi hanno fatto conoscere il preparatore atletico e la presidentessa Alessandra Massari. Sin dall’inizio mi è sembrata una società molto seria a cui piace lavorare e che cura con estrema attenzione le sue atlete. Ho quindi pensato che fosse una buona scelta e ho firmato. In più, è vicino a casa mia dato che io sono di Brescia e non mi capitava da tanto tempo di poter giocare cosi vicino a casa. Questo aspetto ha influito certamente”. Infatti Elisa, si dichiara un po’ “mammona” sotto questo aspetto: “un mio grande sogno sarebbe quello di fare un viaggio negli Stati Uniti per imparare bene l’inglese, ma non so se ce la farei mai a stare lontano da casa per tanto tempo. Anche quest’anno ho avuto varie proposte da diverse società, ma alla fine ho scelto Monza perchè mi piace avere la possibilità di tornare a casa quando ne ho bisogno o ne ho voglia. Sono un po’ mammona in questo. Non è che non voglia stare lontano, ma mi piace l’idea che se il weekend lo voglio passare a casa lo posso fare”. Se il viaggio negli States rimane per il momento un sogno, Elisa si sta attivando per iniziare un corso d’inglese con la sua compagna di squadra Deborah Stomeo “ma siamo ancora in alto mare, non ho avuto ancora in tempo di trovare un corso che faccia per noi, anche perchè allenandoci tutti i giorni trovare qualche momento libero è un po’ difficile”. Non resta che dedicarsi quindi alle proprie passioni, che nel caso di Elisa sono cucinare i dolci (“e solo quelli”) e fare fotografie. “non è che io sia una professionista: semplicemente mi piace molto fare le foto per immortalare i momenti più significativi della mia vita, che si tratti di un viaggio, di una serata con le amiche o di una partita. Mi piace infatti riguardarle molto spesso sul computer e rivivere quei momenti. Ma la mia passione è un’altra: i dolci. Mi piace molto cucinare i dolci perché in realtà sono le uniche cose che mi riescono bene: le torte e i biscottini sono la mia specialità. L’anno scorso, per esempio era diventata tradizione che tutti i sabati, io e una mia compagna di squadra, facessimo i biscottini, di ogni forma e di ogni tipo. Ogni volta si trovava una ricetta nuova e si provava. Una volta abbiamo persino fatto i “Baci di Dama” uno per uno: ci abbiamo messo tipo due ore perché dovevamo fare una pallina alla volta. Però è divertente e mi rilassa”. Una passione che però nulla può contro quella per la pallavolo. Il cuore di Elisa, infatti, batte solo per il suo sport e la sua voglia di giocare è così tanta, che ne siamo certi, lascerà il suo segno in questa stagione appena iniziata.

L'articolo originale e' pubblicato sul numero di novembre 2010 della rivista www.pallavoliamo.it

Lettera a Laura Saccomani

Cara Laura,

ti scrivo questa lettera a poche settimane dall’inizio del nuovo campionato. Per il secondo anno indosserai la maglia della Scavolini Pesaro e giocherai nuovamente nella massima serie. E meritatamente, vorrei aggiungere! Non solo per i risultati e i miglioramenti che hai ottenuto, ma soprattutto per l’impegno che hai messo in campo e fuori. Il primo anno a Pesaro non è stato certo semplice per te, anche perché è stato il primo grande distacco dalla tua famiglia. In realtà, vederti partire, è stato duro per tutti noi perché, siamo una famiglia molto unita: se fosse per me ti terrei qui con me, anche se avessi 50 anni. Ti ho visto soffrire, faticare per ottenere i risultati che hai ottenuto, e quando avevi bisogno della tua famiglia, noi siamo corsi molte volte a Pesaro per starti vicino, anche se tu ci dicevi “cosa ci fate un’altra volta qui? Un giorno, quando sarai anche tu madre, capirai. Certo, hai avuto dei momenti di sconforto, sempre però supportati dal fatto che stavi facendo qualcosa d’importante e soprattutto che ti piaceva. Senza contare che non eri solo impegnata con la pallavolo. Lo scorso anno, infatti, nonostante il grande impegno sul campo da gioco, sei riuscita anche a dare la maturità. Non volevi perdere l’anno e così ti sei presentata davanti ai tuoi ex compagni di classe per dare con loro l’esame. Questo dimostra il tuo grande orgoglio che ti porta a fare tutte le cose con il massimo impegno e il meglio possibile. Sei sempre stata tra le più brave della classe e tornare lì ed uscire sconfitta, per te sarebbe stato un dispiacere enorme. Ti è sempre piaciuto studiare, e devo ammettere che non ho mai dovuto forzarti più di tanto. Quando eri piccola i patti erano chiari: se non studiavi non andavi agli allenamenti, e questo ti ha insegnato a fare i compiti in maniera veloce e a farli bene. Da questo punto di vista mi hai dato sempre grandi soddisfazioni, e sono davvero contenta che ora tu ti sia iscritta all’università. Sono davvero orgogliosa di te: di quello che hai fatto sinora e di quello che farai, nel futuro. Sono sicura, infatti, che se continuerai a metterci quest’impegno, raggiungerai tanti altri risultati importanti come quelli che hai ottenuto lo scorso anno. Ho ancora vivido nei miei ricordi il tuo debutto in Serie A: era in Supercoppa contro un’agguerritissima Novara. Era la prima volta in assoluto che mettevi piede in un campo di serie A1, e dal nulla ti sei ritrovata in campo al fianco di Carolina Costagrande. Molti non sapevano neppure chi fossi, ma tu, in quella partita hai fatto 9 punti e giocato benissimo. Da madre è stata una bella soddisfazione e soprattutto la conferma che quella separazione dolorosa era giusta e che quella era la tua strada. Ma quella partita non è il solo ricordo bello che ho della tua “giovane” carriera. In realtà, il momento a cui sono più legata è la prima partita di mini volley alla quale hai preso parte. Te la ricordi? Eravamo ancora a Milano; avevi circa 6 anni e nessuna società ti voleva prendere perché eri troppo piccolina. Un giorno, siamo andati ad una festa dello sport della società della Propatria e lì c’erano delle ragazze di 15 anni che non ti volevano fare giocare. “Se tiriamo ti stendiamo” ti ripetevano. Però, l’allenatore Alessio Trombetta è intervenuto e ha detto “no, no…. tirategliela pure la palla, tirategliela”. Così, una di queste ragazze ha fatto una schiacciata fortissima e tu hai risposto con una ricezione perfetta. Poi ho visto che ti lamentavi perché la botta era stata davvero forte, però ce l’avevi messa tutta e quella palla L’HAI RICEVUTA! Anche in questo caso hai dimostrato tutta la tua determinazione. In realtà, non c’era da stupirsene. Tu hai sempre voluto giocare a pallavolo e tutti i tentativi miei o di tuo padre per distoglierti da questo gioco, sono miseramente falliti. Ci abbiamo provato, infatti, a portarti a nuoto o a danza, ma tu vedevi solo la pallavolo. Eri molto vivace e l’unico modo per farti star buona era farti giocare con la palla. Quando dovevamo aspettare tua sorella che finiva gli allenamenti, per esempio, tu, dopo aver finito i compiti sugli spalti del palazzetto, scendevi in campo, prendevi una palla e, in un angolino, giocavi tutto il tempo. Mi ricordo, che addirittura selezionavi le tue amicizie sulla base della pallavolo! Quando poi ci siamo trasferiti a Roma, questo sport ti è servito per integrarti in un ambiente dove non conoscevi nessuno. A dire la verità, quando ho dovuto cercare la nuova casa la prima cosa che ho guardato è stata la presenza di una palestra nelle vicinanze proprio perché per te e per tua sorella la pallavolo era davvero importante. Anche se sei cresciuta a Roma, i tuoi primi passi nel mondo della pallavolo li hai però mossi a Milano, precisamente nel palazzetto dove lo scorso anno hai conquistato lo scudetto con la Scavolini. Il Lido era il tuo campo da gioco quando eri piccolissima e quel quartiere, quella piazza, ti hanno visto nascere e crescere. Noi abitavamo proprio lì dietro, a due palazzi di distanza dal palasport: ti conoscono davvero tutti nel quartiere. Così, alla partita sono venuti tanti dei tuoi amici e vederti giocare lì una finale scudetto è stata una soddisfazione enorme davvero per tutti. Non ci poteva essere luogo migliore per incoronare quel sogno. In casa, siamo tutti tuoi grandi tifosi, e anche se tua sorella dice no, in realtà è lei quella a fare più baccano quando viene a vederti! Io non urlo, ma nel momento in cui tu entri in campo e mi fai l’occhiolino o un sorriso, in cuor mio dico sempre “metticela tutta”. Non riuscirei a dirtelo a voce: il mio è un incoraggiamento silenzioso! Vederti giocare è un’emozione sempre grande, e per questo io ti ringrazio. Grazie per avermi dato tante soddisfazioni; grazie per le emozioni che mi regali ad ogni partita; grazie, per come sei, orgogliosa, tenace, determinata, semplice e sensibile. Semplicemente te stessa. Semplicemente Laura.

Con tanto affetto,

la tua mamma, e tutta la tua famiglia.

sabato 13 novembre 2010

Scavolini-Virtus Bologna 2010

Davanti al pubblico delle grandi occasioni, la Vuelle esce sconfitta dal big match contro la Virtus Bologna: la Scavolini tiene comunque il ritmo e si arrende solo nel finale nonostante la panchina corta e l'assenza della sua guardia titolare Diaz.



Nonostante l'assenza di Diaz, perno importante per la squadra, gli uomini di Dalmonte hanno dimostrato sul campo di essere un gruppo compatto e capace di reagire nei momenti difficili. A complicare le cose nel classico match contro Bologna, ci sono state poi qualche decisioni arbitrali alquanto contestate che hanno messo fine prematuramente alla gara del pivot bianco-rosso Cusin.

L' atmosfera nella quale si gioca la palla a due iniziale è quella dei grandi eventi, con circa 4.500 persone sugli spalti ad incitare la propria squadra. La Scavolini parte con una formazione d'emergenza: Collins, Hackett, Almond, Aleksandrov, Cusin; la Virtus risponde con Poeta, Gaiulius, Kemp, Amoroso, Sanikidze dall'altra. L'inizio di Pesaro è alquanto contratto: l'importanza del match si sente e Hackett e Cusin commettono dei falli ingenui che permettono a Bologna di mettere a segno il primo mini-break. A dare una scossa ai propri compagni ci pensa Hackett che con un'azione da 3 punti da ossigeno all'attacco pesarese. Lardo cambia tutte le carte in tavola: dentro Winston, Koponen, Moraschini, Martinoni e Homan tutti assieme. Dalmonte manda nella mischia Lydenka e Cinciarini per lo spento Almond e per Cusin gravato da due falli. Ed è proprio il lituano, assieme a Collins, ad agganciare e a sorpassare Bologna . Ma a pochi secondi dalla fine Moraschini e Koponen chiudono il primo quarto a favore dei bianco-neri (17-21). Entra in campo Traini e, come era accaduto a Caserta, il gioco della Scavolini cresce nonostante i numerosi errori di Hackett. La giovane promessa azzurra centra subito la tripla, ma Bologna trova nuove energie e volla sul +8 (29-37).

In avvio di terzo quarto la Scavolini gioca duro in difesa e grazie a Collins e Aleksandrov si riporta a -2 (43-45). Coach Lardo ferma subito il gioco e al ritorno in campo la Virtus riacquista subito un certo margine. Hackett mette in campo tutta la forza e tutto il suo cuore, ma non basta. Bologna realizza un'altro mini break e si porta sul 53-56. Traini mette la tripla del pareggio e poi Collins il tiro del sorpasso. Nell'azione successiva, quella che potrebbe decretare l'allungo decisivo per i padroni di casa Cusin protesta troppo sul suo quarto fallo e si fa fischiare anche il tecnico. La Scavolini deve da ora in poi fare a meno di lui. La Virtus torna avanti e con Homan va a +4 (59-63). Si gioca punto a punto con Aleksandrov che non sbaglia dalla lunetta e poi Lydeka che porta le due sqaudre nuovamente al pareggio (63-63). Nel momento decisivo Collins sbaglia incredibilmente in contropiede e, dopo due ulteriori sbagli di Hackett Bologna ne approfitta per rimanere avanti. A pochi secondi dalla fine Bologna commette un' ingenua infrazione di metà campo e consegnano la palla del pareggio alla Scavolini. Nell'azione di rimessa Traini subisce fallo e centra un solo libero. Sul rimbalzo svetta Aleksandrov e anche lui subisce fallo sul punteggio del 66-68. Il pubblico sugli spalti incita i propri ragazzi: il supplementare è alla portata dei padroni di casa. Il serbo sbaglia pero' il libero decisivo e e la partita si chiude sul 66-70 per la Virtus.

Una sconfitta che arriva dopo due ottime partite e che ha mostrato comunque una buona Scavolini. Il peso della partita si è fatto decisamente sentire sui giocatori, e i tanti sbagli serviranno sicuramente per crescere. Prossimo impegno a Teramo contro la ex sqaudra del nuovo acquisto americano Hoover.

Le Colibri' ai Mondiali di Volley: part 2

Destinee Hooker e Manon Flier sono state ancora le protagoniste indiscusse delle rispettive squadre nella seconda fase dei campionati mondiali di volley femminili. Dee chiude, infatti, con un totale di 168 punti di cui 141 arrivati dalle sue schiacciate; Flier scende invece di alcune posizioni nella classifica finale anche a causa delle sconfitte della sua nazionale: il suo rendimento (123 attacchi vincenti, 16 muri e 13 ace) rimane, comunque, il migliore delle “oranges” e tra i primi 10 del mondo.

Nonostante qualche sconfitta, il cammino delle due atlete è stato più che positivo anche in questa seconda fase. Dee ha impressionato tutti con i suoi 19 punti di media nelle varie partite. A colpire in particolare sono stati i 24 punti inflitti all’avversarie nel big match tra Italia – USA che ha visto le azzurre trionfare per 3 a 1. A tenere a galla la nazionale a stelle e strisce è stata proprio la giovane schiacciatrice che ha dato il tutto e per tutto contro quelle che dalla prossima stagione saranno le sue avversarie nel campionato italiano. Solo l’Italia e il Brasile sono riuscite a contenere la scatenata numero 19. In particolare, contro la nazionale verde-oro, la futura Colibrì ha messo in mostra tutto il suo potenziale offensivo concludendo 19 attacchi.

Di particolare interesse per la Scavolini è stato poi il match tra Olanda e Stati Uniti, che ha visto scontrarsi a viso aperto Dee e Manon. Gli USA hanno vinto nettamente per 3 a 0, trascinati nuovamente dalle schiacciate di Destinee che ha messo a segno 20 punti. Manon ha invece sofferto lo strapotere a rete delle statunitensi e si è fermata a soli 6 punti.

In questa seconda fase, il cammino della Flier è stato più travagliato rispetto a quello della prima fase. L’Olanda ha infatti ottenuto una sola vittoria (nella partita contro Cuba), incassando pesanti sconfitte contro gli USA (0-3), la Tailandia (1-3) e la Germania (1-3). L’opposto pesarese ha saputo però lasciare il suo marchio sulla partita contro le tedesche firmando 19 punti e 17 contro la sorprendente squadra asiatica.

Sia Dee che Manon avranno comunque l’opportunità di incrementare il loro bottino anche se con obiettivi decisamente diversi. Gli Stati Uniti, infatti, classificandosi secondi nella Pool F, si giocheranno un posto in finale contro la Russia il 13 novembre; l’Olanda, invece, si giocherà il 9 posto contro la Polonia.

E come è andata alla nostra nazionale? Dopo il successo contro gli Stati Uniti le speranze di una medaglia si erano fatte più concrete, ma il ko contro Cuba al tie-break ha infranto tutti i sogni. Con il 4 posto nella Pool F, l’Italia scenderà così in campo contro la Serbia per contendersi il quinto posto: un risultato che non soddisfa però nessuno.

Per l'articolo originale www.solovolley.it

venerdì 5 novembre 2010

World League a tutta Scavo

Manon, Dee e Senna: tre nomi; tre giocatrici; tre avversarie nella lotta per lo scettro mondiale. Solo una cosa le accomuna: nella prossima stagione tutte e tre indosseranno la maglia tri-scudettata della Scavolini. Quale miglior occasione, allora, che seguirle nella competizione iridata per conoscerle meglio?

Manon Flier, opposto classe 1984, è il capitano delle “oranges”, squadra che, in questa prima fase, si è trovata nella pool B, assieme alla nostra nazionale. Destinee Hookers, è il posto quattro della squadra statunitense che, nella pool C, ha collezionato una serie incredibile di 3 a 0 e non ha perso nessun match.A farne le spese anche la Croazia di Senna Usic, “vecchia” conoscenza del pubblico pesarese.

Il posto quattro croato, nonostante le difficoltà della sua nazionale, in questa prima fase ha messo a segno un bel bottino: 54 punti totali con ben 46 attacchi vincenti. Davvero niente male, se si pensa che la Croazia ha vinto una sola partita (quella incredibile contro Cuba) e che, in quell’occasione, Senna ha collezionato ben 15 punti. Buono il riscontro anche in fase difensiva, fondamentale nel quale Senna aveva sofferto un po’ nella scorsa stagione: in questa prima fase ha ricevuto con un buon 47% di efficacia (su 121 palloni ricevuti 66 sono state ricezioni perfette e solo 9 gli errori commessi). Dopo l’eliminazione della sua nazionale, a Pesaro l’aspettano a braccia aperte.

Il “destino” ha poi voluto che la nostra Colibrì si scontrasse (e non solo metaforicamente) con la futura bianco-rossa Destinee Hooker. Il match è stato a senso unico, con gli Stati Uniti che hanno agevolmente superato per 3 a 0 la nazionale croata. Dee, in questa occasione, ha messo a segno “solo” 15 punti; “solo” se si pensa a quei 28 con cui la giovane americana ha domato la Thailandia nella gara d’esordio in questo mondiale. Tanti gli applausi e i messaggi ricevuti dal numero 19 a stelle e strisce, dai suoi fan e dalle future compagne di squadra. Lei ringrazia e, intanto, dopo un contatto un po’ duro a rete, stringe amicizia con Senna Usic. A colpire maggiormente di questa atleta, oltre agli 85 punti realizzati, è però la grande elevazione che le permette di attaccare ben al di sopra del muro avversario: la Hooker, era campionessa di salto in alto. E si vede.

Intanto, Manon Flier sembra indomabile. I numeri dell’opposto olandese, in questa prima fase del Mondiale, sono da capogiro: 74 attacchi vincenti, 10 muri e 9 ace per un totale di 95 punti. A farne le spese, sono state soprattutto le italiane che hanno visto Manon siglarne 35 davanti ai loro occhi: la partita alla fine è andata alle azzurre, ma se l’Olanda è arrivata a giocarsi il tie-break è stato, soprattutto, grazie al suo capitano. L’Olanda forse non sarà la formazione vincente degli europei 2007, ma Manon ha dimostrato sino ad ora di meritarsi appieno quella fascia e il terzo posto nella classifica delle top-scorer di questi mondiali (solo dietro alla cubana Palacios Mendoza Yoana e alla russa Kosheleva Tatiana, rispettivamente seconda e prima).Terminata la prima fase, USA ed Olanda si sono ritrovate insieme nella Pool F, la stessa dell’Italia e del Brasile. La squadra a stelle e strisce si presenta al secondo round con 5 vittorie, 0 sconfitte e solo 2 set persi; l’Olanda è riuscita, invece, ad accaparrarsi il secondo posto della Pool B, staccando di 150 punti la nostra nazionale ( per entrambe tre vittorie e due sconfitte). Così, dopo il duello a rete con Senna, ora Dee se la dovrà vedere con Manon: l’appuntamento tra USA e Olanda è fissato per il 9 novembre a Nagoya.E che ha fatto la nostra nazionale orfana delle Colibrì? Dopo due nette vittorie per 3 a 0 contro Portorico e Kenya, e dopo la prova di carattere contro l’Olanda (3 a 2 per le azzurre), l’Italia ha dovuto chinarsi di fronte alla stra-potenza del Brasile, allenato da Zè Roberto (il terzo set è terminato 25 a 7 per le verde-oro), e si è lasciata sfuggire la vittoria contro una mai-doma Repubblica Ceca. Il risultato è stato un terzo posto, che potrebbe compromettere la zona medaglie di questi Mondiali.

Ma nulla è ancora scritto: la corsa al titolo è infatti ancora lunga. Ora qualche giorno di riposo per preparare strategie e riordinare le idee; poi tutte in campo per il secondo round a partire dal 6 novembre.mata ne またね.

lunedì 1 novembre 2010

Pesaro strappa una vittoria all'overtime contro Caserta

Orfana di Diaz, Pesaro strappa la vittoria contro Caserta grazie ad una partita di gran carattere dei suoi italiani: 89 a 91 per la seconda vittoria consecutiva dei bianco-rossi. Cusin MVP della gara.



La sfida al Pala Maggiò si preannuncia di fuoco: da un lato Caserta alla ricerca della prima vittoria stagionale, dall'altra la Scavolini Pesaro, reduce dall'esaltante vittoria contro la blasonata Lottomatica ma orfana della sua guardia. Con l’assenza del portoricano Diaz, Dalmonte affida quindi il suo attacco a Cinciarini.

Caserta parte molto contratta, e Cusin nei primi secondi di gioco recupera la prima palla del match, mancando tuttavia l'appuntamento con il canestro nella fase di transizione. Mentre Caserta continua a sbagliare, Aleksandrov si fa sentire sotto canestro e dopo aver catturato due rimbanzi d'attacco sigla i primi due punti per i bianco-rossi. Cusin si fa perdonare subito l'errore iniziale e sigla il primo break per la Scavolini che si porta sul 4 a 0. Caserta tentenna e perde un'altra palla, ma gli uomini di Dalmonte non sono bravi ad approfittarne e i padroni di casa provono a reagire con Garri. La partita inizia a prendere il via con le due squadre che rispondono canestro su canestro. Per Pesaro i punti arrivano soprattutto dai suoi italiani, anche se i ritmi del gioco li detta sempre Collins. Ottimo anche l'esordio di Traiani, che dalla panchina entra a dirigire l'attacco bianco-rosso. Nei suoi sei minuti di gara, la giovane promessa del basket italiano gestisce al meglio la squadra e Pesaro raggiunge il massimo vantaggio del primo tempo +8 (31-39). Caserta prova a rispondere appoggiandosi all'ex di turno, Williams, ma la Vuelle chiude avanti di +5 i primi 20 minuti di gara (36-41).

Nel secondo tempo, Pesaro continua a macinare gioco, mentre Caserta non trova la giusta continuita' e alterna lunghi black out a momenti positivi. In uno di questi, Jones e Di Bella ricuciono in 3 minuti scarsi le nove lunghezze di distanza tra la loro squadra e la Scavolini, portando Caserta addirittura avanti sul 48-47. Adesso sono i pesaresi a soffrire di un black out: Cusin, Almond e Aleksandrov stanno sbagliando tanto e anche Hackett risulta troppo falloso. Dalmonte chiama il time out e al ritorno in campo la Scavolini ritrova la via del canestro con i soliti Cusin e Collins a cui danno una mano anche Cinciarini e Hackett. Pesaro si ritrova nuovamente avanti di 4 lunghezze (52-56) che diventano 10 grazie a due triple di Almond in apertura dell'ultimo quarto. Caserta prova a ricucire il divario e passo dopo passo ci riesce con Garri che mette i liberi del 67-66. Pesaro sembra aver perso le fila della partita mentre Caserta prova a siglare il break definitivo: Di Bella trova due punti pesantissimi e la partita sembra chiusa. Un tiro dalla lunga distanza di Collins, però, da' il pari a Pesaro e riapre l'incontro: Garri sbaglia la tripla mentre Hackett, buttandosi dentro con anima e corpo, trova un gioco da tre punti che riporta avanti i bianco-rossi di 3 lunghezze (69-72). Con soli 25 secondi sul cronometro, Caserta prova a costruire il miglior gioco possibile ed una tripla di Colussi sulla sirena manda le squadre al supplementare.

Il supplementare si apre con tre punti di Almond. Poi Traini, di nuovo in campo, mette due liberi che danno a Pesaro un primo vantaggio, suggellato poi grazie al gioco, e al cuore, di Cusin, Hackett e Flamini che riportano avanti la squadra sul +8. Caserta non molla: Bowers e Di Bella ci provano in tutti i modi e si riporta sotto a sole 3 lunghezze a 17 secondi dalla fine. Pesaro sbaglia molti tiri liberi, ma alla fine sono proprio due liberi di Cusin a portare i bianco-rossi alla vittoria. 89 a 91 per una partita giocata davvero con il cuore dagli uomini di Dalmonte: la Scavolini vince nuovamente e...convince.

martedì 26 ottobre 2010

La Scavolini Siviglia infiamma l'Adriatic Arena

La Scavolini Siviglia si riscatta dalla sconfitta della scorsa settimana battendo la Lottomatica Roma per 76 a 69: una vittoria che ha visto i pesaresi sempre avanti, nonostante un clamoroso black out nel terzo quarto che ha messo a repentaglio l'intero match.

I pesaresi costruiscono il primo vantaggio grazie ad una difesa granitica e a quattro recuperi nel solo primo tempo. In attacco, poi Diaz e Collins si rivelano una vera e propria macchina macina-gioco, capace di creare continue azioni offensive e di dare alla propria squadra il giusto ritmo. Roma, dal canto suo, mette in campo una difesa troppo approssimativa, permettendo a Almond e a Diaz di siglare il primo allungo che a 8 minuti dall'avvio diceva +8 per i padroni di casa (16-8). Gli uomini di Dalmonte non si lasciano sorprendere dalle giocate di Crosariol e Smith; anzi, Hackett e Collins mantengono alto il ritmo e con una tripla con tiro aggiuntivo di Almond a pochi secondi dalla sirena dell'intervallo, la Scavolini Siviglia va negli spogliatoi sul tranquillo punteggio di 44-25.

L'inerzia non sembra cambiare al ritorno in campo. I marchigiani premono sull'acceleratore e si portano sino a +21. L'ora della riscossa per Roma arriva con Giachetti che da' nuova linfa ad una spenta Lottomatica. Con un parziale di 12 a 2, Roma riapre i giochi: una schiacciata di Crosariol porta gli ospiti ad un pericoloso -9. Il quarto quarto si preannuncia una vera e propria battaglia ma Crosariol sbaglia in avvio il colpo che avrebbe potuto innervosire la Scavolini. Pesaro mantiene la giusta calma e partendo nuovamente dalla difesa, si riporta a +11 (73-62) grazie alle giocate di Flamini e Hackett. Gli ultimi punti si giocano tutti dalla lunetta: Diaz non sbaglia e il vantaggio biancorosso diventa incolmabile per gli ospiti.

Ottima prova per i pesaresi capaci di riprendere in mano le redini di una partita, che nella terza frazione, sembrava esserle sfuggita di mano.

Articolo pubblicato su Vivere Pesaro del 25/10/2010 @ http://www.viverepesaro.it/index.php?page=articolo&articolo_id=267248

Stagione 2010-2011: preaseason all'insegna dei mondiali

Non c’è alcun dubbio! Sia in campo femminile che maschile, i mondiali di volley sono stati i grandi protagonisti della pre-season 2010-2011.Mentre, infatti, la World League maschile ha infiammato i palazzetti di mezza Italia, nel mondo del volley rosa tutto sembra ruotare intorno ai prossimi mondiali in terra nipponica.

E così, visto che la manifestazione iridata si svolgerà a partire dal 28 ottobre, tutto il movimento sembra essere ibernato in una sorta di stand-bye: pochi tornei, poche amichevoli e qualche polemica di troppo.Una vera e propria croce per i tifosi, non solo pesaresi, che dovranno attendere il 28 di novembre per rivedere le proprie stelle in campo.

Più fortunati i supporters delle squadre impegnate nelle coppe europee.Per la Champion (Pesaro, Bergamo, e Villa Cortese), infatti, il primo match è fissato per il 25 novembre. Per Pesaro, il debutto casalingo sarà contro le polacche dell’ Aluprof Bielsko-Biala e in campionato contro Pavia.

Ma come ingannano il tempo le nostre giocatrici? Finito il periodo estivo fatto di vacanze, sole, Sand Volley e tornei di beach, dal 15 settembre le nostre ragazze sono tornate tutte in palestra e sala pesi per prepararsi al meglio ad una stagione che, a causa di questo ritardo, sarà più che mai “piena” e con poche pause.Coach Tofoli potrà contare da subito sulla maggior parte delle sue atlete, visto che le “nazionali” sono al momento solo tre: l’olandese Flier, la statunitense Hooker e la croata Usic.

E parlando di Flier e Hooker, non si può che sorridere compiaciuti viste le grandi performance delle due neo-colibrì con le maglie delle rispettive nazionali. Ad aver colpito in maniera positiva è stata, soprattutto, la giovane americana che, oltre aver vinto la medaglia d’oro al Gran Prix 2010, si è pure piazzata quarta nella classifica delle top scorer del torneo: in 50 set, Dee ha siglato ben 76 punti, di cui 17 contro la nostra nazionale.

Un bottino davvero promettente per la nuova banda bianco-rossa e, soprattutto, per la Scavolini che sembra azzeccare una mossa dopo l’altra. Lo scorso anno era stata la volta di Laura Saccomani, che ad agosto è stata addirittura convocata in nazionale per prendere parte alla Piemonte Woman Cup. Un debutto che non fa altro che dimostrare il valore della giovane schiacciatrice.Insomma, i responsi dei campi sono più che positivi, e tutto ciò rende ancora più insopportabile l’attesa. Che dire? Questi mondiali, sono la nostra croce….e la nostra delizia.

Articolo originale pubblicato sul numero di ottobre di www.solovolley.it

martedì 19 ottobre 2010

Esordio negativo per la Scavolini Siviglia

Nella prima giornata Varese castiga Pesaro che, nonostante una convincente reazione ad inizio ripresa, sciupa tutto nell' ultimo quarto peccando di lucidità nei momenti cruciali della partita. Prossima partita all'Adriatic Arena contro Roma.

Mentre Milano e Sie
na vincono le rispettive partite e mettono subito in chiaro di essere le due contendenti al titolo, la Scavolini Siviglia esordisce contro Varese. Coach Dalmonte non rischia Diaz e butta in quintetto Cinciarini. L'avvio vede i biancorossi subito pericolosi dal perimetro di gioco con due buoni movimenti d’attacco di Cusin e una tripla di Aleksandrov che da' il vantaggio di 11-14 alla Vuelle. Ben prima del termine della prima frazione Dalmonte ha già cambiato tutto il suo quintetto titolare, fatta eccezione per Almond. Tra le fila varesine scendono in campo anche due vecchie conoscenze dei pesaresi, Slay e Rannikko, ed è proprio quest'ultimo a siglare il pesante break di 10-0 (21-16) per i padroni di casa.

Nel secondo quarto la Scavolini Siviglia sembra perdere le briglia della partita e il gioco dei bianco-rossi latita sia in attacco che in difesa. Solo Almond (16 punti nel primo tempo) riesce a tenere a galla la squadra (41-34).

Al ritorno in campo la Scavolini-Siviglia sembra un' altra squadra e con le giocate di Collins e Almond riaggancia varese sul 43 pari. Entra in partita anche Aleksandrov che in pochi minuti di ripresa produce più di quanto abbia fatto nelle prime due frazioni. I bianco-rossi passando cosi' dal -7 al +7 e raggiungono il massimo vantaggio con una tripla di Collins che porta Pesaro al +11 (48-59). Alla fine del terzo periodo però l'inerzia della partita sembra cambiare e in avvio del quarto la Vuelle subisce un altro parziale di 11-0 Dalmonte chiama il time-out e sprona i suoi uomini: Collins e Hackett rispondono con due triple consecutive, ma il gioco di Pesaro diventa prevedibile e Varese, trascinata anche dal calore del suo pubblcio, chiude la pratica nell' ultimo minuto sul punteggio di 87-78.


L'articolo originale e' pubblicato sul giornale online Vivere Pesaro del giorno 19/10/2010 @

http://www.viverepesaro.it/index.php?page=articolo&articolo_id=266252

Lettera a Francesca Marcon


Cara Francesca,

anche se per tutti sei Cisky, per me sei e sarai sempre la mia Francy. Da poco più di un mese hai lasciato la tua Conegliano per Busto Arsizio. È la prima volta che lasci la tua città e penso proprio che questi primi tempi da sola, non siano stati semplici. Già immagino quanta bresaola ed insalatone ti sei mangiata! Eh, già, non ti piace molto cucinare e fino a che eri qui a Conegliano, a mezzogiorno trovavi sempre il pranzo pronto. A Busto hai comunque trovato una seconda famiglia e per questo sono più tranquilla. Sai, anche per me questo primo allontanamento è stato duro… e sì, lo devo ammettere: qualche lacrima l’ho versata, soprattutto perchè hai qualche problema fisico, e lo sai, io sono sempre un po’ apprensiva. Ma sappi che sono contenta di questa tua decisione: volevi metterti alla prova e trovare nuovi stimoli e spero che questa tua nuova avventura possa darti grandi soddisfazioni.

Sì… perché anche se vederti partire è stato molto triste per me, la tua carriera pallavolistica mi ha regalato tantissime emozioni. Da dove iniziare? Il premio come miglior ricevitrice lo scorso anno, le varie promozioni e soprattutto la convocazione in nazionale. Mi ricordo ancora quando un venerdì sera di giugno mi ha chiamato Giovanni, il presidente delle Spes che mi ha chiesto dove fossi perché non riusciva a contattarti. Io gli ho spiegato che come al solito avevi il cellulare silenzioso e quando gli ho chiesto perché ti stava cercando lui mi ha domandato se avevi progetti per il fine settimana. Un po’ sospettosa gli ho risposto che sicuramente saresti andata al mare. Quando mi ha detto “ah, allora posso dire a quelli della nazionale che Francy non può accettare” non volevo credere alle mie orecchie. Ho sentito come un brivido: era una gioia troppo grande sapere che avresti indossato la maglia azzurra. Vederti scendere in campo sulle note dell’inno di Mameli a Montreaux e ai Giochi del Mediterraneo è stata un’emozione unica.

Ma a dirla tutta per me è sempre un’emozione vederti scendere in campo. Sono la tua tifosa numero uno e ci sarà pure un motivo perché a casa tutti mi prendono in giro dicendomi che in campo vedo solo te! Questo perché, a dire il vero, non conosco benissimo le regole della pallavolo e quindi qualche trattenuta o invasione mi sfuggono. Pensa che qualche volta mi capita di chiedere alla mia vicina perché l’arbitro ha fischiato! D'altronde, con cinque figli, mi sono sempre occupata della casa e poco della pallavolo. Ora però sto imparando e so anche “decifrare” i tabellini: a me piace sapere come hai giocato e quindi li studio attentamente. Però non posso dire di essere un’esperta e quindi non mi permetto di farti troppe critiche: diciamo che le mie sono più delle osservazioni. Prima di ogni partita mi dico sempre “speriamo bene”, perché so che spesso non sei al top della forma e che in campo vorresti fare sempre di più, soprattutto in attacco.

La pallavolo è stata sempre una tua priorità e una grande passione. Anche quando facevi nuoto in realtà il tuo pensiero era sempre rivolto al pallone. Ti ricordi di quella palla di spugna con la quale giocavi sempre dentro casa? Un giorno hai persino rotto un quadro e io mi arrabbiai tantissimo. Ma tu ogni volta tornavi e ti rimettevi a giocare e non c’era verso di farti cambiare idea. Alle bambole hai sempre preferito quel pallone di spugna! Quando hai iniziato a trovare tante scuse per non andare più agli allenamenti dell’agonismo, avevo capito che la tua strada sarebbe stata sui campi da volley. E così è stato.

Io e tuo padre ti abbiamo sempre appoggiata in questa tua scelta anche perché il tuo entusiasmo era tale da rendere impossibile qualsiasi resistenza. Quando hai iniziato a giocare, pur allenandoti a poco più di 300 metri da casa, partivi sempre con un’ora d’anticipo. I custodi oramai ti avevano come adottato e mi dicevano che eri sempre la prima ad arrivare. Una cosa che ti porti ancora dietro e che coinvolge anche me!

Siamo tutte e due molto apprensive e questo voler essere prime forse rispecchia un po’ questo nostro carattere. Mi rendo conto di averti trasmesso io stessa questo stato d’animo sin da piccola in quel tuo essere super protettiva con tuo fratello gemello Michele. Mi ricordo che quando lui giocava a calcio nel campetto dietro casa tu lo accompagnavi ad attraversare la strada perché avevi sempre paura che gli accadesse qualcosa. E per me è lo stesso con te. Ci tengo a sentirti spesso al telefono e sapere che va tutto bene! In questo modo mi sembra di averti sempre vicino. Proprio come quando dalla Russia mi chiamavi anche quattro volte al giorno!

Come me sei timida e qualche volta fai fatica a fare delle nuove amicizie. Ma sai essere anche una persona solare e piena d’allegria! Nella nostra grande famiglia sei una pedina importante ed insostituibile: la tua generosità con i tuoi fratelli e amici non ha davvero uguali. Inoltre, sei una persona molta umile e questa, credimi, è una dote davvero importante anche se a volte ti ha frenato dal poter esprimere tutte le tue potenzialità.

Ci mancherai ai pranzi della domenica quando tutta la famiglia si riunisce. E soprattutto mi mancherà prepararti il tuo pasto pre-partita: riso con ricotta e una fetta di dolce. Non c’era verso di farti mangiare il mio pasticcio: mangiare le stesse cose era come un piccolo gesto scaramantico, proprio come arrivare insieme alle partite un’ora prima. Ora che non ti avremo più qui con noi ci tengo a farti sapere che io sono sempre con te, faccio il tifo per te e che stravedo per te.

Con tanto affetto,

la tua tifosa numero uno, la tua mamma.


L'articolo e' pubblicato sul numero di ottobre 2010 di Pallavoliamo @

http://www.pallavoliamo.it/publishedpage.aspx?issueid=71fb85e8-652b-42a3-8365-631687cf32f3&pageid=50fe813c-459f-49de-8349-28e77c99edd9

venerdì 17 settembre 2010

Lettera a Francesca Ferretti

Cara Francy,

ricordo ancora quando a undici anni hai detto addio alla ginnastica ritmica per dedicarti alla pallavolo: stavi crescendo tanto ed eri diventata troppo alta per quello sport. Ti portai allora nella palestra di Augusto Sazzi e da lì iniziò la tua scalata nel mondo della pallavolo: ti ho sempre appoggiato in questa tua scelta anche perché già da quei primi palleggi si vedeva che avresti potuto arrivare in alto. All’inizio era tuo padre che ti seguiva nei vari spostamenti per farti visionare dato che anche lui era un allenatore. Ma quando hai iniziato a fare i primi tornei e le prime partite, io ci sono sempre stata, anche se a volte mi dovevo dividere con le partite di tuo fratello maggiore. Anche lui giocava a pallavolo, ma tu sin da piccola hai sempre avuto una marcia in più! Ti ricordi quando ho lasciato te e tuo fratello in casa da soli, tu l’hai scambiato per la rete da pallavolo e l’hai preso a pallate facendolo sanguinare? Tutti me lo dicevano che avresti fatto grandi cose nella pallavolo e per noi è stato quindi importante assecondarti il più possibile in questo tuo cammino.

Anche nello studio. Alla geometria e alla matematica hai sempre preferito gli schemi di gioco e la palestra, ma te la sei sempre cavata anche quando hai dovuto cambiare quattro scuole pur di inseguire il tuo sogno. Io ci tenevo davvero che tu prendessi il diploma, più che altro per un tuo bagaglio personale e per questo sono molto soddisfatta dei risultati che sei riuscita ad ottenere. I primi due anni li hai fatti mentre giocavi per il Club Italia: non puoi immaginare quanto sia stato difficile vederti partire per quella nuova avventura, dato che sapevo che non ti avrei rivista per tantissimo tempo. Fino ad allora, infatti, anche se eri lontano da casa, ogni tanto tornavi. La prima volta che sei partita è stato però per Reggio Calabria. Mi ricordo che quando è arrivata la chiamata eravamo tutti insieme al mare a Porto San Giorgio. Tu non avevi preso mai l’aereo e non ti eri mai allontanata da noi. Siamo corsi a casa a preparare le valigie e ti abbiamo accompagnata all’aeroporto. Vederti partire è stata davvero dura anche perché avevi solo 15 anni. In quell’occasione ne ho versate di lacrime!

Così è iniziata la tua carriera, e in questi dieci anni di momenti da ricordare ce ne sono davvero tanti. Il ricordo al quale sono più legata è quello delle Olimpiadi di Atene, anche perché io ero lì con te. Credimi, vedere la propria figlia a 19 anni entrare in campo con la maglia della nazionale, sulle note dell’inno di Mameli e con tutta la solennità dell’evento, è un’emozione unica. Ancora oggi, al solo pensiero mi viene la pelle d’oca. Ma Atene non e l’unico ricordo che ho detta tua bellissima carriera. Per esempio ho ancora vivida la felicità nei tuoi occhi quando hai ricevuto la chiamata da Pesaro. Venivi da un periodo davvero difficile subito dopo l’infortunio e, come te, anche io avevo tante paure: saresti riuscita a ritornare ai grandi livelli? Quell’infortunio avrebbe messo la parola fine alla tua carriera? E poi c’era stata una stagione non troppo esaltante a Torino. In quell’occasione erano piovute su di te tante critiche. Non puoi immaginare come quegli attacchi abbiano ferito anche a me. Quando il telefono ha squillato e Pesaro ha ti ha offerto di vestire la maglia della Scavolini, ho visto i tuoi occhi riempirsi di nuova gioia. Quel momento mi rimarrà sempre nel cuore, anche perché dimostra come la vita qualche volta può darti una seconda possibilità.

L’infortunio! Eh sì, quello è stato sicuramente il momento più brutto e più difficile della tua carriera, ma anche per me lo è stato dato che ti vedevo soffrire e ho vissuto con te i pianti e i timori. Io cercavo di sdrammatizzare e di starti accanto il più possibile. Quei momenti ci hanno sicuramente unito, ma non sempre il nostro rapporto è stato facile. Io e te siamo uguali in molti aspetti del carattere: entrambe siamo orgogliose e un po’ permalose e per questo ogni tanto era facile scontrarsi. Le nostre conflittualità, però, si sono risolte quando ti sei allontanata da casa. La lontananza ci ha avvicinato, forse perché quelle piccole rivalità che esistono in tutti i rapporti madre-figlia in questo modo sono venute a mancare. Ora accetti meglio anche i miei consigli: una volta avresti risposto con un secco “ma che borsa”.

È vero, io ogni tanto qualche critica te la faccio. All’inizio spesso ti dicevo le cose che non andavano subito dopo una partita e, lo ammetto, qualche volta è stato un errore; ma ora tu accetti le mie osservazioni e spesso ne parliamo il giorno dopo. Lo sai, io sono sempre un po’ critica e se in una partita non hai giocato secondo le tue possibilità, io te lo dico apertamente. Ma non posso nasconderlo: io sono la tua tifosa numero uno…anzi la numero due, perché tuo padre è il tuo fan più accanito. Ma sai anche che prima di ogni partita io sarò lì per il nostro abbraccio scaramantico o per inviarti un messaggino pieno di “tvb” per dirti “in bocca al lupo”. Guai a dimenticarsene! Ti ricordi quando sei tornata su di corsa una volta che non ci eravamo salutate con il nostro abbraccio? Se non sbaglio era prima di una delle ultime partite della scorsa stagione e io quando sei uscita non ti ho visto. Dopo nemmeno dieci minuti hai suonato il campanello e sei corsa su per abbracciarmi e per sentirti dire in bocca al lupo all’orecchio. E devo dire che fino ad ora ha funzionato veramente!

Sei di una umanità infinita, un pregio che non sempre riesci a mostrare perché spesso cerchi di nascondere le tue emozioni, sia quelle belle che quelle brutte. Per questo qualche volta puoi sembrare un po’ distante dalle cose. Ma io so che non è assolutamente così: semplicemente ci metti un po’ di più ad entrare e a fare entrare le persone nel tuo cuore, ma quando qualcuno ti conosce scoprirà che sei una persona davvero speciale e molto sensibile.

Per questo io ti auguro, come è successo per Pesaro, che nella tua vita ci siano tante altre seconde possibilità!

La tua mamma Silvana

Articolo pubblicato sul numero di settembre 2010 di Pallavoliamo @http://www.pallavoliamo.it/publishedpage.aspx?issueid=cafc8d66-6fac-49f2-b467-fb04f6521c7d&pageid=390cd5d3-4e5d-41cc-935f-3636117ce9b2

mercoledì 15 settembre 2010

Interview to Katelyn Murray

Rookie of the week in December 2005; 3rd among the Atlantic-10 rookies in scoring; 1st with 35 three-pointers; 33 steals and 7.4 points per game average. These are only a few numbers that branded Katelyn Murray’s performance in the last basketball season.

Katelyn arrived at Saint Bonaventure University one year ago after playing for the Trinity basketball team in her high school years. At this time already, Katelyn showed that she had the skills and talent to play important matches and in higher leagues: the nomination to the All-State first team in Class AA for 2004-05 by the Pennsylvania Interscholastic Athletic Association is a concrete example of her potential.

Statistics speak clear: Katelyn Murray is one of those players that you had better observe carefully.

However, beyond these numbers, there is something more about this 19-year-old player from Harrisburg (PA). And this something is her passion.

First of all, a great passion for this sport: how she spent the last summer clearly stresses her commitment to basketball. In fact, during the off-season, she pointed out that she couldn’t stay away from basketball. Thus, instead of taking some days off, as recommended by her coach (“I did once or twice but I simply can’t,” she commented), she took part in the Empire State Games with her teammate Erica Schiefen and under the directions of her Saint-Bonaventure coach, Jim Crowley. “We are all very dedicated people. We love playing,” she underlined.

Secondly, Katelyn is also a “passionate person”, as she describes herself. Before each match she usually spends some time alone, focusing on her breath: “I try to get motivated as much as possible [...] I try to clear my mind from everything that goes on in the day and focus on the game,” she said.

You couldn’t expect anything different from someone who considers Larry Bird as her model: hard work and a passionate behavior.

This passion for the basketball has been running through Katelyn’s veins since her birth. In fact, both her mother and father were basketball players, in Franklin and Marshal College respectively. As Katelyn suggested, her parents had a central role in her development as an athlete, setting an example for her to follow. In fact, they helped her to push herself harder and harder throughout her career and to develop her commitment to basketball. That is also why she ended with playing basketball after trying other different sports.

Moreover, this passion and enthusiasm are two extremely important qualities in a guard. In a team, in fact, the guard is the player who usually orchestrates the game by knowing perfectly the attitudes and movements of each teammate. As a consequence, during this pre-season, Katelyn spent long time studying the team’s dynamics and focusing on how all the other players move on the court.

Beyond this role as a pilot member, Katelyn is also aware of her role as a shooter: during the off-season she practiced her shooting skills in order to match - or even surpass - last year’s results.

Katelyn also pointed out that this year trainings were more focused on each girl’s necessity. In fact often, before or after the practice, the coach met each player for an individual session in order to reinforce all the different things that need to be improved. Katelyn said how these individual sessions helped her to better some aspects of her game.

Moreover, with a year more on her shoulders, Katelyn feels that her game and skills have undoubtedly improved. This is also the result of a more focused training with her coach that helped her to become much more confident.

Not only does this feeling concern Katelyn, but she also feels that the whole team has been strengthened with confidence from last season: “last year we were still younger and we were still new to the program” she explained. Furthermore, along with experience, the team has also gained a stronger leadership beside a cohesive and very close group of players: “we long well in and out the court. It is a lot of fun playing with them”.

The matches schedule is ready. Katelyn is ready. After long weeks of trainings, now it is the time for the parquet to speak. Now it is the time for Katelyn to show once more that she is the guard her team needs to win.

The original article is published on the sport section of the Bonaventure, November 2006

Intervista a Julieta Lazcano e Carla Castiglione

Entrambe del 1989; entrambe provengono dalla lontana Argentina; entrambe giocano nella Scavolini Volley sotto l’attenta guida di Zè Roberto. Le due giocatrici in questione rispondono al nome di Carla Castiglione e Julieta Lazcano e da un anno sono a Pesaro per la loro “avventura italiana”. Ma cosa si prova, ad una età così giovane, giocare in una delle squadre più forti del campionato e stare così lontano da casa? Il numero 9 e il numero 15 delle Colibrì hanno risposto alle nostre domande parlando del loro passato, del loro futuro,dei loro obiettivi pallavolistici e dei loro sogni nel cassetto.

Dopo un anno passato a Pesaro, le due ragazze si sono inserite benissimo nella nuova cultura e nella nuova città. Anche se non mancano le differenze con la loro patria. Pesaro mi piace moltissimo e mi trovo molto bene anche se all’inizio è stato un po’ difficile dato che venivo da Buenos Aires, una città molto più grande di Pesaro e che offre molto di più” ha detto Carla. Per Julieta, Pesaro sta addirittura diventando una seconda casa: Qui a Pesaro mi trovo molto bene e sta diventando una seconda casa per me. Ho iniziato a conoscere nuove persone, a frequentare di più la città e devo dire che è molto simile a Córdoba Capital, la città nella quale sono cresciuta. Certo, lì non c’era il mare, ma per esempio come a Pesaro abbiamo delle montagne molto belle.” “Poi Pesaro è una città molto tranquilla dove una ragazza come me può girare senza paura; sfortunatamente invece in Argentina, nel mio paese, non potevo avere una libertà del genere dato che era molto facile essere derubati per strada”, ha concluso.

L’aver lasciato la propria terra e la propria famiglia per gettarsi in questa nuova avventura italiana non è stata traumatica anche se non sempre facile, hanno detto le due giocatrici. Infatti, Carla ci racconta come già a 14 anni avesse iniziato a vivere da sola: Ho lasciato la mia città quando ero davvero piccola e ho iniziato a giocare in nazionale a 14 anni. Quindi, diciamo che sono abituata a stare lontano dai miei e che non mi pesa più di tanto non vederli per molto tempo. Non è una situazione troppo “triste” e poi riesco a stare in contatto con amici e parenti grazie ad internet”. Julieta si sofferma invece sulla differenza tra il primo e il secondo anno qui a Pesaro: “ quando sono arrivata lo scorso anno, il campionato era già iniziato e quindi non ho avuto il tempo di realizzare il distacco dalla mia terra e dalla mia famiglia. Non è stata quindi una separazione troppo dura. Quest’anno invece è molto diverso, perché starò qui tutto l’anno e per tutto il campionato. Anche se l’Italia e l’Argentina sono molto simili nella cultura e nel cibo, questa a Pesaro per me è un’altra vita anche a livello pallavolistico e non è sempre facile. Ma nella pallavolo, per ottenere dei risultati e per migliorare, si devono fare dei sacrifici e bisogna rinunciare a delle cose. Comunque, separarmi dalla mia famiglia e dalla mia terra non è stato troppo doloroso.”

Il distacco poi è stato reso meno triste anche dalla presenza in squadra di altre giocatrici argentine del calibro di Carolina Costagrande e Natalia Brussa. Il rapporto delle “baby” con le loro compagne di squadra è molto buono e soprattutto molto produttivo: “Per me è un onore poter giocare con giocatrici così forti. Spesso loro in allenamento mi chiedono di più rispetto alle altre, e questo è bellissimo per me perché mi spinge a migliorare” ha spiegato Carla. “Mi trovo molto bene anche io con le mie compagne di squadra, soprattutto perché so di stare con giocatrici professioniste che ogni giorno mi sanno aiutare e dire cosa devo fare. Sono contenta di poter ricevere aiuto da giocatrici così brave e con tanta esperienza” ha detto Julieta.

Le due ragazze, che si allenano spesso anche con la serie C della Scavolini Volley e che fanno degli allenamenti più mirati a migliorare la tecnica, non hanno avuto ancora molto spazio in campionato. Come affrontano questa situazione? “Naturalmente è una situazione che “mi sta un po’ stretta” dato che la pallavolo è la mia passione e quindi vorrei giocare il più possibile” - ha confessato Carla - “Ma era una questione che avevo già chiarito al momento dell’ingaggio con il mio procuratore: sapevo che non avrei giocato molto, ma sto imparando e sono consapevole che il futuro dipende da me”. Anche Julieta ammette di voler scendere in campo ma allo stesso tempo di accettare il ruolo in panchina: “Sinceramente non è la situazione migliore per me, ma era una cosa chiara sin dall’inizio che sarei venuta a Pesaro principalmente per allenarmi. A livello tecnico ho ancora molto da fare però qui a Pesaro abbiamo Zè Roberto che è il miglior allenatore in circolazione. So che devo avere pazienza perché le occasioni nel futuro arriveranno anche di giocare titolare. Per il momento l’importante è imparare per poi riuscire a diventare una titolare a tutti gli effetti”.

E anche se le cose ancora da migliorare sono tante, sia Carla che Julieta stanno crescendo: e il merito va anche alle loro compagne. “Dal punto di vista tecnico sto migliorando tantissimo, anche perché sto apprendendo davvero molto dalle mie compagne di squadra” – ha spiegato Julieta – “Sono davvero brave sia dentro che fuori il campo ed è importante avere dei punti di riferimento così positivi per una persona giovane come me. Io voglio diventare una titolare e quindi devo stare attenta a quello che fanno non solo a livello pallavolistico ma anche a livello più generale. Non so quando tempo servirà per realizzare il mio sogno, ma al momento è importante poter apprendere dalle altre”.

Il presente di entrambe le giocatrici si sta svolgendo a Pesaro in casa Scavolini; per quel che riguarda il futuro, entrambe vorrebbero che continuasse qui in Italia, magari ancora con la casacca bianco-rossa della Scavolini. “Per il mio futuro mi piacerebbe continuare a giocare qui in Italia, che ha uno dei campionati più belli e più forti d’Europa. Sul tornare o no in Argentina per il momento no anche perché nel mio paese ci sono dei grandi problemi economici e politici” – ha detto Carla – “E se dovessi giocare in un’altra società diversa dalla Scavolini, voglio che sia una società seria come quella di Pesaro. Qui, infatti, tutti si impegnano a mantenere le promesse prese ad inizio anno e questo è un valore molto importante che però non si trova ovunque” ha concluso il numero 9 bianco-rosso.

Anche Julieta manifesta il suo attaccamento a Pesaro e alla società: Anche io vorrei rimanere qui in Italia o più in generale in Europa. Prima o poi tornerò anche in Argentina perché le mie radici sono lì, ma per il momento il mio obiettivo è quello di giocare qui in Italia e tornerò nel mio paese solo quando avrò terminato questo mio progetto. In questo momento mi piacerebbe cambiare squadra solo per avere maggiore esperienza ed imparare di più per poi un giorno tornare nella Scavolini Pesaro e giocare come titolare e mettere in pratica tutto quello che ho imparato. In questa società ho incontrato delle persone molto serie con cui mi trovo molto bene e quindi vorrei tornare per dare un contributo concreto a questa società che mi sta dando tanto”.

Ma cosa sognano per il loro futuro le due “piccole” di casa Scavolini? “Ovviamente giocare titolare in A1 e vincere uno scudetto” – ha risposto Carla – “In realtà con la Scavolini ne ho già vinto uno ma vorrei vincerlo stando in campo. Oltre a voler essere una brava giocatrice vorrei anche essere una brava persona fuori dal campo. Mi piacerebbe essere un modello per le giocatrici più giovani, come per noi lo è per esempio Carolina (Costagrande ndr)”. Julieta sogna invece un futuro proprio qui nella città che la sta vedendo crescere pallavolisticamente: “Il mio primo desiderio è poter tornare qui a Pesaro ed essere una titolare nella Scavolini. Poi vorrei crescere come persona anche fuori dal campo e un giorno mettere su una famiglia e poter continuare con il volley. Infatti, come ho detto prima, per la pallavolo bisogna fare tanti sacrifici e a me piacerebbe poter avere entrambe le cose: una famiglia e una carriera come atleta di pallavolo”.